I dati pubblici diventano aperti?

letto 10263 voltepubblicato il 28/09/2012 - 12:14 nel blog di Sergio Agostinelli, in Open Government

Ultime: del 2 agosto 2014 

Con le modifiche del quadro normativo sulla gestione del patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni è stato assunto il principio "open by default", effetto della conversione in legge dell’Art. 9 del Decreto Legge 18 ottobre 2012 n. 179  che modifica l’art.52 del Codice dell’Amministrazione Digitale. 

Secondo quanto definito dall’agenda nazionale sulla valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, la mancata indicazione della licenza implica che i dati siano pubblicati secondo i termini stabiliti dalla licenza CC-BY (attribuzione), ossia con il solo obbligo di citare la fonte. L’attribuzione della fonte può essere fatta in maniera semplice indicando il nome dell’organizzazione unitamente all’URL della pagina Web dove si trovano i dati/contenuti da licenziare. Le linee guida consigliano l’uso della CC-BY nella sua versione 4.0.

 

  1. Pubblicato il DL in G.U. il 19 ottobre 2012 il DECRETO-LEGGE 18 ottobre 2012, n. 179, Decreto Crescita 2.0.   . Il tema dei dati aperti è trattato nell'Art. 9 "Dati di tipo aperto e inclusione digitale".
  2. Convertito in Legge il 12 dicembre 2012) con alcuni emendamenti.
  3. Pubblicata la conversione in Gazzetta Ufficile il 17 dicembre 2012. DECRETO-LEGGE 18 ottobre 2012, n. 179 - Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese. (12G0201) (GU n.245 del 19-10-2012 - Suppl. Ordinario n. 194 ) Entrata in vigore del provvedimento: 20/10/2012. Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 (in S.O. n. 208, relativo alla G.U. 18/12/2012, n. 294). 
  4. A partire dal 19 marzo 2013, scadenza dei novanta giorni previsti dalla Legge, dati e documenti pubblicati online dalle amministrazioni titolari - senza una esplicita licenza d’uso che ne definisca le possibilità e i limiti di riutilizzo – sono da intendersi come dati aperti, quindi dati che possono essere liberamente riusabili da chiunque. .
  5. Pubblicate dall' il 1 agosto 2013 le Linee guida e la strategia nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico 2013 . A pag 61 e 62 vengono date le indicazioni su cosa si intende per licenza aperta ed in particolare : "Secondo quanto anche definito dall’agenda nazionale sulla valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, nei casi di mancata indicazione della licenza, i dati si ritengono rilasciati secondo i termini stabiliti dalla licenza CC-BY (attribuzione), ossia con il solo obbligo di citare la fonte. L’attribuzione della fonte può essere fatta in maniera semplice indicando il nome dell’organizzazione unitamente all’URL della pagina Web dove si trovano i dati/contenuti da licenziare. In generale, si consiglia l’uso della CC-BY nella sua versione 2.5."
  6. Pubblicate dall'AGID a luglio 2014 le Linee guida e la strategia nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico 2014 h . A pagina 84 sono rilasciate le indicazioni sull'attribuzione open by default . "In generale, si vuole qui ribadire l’importanza di associare ai dati pubblici una licenza aperta che consenta di rispettare requisiti di (i) interoperabilità, anche transfrontaliera (non limitandosi a selezionare una licenza che sia valida e nota solo entro i confini nazionali) e, per quanto possibile, (ii) di massimo riutilizzo dei dati. Quest’ultimo principio è espressamente indicato anche nella recente direttiva PSI all’art. 8. Le amministrazioni possono prevedere casi di applicazione di licenze che limitino il riutilizzo dei dati se e solo se ciò si renda necessario per il rispetto di altre normative (e.g., norme in materia di protezione dei dati personali, norme sul diritto d’autore). Tale scelta dovrà comunque essere opportunamente motivata dall’amministrazione. In ogni caso, il rilascio dei dati con una licenza che ne consente il massimo riutilizzo non modifica la titolarità dei dati stessi e non preclude il titolare a mantenere i dati aggiornati.In conclusione, ai sensi dell’art. 52 del CAD, la mancata indicazione di una licenza associata ai dati già pubblicati implica che gli stessi si ritengano di tipo aperto secondo le caratteristiche principali sancite dall’art. 68 del CAD, già richiamato nell’introduzione delle presenti linee guida (principio dell’Open Data by default). In tal caso, secondo quanto anche definito dall’agenda nazionale sulla valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, la mancata indicazione della licenza implica che i dati siano pubblicati secondo i termini stabiliti dalla licenza CC-BY (attribuzione), ossia con il solo obbligo di citare la fonte. L’attribuzione della fonte può essere fatta in maniera semplice indicando il nome dell’organizzazione unitamente all’URL della pagina Web dove si trovano i dati/contenuti da licenziare. In generale, si consiglia l’uso della CC-BY nella sua versione 4.0." Le linee guida sono consultabili anche nella versione wiki .

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Dal post pubblicato  il 28/9/2012

Nell’atteso decreto Digitalia in via di approvazione, si spera il prossimo 4 ottobre, sul tema dati aperti sembra esserci anche l'open by default come richiesto anche nella discussione pubblica sull’agenda digitale italiana (ADI - ).

Aspettiamo di verificare l’approvazione per confrontarci sulle conseguenze ed opportunità di questo cambiamento e di come i dati pubblici, ossia di fonte pubblica ed i dati aperti saranno sempre più vicini.

In particolare nell’Art.17 comma 2:

 

I dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalità, senza l’espressa adozione di una licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto ai sensi all'articolo 68, comma 3, del presente Codice. L’eventuale adozione di una licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36 è motivata ai sensi delle linee guida nazionali di cui al comma 7.

 

Questo è il testo della bozza in circolazione:

 

SEZIONE IV

 

DATI DI TIPO APERTO E INCLUSIONE DIGITALE

 

Art. 16

 

Dati di tipo aperto

 

1. All’articolo 68 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, il comma 3 è sostituito dal

 

seguente:

 

“3. Agli effetti del presente decreto legislativo si intende per:

 

a) formato dei dati di tipo aperto, un formato di dati reso pubblico, documentato

 

esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei

 

dati stessi;

 

b) dati di tipo aperto, i dati che presentano le seguenti caratteristiche:

 

1) sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l’utilizzo da parte di

 

chiunque, anche per finalità commerciali;

2) sono accessibili attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi

comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti ai sensi della lettera a),

sono adatti all’utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e sono provvisti

dei relativi metadati;

3) sono resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell’informazione e della

comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi

disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione. L’Agenzia

per l’Italia digitale può stabilire, con propria deliberazione, i casi eccezionali, individuati

secondo criteri oggettivi, trasparenti e verificabili, in cui essi sono resi disponibili a

tariffe superiori ai costi marginali.”.

Art.17

Accesso telematico e riutilizzazione dei dati e documenti delle pubbliche

amministrazioni

1. L’articolo 52 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, è sostituito dal seguente:

“Art. 52.

Accesso telematico e riutilizzazione dei dati e documenti delle pubbliche amministrazioni.

1. L’accesso telematico a dati, documenti e procedimenti e il riutilizzo dei dati, e

documenti è disciplinato dai soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, secondo le

disposizioni del presente codice e nel rispetto delle disposizioni di legge e di regolamento.

Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge, le pubbliche

amministrazioni pubblicano nel proprio sito web, all’interno della sezione “Trasparenza,

valutazione e merito” i regolamenti che disciplinano l’esercizio del diritto di accesso e il

riutilizzo, compreso il catalogo dei dati e dei metadati in loro possesso.

2. I dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalità,

senza l’espressa adozione di una licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del

decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto

ai sensi all'articolo 68, comma 3, del presente Codice. L’eventuale adozione di una

licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006,

n. 36 è motivata ai sensi delle linee guida nazionali di cui al comma 7.

3. Con riferimento ai documenti e ai dati già pubblicati, la disposizione di cui al comma

precedente trova applicazione entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.

4. Le attività volte a garantire accesso telematico e riutilizzazione dei dati delle pubbliche

amministrazioni rientrano tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale ai

sensi dell’articolo 11, comma 9, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

5. L’Agenzia per l’Italia digitale promuove le politiche di valorizzazione del patrimonio

informativo pubblico nazionale e attua le disposizioni di cui al Capo V del presente

Codice.

6. Entro il mese di febbraio di ogni anno l’Agenzia trasmette al Presidente del Consiglio

dei ministri o al Ministro delegato per l’innovazione, che li approva entro il mese

successivo, un’ Agenda nazionale in cui definisce contenuti e gli obiettivi delle politiche di

valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e un rapporto annuale sullo stato del

processo di valorizzazione in Italia che viene pubblicato in formato aperto sul sito

istituzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri.

7. L’Agenzia definisce e aggiorna annualmente le linee guida nazionali che individuano

gli standard tecnici, compresa la determinazione delle ontologie dei servizi e dei dati, le

procedure e le modalità di attuazione delle disposizioni del Capo V del presente Codice

con l’obiettivo di rendere il processo omogeneo a livello nazionale, efficiente ed efficace.

Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 2, comma 2, del presente Codice si

uniformano alle suddette linee guida.

8. Il Ministro delegato per l’innovazione tecnologica riferisce annualmente al Parlamento

sullo stato di attuazione delle disposizioni del presente articolo.”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

30 commenti

Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli30/03/2013 - 15:44
Un interessante discussione dal titolo " Il principio dell'open by default: alcune perplessità tecnico-giuridiche" http://aliprandi.blogspot.it/2013/03/open-by-default-perplessita.html
profilo vuoto

profilo vuoto16/10/2012 - 17:20
Dall'art. 9 del Decreto Crescita 2.0 emerge che, ove non espresso diversamente, tutti i dati e i documenti in possesso della pubblica amministrazione si intendono rilasciati sotto licenza aperta. Questo significa che una Pubblica Amministrazione dovrà esplicitamente dichiarare in forma pubblica quali dati non sono rilasciati sotto licenza aperta (ad es. perchè sottoposti a segreto istruttorio o a leggi sulla privacy, sulla proprietà intellettuale, sul segreto di Stato ...) ? In caso affermativo la PA deve anche produrre le motivazioni a supporto ? Gli obblighi sugli Open Data, derivanti dal Decreto Crescita 2.0 si applicano anche alle Autorità indipendenti, come la Banca d'Italia, la Consob, l’Isvap, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ecc... (cfr. doc.to ISTAT http://censimentoindustriaeservizi.istat.it/istatcens/wp-content/uploads... ) ? In ogni caso occorre attendere decreti attuativi e regolamenti ?
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli17/10/2012 - 15:12
Come dice Morena, aspettiamo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale per cominciare ad avere un quadro più chiaro. Nel frattempo come Formez PA abbiamo programmato un webinar, promosso con un post su innovatoripa, il prossimo giovedì 25/10/2012 dal titolo "Cosa cambia con la nuova Agenda digitale italiana. La recente approvazione decreto Digitalia porterà un cambiamento incisivo nel modo in cui la PA si rapporta alle nuove tecnologie in generale e sul tema dei dati aperti in particolare. Il webinar vuole tracciare un quadro organico di questo imminente cambiamento e dei possibili scenari che potrebbero aprirsi nei prossimi mesi". Iscrivetevi e preparate le domande, possiamo ospitare solo 100 partecipanti. Link: http://www.dati.gov.it/content/i-webinar-di-datigovit-cinque-nuovi-semin...
profilo vuoto

profilo vuoto17/10/2012 - 20:37
Grazie, parteciperò al webinar
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli08/10/2012 - 15:20
Nel Consiglio dei Ministri n. 48 del 4 ottobre 2012 è stato approvato il DL crescita con all'interno alcune azioni collegate all'agenda digitale. C'è anche l'articolo 9 che tratta di "Dati di tipo aperto e inclusione digitale". Oggi il Sole24Ore lo pubblica ed è possibile scaricarne una copia ( http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-07/esclusivatrentotto-art...).
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita16/10/2012 - 18:40
Open Data nel decreto Monti – “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese – Agenda Digitale......pensieri ignoranti. il Decreto Legge che il Governo dei Tecnici ha scritto e, che molto probabilmente verrà anche accettato dal Parlamento, allo art. 9 procede in una selva incrociata di riferimenti, aggiunte, cancellazioni e variazioni alle leggi precedenti. Io non sono un Giurista ed ho in odio i puzzle e quindi non sono riuscito a seguire il filo logico di questo decreto ….mi auguro che qualcuno più esperto lo sappia fare. Altre considerazioni sul mio blog AttiliARomita....se vi va di leggerle
Morena Ragone

Morena Ragone08/10/2012 - 15:30
Grazie, Sergio :-) Suggerirei comunque di attendere la pubblicazione per essere certi che la versione sia quella definitiva, noto che ci sono gia' delle differenze rispetto alla versione precedente.
Davide D'Amico

Davide D'Amico08/10/2012 - 13:42
Importantissimo aprire i dati by default. Importantissimo fare OPEN DATA. Ma occorre capire bene sia che le amministrazioni si devono organizzare per questo (il che implica un costo ..... anche ahimè elevato....) sia che l'OPEN DATA è OPEN DATA non solo se abbiamo un portale con qualche data set con dati che non servono a nulla....). Quanti sono i portali che hanno pubblicato i dati di business delle amministrazioni? Quanti sono i portali che hanno scatenato economia dell'immateriale sui dati ? Quante sono le aziende che hanno riutilizzato ad oggi i dati pubblici per realizzare applicazioni che innalzano la qualità dei servizi? Quanto business fanno girare i dati in Italia? E quanto vengono utilizzati per Collaborare (intelligenza collettiva) con le PA a definire politiche pubbliche mirate.. su una base il piu' possibile oggettiva dei dati e delle informazioni? Chi mi sa dare delle risposte numeriche nel merito? Da questo punto di vista non vedo grandi differenze da nord a sud. Il nord è piu' veloce a recepire le innovazioni che vengono dall'estero... ma poi quanto in realtà ne percepisce i risultati? FAre un portale open data non significa purtroppo aver attivato i processi del backoffice per pubblicare tali dati e per aprirsi a livello di performance all'esterno.... Siamo poi estremamente certi che pubblicare dati nazionali "strategici" (alcuni dati economico finanziari lo sono...)porti dei benefici? certo per la comunità interna sicuramente!! Per la corruzione sicuramente! Ma per la competizione, in un mondo globalizzato come quello attuale, non pensate che possa anche creare dei vantaggi per altri paesi che non sono così trasparenti e non lo saranno mai? Dico questo pur condividendo i principi generali dell'OPEN DATA ma penso che dobbiamo ritagliarci una personalizzazione di tutti questi paradigmi internazionali nati in luoghi dove gli ordinamenti normativi sono ben diversi dai nostri, purtroppo! E quindi dico che occorre tirare fuori nuove idee calate nel nostro ambiente socio culturale ... in modo da raggiungere un livello di apertura e di trasparenza forgiato per la nostra realtà.... non copiamo sempre dall'estero, tiriamo fuori il coraggio, questo si, ma su tutto il territorio nazionale, per mettere in campo nuove idee, con le finalità proprie della trasparenza e dell'apertura... ma con strumenti anche differenti...!
Morena Ragone

Morena Ragone08/10/2012 - 15:42
Ciao Davide, i rilievi che fai sono molto importanti. Concordo appieno sulla necessita' di guardare alla nostra realta', ma, nello stesso tempo, mi viene spontaneo osservare che, dal punto di vista strutturale, il nostro Paese e' molto diverso da quelli - non per niente, quasi tutti di matrice anglosassone - dove l'opendata e' nato ed ha attecchito. Credo che il primo passo, ora, sia quello di liberare piu' dati possibile - si spera ad alto valore, certo - con l'accortezza di stabilirne standard di qualita' elevati e costanti verifiche per assicurarne la veridicita' e l'aggiornamento - e di assicurare che l'impianto normativo su cui poggiano preveda regole, obbligatorieta', sanzioni ed una tendenziale uniformita'. E' probabilmente presto, pero', per parlare di ritorno economico: ricordo un articolo del Guardian della scorsa primavera, che, in particolare, si chiedeva la stessa cosa a proposito della realta' UK, che nel settore e' anni avanti a noi. Abbiamo un ritorno certo in trasparenza, per adesso:il resto lo vedremo con il tempo. Ma, imho, la direzione e' quella giusta.
profilo vuoto

profilo vuoto05/10/2012 - 16:08
Mi sono arrivate diverse segnalazioni di un tale datiopen.it. Anche i privati si mettono a fare dati aperti? Non sappiamo nemmeno come verrà organizzata la cosa che già c'è qualcuno che cerca di trarne profitto. Io credo che nella normativa deve rimanere ben chiaro che il patrimonio pubblico deve essere gestito esclusivamente dalla PA.
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita01/10/2012 - 16:14
Perfetta la notazione di Palombelli: "Questo consentirebbe ai mass media e all'opinione pubblica di discutere sulla base di dati certi e non di pettegolezzi e permetterebbe di avere una base di riferimento su cui incrociare i dati che via via le pubbliche amministrazioni metteranno in rete." Ma sottintesa a questa informazione è che tutti siano esperti nell'analizzare i dati e su questo ho alcuni dubbi. Ci sarebbero ancora gli intermediari interessati, ciascuno dei quali evidenzia leggermente un dato o l'altro a seconda di quello che vuole dimostrare. Altra considerazione: I bilanci di Parmalat erano pubblici, ma nessuno si è accorto di niente sino al crack....chi li sapeva leggere non aveva interesse a fare pubblicità. Teoricamente c'è un organo istituzionale che ha il compito di controllare: La Corte dei Conti. Pensate che faccia sempre tutto quello che deve essere fatto realmente e non solo burocraticamente? La trasparenza, come i referendum, come il consociativismo servono solo per fare fumo. L'educazione, il premio e la punizione certi possono portare a risultati reali e realistici. Sono un pazzo ignorante a pensare queste cose, a mettere la polvere sotto il tappeto, a nascondere la puzza con dei profumi piuttosto che a non provocarla con la pulizia? Sono un pazzo ignorante a pensare che i panni sporchi occorre lavarli e che non si è virtuosi solo perchè li mettiamo in pubblico?
Laura Strano

Laura Strano02/10/2012 - 00:07
condivido pienamente Attilio, il dato poi deve essere leggibile e soprattutto si deve avere anche la certezza del dato, è un problema di: efficacia dell'azione, di risultato, non di efficienza ... e di sanzioni: "chi non pubblica i dati incorre in violazione di doveri d'ufficio", semplice ...
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita02/10/2012 - 10:09
Scusa Laura, ma non credo di essermi spiegato bene. I tre termini TRASPARENZA, LEGGIBILITA' ed INTERPRETAZIONE non devono essere confusi e, soprattutto, non devono dare false certezze. Un esempio. Se scrivo "La casa scendeva dalla montagna", scrivo una frase perfettamente leggibile che da sola non ha significato. Se la stessa frase la leggo nel contesto di un articolo giornalistico che parla dell'alveo del Fiume Pincopallo che, non controllato, erode la montagna e provoca degli smottamenti, allora capisco che è un modo , giornalistico appunto, di sottolineare una necessità. Se la stessa frase, magari in un formato meno fantasioso, fa parte di una relazione pubblica, che si ferma solo alla constatazione di un fatto e non propone o prevede interventi, è solo una falsa trasparenza che, come direbbe un mio amico "ci fa contenti e ...gabbati". Poi su un giornale potremo leggere: "la cementificazione forzata del lato ovest del monte Pallina provoca un sovraccarico del terreno scosceso già eroso dal Fiume Pincopallo che, per incuria degli Amministratori e ...per interessi nascosti ..." e cos' via per un'altra mezza pagina. Ma il giornale di opposta tendenza potrebbe scrivere anche: " le decisioni della precedente Giunta di favorire l'insediamento di famiglie extracomunitarie sulla costa del monte Pallino, non ha tenuto conto della situazione idrogeologica ed ha preferito devolvere quanto previsto per il consolidamento dell'alveo del fiume Pincopallo verso una spesa elettoralisticamente più produttiva che nascondeva però una tragica realtà". Il mio raccontino tenta maldestramente di descrivere un fatto: i bei concetti, che spesso ci riempiono il cuore e la bocca, devono sempre essere accompagnati da reali considerazioni, che ci riempiono il cervello. Infine una considerazione: mille informazioni ben strutturate ed usabili valgono di più di un milione di dati veri, aperti, leggibili. Questo dovrebbe essere il vero scopo degli open data. Ma per farlo tutta questa materia deve essere "violentemente sottratta a qualsiasi potere pubblico" e deve essere trattata da soli tecnici chiusi in una torre d'acciaio. Lo so che questa è l'idea di un pazzo tecnicastro idealista, ma questa è la realtà, il resto è real politik e ciò non è sempre il meglio.
profilo vuoto

profilo vuoto01/10/2012 - 14:49
Il tema della trasparenza delle pubbliche amministrazioni è ormai in agenda da tempo. Le norme che si accavallano vanno nella direzione giusta ma non c'è un approccio organico come quello tipico degli ordinamenti che hanno adottato il FOIA. Le vicende di questi giorni dovrebbero spingere il Governo a chiedere innanzitutto la piena trasparenza dei dati già disponibili delle diverse amministrazioni pubbliche, a partire dai dati su bilanci, pagamenti, personale della RGS. Questo consentirebbe ai mass media e all'opinione pubblica di discutere sulla base di dati certi e non di pettegolezzi e permetterebbe di avere una base di riferimento su cui incrociare i dati che via via le pubbliche amministrazioni metteranno in rete.
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli02/10/2012 - 11:37
Mi sembra di capire che ti aspetteresti un'azione governativa che non solo renda riusabile legalmente i dati già messi on line, ma che ci sia una operazione mirata per dare trasparenza, e quindi pubblicare on line in formato e con licenza aperta, ad una serie di informazioni che sono già presenti nelle PA. Insomma come è avvenuto per l’art. 18 del Decreto Legge n. 83/2012 (c.d. “Decreto Sviluppo”) che impone alle amministrazioni e ai gestori di servizi pubblici la pubblicazione sul web, come Open Data, di tutte le informazioni concernenti la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l’attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati. Insomma metteresti nelle priorità delle azioni governative i dati aperti! Secondo me serve anche qualcosa in più, lo vogliamo chiamare coraggio? Consiglio a tutti di leggere un bell'articolo di Ernesto Belisario di oggi su http://www.chefuturo.it/2012/10/perche-al-sud-serve-coraggio-per-accetta... Ps. Diamo un benvenuto all'inizio dei dati aperti anche per Milano http://dati.comune.milano.it/
Morena Ragone

Morena Ragone02/10/2012 - 15:16
Ne ho scritto pubblicamente anche all'autore: non condivido la visione che emerge dall'articolo. Nessuna voglia di giustificare chichessia, nè di nascondere responsabilità e lungaggini, ma un invito - prima di tutto a me stessa - a guardare anche alle diverse realtà di partenza. Facciamo sempre i dovuti distinguo - il Piemonte è l'eccellenza, grande lavoro in Emilia e in Toscana, etc. - poi quando si tocca la questione dei dati aperti ritorniamo alla parola 'scuse' per identificare l'inattività di altre amministrazioni. Io non credo più di tanto alle scuse. Credo che a volte ci siano, certo, ma che molte altre (troppe?) volte si tratti di 'semplici' difficoltà organizzative. Perchè al sud si legifera di più? perchèsi parte con quello che si può fare, dando un segnale chiaro all'esterno, ossia approvare una legge, chè per modificare un apparato ci vuole più tempo.. Ma a me sembra una attestazione della volontà di farlo. I dati del sud? arrivano, arriveranno. Qui il meccanismo è più lento, anche perchè non credo sfugga a molti che, a parte qualche pioniere (tecnico, giurista, amministrativo, politico), pochi, qui da noi, sanno cosa sono ed a cosa servono gli opendata. Credo moltissimo ad una inseminazione culturale che parta da 'cos'è' per arrivare a 'cosa possiamo farci' passando per 'come si fa', ma arriviamo dopo, e, come spesso capita, siamo costretti ad inseguire. Sergio, certo, priorità dell'azione di governo... Ma mi pare ci sia, è in quel famoso art. 47 della legge 5/2012, con cui è nata l'Agenda Digitale, che prevede la "promozione del paradigma dei dati aperti (open data) quale modello di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, al fine di creare strumenti e servizi innovativi". Certo che poi non basta! Non basterà mai, perchè servirà, per molto tempo, il nostro operato costante, e la fiducia che, vedo, a tratti - anche a ragione - ci abbandona. Sono tasselli da conquistare un po' alla volta. Oggi, per esempio, abbiamo 'preso' Milano. Ed è uno dei casi in cui 'prendere' una città vuol dire 'liberarla'.
Davide D'Amico

Davide D'Amico08/10/2012 - 14:01
Concordo pienamente con te Morena, ci vuole tempo e evangelizzazione..... !!! Arriveranno anche i dati del sud...e forse saranno anche meglio di quelli del nord e potenzialmente anche piu' utili soprattutto se usiamo ciò che sta accadendo al nord per tarare meglio il tiro...osservando anche quando e come saranno utili i dati che sono stati liberati già da tempo nelle best practise italiane. Perchè appunto non basta liberare i dati ma occorre che qualcuno li utilizzi per dargli valore, sia in termini di migliorare la qualità dei servizi ai cittadini, sia in termini di gestire meglio la cosa pubblica,
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita28/09/2012 - 18:53
L'ultima frase del commento di U. Bonelli è illuminante: "gli OD sono un mattone per avere una casa trasparente e abitabile".. Ma c'è qualcuno che pensa realmente che i "decisori occulti" della PA, i burusauri, faranno di tutto per essere trasparenti oppure, riparandosi dietro decreti attuativi e regolette, cercherannal di ....non fare niente. Purtroppo è un film visto. Ci sarà qualcuno che marcerà tronfio dietro la pubblicazione degli stipendi di dieci consulenti, ovviamente i più scomodi, o le spese di potatura di un giardinetto, che fa molto ecologico e sociale. Dopo qualche mese tutto tornerà nell'ombra. E se qualcuno chiederà spiegazioni ....la risposta sarà: "si non abbiamo pottuto fare nulla perchè nel regolamento di esecuzione noon è specificato se dobbiamo scrivere nome e cognome oppure cognome e nome. Il tutto in attesa del prossimo CAD che si chiamerà magari DBE (decreto Buonn Esempio) tanto per essere innovativo!
Ugo Bonelli

Ugo Bonelli28/09/2012 - 17:15
Gigi, maestro e amico, capisco (come Sergio) il tuo scetticismo che credo derivi anche dal contatto diretto che hai con l'Amministrazione e le sue nebulose e incerte azioni oltre che da quello che in questi giorni accade. Evidenze empiriche emerse a Brasilia, e non solo, mostrano che i dati aperti - e soprattutto ciò che consento - contribuiscono a diminuire corruzione, favoritismi, opacità dell'azione amministrativa e più in generale ad uno sviluppo economico e sociale. Come sapete, mi interesso delle ricadute economiche di tutto ciò e quindi del riutilizzo che i dati permettono e qui, siamo davvero sulla frontiera, sulle prospettive future, ma ci sono dei momenti in cui bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo, non fermarsi e contribuire con idee e proposte partendo credo da una semplice e ovvia considerazione che taglia, a mio parere, la testa al toro: il dato è conoscenza diffusa e riutilizzabile. Per questo penso sia fuorviante puntare l'attenzione su quello che se ne può fare; intendiamoci, è opportuno porsi la domanda come Amministrazione e valutare attentamente gli investimenti necessari (i ritorni), ma non può essere un alibi per non farlo. La conoscenza è utile, serve, oppure no? come misuriamo l'utilità del dato e della conoscenza? Ho paura che ragionando così ci si incarta in un loop di domande senza risposte. Conoscete, d'altronde, la mia posizione sul problema ROI si, ROI no. A mio parere questo è un servizio, un bene pubblico, che le Amministrazioni devono dare alla collettività, punto. Il resto sono tentativi di non essere trasparenti e sappiamo quanto il tema sia oggi all'ordine del giorno. Consentitemi una metafora: le case si costruiscono mattone dopo mattone, gli OD sono un mattone per avere una casa trasparente e abitabile, non incartiamoci sull'utilità o meno di averla...
Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo28/09/2012 - 14:28
Sergio, Sergio, mi trovi in una pessima giornata, e non vorrei trasmettere negatività. Tutto bene, tutto bello, ma credo che l'Open Data sia ormai una buzzword che viene digerita solo dagli addetti ai lavori. Mi spiego. E' importate, importantissimo, l'Open by default, l'Open by right, ecc. E questo articolo proposto su ADI è utilissimo perchè apre nuove opportunità anche dove ci sono resistenze ma.... Ma, ma, ma, i cittadini e le aziende non sanno ancora che farsene di queste cose e, soprattutto, se non incidono sulla corruzione, sullo sperpero, sul malaffare, difficilmente capiranno che ci si può fare economia della conoscenza, business e ROI per tutti. Oggi mi butta così, perchè credo che quello che stiamo leggendo sui giornali sia una mannaia anche per noi che da anni ci battiamo per una società più trasparente, più open e più giusta.
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli28/09/2012 - 16:10
Gigi condivido lo stato d'animo. ......proprio per questo non è più difendibile una posizione conservatrice e restrittiva sui dati pubblici, intesi come ad uso esclusivo del dirigente di turno. E poi come tu ci insegni, open data non è solo trasparenza, ma anche materia prima e terreno per idee di sviluppo economico e di innovazione sociale inimmaginabili con gli strumenti del passato. PS. lo sai che leggiamo lo stesso oroscopo ed il tuo è solo pessimismo della ragione.
Laura Strano

Laura Strano29/09/2012 - 23:12
Piccoli passi ma non una reale volontà, almeno così traspare da come è scritto…. “Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge, le pubbliche amministrazioni pubblicano nel proprio sito web, all’interno della sezione “Trasparenza, valutazione e merito” i regolamenti ………..” Risultato: ogni PA adotterà un regolamento con i suoi tempi, e con i suoi modi, cioè a dire a rischio di fraintendere la ratio e lo spirito della norma, nella qualità di piccolo parlamento comunale. Ognuno farà del proprio meglio. Sulla variegata infinita kafkiana quantità di norme regolamentari adottati, uno diverso dall’atro per ogni Comune, e che neanche i dipendenti spesso conoscono, e che disciplinano anche materie non regolamentabili, tanto poi si fa ricorso….stendiamo un velo " Le attività volte a garantire accesso telematico e riutilizzazione dei dati delle pubbliche amministrazioni rientrano tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale ai sensi dell’articolo 11, comma 9, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150." Ridicolo: rientrano tra i parametri…........ Conoscete qualche caso in Italia in cui si sia verificato che qualche Dirigente abbia avuto la decurtazione dell’indennità nel caso di omessa pubblicazione?....Da chi dagli OIV? Io Dirigente chiamo un dipendente e dico: comincia a preparare un elenco in cui ci stiano scritti tutti gli alloggi locati a canone x…, al ,fine di pubblicarli. Ok questa è già un’attività finalizzata a garantire......., se poi non garantisce non è colpa mia il fine era quello, ma l'elenco sarà completato nel 2020 …., parametro assegnato 0,001. L’indennità di risultato rispetto alla posizione è ininfluente…. Nessuno controlla un bel nienteIl Quindi …… troppo soft. Io non sono né tecnico né legislatore ma se avessi voluto davvero avrei scritto pressappoco così: La trasparenza è livello essenziale delle prestazioni. Pertanto le Amministrazioni che non provvedano ad uniformarsi entro il termine perentorio del……, decurtano, per il corrente anno e fino alla data effettiva di piena fruizione del servizio e di pubblicazione dei dati l’indennità di posizione e di risultato alla Dirigenza con effetto immediato per l’anno in corso e comunque fino alla data di effettiva attivazione del servizio. Nelle more che i dati vengano pubblicati nel sito web, è comunque obbligatorio pubblicare il catalogo dei dati dell'Amministrazione, che può essere integrato su segnalazione di chiunque, tranne diniego motivato che và inserito nel catalogo. Chiunque ipotizzi l’eventuale istanza di accesso che non necessita di alcuna motivazione, deve essere esaudita in ogni modo entro il termine massimo di 30 giorni, gratuitamente. Io sono convinta che alcune pa pubblicherebbero nel catalogo solo una parte dei dati possibili. E allora forse sarebbe il caso di indicare per categorie di Enti i dati da pubblicare. in effetti condivido quello che dice Gigi, il cittadino non ha ancora la percezione piena dei vantaggi, anche se mi pare l'unica strada possibile, ma ci vorrebbero sanzioni e controlli efficaci,
Morena Ragone

Morena Ragone01/10/2012 - 11:22
Cara Laura, approfitto del tuo intervento, qualsiasi connotazione abbia (realismo, pessimismo e ottimismo sono categorie, estremamente soggettive, che raramente corrispondono alla descrizione che altri danno di noi), per riprendere alcuni concetti importanti che tu menzioni. (S)Fortunatamente, mi trovo a far parte di entrambe le categorie, sono un tecnico e, nello stesso tempo, un pubblico dipendente, e non ti nascondo che non è facile. Ho imparato a guardare le cose non solo con l'occhio del libero professionista che ancora sono - troppo facile - ma a calarle nella realtà che ho intorno, ad apprezzare gli sforzi fatti ed a spostare, di poco, più il là la famosa asticella ogni volta che il risultato viene raggiunto. Per impostazione personale, non ho l'abitudine di puntare l'attenzione su cosa non è stato fatto: preferisco evidenziare gli sforzi fatti e le energie spese e pensare all'obiettivo successivo, sempre un passo oltre. E' quello che ho fatto (sarebbe meglio dire sto facendo, visto che sempre di bozza si tratta), anche questa volta, leggendo questa bozza di Agenda Digitale che, almeno nel campo dell'Associazionismo, ci ha visti in qualche (minima) parte coinvolti. Vorrei, perciò provare a guardare quello che c'è scritto, invece di quello che manca: c'è una bellissima definizione di "dati di tipo aperto" - art. 68, nuovo comma 3 - che esplicita, tra le altre cose, che sono tali quei dati "disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l’utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali"; c'è l'open by default, laddove è previsto che "i dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalità, senza l’espressa adozione di una licenza ... si intendono rilasciati come dati di tipo aperto", e che l'adozione di una licenza deve essere comunque motivata; c'è la previsione espressa della liberazione (open) dei dati già pubblicati "la disposizione di cui al comma precedente trova applicazione entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto", quindi senza alcuno step intermedio; c'è la previsione di responsabilità (patrimoniale) per i dirigenti, quando le attività previste dall'articolo "rientrano tra i parametri di valutazione della performance dirigenziale ai sensi dell’articolo 11, comma 9, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150", che non è un articolo fumoso, ma che prevede che "e' fatto divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti" (è questo il richiamo, non serviva scriverlo diversamente, basta il rinvio al decreto Brunetta secondo le usuali regole di drafting normativo). Che poi questo sistema pecchi per controlli, responsabilità, osservanza delle regole... beh, lo sappiamo tutti, e fin troppo bene. Ma non consideriamo l'ADI una panacea o una sonora debacle, a seconda delle rispettive aspettative: prendiamola per lo strumento che è (sarà) e cerchiamo di farne l'uso migliore possibile. Mia opinione personale, ovviamente.
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli02/10/2012 - 12:55
In un post scritto più di 9 mesi fa su innovatoriPA http://www.innovatoripa.it/posts/2011/12/2307/quali-dati-devono-essere-o... in cui si elencava un primo elenco di dati che sarebbe stato interessante avere un giorno aperti. Alcuni lo sono diventati. Altri no. Altri sono stati messi on line anche con portali ma con licenza non aperta, anzi si è vietato il riuso. Nel decreto si dice che l'adozione di una licenza chiusa deve essere debitamente motivata. Mi piacerebbe capire a chi e come. Insomma esempi di licenze come il geoportale nazionale del Ministero dell'Ambiente http://www.pcn.minambiente.it/GN/terminidiservizio.php?alert=no&lan=it o di molti geoportali regionali,provinciali o comunali, i dati sui terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia http://www.ingv.it/it/note-legali.html resteranno legalmente non riusabili a lungo?
Laura Strano

Laura Strano01/10/2012 - 23:56
cara Morena, apprezzo anche io i contenuti della norma e lungi da me voler sminuire l’impegno di chicchessìa, apprezzo l’open by default, la bellissima definizione, ammiro tutti coloro che come te nell’ambito dell’Associazionismo si impegnano per la trasparenza e apprezzo tanto la bozza che non riesco ad accettare che qualcuno possa non rispettarla. Per impostazione ed esperienza personale sono però anche abituata all’analisi e alla critica, e conservo sempre un po’ di memoria storica. Proprio perché sono anch’io fautrice della trasparenza, volevo solo evidenziare, ma non mi sono espressa bene, che quando si introducono norme così significative e importanti sulla trasparenza, che riaprono il cuore, sarebbe un po’ più lungimirante, date le vicende di questi giorni, e dato che siamo un po’ lontanucci dall’etica pubblica, dalla trasparenza, dal rispetto delle regole, e dato che tutte le PA non sono uguali, prevedere sanzioni più incisive. Non farlo francamente a me da l’idea di una mancanza di reale volontà politica, di chi protegge se stesso. D’altra parte la trasparenza è difficile e da fastidio e non è voluta da tutti. Un conto è scrivere “in caso di mancato assolvimento degli obblighi di pubblicazione di cui a i commi 5 e 8 è fatto divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici ai coinvolti” (art. 11 dlgs 150/2009), e già nella realtà è stato poco incisivo.., Altro e più riduttivo è prevedere, come nella bozza “Le attività VOLTE A garantire …” “rientrano tra i parametri” , espressione poco chiara, dal punto di vista del risultato che si cerca di ottenere, a mio avviso fumosa: l’ordine di predisporre un elenco di dati finalizzati alla pubblicazione è “un’attività volta a…”, anche se poi non c’è pubblicato niente.., e può essere un parametro da 0, da 1, da 0,001 ecc. E la sanzione per gli Amministratori perchè no..? Il rispetto della trasparenza, il rispetto della legge è un valore, un dovere e non può essere ridotto a semplice parametro. Ovviamente mi riferisco alle PA sorde, quelle a cui non interessa nulla né delle buone pratiche, nè delle regole di drafting normativo, perchè non sanno che farsene, e non sanno neanche cosa sono…..... D'altronde con una corruzione che si aggira intorno ai 60 miliardi di euro, figurati se temono i parametri..... A proposito di sanzioni mi viene in mente la legge 15/68 che avrebbe dovuto semplificare la vita ai cittadini 44 anni fa, e poi è seguito il TU 445/2000, e poi siamo dovuti arrivare al divieto espresso di accettare certificati con la legge n. 183/2011 a pena di sanzioni disciplinari e allora, finalmente, solo cambiando la prospettiva, in alcuni uffici si accettano solo le autocertificazioni, ma perché non se ne può fare proprio a meno… Quanto ai regolamenti la mia idea è questa: ogni Ente parlamenterà a proprio uso e consumo. Mi auguro sinceramente di sbagliarmi e le mie sono solo opinioni… 
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita02/10/2012 - 10:11
" ogni cosa cambierà in modo che resti tutto immutato"
Morena Ragone

Morena Ragone28/09/2012 - 13:35
..in sostanza, se la PA non si da una mossa (ossimoro?), i cittadini avranno una buona parte di quei dati che chiedono da tanto. Non penso che prima ci fosse molto open data (perdonami, Attilio... ma dove?), forse ora qualcosa - tra queste norme e l'art. 18 D.L. 83/2012 - inizia a vedersi. Qui, infatti, non è questione di decreti attuativi. Sono ben predisposta e non condivido le tante critiche, ma ne parleremo a tempo debito, quando non avremo solo una bozza.
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli28/09/2012 - 16:01
Hai ragione Morena, nel DL Sviluppo ( l'art. 18 D.L. 83/2012), con l’obbligo di pubblicare le somme erogate a imprese e professionisti da ciascuna pubblica amministrazione in open data, almeno per il formato, è stato creato un precedente. Quindi con l’approvazione degli articoli del Digitalia si chiude il cerchio anche per le eventuali pubblicazioni senza una licenza dichiarata. Cioè veri open data. Da ri-leggere l'articolo di Ernesto Belisario: http://www.leggioggi.it/2012/06/28/decreto-sviluppo-entro-sei-mesi-ammin...
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita28/09/2012 - 12:59
Perfetta analisi di DIGITALIA, meno condivisibili speranze ed illusioni. Da almeno venti anni si sono succedute almeno 4 leggi che riguardano il Codice dell''Amministrazione Digitale e che contenevano norme più o meno estese anche su gli open-data. Dopo la legge c'è sempre stata una dimenticanza: non sono stati promulgati i decreti attuativi, i regolamenti, i codicilli, le spiegazione e mille altri appigli per NON FARE. Tra i decreti del governo Monti solo quelli relativi alle tasse hanno avuto effetto immediato, tutti gli altri sono fermi sul tavolo dei burosauri di tutti i livelli che non hanno nessuna voglia di applicarli e restano di vedetta, dalla Fortezza Bastieni, sul Deserto dei Tartari. Vorrei tanto essere smentito! http://www.attilioaromita.com/2012/09/perche-succede-chepensieri-ignoran...
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli28/09/2012 - 13:31
Il dato di fatto è che se passerà questo articolo, molti dati già pubblicati e tecnicamente aperti a livello di formato, ma che non dichiarano una licenza d'uso, e quindi non aperti legalmente, potranno essere finalmente disponibili finalmente per il riuso da parte di chiunque.