Le nuove sfide per i Centri per l’Impiego

letto 2084 voltepubblicato il 28/09/2012 - 17:40 nel blog di pierpaolo bagnasco, in Servizi per l'Impiego

I dati dell’ultima  ci rappresentano un quadro decisamente insoddisfacente della capacità dei Centri per l’Impiego di intermediare la domanda e l’offerta di lavoro; solo il 3,4% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver trovato lavoro attraverso i Centri, mentre altissimo (oltre il 30%) resta il ricorso al canale “informale”, rappresentato da conoscenti, amici o parenti.

Ugualmente assai modesto è l’appeal dei Centri per l’Impiego nei confronti delle aziende: solo il 2,9% di esse vi fa ricorso per reclutare il personale preferendo o la conoscenza diretta o, specie per le grandi imprese, il ricorso alle proprie banche dati.
Il tutto, aggiunge la ricerca dell’Isfol, in un contesto europeo che ci vede  dinanzi alla sola Cipro nella classifica relativa all’utilizzo dei Centri per l’Impiego come strumento di ricerca del lavoro, molto al di sotto della media continentale.

Vi è poi da aggiungere che anche le agenzie private non operano con percentuali più soddisfacenti però spesso rivolgendosi a tipologie di lavoratori con qualifiche medio alte.
 

Quali le cause di questo insuccesso?


Sicuramente la scarsità degli investimenti sulle politiche attive del lavoro avendo l’Italia sempre privilegiato gli interventi a sostegno dei redditi che hanno drenato gran parte delle risorse; poi il modesto numero degli addetti rispetto al bacino d’utenza e in molti casi l’inadeguatezza degli strumenti utilizzati ad incidere nelle realtà dei mercati locali.
 

E’ però altrettanto vero che non tutte le regioni evidenziano un contesto così negativo, con l’effetto ulteriore di creare nell’ambito nazionale una forte disomogeneità tra le performance realizzate.

Quest’ultimo effetto è anche la conseguenza, ovviamente non voluta, della scelta che si maturò a cavallo tra il 1997 e il 2000, attraverso una produzione normativa (a partire dalla Legge Delega n.59/97 fino al D. Lgs. n.181/00) che riconoscendo alle regioni la competenza nella definizione degli obiettivi e degli indirizzi operativi delle azioni che i servizi effettuano si limitò ad indicare degli indirizzi generali a cui attenersi. In un tale assetto si è dunque prospettata la necessità di un intervento che rilanciasse l’azione e il ruolo dei CPI eliminando le disomogeneità di risultati e che si è concretizzata nella L.92/2012 (la Riforma Fornero).

La norma compie una sorta d’inversione ad U prevedendo degli standard nazionali a cui i centri debbono attenersi nell’erogazione dei servizi a favore dei disoccupati o dei beneficiari dei trattamenti di integrazioni salariali; si tratta dei c.d. “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i servizi per l’impiego” (nuovo titolo dell’art.3 del D.Lgs. n.181/00 e che sostituisce il più blando “Indirizzi generali ai servizi competenti ai fini della prevenzione della disoccupazione di lunga durata) e che si espliciteranno, quanto ai disoccupati, in azioni di:
a) orientamento attraverso colloqui da tenersi entro tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione;
b) orientamento collettivo fra i tre e i sei mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, con formazione sulle modalità più efficaci di ricerca di occupazione adeguate al contesto produttivo territoriale;
c) formazione della durata complessiva non inferiore a due settimane tra i sei e i dodici mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, adeguata alle competenze professionali del disoccupato e alla domanda di lavoro dell’area territoriale di residenza;
d) proposta di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo entro la scadenza del periodo di percezione del trattamento di sostegno del reddito.
Per i lavoratori che si trovano in una sospensione dell’attività lavorativa superiore ai sei mesi si prevede l’offerta di formazione professionale della durata complessiva non inferiore a due settimane adeguata alle competenze professionali del beneficiario.
Si tratta evidentemente di compiti molto più estesi rispetto a quelli previsti dalla normativa prima vigente, con tempistiche scandite e stringenti, con un approccio diverso  alla formazione che non è più alternativa all’inserimento lavorativo ma precedente e con il richiamo alla necessità di “leggere” i territori per raccordare orientamento e formazione con il contesto produttivo locale.

A fronte dell’espletamento delle politiche attive per il lavoro è poi introdotto dalla riforma un sistema premiale che influirà sulla ripartizione delle risorse del Fondo Sociale Europeo in base a parametri da determinarsi in sede di Conferenza Unificata Stato Regioni.

Per monitorare l’attuazione delle politiche del lavoro e, conseguentemente, per attuare il sistema premiale la riforma ha previsto una banca dati da istituirsi a cura  dell’INPS entro il 30 giugno 2013 e che conterrà i dati di tutti i soggetti che usufruiscono degli ammortizzatori sociali, compreso il tipo di ammortizzatore di cui godono. Su tale piattaforma opereranno anche i Centri inserendo i dati riguardanti le azioni di politica attiva e di attivazione svolte nei confronti dei beneficiari, così da offrire un quadro dettagliato delle loro azioni.
La creazione di una dorsale informatica comune ha il merito di consentire uno scambio continuo dei flussi informativi tra soggetti che operano nell’ambito delle politiche passive del lavoro (l’INPS) e soggetti che operano nel campo delle politiche attive (i CPI); inoltre le stesse informazioni dovranno essere messe a disposizione del Ministero del lavoro per la pubblicazione sul portale Cliclavoro; ciò consentirà anche ai datori di lavoro di venire a conoscenza se un lavoratore può fruire di incentivi all’occupazione.
Vi è da osservare che già esisteva una banca dati quasi omologa, il Sistema informativo dei percettori di trattamento di sostegno al reddito; forse sarebbe stato preferibile operare su di un sistema in essere invece di crearne uno nuovo.
Sul piano più strettamente pratico è stato anche notato che tra i dati identificativi del beneficiario sarebbe stato opportuno che fosse indicato anche il numero di telefono o l’indirizzo di posta elettronica al fine di una più rapida possibilità di contatto.
Sono piccole indicazioni probabilmente da recepire in futuro.
Insomma la sfida è lanciata e, con tutte le perplessità e le difficoltà che si incontreranno è necessario raccoglierla.