Cittadini intelligenti e leader aperti

letto 1979 voltepubblicato il 30/10/2012 - 15:37 nel blog di Salvatore Marras

In un laboratorio di Smart City a Bologna si discute di cosa sia una città aperta. Difficile dirlo in assenza di veri esempi, non solo in Italia. Intanto non è qualcosa che è, ma è qualcosa che diviene. La città aperta è una città in continua evoluzione: cambia, apprende, adatta, corregge, cresce e decresce. Una evoluzione che deve seguire un obiettivo: migliorare la vita dei cittadini. 

La vita è migliore se, senza essere irrealistici: l'agire della amministrazione è trasparente e i servizi funzionano, i cittadini partecipano alle decisioni e le risorse pubbliche sono usate in modo corretto, pubblico e privato cooperano e gli interessi contrapposti vengono composti in modo equo. Insomma convivono principi generali e fatti essenziali, quotidiani.

Nella città aperta, dice Flavia Marzano, la pubblica amministrazione è invisibile. Si nota solo quando manca la sua azione.

Per diventare aperta una città ha bisogno di leader, sindaco e amministratori, aperti capaci di ascoltare, di agire in modo trasparente, di dialogare con i portatori di interessi, di collaborare con gli altri soggetti istituzionali.

Per diventare aperta una città ha bisogno di cittadini intelligenti, che si fanno carico dei problemi e delle soluzioni, che conoscono diritti e doveri, capaci di far sentire la loro voce ed essere generosi nei confronti del proprio territorio.

Quando ci sono questi due elementi la tecnologia è lo strumento che abilita, le associazioni pubbliche e private sono soggetti che facilitano, le aziende e i professionisti creano mercato.

Cosa serve per fare la città aperta? Tempo.