Dove sono i dati pubblici nazionali?

letto 3681 voltepubblicato il 19/02/2013 - 18:18 nel blog di Gianfranco Andriola, in Open Government

 Stando all’ultimo aggiornamento dell’ la quantità di dataset aperti nel in Italia negli ultimi dodici mesi è più che raddoppiata (passando dai circa 2000 del marzo 2012 ai quasi 5.000 del febbraio 2013), mantenendo costante il livello riusabilità dei dati (misurato sulla scala a cinque stelle di TBL). Guardando invece alla distribuzione dei datastore italiani sono due le principali considerazioni che emergono dalla attuale situazione: la già  “questione meridionale” degli open data e la scarsa presenza di amministrazioni centrali tra i distributori di dati.

 

Nonostante il crescente interessa per il tema, dimostrata in maniera “empirica” da (immagine qui su), al momento, tolto l’Istat - che da solo espone più del 25% dei dataset aperti prodotti in Italia - restano quasi assenti i Ministeri (fatta eccezione per il Ministero della salute con 66 dataset e il Ministero dello sviluppo economico con 16, il MIUR con 5); sono poche le Agenzie, quasi assenti le Università.

 

Sostenibilità di lungo periodo

Rispetto alla sostenibilità di lungo periodo del processo di apertura dei dati governativi della pubblica amministrazione italiana l’importanza dei dati raccolti a livello centrale è strategico per una serie di ragioni, tra cui: il volume dei dati; la garanzia di armonizzazione dei dati periferici aggregati; la rilevanza per la replicabilità di iniziative di riuso dei dati nei diversi territori; la possibilità di aprire al confronto internazionale sulla base di riferimenti simili; ecc. Come dimostrano parecchi dei casi di successo internazionali i dati aperti dei Ministeri, delle Agenzie e delle Università hanno permesso alle imprese di individuare nuove opportunità di sviluppo e, insieme, ai cittadini di esercitare forme di partecipazione strutturata.
 

Open Government Data Census

Al fine di valutare lo stato di attuazione e implementazione delle politiche di open data a livello internazionale, nel aprile 2012 - in occasione dell’Open Government Patnersheep di Brasilia - l’Open Knowledge Foundation ha promosso Open Government Data Census. Cioè un censimento, Paese per Paese, basato su un paniere composto dai 10 dataset di livello centrale definiti “fondamentali” dei dati aperti in tutti i Paesi, eccoli:
  1. Risultati elettorali (nazionali)
  2. Registro delle Imprese
  3. Cartografia nazionale (a bassa risoluzione: 1:250.000 o superiore)
  4. Bilancio dello Stato (aggregato per settore)
  5. Bilancio dello Stato (dettagliato per transazioni)
  6. Legislazione (leggi e statuti)
  7. Statistiche nazionali ufficiali (economiche e demografiche)
  8. Banca dati nazionale dei Codici di Avviamento Postale (CAP)
  9. Orari dei trasporti pubblici
  10. Dati ambientali sulle principali fonti di inquinamento
L’individuazione di questi 10 dataset è frutto di una indagine coordinata dall’Open Knowledge Foundation, la quale ha anche realizzato che, oltre a mostrare lo stato di avanzamento del censimento, permette a chiunque di inviare segnalazioni sui nuovi dataset pubblicati.
 

Dove sono i dati delle PA centrali italiane?

Al momento l’Open Government Data Census riporta, per l’Italia, i dati solo per 4 dei dieci dataset del censimento, e di questi quattro soltanto uno può davvero essere definito aperto. Però, la rilevanza dei dieci dataset individuati dall’Open Knowledge Foundation è duplice: se da un lato è utile come “termometro” dello stato di avanzamento dell’apertura dei dati delle pubbliche amministrazioni  centrali di un Paese, dall’altro può essere usata come riferimento per orientare le scelte e concentrare gli sforzi prioritari per sensibilizzare gli enti detentori dei dati all’importanza che il proprio patrimonio informativo può avere in una logica di open data. Nella frammentazione delle competenze delle pubbliche amministrazioni centrali italiane non sempre è facile però individuare quale ente effettivamente alimenta e detiene la titolarità di questi dieci dataset. A questo proposito abbiamo provato a definire, nel , un quadro della collocazione dei dataset individuati dall’Open Knowledge Foundation associando, dove possibile, alcune caratteristiche (link, licenza, formato, ecc) dei dati che ne aiutino a definire il possibile livello di apertura. Il documento è aperto alle modifiche da parte di chiunque voglia suggerire (nelle tre colonne in giallo a destra) una migliore collocazione dei dataset. Oppure è possibile alimentare direttamente il cruscotto dell’ Open Government Data Census a . Sarebbe interessante, in fine, discutere dell’importanza dell’apertura di questi dieci dataset insieme alla comunità open data italiana a partire dell’ di sabato 23 febbraio 2013. 

2 commenti

Gianfranco Andriola

Gianfranco Andriola20/02/2013 - 14:33
Rufus Pollock, fondatore e co-direttore della Open Knowledge Foundation, ha appena pubblicato un post sul blog della fondazione dove racconta per bene il progetto Open Data Census e quali sono le modalità per partecipare. E' in inglese e lo trovate a questo link: The Open Data Census – Tracking The State Of Open Data Around The World
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita19/02/2013 - 18:46
Purtroppo guardando sul sito ufficiale dati.gov.it si scopre che in Italia, a parte l'Istituto Centrale di Statistica, i dati pubblici sono messi a disposizione in modo "spargolo e sparpagliato", nella classifica si vede che quasi il totale dei dati è pubblicato da qualche regione, qualche città, qualche Amministrazione centrale ed il resto ....tace e tiene segreti i dati con buona pace della openess e delle leggi che obbligherebbero, il condizionale è obbligatorio, a pubblicare i propri dati