OpenData vs Comunicazione Pubblica? Sembrava fosse amore e invece era ... tutti al BarCamp InnovatoriPA

letto 1797 voltepubblicato il 21/05/2013 - 19:55 nel blog di domenico pennone

Ripropongo qui una provocazione lanciata sul mio blog, se proprio ci tenete lo potete visitare

Quanti cittadini e quante imprese scaricano i dati in formato aperto già messi a disposizione da moltissime Pubbliche Amministrazioni? Quanti cittadini trovano utile che le pubbliche amministrazioni forniscano i loro dati in un formato pienamente utilizzabile? E quante aziende grazie a questi dati hanno già messo su servizi o pensano di progettarli nei prossimi mesi? Insomma, oltre agli addetti ai lavori, a quanti interessa realmente l' ?
Lo so, al solo chiedere se esistono dati di questo tipo, rischio di apparire come un anti-innovatore, qualcuno che addirittura mette in discussione o quantomeno dubita della straordinaria potenzialità dell'innovazione del secolo: l'innovazione che dovrebbe finalmente trasformare la PA in una casa di vetro,  pienamente "Trasparente" e nel contempo far aumentare il PIL di un punto del sistema Italia.
Ma siccome, per la mia storia personale, non credo di poter essere accusato di tale ignominia io il problema lo sollevo e vi aggiungo anche una riflessione.
Nessuno nota che il tema dell'OpenData, dentro la PA, a parte quale illuminato, non coinvolge per nulla i comunicatori pubblici?
Possibile che il tema della Trasparenza attraverso la pubblicazione dei dati in formato aperto, esca dalle stanze, o meglio dagli uffici (URP, STAMPA, COMUNICAZIONE) tradizionalmente e normativamente incaricati di gestire il rapporto con i cittadini per approdare solo nelle sale calcolo?
Nessuno avverte il rischio di un riaprirsi di una vecchia guerra che per anni ha paralizzato l'innovazione della Pubblica amministrazione che vedeva schierati su fronti opposti gli informatici da una parte e i giornalisti e comunicatori dall'altra? Una battaglia che si ricorderà fu vinta dai secondi grazie ad una legge (150/2000) tuttora non del tutto applicata che sanciva la supremazia dei comunicatori anche in materia di gestione dei siti e portali pubblici.
A quei tempi erano avanti i comunicatori anche per cultura e disponibilità all'innovazione e vinsero loro. Adesso mi sembrano avanti gli informatici e potrebbero avere la rivincita. Ma quando vinceranno realmente i cittadini? Solo quando tutti gli innovatori presenti dentro la PA decideranno di fare squadra comune, magari aiutati dal buon governo.

Proverò a portare questo argomento al

3 commenti

domenico pennone

domenico pennone22/05/2013 - 11:37
Hai ragione legge 150 è ormai superata, ma in un paese in cui la PA è ancora regolata dalle leggi occorre che si intervenga con provvedimenti chiari ed aggiornati. Concordo anche sulla opportunità di prevedere nuove figure professionali, anzi è proprio quella la chiave della soluzione.
Maura Pernarcich

Maura Pernarcich22/05/2013 - 13:11
Sono perfettamente d'accordo. Direi che anche la prevista figura del Responsabile della Trasparenza aggiunge ulteriore confusione. Mentre penso che dovrebbe convergere in questa nuova figura professionale, poiché molti dati vengono raccolti con sistemi informatici e vanno pubblicati sul sito, ma sempre in un'ottica complessiva di comunicazione verso i cittadini e non come mero adempimento formale.
Maura Pernarcich

Maura Pernarcich22/05/2013 - 10:44
E se fosse necessario prevedere un nuovo tipo di comunicatore pubblico, specializzato nella gestione della comunicazione on line, annessi e connessi? Che aggiunga alla gestione dello strumento, quelle conoscenze "umanistiche", quella sensibilità necessaria a svolgere il ruolo del comunicatore? Ma che la contempo vigili sulla privacy, al non violare il diritto d'autore, che studi e porti avanti la cultura degli open data, ecc., ecc. Non a casa, se non sbaglio, al tempo del Decreto Sviluppo, si era portata avanti la proposta di prevedere un nuovo ufficio dedicato alla "Comunicazione digitale" (aihmé la cosa non ha avuto seguito). Probabilmente molti non saranno d'accordo, ma trovo che oramai la L.150/2000, nata peraltro da proposte di legge portate in Parlamento a metà degli anni '90, vada rivista e attualizzata.