Barcamp #InnovatoriPA 2013: qualità dei siti web PA

letto 2852 voltepubblicato il 21/06/2013 - 14:48 nel blog di Alessandra Cornero, in Barcamp "InnovatoriPA", Qualità Web PA

Come garantire il diritto all'informazione dei cittadini? Quali strumenti può utilizzare una pubblica amministrazione per migliorare la qualità dei propri servizi web?  A queste e ad altre domande abbiamo provato a rispondere al tavolo 4 del Barcamp Innovatori PA che ha visto la partecipazione di amministrazioni, università, enti e società di ricerca. Insieme a Gianluca Affinito provo a raccontarvi come è andata invitando chi era presente a integrare (se qualcosa fosse sfuggito) e comunque invitando tutti a commentare e partecipare!

Da subito si sottolinea la necessità di una vera e propria governance del web pubblico e dell’integrazione, con ulteriori azioni, della linea intrapresa negli ultimi anni dal Dipartimento della Funzione Pubblica, da Formez PA e dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID). Si parla quindi delle , dei e degli strumenti per la misurazione della qualità dei siti , la  e, ultimo nato, , una recente metodologia per l’esplorazione dei siti web delle PA.

Che fare?

La discussione su cosa ancora si può fare fa emergere contributi interessanti e una serie di proposte operative. 

A proposito di quanto già realizzato, viene sottolineato che una volta avviati i processi è indispensabile facilitare e supportare una strategia di disseminazione e uso degli strumenti - per esempio con webinar, eventi formativi e di diffusione. Secondo Emilio Simonetti (Dipartimento della Funzione Pubblica) gli strumenti “scritti” sono utili, ma la circolazione del loro uso e di altre soluzioni lo è ancora di più. Una o più comunità professionali e di pratica possono rendere concrete nuove idee e favorire, anche a partire da strumenti già realizzati, la nascita di ulteriori metodologie, strumenti.

Fondamentale la fase di progettazione dei siti web per Cristina Lavazza (Invitalia), una fase tanto critica quanto spesso trascurata. In una media riferita di 2 settimane per la progettazione di un portale non c’è infatti tempo per condurre una adeguata analisi dei requisiti e spesso non resta che applicare modelli “a testa bassa”. È tempo ormai di una progettazione aperta, responsive, sostenibile rispetto ai processi tecnologici in evoluzione ed è opportuno sensibilizzare le PA perché prestino maggiore attenzione all’usabilità dei siti e al coinvolgimento dell’utenza fin dalla fase di analisi e di progettazione.

Un problema tecnico e non solo culturale

Così secondo Simon Mastrangelo (Ergoproject), che pone in rilievo la confusione tra fasi di progettazione e sviluppo, con carenza di analisi su trasparenza, accessibilità e usabilità. Utile sarebbe fornire ai decisori  uno strumento di processo, una procedura per lo sviluppo che supporti le amministrazioni nelle scelte da intraprendere. Si parla quindi della necessità o meno di un intervento più prescrittivo per la progettazione di servizi web usabili e di qualità. La discussione ruota intorno all’opportunità e all’efficacia di aggiungere ulteriori obblighi, considerando che l’attuale normativa già prevede la pubblicazione di ben 69 sezioni.

Silvana Bastianello (Ministero della Giustizia) e Marco Ranaldo (ASL TO2), così come altri partecipanti alla discussione, direttamente coinvolti nelle redazioni web delle PA, sono d’accordo che disposizioni normative o comunque indicazioni precise da parte della Funzione Pubblica possono aiutare chi lavora sul web a sensibilizzare i decision makers. Altro tema di grande interesse, proposto da Vincenzo Mania (CSI Piemonte), è quello della individuazione e valorizzazione delle professionalità coinvolte nella progettazione e nella gestione di un sito web.

Pierluigi Feliciati (Università di Macerata) infine ricorda che non c’è usabilità né qualità dei siti web senza attenzione alla qualità dei contenuti e al valore dei metadati, fattori indispensabili al reperimento di informazioni utili, complete e aggiornate.

Le proposte

Di seguito una sintesi dei numerosi suggerimenti e proposte, sintesi che vuole essere un invito, anche a chi non ha potuto partecipare, a continuare la discussione su Innovatori PA:

  • creare una o più comunità di pratica sul tema della qualità del web delle PA, con l’obiettivo di predisporre strumenti, favorirne la circolazione e il riuso, condividere concetti e terminologia;
  • aggiornare e integrare gli strumenti già realizzati con lo scopo di sensibilizzare e guidare le PA verso il rispetto di standard di qualità per diffondere contenuti e informazioni su web, facilitando così il percorso verso una maggiore trasparenza e partecipazione. In particolare:
    • l’aggiornamento delle Linee guida per i siti web delle PA;
    • l’erogazione di percorsi formativi diffusi e capillari per diffondere gli strumenti;
    • una reductio ad unum per facilitare il reperimento degli strumenti da parte delle amministrazioni;
    • la definizione di un modello (o Vademecum) di supporto alla progettazione intesa come processo virtuoso;
    • una guida all’interoperabilità semantica, con indicazioni su metadati, vocabolari controllati e classificazioni che le PA devono utilizzare;
    • una guida ai profili professionali del web pubblico.
Il tavolo 4 infine, costituitosi già in comunità “table4PA” per l’occasione, ricorda che tutto quando detto non serve se non si parte da una considerazione essenziale: “Un sito web pubblico deve essere usabile per salvaguardare il diritto dei cittadini all'informazione”  (Emilio Simonetti). 
 

1 commento

Emilio  Simonetti

Emilio Simonetti27/06/2013 - 17:29
Sì, intanto ringrazio Alessandra per il resoconto dettagliato ed esauriente che è riuscita a ricavare da una discussione non poco "disturbata" (dal rumore delle discussioni degli altri tavoli) e ciononostante proficua per la tenacia dialogica dei presenti... Riprendo la sintesi di Ale su uno dei temi, quello della comunità di pratica. Che, se non ricordo male (Wenger?), è definita come un gruppo di persone agglutinate da un fine comune da perseguire senza un programma definito a priori ma autogenerato di volta in volta dalla loro interazione. E' un modello di creazione e condivisione della conoscenza che funziona bene come controveleno della logica gerarchica e burocratica del mondo pubblico. Ora, tra le ragioni che spingono alla creazione di una comunità di pratica, oltre quelle indicate nella discussione, ci sono a mio parere, anche: 1) il salto "quantico" verificatosi nella natura dei siti web con l'entrata in vigore del decreto legislativo 33/2013 sulla trasparenza; 2) l'urgenza di una alfabetizzazione delle professionalità del web (avanzata anche dal programma dell'Agenda digitale); 3) la messe di strumenti - indicati nella sintesi - ormai a disposizione dei redattori web per il management a basso costo della qualità dell'interazione con gli utenti. Non è un caso, a proposito di questo ultimo punto, che Maurizio Boscarol, intervenuto nel corso del convegno "Atti all'uso" del 29 maggio al Forum PA, abbia sottolineato l'attenzione crescente del mercato al ruolo dell'utente nella progettazione e nella gestione dei siti. Credo che sarebbe ora che questa attenzione fosse presente anche della sfera pubblica e lo sviluppo di una comunità di pratica può essere una delle buone occasioni per affermarla.