Il welfare non è un costo, infatti produce occupazione

letto 1510 voltepubblicato il 08/07/2013 - 11:49 nel blog di Alfredo Amodeo

Investire sul welfare per creare occupazione è la filosofia che sorregge la proposta di Cresce il welfare cresce l’Italia, una rete promossa da 40 organizzazioni sociali che operano nel campo dell’economia, tra le più rappresentative del nostro Paese . Il coordinamento ha presentato in questi giorni i risultati di una ricerca (Il welfare produce occupazione), coordinata da Andrea Ciarini dell’Università La Sapienza di Roma, che propone un’analisi straordinariamente attuale viste anche le recenti decisioni della Commissione UE che consentiranno deviazioni temporanee dal raggiungimento dell’obiettivo di medio termine del rapporto PIL/spesa pubblica.

La ricerca contribuisce a smantellare alcuni luoghi comuni da cui sono derivate scelte politiche sbagliate. Il primo luogo comune è relativo proprio alla convinzione che il welfare sia una spesa improduttiva. Esiste, infatti, un dato poco noto riguardo all’occupazione. In Europa, tra il 2008 e il 2012 (nel pieno della crisi), a fronte di una perdita di posti di lavoro di 3 milioni e 123mila unità  nel settore industriale, si è assistito ad una crescita dell'occupazione nei servizi di welfare (cura e assistenza) pari a 1 milione e 623mila unità (+7,8%). L’uso della spesa pubblica per creare lavoro (in particolare nei settori ad alta intensità di lavoro e tra questi il welfare dei servizi) ha effetti sull’occupazione molto più alti e in tempi più rapidi rispetto ad altri tipi di misure: fino a 10 volte superiori rispetto al taglio delle tasse, da 2 a 4 rispetto all’aumento di spesa negli ammortizzatori sociali o alla riduzione dei contributi sul lavoro per le imprese. Un esempio di questi effetti si rileva in Francia: uno dei paesi europei che prima e di più ha puntato su una strategia di integrazione tra politiche di welfare e politiche per la creazione di occupazione regolare nella cura e assistenza alle persone. Ciò è stato realizzato attraverso strumenti volti a rendere solvibile la domanda: voucher, contributi, sgravi. Non è un caso che nel 2011 siano state 3,4 milioni (il 13% del totale) le famiglie che hanno usufruito di servizi di cura e assistenza personale. L’impatto di queste politiche ha determinato, un aumento dell’occupazione regolare nell’ordine del 47% tra il 2003 e il 2010 (+ 330 mila unità tra il 2005 e il 2010), giungendo ad occupare un milione  e mezzo di lavoratori.

Solo alcuni Paesi europei, tuttavia, si sono resi conto che lintervento pubblico nel welfare rappresenta un investimento e questo settore  può essere un volano per la ripresa economica. Fra questi non c’è l’Italia: al contrario essa, delega massicciamente l’assistenza alle famiglie, mantiene limitati e risibili gli sgravi per l’occupazione domestica e di assistenza favorendo il lavoro sommerso e senza tutele, comprime la spesa nel campo dei servizi alla persona. Purtroppo gli interventi per favorire l’occupazione non sembrano andare in questa direzione. Si preferiscono misure che continuano a puntare sostanzialmente sul miglioramento delle condizioni di occupabilità e adattabilità dei lavoratori. Al contrario nulla è rimesso alla creazione diretta di occupazione attraverso un innalzamento degli investimenti finanziari nelle politiche sociali, come leva strategica per la creazione di nuovo lavoro. La Rete Cresce il Welfare, cresce l’Italia ha avanzato, per questo, una propria proposta per raccogliere l’opportunità offerta dalla decisione della Commissione UE che ha concesso al nostro paese una maggiore flessibilità di bilancio nel 2014 per investimenti produttivi e per rilanciare la crescita. Da questo punto di vista le misure strategiche proposte prevedono il finanziamento adeguato del Fondo nazionale per le politiche sociali (quasi azzerato negli ultimi anni); l’adozione di un Piano nazionale per la non autosufficienza e di un Piano di contrasto alla povertà; l’aumento della capacità di pagare (solvibilità) delle famiglie italiane, in un quadro di maggiori e migliori servizi pubblici di assistenza, per l’assunzione di assistenti familiari; emersione del lavoro nero attraverso un aumento significativo degli incentivi fiscali e contributivi; qualificazione e tutela dei lavoratori; una politica di investimenti per il raggiungimento degli obiettivi europei di presa in carico della prima infanzia, in particolare per quanto riguarda agli asili nido.