Autoimpiego: crearsi un lavoro sfruttando le proprie passioni.

letto 2287 voltepubblicato il 22/07/2013 - 11:32 nel blog di Cosimo Martella

Scrivo questo mio pensiero sfruttando il suggerimento dato dal Sig. Ferdinando Marcellano al mio post : Intanto ringrazio il Sig. Marcellano per il suo apprezzamento al mio articolo. Concordo che tra le tante possibilità di creare occupazione ci sia anche quella di inventarsi un lavoro basato sulle proprie passioni. Potremmo stare giorni a discutere di autoanalisi, di bilancio delle competenze, di talenti. Ma una cosa è chiara, non siamo tutti uguali, non tutti sono in grado di fare gli imprenditori di se stessi. Il genere umano è talmente variegato ( per nostra fortuna). In questo momento di crisi la cosa importante è trovare un lavoro. Viviamo in una società fortemente condizionata nella quale a volte risulta veramente difficile fare delle scelte. Resta però il fatto che senza un lavoro non si può stare né da soli né tanto meno se si ha la responsabilità di persone a carico. Il lavoro purtroppo non è un optional ma è una necessità. Il concetto di lavoro può assumere diversi significati, sia a livello individuale che sociale. Può essere vissuto e considerato un semplice mezzo di sostentamento, l’aspetto più importante della nostra vita interiore, un dovere imposto dall’alto. Lavoro significa denaro, reddito, lavoro significa autonomia, lavoro come ingresso nella società civile, lavoro come strumento di autorealizzazione. Il mercato del lavoro è il luogo in cui si realizza l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Domanda/offerta di lavoro, nel linguaggio tecnico significa che i lavoratori offrono il proprio lavoro alle imprese, mentre le imprese domandano lavoro. Domanda e offerta, in teoria dovrebbe essere facile mettere in contatto datore di lavoro e lavoratore ma purtroppo, oggi, non è così. C’è chi pensa che il problema stia nella difficoltà di far incontrare i lavoratori con i datori di lavoro, difficoltà per la maggior parte causata dalle leggi sul mercato del lavoro che complicano invece di semplificare, difficoltà certamente causate anche dalla delocalizzazione delle attività produttive. Certo è che le cause sono tante ora rimane importante e urgente trovare i rimedi.  Questa è oggi la battaglia che i nostri governati sono chiamati a combattere. Se non si vince questa battaglia la guerra combattuta contro la crisi sarà persa per sempre. Da qualche parte, ho letto la frase “ SPES SIBI QUISQUE” (ciascuno sia speranza a sé stesso), ma è anche vero che la realtà a volte è più dura di quanto si possa immaginare. A noi tutti piacerebbe fare un lavoro privo da vincoli e attinente alle nostre passioni e magari sono in tanti che ci tentano. Ma quanti sono poi quelli che ci riescono? Concludo con una domanda e relativa risposta rintracciata sulle pagine web Meglio fare un lavoro che piace o uno che rende bene ma non piace a noi stessi? Se il lavoro : - non rende ma piace, almeno fai una cosa che ti piace; - non piace ma rende, con i soldi che prendi fai qualcosa che ti piace. l'importante è, in un modo o nell'altro, avere un lavoro da fare perché cos’ì potrai fare anche ciò che ti piace. L’uomo non è un animale asociale, ha necessità di vivere in società. Deve essere la società ad aiutare, nella ricerca del lavoro, chi non ha ricevuto abbastanza talenti da crearsi un lavoro.