Alcuni ingredienti per la ricetta della strategia regionale dell'innovazione in Sicilia

letto 3595 voltepubblicato il 01/08/2013 - 16:02 nel blog di ciro spataro, in Strategia Innovazione Sicilia

Breve premessa

L’Unione Europea chiede alle regioni di mettere a punto una strategia di innovazione tecnologica per la specializzazione intelligente (Smart Specialisation Strategy) per consentire un utilizzo più efficace dei Fondi Strutturali 2014-2020 e un aumento delle sinergie tra le diverse politiche comunitarie, nazionali e regionali, e tra investimenti pubblici e privati (cit. ). 

Costruire la strategia dell’innovazione è obbligatorio per la Regione. A tale scopo la Regione Sicilia ha  per condividere in maniera ampia il documento di strategia dell’innovazione da presentare a fine 2013 all’UE. Di seguito elenco alcuni ingredienti che dovrebbero essere contenuti, a mio avviso, nella strategia regionale dell’innovazione.

 

Abbattere la cultura dell'isolazionismo e creare reti

Nella strategia regionale dell'innovazione che si sta costruendo in questi mesi del 2013 in Sicilia (specializzazione intelligente), va analizzato il dualismo che contraddistingue e caratterizza la nostra isola: da una parte l’esistenza di tante valide realtà/isole di conoscenza e innovazione, fertili ma estremamente isolate fra di loro e dall'altra parte l'esigenza di strutturare (= costruire, gestire, monitorare e consolidare) le reti, i network di soggetti portatori di conoscenza/professionalità, potenziali generatori di innovazione, cioè quelle stesse isole fertili.

Alla Sicilia manca la "capacità", da parte delle istituzioni pubbliche e dell'universo privato, di strutturare queste reti, di dargli dei principi di funzionamento e qualche regola, di creare piattaforme capaci di stimolare la nascita e la vita di reti di soggetti portatori di innovazione tecnologica, sociale e culturale. Serve un attività di "marketing" delle reti, per la costruzione e gestione delle reti locali. Siamo tante isole valide ma separate, che spesso non si parlano tra di loro, che non comunicano e che, nella storia anche recente, abbiamo sofferto di puro protagonismo a scapito del valore aggiunto generato dai lavori di gruppo e in ottica di reti.

Oggi possiamo farci contaminare dalla cultura dei social network (pinterest, linkedin, twitter,...) che per loro natura stimolano la creazione di reti e gruppi, ma indubbiamente la strategia regionale dell'innovazione deve fare in modo di creare reti interconnesse e sistemi di scambi facili delle conoscenze tra soggetti diversi tutti innovatori e tutti utili alla società.

 

Costruire e gestire open data e banche dati degli enti e operatori

Un  elemento di debolezza per la diffusione dell'innovazione tecnologica, sociale e culturale è costituito dal mancato uso e condivisione dei dati, degli open data, che rappresentano la prima sostanza sulla quale si basa la conoscenza, soprattutto nell'area delle pubbliche istituzioni, ma anche nel settore privato. I dati, le informazioni di settore e gli open data oggi generano applicazioni e servizi capaci di mutare le nostre abitudini e la qualità della vita in chiave positiva, con risvolti nel campo dell'economia. Anche nella sfera delle attività private è di estrema importanza fruire di open data: si pensi ai dati delle compagnie di trasporto privato, a quelli delle aziende alimentari, a quelli del settore alberghiero, turistico e ricettivo, ecc; poter disporre di open data forniti dai gestori di questi servizi privati può generare una nuova economia di servizi paralleli per tutti coloro che sono impegnati nello sviluppo di applicazioni, nel software engeneering, ad esclusivo vantaggio finale di una moltitudine di soggetti nella società.

Non si può parlare di app se non si dispone di quantità immense di dati. Tutti parlano di app, ma pochissimi parlano di open data, di data entry, di banche dati disponibili agli sviluppatori, di monitoraggio di dati, di indicatori per misurare fenomeni nel tempo.

Bisognerebbe, quindi, creare banche dati regionali attraverso l'utilizzo di piattaforme web semplici da usare, nelle quali registrarsi e mettere a disposizione la propria conoscenza, professionalità e i dati.  Durante il   sono stati presentati 15 casi di innovazione sociale () ma questi casi con i loro numeri dovrebbero far parte di un database regionale web based nel quale chiunque può attingere informazioni/dati e chiunque può registrarsi presentando ulteriori casi di innovazione: si verrebbe così a creare un ambiente nel quale diversi soggetti, enti, associazioni e società potrebbero decidere di collaborare insieme in quanto soggetti complementari per lo sviluppo di nuovi servizi beni e progetti per la collettività.

Open data e database - online - di soggetti dovrebbero essere la base, le fondamenta sulle quali costruire e tessere reti di innovazione sociale-culturale-tecnologica e progetti.

Questo dovrebbe raggiungere come obiettivo la nuova strategia regionale dell'innovazione, altrimenti come si conosceranno l'un l'altro le centinaia di soggetti attivi che già operano sul territorio ? Sempre per caso ?

 

Creare costantemente eventi, barcamp, hackathon, workshop per aumentare  la condivisione dei saperi e delle conoscenze e creare reti.

Al fine di aumentare la condivisione delle conoscenze dei soggetti innovatori attivi sul territorio è auspicabile realizzare frequenti eventi informali in stile barcamp, hackathon, workshop. Gli incontri fisici servono a strutturare le relazioni sociali e professionali dei soggetti innovatori, servono a scambiarsi informazioni, conoscenze e contatti, per vedersi la settimana successiva per lavorare ad una nuova idea di servizio o bene da lanciare sul mercato.

La "" è uno dei modelli più efficaci e di successo nell'area dell’innovazione della Silicon Valley: soggetti con conoscenze e professionalità diverse si incontrano e lavorano per un determinato periodo di tempo (limitato) a progetti specifici, fruendo l'uno delle conoscenze altrui. E condividendo alcune semplici e chiare regole necessarie (contratto) per la coesistenza temporale nel progetto. Il modello Rainforest è adottato a livello planetario.

Gli eventi devono essere stimolati innanzitutto dalle istituzione pubbliche partendo da temi specifici, es.: un comune pubblica un set di open data e lancia un hackathon per stimolare gli sviluppatori a creare app su quel set di dati pubblicato. Tuttavia gli eventi per conoscersi possono essere stimolati da associazioni private (vedi il  o il ) che vogliono richiamare l'attenzione della società su temi specifici (settore sociale, marketing territoriale, georeferenziazione di servizi per una più efficace fruizione nella vita quotidiana, ecc.).

Negli eventi è ormai ritenuto importante, da una vasta platea di operatori dell’innovazione sociale e tecnologica, il fattore della compresenza di soggetti del mondo privato (associazionismo, imprese) e dipendenti pubblici. Ciò serve a permettere la contaminazione dei saperi da parte dell'universo privato all'interno degli uffici pubblici. Tale contaminazione col tempo può portare ventate di innovazione nella gestione dei processi all'interno della pubblica amministrazione, soprattutto in periodi di nuove esigenze/sfide della società.

 

Stimolare il mondo della Ricerca per fornire servizi ai soggetti innovatori ormai presenti in Sicilia.

I distretti e gli atenei sono realtà di ricerca importanti ma che non hanno lasciato un segno profondo negli ultimi anni in Sicilia, altrimenti ne avremmo visto e goduto direttamente e indirettamente i risultati delle rispettive attività.

Il 29 maggio 2013 si è svolto, presso il Dipartimento delle Attività Produttive della Regione Siciliana, il . Partecipando in veste di ascoltatore ho avuto la sensazione, insieme ad altri ascoltatori che lavorano in incubatori di imprese e osservatori di altre regioni italiane, che questo evento sia stato, con tutto il rispetto, come una riunione di un circolo privato. Più di una decina di soggetti, appartenenti a vario titolo professionale al mondo della ricerca parlavano della ricerca in Sicilia senza riuscire a coinvolgere un pubblico più vasto di presenti, diversamente da quanto era accaduto al precedente  (al Dipartimento Programmazione) dove i partecipanti non oratori hanno immediatamente interagito con i soggetti che hanno illustrato i 15 casi di innovazione sociale in Sicilia, creando un atmosfera di vero scambio di conoscenze, anticamera della costruzione dei gruppi di lavoro in stile “Rainforest”!

Sempre con tutto il rispetto per queste realtà di ricerca, la strategia regionale dell'innovazione dovrebbe stimolare il locale mondo della ricerca ad essere molto dialogante e interattivo (per default) con le singole realtà innovative che già respirano in Sicilia. La strategia dell'innovazione regionale dovrebbe creare gli input e le indicazioni da trasmettere al mondo della ricerca locale affinché ci siano più "servizi" della ricerca mirati ai giovani innovatori, in modo da creare dialoghi, servizi e scambi di conoscenze più frequenti e costanti tra le due realtà. Ovviamente questo input dovrebbe passare anche da servizi aggiornati  web based oltre che dagli eventi fisici di interazione (barcamp, hackathon, ecc.). In sintesi per i giovani innovatori dovrebbe essere facile intercettare i servizi che il mondo della ricerca destina a loro.

Detto ciò ritengo essenziale la presenza delle realtà di ricerca nel territorio, … andrebbe rivista parte della mission e del modus operandi al fine di creare una forte interazione con chi già fa innovazione a piccoli passi in maniera autonoma.

 

Uso del sistema degli appalti precommerciali per soddisfare il bisogno di innovazione.

Una delle innovazioni nel campo dell’approvigionamento di beni/servizi della Pubblica Amministrazione è rappresentato dal sistema del Pre Commercial Procurement, Appalto Pre Commerciale. Alcune realtà territoriali europee e italiane (Puglia, Trentino) hanno già avviato sperimentazioni sull’utilizzo del pre commercial procurement.

In sostanza una pubblica amministrazione non mette a bando la tradizionale fornitura di un servizio/bene conoscendo già quello che deve ottenere e specificandone le caratteristiche tecniche prestazionali, ma nel bando esprime in maniera dettagliata qual è la sua criticità da risolvere, qual è il suo fabbisogno di innovazione, in un dato settore, che al momento attuale non è soddisfatto (o è parzialmente soddisfatto) dall’attuale livello tecnologico presente sul mercato. Con tale procedura innovativa, l’ente pubblico, dopo aver effettuato una precedente indagine di mercato, mette in moto diverse aziende che potenzialmente possono essere in grado di costruire e “brevettare” un nuovo servizio/bene innovativo, capace di soddisfare i nuovi fabbisogni. L’ente pubblico diventa così contitolare, insieme alle aziende che hanno lavorato, della nuova soluzione tecnologica creata.

Il sistema del precommercial procurement ha il vantaggio non indifferente di porre la Pubblica Amministrazione in nuovo piano rispetto al passato (uso del codice dei Contratti), sia per quanto riguarda le nuove prassi e le procedure da seguire, che per quanto concerne l’importante aspetto della condivisione con le aziende della soluzione tecnologica da individuare per soddisfare le esigenze di innovazione nell’erogazione di servizi pubblici. In poche parole gli enti pubblici chiedono nei bandi il soddisfacimento di esigenze e la risoluzione di criticità esistenti, senza chiedere espressamente il prodotto finito, diversamente da quanto avvenuto nel passato.  Una strada nuova da seguire che se adeguatamente supportata e regolamentata dalla costruenda strategia regionale dell’innovazione può permettere contemporaneamente  innovazione di processo per la Pubblica Amministrazione e opportunità di innovazione tecnologica per le Aziende, soprattutto in un momento storico di crisi del sistema economico.

 

La responsabilità della strategia regionale dell'innovazione.

Se la specializzazione deve essere intelligente, deve essere pensata, appunto, in maniera smart! Un gioco di parole per dire: chi oggi ha un ruolo nella redazione e costruzione della smart specialisation per la programmazione economica della Sicilia 2014-2020, deve inevitabilmente tenere in considerazione gli elementi sopra esposti, sia per disegnare le nuove regole per spendere le prossime risorse economiche, sia per creare processi più efficaci di prima per innalzare il livello qualitativo e quantitativo dell'innovazione siciliana:

  • uso di servizi web based a 360° per il monitoraggio costante dei fenomeni di innovazione
  • uso degli open data come elemento essenziale per la costruzione di servizi innovativi dal valore sociale culturale ed economico aggiunto
  • uso delle piattaforme online per permettere lo scambio di conoscenze tra soggetti diversi che operano nel territorio (database)
  • uso della pratica costante di organizzazione degli eventi fisici (barcamp, hackathon, workshop) per stimolare la costruzione di reti e progetti con la compartecipazione di soggetti privati e pubblici con conoscenze/professionalità diverse, in stile Rainforest (condivisione dei saperi)
  • fare in modo che il mondo della ricerca locale fornisca servizi utili ai soggetti innovatori già presenti numerosi, ma frammentati, in Sicilia 
  • uso del sistema del pre commercial procurement  per generare contemporaneamente  innovazione di processo per la Pubblica Amministrazione e opportunità di innovazione tecnologica per le Aziende.

Ecco, ...alcuni ingredienti che potrebbero essere utili per la ricetta della strategia regionale dell'innovazione in Sicilia.

10 commenti

ciro spataro

ciro spataro05/08/2013 - 12:11 (aggiornato 05/08/2013 - 12:11)

Sul tema fatto emergere da Jesse, cioè come costruire e gestire la Governance per i vari processi di: [costruzioni reti locali] - [costruzione banche dati innovatori] - [avvio di eventi fisici per stimolare l'interazione, conoscenza e collaborazione progettuale tra diversi soggetti innovatori] - [modello di Smart City partecipata], risulta interessante dare un occhiata al documento dell'Agenzia per l'Italia Digitale  che da indicazioni e suggerimenti sui seguenti argomenti:

  • architettura di riferimento e governance del modello delle Comunità intelligenti e Smart Cities,
  • individuazione, classificazione e stratificazione tra sorgenti informative,
  • aggregazione delle informazioni e loro distribuzione,
  • livelli di interfacce standard da definire, 
  • tecnologie per la costruzione e gestione delle Smart Cities.

La parte da pag. 25 a 30 focalizza l'attenzione principalmente sul modello di Governance della Smart City e delle interazioni all'interno di essa. Si tratta di visioni concettuali, come riporta lo stesso titolo. Da pag. 31 in poi vengono analizzate le tecnnologie che possono venire in aiuto alle Smart Cities. Il documento e’ stato sottoposto ad una consultazione pubblica (2012) e le osservazioni ricevute sono state recepite nel testo, pubblicato dall'AgID nell'ottobre 2012.

Sicuramente non sarà il modello di governance perfetta per il nostro caso regionale che sembra stia/voglia tenere ampiamente in considerazione le realtà emergenti dell'innovazione sociale, oltre agli aspetti di carattere tecnocratico delle Smart Cities, ma questo documento rappresenta sempre una traccia di visione concettuale, condivisa, per il cammino operativo delle SC. Uno strumento tecnico per 1) strutturare un minimo di regole e 2) gestire i rapporti tra i diversi soggetti attivi della società, elementi necessari per l'ottimizzazione dei flussi di lavoro futuri. Sarebbe interessante mettere questa Architettura a confronto con altre architetture di Smart Cities per capire quella che più si avvicina  alle nostre specificità regionali.

Jesse Marsh

Jesse Marsh05/08/2013 - 13:07

Ciro grazie di questo, non ero a conoscenza di questo documento. E' da un lato interessante, in quanto sottolinea la necessità di architetture aperte e trasparenti, ma dall'altro ricada mi sembra sull'idea di architetture tutto-fare, con gateway quà e là. Non è che dietro ci sia qualcuno che si sta candidando per gestire l'intera cosa? E' bene identificare componenti e strutture, ma non è meglio definire degli standard prestazionali e/o di apertura e poi lasciare che sia l'Internet a collegare il tutto?

ciao

ciro spataro

ciro spataro05/08/2013 - 13:48

infatti l'ho segnalato quì come documento da leggere, non come vangelo da predicare ;)

leggendo ci si fa una/più idea/e

ciro spataro

ciro spataro03/08/2013 - 15:26

@ Diana Cortese = .... figurati se non l'ho già preparata la mia candidatura al concorso di idee “L’innovazione in Sicilia nel 2020 è….…”. Infatti il mio post sugli ingredienti della strategia reg.le sull'innovazione era pensato proprio  per strutturare al meglio la mia candidatura  

:-P

 

@ Jesse + @ tutti = vedo che gli ingredienti per la ricetta della strategia reg.le sull'innovazione stanno cominciando a diventare appetitosi. Mi fa estremo piacere. E mi fa piacere la tua interazione, Jesse, l'aspettavo con ansia e tu lo sai.  Assorbo gradevolmente i tuoi feddback al mio post. Voglio solo fare alcune puntualizzazioni che ritengo importanti nel contesto di quanto scritto.

  1. OPEN DATA = sono appena state pubblicate (giorni fa) le Linee Guida Nazionali per la , ossia sugli , a cura dell'. Esse rappresentano il punto di riferimento "operativo" per tutti gli enti pubblici italiani che si apprestano a pubblicare gli open data sui loro portali. La Regione Sicilia, come tutte le Regioni italiane che non hanno ancora dato un impulso agli enti "sotto ordinati" potrebbe cogliere l'occasione per emanare direttive volte a sensibilizzare i comuni ad attivarsi sugli open data sulla linea tracciata nel documento guida dall'Agenzia per l'Italia Digitale. Gli open data nella prossima attuazione del Programma Operativo regionale 2014-2020 potrebbero essere inseriti come elemeno obbligatorio per tutti coloro che intendono partecipare ai bandi regionali nelle varie linee di intervento. La Regione potrebbe creare una piattaforma web nella quale ogni soggetto beneficiario di fondi sarebbe obbligato a inserire i dati della propria attività in formato open data,  . Praticamente copiare una esistente best practice in fatto di creazione di database e di "TRASPARENZA". Si potrebbe chiedere nei bandi pubblicati lo sviluppo di app sul progetto creato e realizzato dal soggetto beneficiario di fondi regionali (altra proposta). Si potrebbe chiedere ai soggetti beneficiari di risorse regionali anche l'inserimento dei loro progress di progetto in una piattaforma web pubblica di monitoraggio (appunto in stile open coesione), pena la revoca del finanziamento anche in corso d'opera. Da qualche parte si deve partire con un po di impegno e la nuova Programmazione 2014-2020 la vedo come un opportunità per praticare l'uso di open data.
  2. sull'argomento dei DATABASE, utili a creare pubblici elenchi di soggetti attivi in Sicilia sull'innovazione (per conoscersi a vicenda) e di soggetti che si andranno a candidare per la richiesta di fondi regionali nella programmazione 2014-2020, pensavo ad   dove qualsiasi soggetto che si  candida a parteciopare ad un bando pubblico, e per quel bando è richiesta una partnersip locale come requisito essenziale ad esempio, trova in un tale tipo di database vasto qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che potrebbe soddisfare le esigenze di partenariato. Oggi database di talenti e professionalità se ne trovano anche in Sicilia ( vedi il Territorial Living Lab Sicilia), se vogliamo far diventare quelli punti di riferimento per partner search, ok, perchè no? D'altronde già esistono. Non è essenziale che sia sul server della Regione Sicilia, ma stabiliamo dove dobbiamo andare a cercarli questi partenariati soprattutto locali, giusto per mapparci in Sicilia. Poi nel caso vogliamo creare partenariati trasnazionali ci registriamo e andiamo su quello di Cordis che già contiene 14.536 profili di partner (imbarazzo della scelta). E anche quì leggi la mia proposta operativa.
  3. Mi chiedi di proporre una strategia integrata di innovazione urbana, una specie di Smart City partecipata, che ingloba tutte le mie proposte e che diventa un possible asse della prossima programmazione. Ahh che bello che me lo hai domandato .... ----> ogni settore di un amministrazione comunale (Palermo, Catania,..) potrebbe individuare un soggetto rappresentativo (magari tra i dipendenti più portatori di creatività/innovazione/idee) e creare un gruppo di lavoro intersettoriale al quale affiancare, tramite la ricerca con un avviso pubblico, associazioni attive nel territorio sulla progettazione/innovazione, coworking (che per ora stanno fiorendo), dipartimenti universitari interessati, imprese interessate all'innovazione tecnologica e sociale, sviluppatori di app, incubatori di imprese (vedi l'attivissima ARCA di Palermo) e tutti insieme (RETE) formare un tavolo tecnico permanente SMART CITY che si riunisce fisicamente una volta al mese in un luogo dotato di wifi (Cantieri Culturali ad esempio per Palermo) e che durante tutto il mese lavora in rete (ma ognuno nel suo posto ordinario di lavoro) tramite gli strumenti del cloud computing (per la condivisione del lavoro) e che crea, sperimenta, prototipa, insomma fa, cerca di fare innovazione e cambiamento. Questo network misto pubblico privato chiamato ad es. SMART CITY PALERMO/CATANIA/TRAPANI ecc.diventa il protagonista della costruzione di un intero ASSE del nuovo PO FESR 2014-2020, per intenderci quello che nel 2007-2013 si chiamava ASSE 6 Sviluppo Urbano Sostenibile, ma questa volta le regole dei bandi e le finalità le creano proprio i network urbani SMART CITY costituitisi precedentemente tramite un Accordo/Protocollo Intesa. A questi network urbani SMART CITY viene destinata la risorsa finanziaria di un intero Asse del nuovo Programma 2014-2020, ma gli viene contemporaneamente assegnata l'autovalutazione del proprio andamento attraverso l'adozione di indicatori prestabili, che ad esempio potrebbero rifarsi a quelli del  (che non guardano solo all'aspetto prettamente economico).Questi network urbani SMART CITY potrebbero essere veri e propri SERVICES DESIGNER nei propri territori adottando approci orizzontali e bottom up, quali quello utilizzato dal  su innovatoripa.it. Un Asse della nuova Programmazione dove tutti insieme, realtà pubbliche e private, diventano protagoniste dell'innovazione territoriale locale con regole chiare, con un modus operandi che ha molto di sperimentale, ma sempre autovalutandosi nel proprio cammino con l'adozione di indicatori così che si capisce se si ottengono risultati importanti e condivisi per la collettività o meno. 

Possibilmente questo argomento, dell'ASSE della Programmazione 2014-2020 dedicato ai network urbani che sperimentano modelli di Città Intelligenti, può essere lo spunto interessante per un ulteriore post dedicato quì sulla piattaforma della strategia regionale dell'innovazione in Sicilia.

Ma se l'UE non avesse chiesto come obbligatorio alle Regioni la descrizione della propria SMART SPECIALISATION (per rendere operativi i propri Programmi 2014-2020) saremmo quì a parlare di strategia dell'innovazione in Sicilia e a cercare di  scrivere possibili modelli di governance ? Comunque è positivo tutto questo, sta smuovendo una community sensibile all'innovazione che prima non aveva punti di riferimento regionali in fatto di strategia ! Tutto ciò a qualcosa porterà, indubbiamente.

;)

Jesse Marsh

Jesse Marsh05/08/2013 - 13:04 (aggiornato 05/08/2013 - 13:04)

Ciro:

1. Open Data, l'idea di inserire l'Open Data come condizione nei bandi è ottimo, ci stavamo girando intorno ma non in questo modo così frontale, e potrebbe essere una azione con una certa copertura dall'Agenda Digitale. Lo stesso, due questioni rimarrebbero aperte (necessitando quindi di azioni proprie): a) generare innovazione con i dati - hackathon & Co - e b) promuovere l'analisi del Big Data integrando i vari aspetti (questo potrebbe essere una mini-ambito di ricerca sempre associato all'Agenda Digitale)

2. Database, Cordis va bene ma vive in funzione di creare consorzi per progetti di ricerca, quello che io ho in mente è una cosa più aperta e liquida che non accentri tutto ma collega varie reti già operative. Allora è più una questione di governance politica e sociale che tecnica.

3. Smart City: l'Asse 6 era tutta un'altra cosa, casomai il riferimento può essere ai PIT e iniziative varie di programmazione integrata con una dimensione territoriale. Smart City come azione da fare all'interno della Smart Specialization può benissimo stare, sempre che sia anche bilanciato con una linea simile per le aree interne, infatti aiuterebbe a progettare una azione così se qualcuno tipo Palermo si desse da fare per identificarne le implicazioni. Aiutaci: quanto costerebbe? quali sarebbero le fasi e le modalità? quali i problemi da affrontare in termini sia di contenuti che di gestione?

ciao

Jesse

ciro spataro

ciro spataro05/08/2013 - 14:16

mi piacciono e mi stimolano le tue domande Jesse, ma dovremmo essere in più soggetti a cimentarci nelle risposte, data la complessità delle stesse domande....e per ciò che comportano le risposte  :)

Database - si condivido il collegamento tra le varie reti operative. Allora penso che la comunità che sta prendendo parte attiva alla costruzione della strategia regionale dell'innovazione (noi) dovrebbe cominciare a "mappare" queste reti sin da ora in maniera che diventano punti di riferimento operativi già per il 2014 quando il prossimo Programma sarà operativo. Anzichè mapparle a PO 2014-2020 avviato, no ? Così evitiamo di perdere tempo prezioso dal 2014.

Smart City - come azione da fare all'interno della Smart Specialization

Quanto costerebbe? eh eh ... non ne ho la minima idea. Si dovrebbe spezzettare la costruzione della Smart City in pezzetti più piccoli (tipo i WP dei progetti) e facilmente identificabili come attività e stimarne quindi in maniera più semplice i relativi costi, secondo me. Ma resta un lavoro da team, non da singolo, il confronto su questi aspetti è indispensabile per individuare costi quanto più attendibili/reali. 

Le Fasi e le Modalità? - ecco la Smart City si dovrebbe suddividere almeno inizialmente in: 1) individuazione soggetti attivi e interessati nel territorio, 2) costruzione di regole comuni condivise e indicatori oggettivi per il monitoraggio della Smart City, 3) costruzione delle priorità sulle quali lavorare in comune e degli obiettivi da raggiungere, 4) costruzione delle procedure di lavoro comune [uso delle reti web, uso di database comuni, uso del cloud computing, uso degli open data fornite dalle P.A.], 5) costruzione del sistema di monitoraggio per l'autovalutazione, 6) ...... 7) ........

Problemi da affrontare - e quà ci sta una bell'analisi dei rischi da fare preventivamente, con individuazione di piani di azione in caso i rischi si presentano in corso d'opera. Sicuramente da mettere in conto nei rischi, la gestione (complessa per noi) di reti di lavoro. Anche quà un lavoro di team è essenmziale. 

Penso che già da ora, per questi argomenti concernenti l'ideazione e strutturazione di una Smart City da fare vivere dentro il prossimo Programma 2014-2020 come un vero e proprio Asse, sarebbe utile, se condiviso ampiamente dalla collettività, cominciare a organizzarsi in gruppi di lavoro che si dedicano ad ambiti specifici della Smart City. Quà su questa piattaforma di innovatoripa.it o in qualche altra piattaforma...

ciro spataro

ciro spataro06/08/2013 - 10:29

Sui modelli di "governance" delle smart cities risulta interessante dare un occhiata a qualche documento recente:

Sull'ampia realtà dell'innovazione sociale a livello planetario, come nasce, si gestisce e si alimenta, risulta interessante dare una lettura a 2 pubblicazioni che riportano casi studio concreti:

  •  (della Schwab Foundation for Social Entrepreneurship), dove dalla pagina 51 vengono spiegati 20 casi mondiali di imprese e innovazione sociale. Social enterprises balance a 
    social mission with financial viability and sustainability, existing between the public sector and private markets in both the 
    developed and developing world.
  •  Il , (a cura di: The Young Foundation - The Lab - Nesta Innovating Public Services - Societing), che si propone di offrire un catalogo di strumenti e pratiche per animare processi dell'innovazione sociale =  suggerimenti, idee, proposte, prototipi, organizzazione, diffusione, cambiare i sistemi di riferimento, connettere idee, risorse e persone, metodi di supporto, ....
diana cortese

diana cortese03/08/2013 - 11:46 (aggiornato 03/08/2013 - 11:46)

Ciao Ciro,
Ho letto con interesse le tue proposte. Sarebbe bello se riuscissi a riassumere questi ingredienti che hai selezionato, in una frase per partecipare al concorso di idee. Così potremmo raccogliere i tuoi spunti anche nel canale che la Regione ha predisposto proprio per individuare le idee più condivise.
Ciao
Diana

Jesse Marsh

Jesse Marsh03/08/2013 - 09:29

Caro Ciro,

Grazie del contributo corposo e strutturato. Mi permetto di commentare i tuoi suggerimenti singolarmente e poi come proposta integrata:

1. Creazione di reti. Secondo il modello dei "sistemi di innovazione trans-locali" la partecipazione alle reti extra-isolane alimenta e rafforza la qualità delle reti locali e vice versa. Sempre che l'internazionalizzazione sia in una logica di collaborazione aperta e non di conquistare o farsi conquistare. Come si fa a promuovere questi reti è un'altra questione e credo sia più una questione di trovare nuovi modelli di governance - nuovi ruoli per tutti i soggetti pubblici privati e misti - aperti, trasparenti e liquidi, piuttosto che 'marketing'. Questo diventa un problema serio quando si deve disegnare una strategia regionale: a chi dai i soldi, con quali criteri, con quale garanzie di trasparenza? Siccome nessuno sa la risposta a queste domande, secondo me quello che ci vuole è a) proporre un modello di governance di un programma regionale che sia essa stessa aperta e a rete e b) attivare delle iniziative di natura sperimentali, accompagnate da un forte processo di auto-valutazione e monitoraggio.

2. Open Data e banche di dati. Anche qui penso che la vera questione dell'Open Data sia quella del governance, nel senso di considerare i dati come bene comune e di cercare modelli di gestione coerenti, aperti, trasparenti. Il database che tu dici per il Focus Tematico c'è e continua ad esserci,(per inserire una iniziativa ) ma non è tanto questo il problema, visto che esistono tante mappature che bisogna rendere tra loro interoperabili sia tecnicamente ma sopratutto umanemente. Bisogna evitare la trappola che la regione (o chicchessia) si erige come detentore dell'unico registro dell'innovazione e degli innovatori, può al massimo garantire l'apertura e la trasparenza di un sistema partecipato. In ogni caso, la questione Open Data c'è e penso che sarà affrontato come uno dei pochi elementi del Digital Agenda sul quale si può innescare processi innovativi.

3. Barcamp, eventi, hackathon. D'accordissimo ma di nuovo: chi lo fa e con quale sistema di governance? Facciamo il solito bando che vinto da un gruppo che fa le cose a modo suo? Qui di nuovo c'è una questione di governance ma qui è inutile che sia la Regione a decidere per primo, deve essere la comunità a raccogliere la sfida (rappresentata dalla disponibilità della Regione a promuovere e finanziare tali eventi) e proporre essa stessa dei meccanismi di governance che convincono tutti, capaci di guadagnarsi la fiducia dei veri innovatori che altrimenti se ne scappano a gambe levate.

4. Collegamento tra ricerca e innovatori. Anche qui d'accordissimo, le realtà della ricerca non esistono per diritto divino e tutta l'idea della specializzazione intelligente è di rompere un poco il tavolo consolidato dei soggetti; c'è una nuova enfasi nella programmazione di 'orientamento ai risultati' che già ne scuoterà alcuni, ma quello che ci vuole davvero è un collegamento maggiore con il territorio, non soltanto le comunità più ampie dell'innovazione ma anche le realtà che rappresentano la domanda di innovazione (non la domanda aziendale, la domanda quella vera di persone, enti pubblici, ecc.). Questo è anche una questione politica...

5. Sul PCP d'accordissimo come avrai visto nelle altre discussioni qua dentro. Qui c'è non soltanto da definire bene i processi di attuazione ma anche gli ambiti di pertinenza. Sulla base dell'esperienza recente con il bando MISE/MIUR sul tema, sono convinto che ci vuole anche una azione capillare di animazione e sensibilizzazione della domanda (ossia gli enti locali).

Infine aggiungo una mia proposta. Visto che lavori per il Comune di Palermo, perché non proponi una strategia integrata di innovazione urbana, una specie di Smart City partecipata, che ingloba tutte le tue proposte e diventi una possible asse di intervento? A quel punto si potrebbe avviare anche un dialogo a livello più diretto con le comunità degli innovatori locali per approfondire le idee, i modelli di gestione, ecc.

Spero che tutti questi ragionamenti non vengano persi nel processo di formalizzazione della strategia, certo il processo seguito dalla Regione sino ad ora ha il merito di aprire il dibattito e l'ascolto.

Un caro saluti

Jesse

 

 

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano01/08/2013 - 19:17 (aggiornato 01/08/2013 - 19:17)

Condivido pienamente quanto riportato da Ciro nel suo lancio, con l'unica perplessità scaturente dai miei 60 anni appena fatti:

Quanti altri vorranno condividere una strategia concreta?

Spero di essere solo pessimista, ma, purtroppo, ancor più spesso sono realista.

Buona serata a tutti, Carlo