Whistleblowing in Italia. Facciamo cultura

letto 4021 voltepubblicato il 09/11/2013 - 11:40 nel blog di Massimo Di Rienzo, in ETICA, Integrità, Open Government

Mi occupo di trasparenza e integrità per la Pubblica Amministrazione e ho recentemente partecipato, in qualità di docente e per conto di FormezPA, al Corso pilota per i responsabili della prevenzione della corruzione (RPC) delle Amministrazioni regionali e locali, nell'ambito del Progetto “Interventi mirati al contrasto della corruzione nella pubblica amministrazione locale e centrale”.

In questo corso ho trattato le tematiche relative al nuovo istituto del "Whistleblowing" (WB) recentemente (parzialmente) introdotto in Italia dalla legge 190 del 2012 e del ruolo che può giocare nel contrasto e nella prevenzione della corruzione e, in generale, di tutto ciò che mette a repentaglio l'interesse pubblico.

Nel corso dell'esplorazione che ho realizzato per arrivare a fornire elementi utili ai RPC per costruire una strategia credibile e fattibile, ho analizzato in profondità le modalità di attuazione del WB nei Paesi OCSE, anche grazie alla ricchissima letteratura tecnico-scientifica e alla reportistica che sia le organizzazioni internazionali, sia i singoli Paesi mettono a disposizione.

Sorvolando sulla ovvia e banale considerazione dei gap organizzativi/istituzionali che ci dividono da quelle realtà, ho creduto più utile indirizzare la mia ricerca sugli aspetti culturali e, in particolare, sulle questioni relative ai cosiddetti "" che agiscono come potenti forze e che spingono il potenziale whistleblower (più correttamente, colui che si trova a fronteggiare un evento critico e, cioè, ad essere testimone diretto o indiretto di un atto corruttivo o di un comportamento non etico) a "segnalare" oppure a "ignorare", nella ferma convinzione che le persone (gli uomini e le donne) siano il centro, il motore propulsore (e anche l'unica vera speranza di successo) di ogni seria politica di prevenzione e di promozione della cultura dell'integrità nel settore pubblico.

Si potrebbe pensare (ed è certamente vero) che il timore di ritorsioni sia la forza più potente che spinge ad ignorare. Ma la realtà è, come al solito, assai più complessa e anche attraverso l'utilizzo di un modello esplicativo australiano (Il , di Lisa Ehrich, Neil Cranston & Megan Kimber) abbiamo compreso, noi organizzatori del corso e (speriamo) i RPC, che esistono molteplici variabili legate, ad esempio, alla cultura organizzativa di un determinato contesto e alle dinamiche di potere interne alle micro-organizzazioni che popolano le nostre grandi/piccole amministrazioni, al valore che in un determinato contesto si dà alla tutela dell'interesse pubblico vs. la tutela dell'interesse particolare, al quadro politico (ovviamente) e alla sua capacità di influenzare le scelte dei singoli e molto altro ancora.

Più di ogni altra cosa ci siamo resi conto della scarsa conoscenza dell'istituto e della necessità di agire con una forte iniziativa di informazione/sensibilizzazione non solo e non tanto sulle questioni legate alle procedure (le cosiddette policy) che dovranno essere disegnate nei Piani Triennali e che permetteranno di "segnalare" tutelando la riservatezza del segnalatore, quanto piuttosto sull'accompagnamento al difficile percorso che porta un "potenziale whistleblower" a effettivamente "soffiare nel fischietto" (o a diventare una "sentinella civica" o "vedetta civica", come sembra che in Italia si voglia tradurre questa parola) e, pertanto sul rafforzamento individuale e organizzativo per depotenziare le forze che, invece, spingono verso l'"ignorare".
Quello a cui stiamo pensando, cioè, è una porta di accesso, un servizio di orientamento e di dialogo con i potenziali "whistleblower", un supporto per le PA nazionali e locali e in particolare per la figura del RPC.

Un servizio di assistenza, gestito a livello nazionale, ai potenziali whistleblower, che in particolare, possa mettere a disposizione:

  • casi esemplari di WB che illustrano l'ampia categoria di "minacce" all'interesse pubblico che l'azione di segnalazione può ricomprendere (atti corruttivi, ma anche potenziali frodi e truffe ai danni del sistema sanitario nazionale, sicurezza alimentare, sicurezza sul lavoro, irregolarità finanziarie, ecc.) e che permetta di comprendere le "forze" che si agitano nell'animo dei potenziali whistleblower e delle dinamiche che spingono a segnalare o a ignorare;
  • domande e risposte (FAQ), per fare cultura del WB in Italia, definendo, ad esempio, l'ambito di riferimento del nuovo istituto (il WB non è un "reclamo"), il carattere di tutela dell'interesse pubblico, le modalità di azione;
  • assistenza individualizzata, qualificata e confidenziale. Un gruppo di lavoro specializzato che fornisca accompagnamento ai potenziali whistleblower sia di tipo giuridico-amministrativo, aiutando a decodificare il caso, sia di tipo organizzativo facilitando il percorso di acquisizione di informazioni in merito alle procedure di segnalazione ed ai potenziali effetti sanzionatori, sia di tipo psicologico, se necessario, in particolari situazioni in cui la segnalazione potrebbe determinare azioni di ritorsione sul dipendente che segnala.

Sarebbe anche molto utile mettere a disposizione delle amministrazioni (ad esempio utilizzando già esistenti) una piattaforma tecnologica per permettere ai potenziali informatori qualificati di segnalare (anche in modalità anonima);

Comprendiamo tuttavia che la questione di avere una agenzia nazionale che si occupi di gestire direttamente le segnalazioni non è un'ipotesi attualmente fattibile (anche se desiderabile) perché le scelte politiche contenute nella norma sono state diverse. In Italia si è scelto di agire responsabilizzando il contesto locale. In altri Paesi la gestione delle segnalazioni viene fatta a livello nazionale (ad esempio, negli Stati Uniti "The Office of Special Counsel" () è un'agenzia federale indipendente (tipo FBI) che gestisce le segnalazioni ad un livello molto lontano dal luogo in cui vive e opera il segnalatore, fatto che costituisce una garanzia di terzietà e di tutela della riservatezza assai più efficace.

Non potendo percorrere questa strada, ci auguriamo che l'Italia possa, invece, seguire quantomeno le orme di Paesi che hanno deciso di investire oramai da più di 15 anni in informazione/sensibilizzazione anche in presenza di numeri sulla corruzione decisamente più bassi dei nostri. Un esempio su tutti è Public Concern At Work (PCAW, ), un’organizzazione NON GOVERNATIVA inglese che offre un accompagnamento multicanale a chi ha intenzione di segnalare un pericolo o un comportamento illecito al lavoro. Per la gestione "associata" delle segnalazioni si potrebbe operare ad un livello prototipale per aiutare il legislatore a compiere passi in questa direzione.

Sarebbe comunque necessario, a nostro avviso, aprire una discussione su come essere realmente di supporto a chi si troverà a concepire e gestire le strategie di prevenzione, soprattutto in materie così lontane dagli schemi burocratici/amministrativi (e di pedissequa applicazione della norma) su cui sono abituati a lavorare i nostri RPC. 

5 commenti

Massimo Di Rienzo

Massimo Di Rienzo14/01/2014 - 13:18 (aggiornato 14/01/2014 - 13:18)

aggiorno il post con il link alla proposta di legge sul Whistleblowing fatta dal M5S e da Transparency International, che riprende molte delle questioni poste nell'articolo

giuseppe vella

giuseppe vella05/12/2013 - 09:59

Ciao Fabio,

il progetto globaLeaks è sicuramente molto interessante, non sono un amministratore ma un umile funzionario pubblico, lavoro per Regione Campania.

Prova ad inviare una nota al Presidente Caldoro proponendo una dimostrazione del progetto ed un coinvolgimento dei dipendenti.

Tienimi informato e dai per scontata la mia collaborazione.

saluti

santina greco

santina greco12/11/2013 - 08:48

salve, mi presento sono santina greco, lavoro da 14 anni circa all'urp Asp di palermo, ho letto con grande interesse l'articolo sono interessata alla gestione intelligente dei reclami ed al confronto con altri colleghi buona giornata a presto

 

Fabio Pietrosanti

Fabio Pietrosanti11/11/2013 - 07:30

Massimo, complimenti per l'articolo completo e con una ottima serie di spunti di riflessione!

​Sono Fabio Pietrosanti, del Centro Hermes per la Trasparenza, l'organizzazione che sviluppa il software opensource GlobaLeaks.

​Stiamo attivamente cercando delle pubbliche amministrazioni italiane con cui potere avviare dei progetti di collaborazione al fine di fare crescere il software GlobaLeaks, arrivando a renderlo idoneo all'uso per la compatibilità con la normativa anticorruzione italiana! :-)

​Se qualche amministratore leggendo questo post, volesse contribuire mediante la realizzazione di un progetto di ricerca & sviluppo volto al miglioramento, installazione e deployment di globaleaks all'interno di un programma anticorruzione non esisti a contattarmi! :-)

Fabio Pietrosanti

Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani Digitali​

Massimo Di Rienzo

Massimo Di Rienzo23/11/2013 - 17:06

ciao Fabio,

seguo da tempo con interesse il vostro lavoro. se hai sperimentazioni in corso fammi sapere che le mettiamo in circolo.

E "buon lavoro" che c'è tanto da fare...