Troviamo una definizione di comunicazione pubblica?

letto 4075 voltepubblicato il 13/11/2013 - 10:25 nel blog di Riccardo Riggi, in Comunicazione Pubblica

E' difficile trovare una definizione di "Comunicazione pubblica" condivisa. Spesso, nella letteratura di settore, troviamo riferimenti normativi che dettano quelli che potremmo definire come i compiti essenziali dell'Urp. Trasparenza, carta dei servizi, accesso ai documenti ammininistrativi, partecipazione ai procedimenti amministrativi sono ormai parole di uso comune nella pubblica amministrazione. Non sempre questi termini vengono compresi appieno e, spesso, proliferano anche uffici creati ad hoc per gestire i procedimenti amministrativi che da queste parole traggono legittimazione. Il risultato ultimo è quello di rincorrere un principio di trasparenza dell'operato della P.A. che trova la massima espressione nella forsennata e caotica pubblicazione di dati sul sito web istituzionale. Se rispettiamo gli obbligi di comunicazione, informazione e trasparenza imposti dal legislatore possiamo realmente definirci comunicatori? Siamo legittimati a pensare che l'ente pubblico per il quale lavoriamo sta attivando processi di comunicazione virtuosa?

In assenza di una definizione condivisa di "Comunicazione pubblica" forse si. Nessuno, del resto, potrà accusarci di aver omesso di osservare una norma. Ma sono certo che i cittadini la pensano diversamente.

Leggere sul sito della trasparenza la percentuale di assenza per malattia del personale è sicuramente utile, così come lo è apprendere la retribuzione lorda annua dei dirigenti. Permette di esercitare un controllo attivo sull'operato della P.A. Restano però inevasi gli interrogativi legati ad altri bisogni primari del cittadino. Di cosa si occupa realmente quello specifico ente? Conosco realmente tutti i procedimenti amministrativi che è chiamato a compiere? E' possibile che possa godere di qualche beneficio di cui non immagino l'esistenza e che non ipotizzo di poter richiedere?  

Diamo per scontato che le imprese che offrono beni e servizi in cambio di denaro portino a conoscenza del pubblico la propria attività, le proprie proposte ed il proprio brand  La Pubblica amministrazione "privatizzata" nella quale ormai quasi tutti operiamo, al pari delle imprese, dovrebbe ugualmente portare a conoscenza del pubblico la propria attività, le proprie proposte ed il proprio brand. Del resto anche la P.A. ormai chiede il pagamento di ticket, tasse e contributi per molti dei servizi e, spesso, opera in regime di concorrenza diretta con altri enti pubblici (si pensi a titolo esemplificativo all'Università).

A seguito di una consultazione pubblica internazionale promossa da Prsa in collaborazione con Global Alliance si è inteso definire le pubbliche relazioni nel seguente modo: “Public relations is a strategic communication process that builds mutually beneficial relationships between organizations and their publics”. La comunicazione viene quindi vista come una funzione strategica e di governance da sviluppare con stile manageriale finalizzata a “creare relazioni reciprocamente utili fra le organizzazioni e i loro pubblici” in un’ottica di sostenibilità e di rendicontazione permanente. 

E' dura a dirsi, ma ormai anche la P.A. opera in un regime privatistico e in termini organizzativi e comunicativi, ritengo, non vi siano più grandi differenze. Ma su quali differenze e su come comunicarle la comunità accademica italiana dovrebbe iniziare ad interrogarsi con ritmi un po' più strigenti. Solo se arriveremo ad una definizione condivisa di comunicazione pubblica potremo chiedere al legislatore il riconoscimento contrattuale della professionalità del Comunicatore pubblico da tanto tempo attesa.

5 commenti

Riccardo Riggi

Riccardo Riggi06/12/2013 - 10:46

Non volendo arrendermi, così come ha fatto Wikipedia, lungo il tortuoso cammino per la ricerca di una definizione utile per le attività di comunicazione, vorrei portare alla vostra attenzione un tentativo di Giancarlo Panico che mi sta stimolando a numerose riflessioni:

"La comunicazione è una funzione strategica(1) e di governance(2) finalizzata a creare relazioni reciprocamente utili fra le organizzazioni e i loro pubblici in un'ottica di sostenibilità e di rendicontazione permanente(3)".

Ecco alcune delle mie riflessioni:

(1) E' una funzione strategica in quanto volta a perseguire obiettivi ben definiti. Comunicare tout court credo non abbia senso. Bisogna avere un obiettivo a seguito del quale si potrà scegliere il messaggio, il set di media da utilizzare la sua diffusione e il set di strumenti per misurarne il raggiungimento. Open data, trasparenza, blog, social network se usati in modo scoordinato e slegati da obiettivi ben definiti rischiano di trasformarsi in contenitori di informazioni alle quali in pochissimi hanno interesse ad accedere.

(2) E' una funzione di governance in quanto è per mezzo di essa che la governance, al di là delle sensibilità personali, apprende quali siano le aspettative dei pubblici di riferimento, il grado di condivisione dell'agire dell'organizzazione, ecc... Una conoscenza, questa, fondamentale per tutta l'attività di decision making.

(3) L'indicazione della sostenibilità e della rendicontazione permanente pone l'accento sul fatto che non si comunca per compiacere il vertice politico dell'organizzazione. Tutta l'attività è, infatti, centrata sugli "azionisti" della nostra organizzazione, cioè i cittadini. 

Luca Zanelli

Luca Zanelli25/11/2013 - 22:30

Certamente definire cosa realmente s'intenda per comunicazione pubblica nell'era dei social media è compito appassionante, oltre che difficile, tremendamente difficile, stante la realtà quotidiana in cui si trova a operare la nostra PA. Per offrire uno spunto di discussione e riflessione provo a dire che la comunicazione pubblica è servizio (devo la citazione ad Alessandro Lovari). Possiamo partire da qui?

Laura Manconi

Laura Manconi26/11/2013 - 19:12

Ciao Luca,

proprio perchè è difficile appassiona.. :-)

Siamo daccordo sulla definizione di Lovari e la comunicazione pubblica è servizio? Stiamo parlando di una funzione organizzativa o di una attività composta da altre micro-attività?Riguarda solo la PA?

Persino wikipedia si arrende e se cerchi alla voce corrispondente troverai che si tratta di di un "campo dai confini incerti"...

In realtà, quando parlo di definire penso proprio all'operazione di provare a dire cosa è non in senso teorico o per farci sopra una dissertazione ma per chiarire per primi noi poi verso l'esterno cosa intendiamo per comunicazione pubblica. Partendo dalle parole che usiamo tutti i giorni per connotare il nostro lavoro. E che tutte insieme sono comunicazione pubblica.

Magari scopriamo che l'idea che avevamo è da rivedere perchè qualcosa è davvero cambiato nella comunicazione e che questo cambiamento nasce anche dalla relazione con gli strumenti del web sociale (oltre che con le persone).

Riccardo Riggi

Riccardo Riggi19/11/2013 - 10:48

Ciao Laura,

il mio post ha proprio l'intento di stimolare la riflessione di tutti i componenti della nostra comunità. Che la trasparenza sia un dato fondante della comunicazione e, pertanto, il primo dovere di chi si occupa di Comunicazione pubblica credo sia innegabile. Già nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, elaborata durante la Rivoluzione francese (1789), all'art. 15 si scrive  "La società ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione ad ogni pubblico funzionario". E sono felice di vedere che questa dichiarazione apra l'home page dell'Anac (già Civit).

Nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi, in veste di presidente della Repubblica, ha inviato in occasione dell'inaugurazione della decima edizione del salone dalla Comunicazione pubblica un messaggio contenente la seguente espressione: "La comunicazione pubblica è ormai saldamente riconosciuta tra i doveri dello Stato, è un mezzo strategico, non sussidiario, per conseguire un bene pubblico. Deve essere realizzata con professionalità e senza improvvisazioni".

La trasparenza è fra i principi saldi della professionalità del comunicatore pubblico, ma non credo che sia l'unico dovere. Ritengo, anzi, sia un comportamento consequenziale ad un atteggiamento strategicamente volto alla partecipazione della società nella vita della P.A. Se così non fosse la trasparenza altro non sarebbe che un affastellamento di dati "buttati" on-line. Difficili da comprendere e, mi si consenta, poco utili alle esigenze del cittadino.

Mi chiedo, allora, cosa altro sia necessario aggiungere ai doveri fondamentali del comunicatore. Credo che questo voglia dire definire una professione abbattendo le improvvisazioni nella assoluta consapevolezza che siano i comunicatori pubblici i primi innovatori della pubblica amministrazione. Ciò, ovviamente, citando Alessandro Rovinetti (che è stato mio docente di Comunicazione pubblica all'Università di Catania) "se per innovatore si intende colui che utilizza la tecnologia, l'informazione e la semplificazione amministrativa per migliorare la qualità dei servizi e il rapporto con i cittadini".

Da parte mia c'è massimo impegno per il concepimento di una definizione teorica di Comunicazione pubblica entro i confini della quale costruire l'impalcatura sulla quale ritengo debba muoversi un operatore della comunicazione. Lo faccio per passione, poiché da sempre attento ai temi della comunicazione. Lo faccio per necessità, poichè comunicatore in una pubblica amministrazione. Sono sinceramente felice che innovatoripa ci dia l'opportunità di confrontarci anche su temi che ero solito dibattere in remote e quasi solitarie occasioni di confronto fra appassionati.

Laura Manconi

Laura Manconi18/11/2013 - 19:25

Ciao Riccardo,

leggendo il tuo post mi vengono in mente due cose: la prima che capire di "cosa parliamo quando parliamo di comunicazione pubblica" è sempre stato importante ma lo è ancora di più ora che, come giustamente osservi tu, si è tentati di declinarlo esclusivamente in relazione agli adempimenti normativi ad esso collegati.

Vogliamo provare a farlo? Esistono dei glossari, dei dizionari dei termini della comunicazione dai quali partire per arrivare ad una definizione condivisa non solo di cosa è comunicazione pubblica ma anche delle voci che la connotano in quanto tale. Abbiamo uno spazio qui, dove farlo, le persone e le risorse per provarci.

La seconda è sul nesso tra comunicazione pubblica, trasparenza e customer satisfaction: la trasparenza ha tanto più valore quanto più risponde a domande reali di conoscenza e informazione da parte dei cittadini. E per migliorarla e rendere effettiva, oltre al rispetto degli obblighi di legge, occorre chiedere ai beneficiari finali di una amministrazione più trasparente (tutti noi, cittadini), cosa ne pensano, come valutano la tipologia e la qualità dei contenuti pubblicati, il come e il dove sono pubblicati, le modalità con le quali sono resi disponibili. Si sta facendo ora, nelle amministrazioni impegnate nella redazione dei programmi triennali trasparenza, serve continuare a farlo, in maniera sistematica così come si valuta la qualità dei servizi erogati, ascoltando i cittadini. Può essere questo un altro degli ambiti di attività dei comunicatori dal quale arrivare ad un pieno riconoscimento del ruolo?

Laura