Una scuola tecnologica ed inclusiva

letto 1016 voltepubblicato il 10/12/2013 - 09:50 nel blog di Rosangela Muscetta

ROMA, 10 DICEMBRE 2013 – Le persone affette da Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e Bisogni Educativi Specifici (BES) presentano numerose difficoltà nel loro percorso scolastico con effetti che, se non diagnosticati tempestivamente e non affrontati nel modo più adeguato, possono causare scarsa fiducia in sé stessi e bassa motivazione, fino a determinare situazioni critiche a livello psicologico.

Ecco perché diventa essenziale evitare in tutti i modi che l’esperienza scolastica venga vissuta negativamente, cercando di riconoscere precocemente i campanelli di allarme per poter intervenire al più presto. Oramai negli ultimi tempi la presenza in classe di alunni con DSA/BES non dovrebbe quasi più trovare impreparati insegnanti e famiglie, tuttavia restano ancora molti aspetti da approfondire. Ciò che diventa particolarmente necessaria è l’introduzione nella quotidianità scolastica, ora per ora, disciplina per disciplina, di adeguamenti metodologici efficaci che sono possibili solo laddove operano persone in possesso di un’adeguata formazione e di una solida cultura a cui attingere con padronanza. Molto importante è sicuramente l’apprendimento delle lingue straniere, come ribadito fortemente dal Consiglio di Lisbona nel 2002, poiché è ormai acquisito quanto il plurilinguismo favorisca la plasticità nel processo di costruzione della conoscenza. Tali processi però costituiscono una delle maggiori difficoltà che possono incontrare gli studenti con DSA.

Le nuove tecnologie sono senz’altro di aiuto, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo di strumenti compensativi. L’uso della LIM, come il Tablet o l’e-book, con la presentazione grafica dell’informazione è di sicura efficacia, ma gli strumenti compensativi e dispensativi oramai riconosciuti anche per legge, non sono esaustivi e non si risolve tutto così. Particolare importanza riveste l’ambiente di apprendimento che si crea e le qualità personali dell’insegnante, quali la flessibilità, l’entusiasmi, la motivazione. Non è infatti sufficiente che l’insegnante sia solo dotto di competenze e conoscenze didattiche e linguistiche. Inoltre, è opportuno parlare di approccio metodologico, anziché di metodo, prendendo quanto di buono e valido ciascun metodo possa offrire. Un insegnamento efficace deve perciò essere a sua volta flessibile non rigidamente legato ad un metodo, ma riferito ad un’ampia gamma di metodologie (activity-based approach, audiovisual aids, storytelling, task-base approach, Total Physical Response, ecc.) di cui utilizzare le tecniche e strumenti da adattare alle esigenze e situazioni didattiche che si presentano, ai differenti stili e ritmi di apprendimento e, naturalmente, ai differenti contesti di riferimento.

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