Glasgow, l’Open Government a misura di cittadino

letto 2094 voltepubblicato il 19/12/2013 - 15:14 nel blog di Gianfranco Andriola, in Open Government

Da quando ha cominciato ad affermarsi l’idea che un governo democratico contemporaneo, per definirsi davvero tale, debba avviarsi verso un processo di “apertura”, diventando piattaforma di incontro per gli interessi dei cittadini delle imprese e della società civile, i Paesi anglosassoni hanno dimostrato di avere riflessi più pronti degli altri. Gli Stati Uniti di Obama prima, e il Regno Unito di David Cameron poi, si sono fatti promotori di iniziative, sia di portata nazionale che internazionale (come l’ e l’ultimo ) che sono ormai diventati modelli conclamati di progettazione e sviluppo delle policy. Eppure, fin ora, le pratiche di open government hanno riguardato in maniera quasi esclusiva i governi centrali faticando ad affermarsi in maniera strutturata a livello locale.

 

Glasgow Future City

Con un post dal titolo piuttosto esplicito “” la città di Glasgow lo scorso giugno ha dato il via al progetto inizio di un percorso di applicazione dei principi dell’open governmet su scala urbana. L’idea è di rilanciare il concetto di “Smart City” – il lato smart, in questa logica, è visto come l’infrastruttura tecnologica abilitante – associando all’intelligenza della città i concetti di apertura come elemento culturale e di dialogo con la comunità come guida per il disegno e per l’attuazione della politiche urbane.

 

Glasgow Open Manifesto

I tre princìpi che daranno forma a questa iniziativa vengono esposti dal City Council della citta scozzese in un Manifesto ( [link al pdf]) incentrato su:

  • Open Data, in linea con il G8 Open Data Charter (adottata anche dal Governo italiano) i dati della città di Glasgow vengono esposti in formato aperto per migliorare l’accountability delle istituzioni, l’efficienza della pubblica amministrazione e per favorire lo sviluppo economico della città. Andando a guardare sul portale dei dati aperti si nota sin dalla home page come il fine principale sia l’engagemnt dei cittadini “attraverso” i dati: subito dopo il motore di ricerca e le categorizzazioni tematiche dei dataset trova spazio la sezione “Data stories” dove la redazione del portale racconta i dati più significativi esposti attraverso un perfetto esempio di data storytelling. Glasgow ha scelto come software per la catalogazione e l’esposizione dei dati e, sin da subito, ha implementato il modulo di che permette agli open geo data catalogati di essere cercati attraverso la mappa della città ( un esempio di una ricerca fatta sul centro urbano), quasi a voler rimarcare la forte caratterizzazione territoriale di questa iniziativa. La quantità, la qualità e il volume dei dati rilasciati dal Comune di Glasgow è assolutamente degno di nota, al punto da suscitare l’interesse della Open Knowledge Foundation School of data che ha dedicato un su uno dei dataset (Elenco delle società con sede in Glasgow) esposti dal sul data store della città scozzese.
  • Engagement, la collaborazione e il coinvolgimento dei cittadini deve avvenire – secondo il Comune di Glasgow – sulla base dei bisogni reali dei cittadini, più verso una logica di necessità degli utenti che verso l’adempimento normativo. In questo senso l’idea, tanto esplicita quanto originale, è di fare meno: Do less. O meglio concentrarsi su quelle attività che il governo della città è effettivamente chiamato a fare, liberando dati in formato aperto ed API per permettere a chi, al di fuori della pubblica amministrazione abbia conoscenze (knowledge) e competenze tecniche di offrire servizi innovativi attraverso il riuso. Nello scorso ottobre si è svolto il secondo di Glasgow, dove i delegati del Comune hanno lavorato fianco a fianco con i civil hackers per indirizzare le energie del territorio verso le esigenze degli utenti, al motto di “It’s all about users”.
  • Information Management, attraverso l’Open Manifesto la Città incoraggia tutti gli attori presenti sul territorio a condividere le informazioni, siano essi soggetti pubblici, privati, del modo accademico, volontari e, più in generale, i cittadini di tutta Glasgow. Il compito dell’amministrazione sarà quello di validare tutti i dati che arriveranno e collocarli, a seconda della natura delle informazioni, sul portale open data, sul geo portale o sulla City Dashboard di prossima pubblicazione. In questo senso il ruolo che la pubblica amministrazione disegna per sé in una strategia di open governemnt data, sembra somigliare a quello di un editore, che oltre ad essere impegnato sulla produzione dei propri contenuti si assume anche il compito di curare i contenuti che arrivano da altre fonti, con l’obiettivo offrire agli utenti finali una visione certificata e armonizzata della propria offerta informativa.

Per quanto il progetto Glasgow Future City sia ancora acerbo sotto molti punti di vista, sembra che nel disegno di questa iniziativa la città scozzese abbia trovato la giusta misura per declinare quegli stessi principi di trasparenza, partecipazione e collaborazione - che fin ora hanno caratterizzato quasi esclusivamente iniziative a open government carattere nazionale - su scala urbana. Ed è proprio partendo da questo di prospettiva che possono nascere riflessioni interessanti per favorire la replicabilità di questa iniziativa anche in altre realtà urbane.

 

La dimensione ideale per open government

Soprattutto grazie a iniziative internazionali come OGP e G8, già citate all’inizio di questo post, le politiche di open government stanno iniziando a diventare parte delle agende dei Governi e, insieme, strumento operativo nella mani della società civile per abilitare alla collaborazione attiva, alla definizione congiunta degli obiettivi e al monitoraggio civico della iniziative. L’incontro tra le principali organizzazioni rappresentanti della società civile e i rappresentanti della pubblica amministrazione che si è volto a Roma il 4 luglio scorso, proprio sotto il cappello dell’, può essere considerato un perfetto esempio di come gli elementi di confronto e collaborazione, proprie dell’open government, non possano che diventare sempre più frequenti. Riportare queste stesse dinamiche su scala urbana, proprio come ha fatto la città di Glasgow attraverso il progetto Future City, potrebbe rappresentare il vantaggio strategico per ameno tre buone regioni:

  • Big Issues. Le città intelligenti producono informazioni e sono destinate e produrne sempre di più. I cittadini vivono le città attraverso le informazioni e sempre più saranno portati a farlo. In questo scenario spetta alla pubblica amministrazione il compito di essere piattaforma di incrocio tra domanda e offerta. Nello svolgere questa nuova funzione i comuni hanno il vantaggio della prossimità alla comunità degli utenti (sussidiarietà), ai loro bisogni quotidiani, alle loro necessità. Le amministrazioni comunali hanno cioè il polso per individuare le questioni più sentite dalla cittadinanza su cui far convergere l’interesse degli sviluppatori per offrire di servizi innovativi. Il City Council di New York City affronta, nell’ambito del concorso di idee New York BisApps questo suo ruolo di catalizzatore di domanda e offerta attraverso le “”, cioè una selezione dei problemi che interessano i residenti, i visitatori e le imprese a cui gli sviluppatori possono porre rimedio sviluppando soluzioni ad hoc forti del fatto che quelle questioni sono già state selezionate dalla PA e alleggerendosi quindi del lavoro di individuazione dei problemi degli utenti.
  • Vincere le asimmetrie informative. Una città che oltre ad essere smart vuole anche essere open deve dare modo ai cittadini di diventare parte dell’ecosistema della produzione dei dati. Rilanciare sul contributo diretto degli utenti al patrimonio informativo della Città può diventare il modo migliore per vincere le asimmetrie informative che per forza di cose si vanno a creare tra amministrazione e territorio. E’ interessante il recente esempio realizzato dalla città di Matera con il dataset “”, che permette a chiunque di aggiornare un Google Docs con gli eventi previsti per il mese di dicembre, che a sua volta diventa contestualmente un dataset CSV del catalogo open data della città.
  • Città metropolitane. Oltre che a proporre i così detti “Collegi delle autonomie” a cui spetterebbero le competenze su pianificazione, ambiente, territorio e trasporto locale, il recente (link al pdf) sembra rafforzare il ruolo delle Città Metropolitane come strumento amministrativo intermedio finora poco valorizzato nell’ordinamento degli enti locali territoriali italiani. Esperienze come quella condotta da Glasgow dimostrano come ci siano nuove funzioni e nuove competenze da contemplare nel disegno organizzativo degli enti territoriali, funzioni che potrebbero rilanciare e attualizzare il ruolo che le Città metropolitane saranno chiamate ad assumere nei prossimi anni.