Workshop R-Innovare i servizi per il lavoro - Panel open data tra doveri e opportunità

letto 3192 voltepubblicato il 19/12/2013 - 20:07 nel blog di Giuliana Ruiu, in Servizi innovativi per il lavoro, Open Government

Prosegue col panel open data il racconto del workshop , organizzato da Formez PA per parlare di come i servizi per il lavoro si stiano aprendo all'innovazione e con quali velocità.   e il racconto degli altri panel proposti: e .

Nel panel "open data: tra doveri e opportunità" si sono messi a confronto rappresentanti di amministrazioni produttrici - o potenziali produttrici - di dati aperti diversamente "labour market intensive". Anna Cavallo Regione Piemonte/CSI, amministrazione apripista nell’apertura dei dati e recente startup col portale tematico “i numeri del lavoro”; Emanuele Geri (, Comune di Firenze), che ha mostrato le potenzialità del servizio di georeferenziazione dei dati fiorentini su Google earth; Sara Frau (), con la recente apertura di set di dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Oristano, Filippo D'angelo (), con un focus sul percorso di apertura realizzato dall’INPS e sul riuso di una filiera di dati che copre tutte le stagioni occupazionali, e Stefania Dini, Provincia di Pisa, che ha fornito il punto di vista dei Centri per l’Impiego.

Tutte le iniziative raccontano realtà aperte e produttrici di valore, spostando il baricentro del dibattito dall'open data al tema della "labour market intelligence", in cui i dati sono anche strumento di innovazione sociale e offrono a tutti opportunità di previsioni e decisioni basate su evidenze informate.

La sfida più urgente riguarda la qualità dei dati sul mercato del lavoro e la loro condivisione, prima ancora della loro apertura e diffusione. Era ed è necessario avere informazioni sempre aggiornate, con un buon grado di disaggregazione, fondamentali per analizzare le diverse realtà e segmentazioni territoriali.

Ridurre la duplicazione delle fonti e definire ontologie condivise è un'altra priorità per tutti, insieme alla riduzione degli sforzi connessi con la raccolta dei dati. Altra priorità discussa è il “data divide”, forse superabile attraverso la lenta rivoluzione culturale promossa dagli agenti del cambiamento che operano all'interno di tutte le organizzazioni e ad ogni livello amministrativo.

Un percorso che, stando alle esperienze raccontate, parte dalla conoscenza dei benefici, prima che degli obblighi, per le persone e per le organizzazioni. Lo confermano le esperienze di open data più mature, in cui l'attenzione si sposta spontaneamente dal tema dell'adempimento a quello del "prodotto" (o meglio, del servizio) open data: quale posizionamento e promozione per i dati sul lavoro, quali target e quale distribuzione, senza escludere una riflessione sulla variabile prezzo per i servizi ad alto valore aggiunto.

Infine, abbiamo discusso di Osservatori sul Mercato del Lavoro, nati come supporto decisionale e programmatico per chi definisce le politiche e che, con una regia comune, potrebbero aiutare tutte le forze in gioco ad indirizzarsi su binari corrispondenti alle reali esigenze del mercato del lavoro.

Ci piacerebbe continuare a parlarne qui su Innovatori PA.

Fabio Di Spigno e Giuliana Ruiu