Inferni quotidiani e decision makers

letto 1201 voltepubblicato il 26/01/2014 - 17:36 nel blog di Emilio Simonetti, in Qualità Web PA

I piccoli inferni quotidiani degli utenti dei 30 mila siti web delle PA italiane, che ogni giorno si collegano e soffrono per layout e download iatrogeni, dovrebbero essere adeguatamente presenti al decisore pubblico. Nel diagramma mentale di riferimento degli addetti, le linee dei valori negativi che tendono al buco nero della situazione italiana sono quelle dell’agenda digitale, della cultura digitale, dell’e-gov, degli open data. Ed è vero: questi sono buchi neri, purtroppo, nello scenario italiano. Ma quello di una vera governance dei siti web (di cui la cultura dell’usabilità dovrebbe essere cardine) che non è ancora stata sufficientemente elaborata nelle politiche governative, può essere considerato il buco più nero dei buchi neri, quello in cui, come dire, collassano tutti gli altri.

Era il pensiero che ha accompagnato il mio breve intervento all’incontro che si è tenuto qualche giorno fa al DFP promosso per raccogliere idee per la programmazione di azioni a cui destinare fondi europei. E’ vero qualcosa si muove intorno all’azione del GLU (Gruppo di Lavoro per l’Usabilità) nella direzione concreta del supporto alla diffusione del know-how dell’usabilità e certamente si muoverà nei prossimi giorni con iniziative del progetto WikiPA. Ma la sensazione è che l’emergenza dei piccoli inferni quotidiani (di cui i 600 servizi on line ne sono il “fuoco”)  non sia ancora adeguatamente percepita dal decision maker.

La domanda che ho posto: esistono davvero dei dati pubblicati, disponibili, aperti, trasparenti, se non sono percepibili, trovabili, comprensibili (i.e. usabili)?, ha trovato eco in una pur legittima necessità di diffusione, armonizzazione e integrazione degli stessi. Personalmente però mi è sembrato utile sottolineare che tra l’output dei dati aperti e il loro outcome, c’è la barriera del digital divide cognitivo causato dall'usabilità negativa, che spiega perché non sempre il primo si traduce nel secondo. 

Ritengo che se non prima del, almeno accanto al, problema della diffusione, armonizzazione, integrazione, dei dati aperti delle PA italiane e dello sviluppo della cultura digitale – necessità queste da tutti legittimamente avvertite -, occorrerebbe parlare di criteri di progettazione dei contenuti web (nei quali gli open data come molte altri aspetti dei servizi on line e della trasparenza ricadono); di architettura dell’informazione; di quanto incida la user experience nella cultura dei redattori che producono e aggiornano contenuti editoriali; di quanto le loro skills prevedano competenze di testing  e valutazione euristica.  E analogo altro.

La mia perplessità per la debolezza di una politica dell’usabilità in Italia, al di là dei dati e dei tecnicismi del caso, può essere espressa da questa semplice domanda (retorica): il decision maker italiano ha presente i piccoli inferni quotidiani degli utenti dei siti web della PA italiane? 

Postilla ottativa: Ah, come sarebbe utile una bella infografica web-esistenziale che potesse quantificare le pene degli utenti per prossimità al fuoco infernale! Ci sarà mai qualcuno in grado di disegnarla e allegarla ad un documento pubblico di programmazione?