Il mercato del lavoro e le giuste conoscenze e competenze

letto 2965 voltepubblicato il 18/02/2014 - 12:22 nel blog di Cosimo Martella, in Servizi innovativi per il lavoro, Servizi per l'Impiego

Si segnala il rapporto McKinsey 2013 “Il viaggio tempestoso dell’Europa, dall’educazione all’occupazione”, recentemente presentato a Bruxelles.

Nonostante che in Italia la disoccupazione giovanile sia a livelli record, da quanto riportato nel suddetto rapporto, il 47 per cento delle aziende italiane ha difficoltà nel trovare figure in possesso delle competenze da loro ricercate. Sembrerebbe che il principale problema sia l’assenza di un punto di contatto tra domanda e offerta di lavoro. E’ veramente questo il principale ostacolo che non consente ai datori di lavoro di trovare le skill richieste e a chi le ha di non avere modi per farsi scovare?

E’ vero che in un mercato del lavoro in continua evoluzione una buona formazione può sfociare in una buona occupazione, diventa invece poco credibile che con una platea immensa di disoccupati le aziende stentano a trovare le figure a loro indispensabili. C’è chi sostiene che i giovani non possiedono abilità per lavorare che tra le capacità maggiormente ricercate dai datori di lavoro spiccano quelle pratiche, grandi sconosciute all’universo dei laureati. Allora è lecito porsi la domanda se la colpa è di chi frequenta la scuola, studiando e preparandosi per il proprio futuro o è di chi invece è chiamato a gestire il mondo dell’istruzione e della formazione professionale?

Nell’epoca in cui viviamo, con le decine di migliaia di aziende che chiudono ogni anno e lasciano a casa centinaia di migliaia di lavoratori, credo sia molto riduttivo pensare che il problema della disoccupazione si possa risolvere aumentando i punti di contatto tra domanda e offerta di lavoro.

Le nuove professioni senz’altro creano occasioni di lavoro ma non sono certamente in grado, da sole, di curare la malattia della disoccupazione. Inserirsi nel tessuto produttivo è diventato talmente difficile che i giovani (e non solo) percepiscono il mercato del lavoro Italiano come un buco nero, una trappola, e non come un mondo di opportunità quale invece dovrebbe essere.

Per saperne di più:

3 commenti

Pietro Contaldi

Pietro Contaldi27/02/2014 - 18:17 (aggiornato 27/02/2014 - 18:17)

Il mercato del lavoro non partirà mai se non si interviene in modo drastico sulle spese da sostenere per un'impresa. E' inutile fare giri di parole , la tassazione elevata del costo del lavoro è la prima causa, secondo elemento è quello delle tasse locali, un giovane imprenditore per avviare un'attività deve sostenere e anticipare enormi spese, senza considerare la burocrazia degli enti locali che certamente non viene incontro ai nuovi imprenditori . Ogni giorno di ritardo, ogni mese che passa, l'imprenditore deve anticipare tantissime spese che poi si ripercuotono sulla fiunzionalità dell'impresa stessa . Se non riusciamo a capire e considerare che l'impresa è un'organizzazione che genere " ricchiezza" non usciamo mai dal ghetto del disagio sociale e della scure della disoccupazione.

Cosimo Martella

Cosimo Martella28/02/2014 - 09:28 (aggiornato 28/02/2014 - 09:28)

E’ indiscutibile che sono tantissime le cause che hanno portato ad avere tanti disoccupati (crisi economica, burocrazia, tasse, globalizzazione, cuneo fiscale, incentivi mal distribuiti, riforme del mercato del lavoro fatte male o fatte  fuori tempo massimo, ecc.). Il mercato del lavoro è una locomotiva che viaggia velocemente e che non si ferma mai,  pertanto rimane difficile sia salirci sopra che restarci. Per restarci bisogna tenersi ben stretti altrimenti si rischia di essere sbalzati fuori. Tenersi ben stretti vuol significare che bisogna aggiornarsi continuamente ( formazione continua che in Italia non è mai decollata).La conoscenza è potere, il sapere ti consente di poter fare, occorre senz’altro che mondo del lavoro e mondo della formazione collaborino strettamente.

Come ho già scritto in altri articoli del mio blog, la porta d’ingresso del mercato del lavoro si è fatta talmente stretta che occorrerà tantissimo tempo (anni) affinché la marea dei disoccupati vi ci possa passare.

Tutti gli attori che, a vario titolo, si interessano del mercato del lavoro, dovranno fare rete, e dovranno loro, ora, fare tanto lavoro per poter creare lavoro.

Leggi quanto riportato ai seguenti link:

 

 

 

 

Cosimo Martella

Cosimo Martella25/02/2014 - 11:28

C’è chi sostiene che nel mercato del lavoro italiano esistono tante opportunità che i giovani non riescono a cogliere oppure, che il mercato richiede conoscenze e competenze che questi non hanno.

Considerati i dati  sulla disoccupazione giovanile italiana (oltre il 40%) e considerato inoltre che  mercati del lavoro non nazionali riescono ad assorbire alcuni dei nostri giovani, viene da pensare che forse se il lavoro manca, nel nostro mercato,  non tutte le colpe sono da attribuire ai giovani.

Si segnala l’articolo “ Se il lavoro manca giovani e flessibilità non c’entrano “

di Andrea Gatti Casati e Giulia Tolve, al seguente link: