Io ne ho visti di #opendata che voi sviluppatori non osereste neanche immaginare ...

letto 3397 voltepubblicato il 07/03/2014 - 22:56 nel blog di ciro spataro, in Open Government

 

"Io ne ho visti di open data che voi sviluppatori non osereste neanche immaginare,
file pdf arrivare al webmaster per la pubblicazione nel portale dati aperti,
e ho visto i file di fogli elettronici balenare alla mia vista con le celle unite,
ma ora tutto ciò è andato come il fax nella ,
è tempo di linked data"

Potrebbe iniziare in stile Blade Runner  il mio contributo allo sviluppo per gli open data. Keep calm, starò con i piedi, le ginocchia e i gomiti per terra.

Chi lavora da decenni dentro una Pubblica Amministrazione ed è contemporaneamente sensibile agli open data e alla comunicazione/trasparenza dell'azione amministrativa pubblica, ha compreso bene che il processo di produzione-gestione-pubblicazione-riuso dei set di dati aperti non può essere "migliorato" solo ed esclusivamente dall'aderire alle utili .
Le linee guida nazionali spiegano eccellentemente come si devono organizzare internamente le PA italiane per fare open data, in quali formati devono essere pubblicati i set di dati, ecc.
Al di la delle indicazioni operative delle utili Linee Guida nazionali ho compreso che fare "bene" open data, farlo nei giusti formati aperti e soprattutto farli in tempo reale mentre sto lavorando, comporta, per la PA, il dotarsi di adeguati applicativi gestionali online, e non onsite, tali da generare "automaticamente" set di open data (georeferenziati) come processo di output del lavoro quotidiano svolto. Ecco, in questo caso l'applicativo gestionale usato quotidianamente può generare file csv, xml, ecc. Gli open data visti come web service di dati usabili (machine readable) e aggiornati e non come file statici e storicizzati da scaricare da un portale.

Cosa succede invece oggi nella maggior parte dei casi ? 
Tantissimi dipendenti pubblici utilizzano applicativi proprietari noti universalmente e installati onsite, con il risultato che poi, per pubblicare set di dati aperti nei portali istituzionali open data, i file prodotti con tali applicativi (per lo più editor di testo e fogli elettronici con unione di celle) non sono affatto idonei e non si prestano alle finalità di riuso dei dati, proprio quei dati che la comunità degli sviluppatori vorrebbero dare in pasto ai loro software per creare applicazioni e servizi web utili alla collettività.
Nell'attesa che tutti gli enti locali si dotino di applicativi gestionali in grado di generare e pubblicare automitacamente set di dati aperti, inoltre, vi siete chiesti (voi esperti degli open data e sviluppatori) quanti dipendenti pubblici ad oggi conoscono, esempio, il formato xml, csv ? E' arrivato il tempo di domandarselo se vogliamo far diventare gli open data il motore di nuovi servizi e nuova sana economia.
E poi, a questi dipendenti pubblici che devono svolgere il loro lavoro quotidiano, che per la maggior parte consiste nell'editare testo, cosa potrebbe importare del formato csv, molti di loro nemmeno sanno cosa significa "comma separated value" semplicemente perchè nessuno mai  glielo ha spiegato. Quindi fino a quando gli esperti open data e gli sviluppatori continueranno a parlare una lingua sconosciuta alla gran parte dei dipendenti pubblici, gli open data saranno solo un fenomeno di una ristretta nicchia, altro che generare servizi innovativi ed economia, solo qualche "appuccia" con info statiche, roba da far ridere a crepapelle 

Ho avuto modo di verificare che a Palermo agli open data days (2013 e 2014) il 90% dei partecipanti erano addetti agli open data, nel senso di sviluppatori o webmaster o rappresentanti di softwarehouse e cittadini civic hackers già formati autonomamente sull'argomento. Gli eventi sugli open data oggi attirano l'attenzione degli addetti, e non i cittadini comuni che potrebbero fruire proprio dei servizi web e applicazioni generate dagli open data.
Si deve comprendere come accellerare il processo (processo valido ed efficace) di proliferazione di open data usabili, correlati a info dinamiche aggiornate in tempo reale, allargando il tema della produzione/pubblicazione dei dati aperti all'ampia cerchia dei dipendenti pubblici, dando loro gli strumenti facili da usare. Oggi questi strumenti abilitanti alla produzione/pubblicazione di open data sono scarsi e rari nel territorio nazionale, infatti nel , quando in Italia esistono migliaia di comuni medi e piccoli che rappresentano la diffusa rete degli enti locali che erogano i principali servizi a cittadini e imprese.

Allora?
Ritengo, personalmente, che il problema fondamentale per generare set di dati aperti qualitativamente utili al riuso e correlati a info aggiornate in tempo reale è prima di tutto di natura software user friendly, cioè a portata di qualsiasi dipendente pubblico senza particolari formazioni specificche sugli open data!
Faccio un esempio: nei numerosi comuni italiani vari dipendenti sono quotidianamente impegnati a produrre atti amministrativi e tecnici quali determinazioni, deliberazioni, ordinanze, rilascio autorizzazioni pass e certificazioni varie, progetti preliminari/definitivi/esecutivi, ecc, quindi l'utilizzo di applicativi gestionali specifici in grado di espletare l'istruttoria fino alla definizione dell'atto pubblico porterebbe contemporaneamente ed in maniera automatica alla generazione/pubblicazione di dati in formato aperto sul portale web istituzionale, nell'area open data. Il dipendente così avrà svolto il suo lavoro routinario, ma non avrà impiegato uletriore tempo alla generazione di file in formato aperto. Questa sarebbe la soluzione ideale.
Immagino dei "requisiti minimi" che a livello nazionale, con una regia centrale, dovrebbero essere stabiliti, fissati e imposti agli enti pubblici, per adattare gli applicativi oggi in uso quotidianamente nelle migliaia di PA. Se oggi uso un applicativo installato onsite sul pc e quindi salvo il file nel mio terminale, il problema permane perchè sono isolato da un sistema informatico di generazione/pubblicazione automatico di open data. Quindi le milioni di stanze della PA dovrebbero utilizzare applicativi gestionali online ed ogni PA (soprattutto quelle di grandi dimensioni) dovrebbe dotarsi di applicativi tali da permettere l'interscambio totale di dati tra un settore e un altro (ambiente, cultura, tributi, statistica, attività produttive, mobilità,..) permettendo a qualsiasi impiegato di fare data entry e data visualisation con adeguate scale di gerarchizzazione in base ai compiti, ma senza escludere alcun dipendente dalle 2 procedure. 

Ipotesi 1) Unica piattaforma digitale abilitante nazionale open source.
Si potrebbe pensare ad un unica piattaforma digitale abilitante nazionale ed open source da usare per tutte le migliaia di PA, si otterrebbe la generazione di un processo di perfetta omogeneizzazione e standardizzazione dei dati, con la conseguenza di generare Linked data in maniera eccellente. Certo questo comporterebbe stravolgimenti di assetti localmente consolidati e impiego di tempo notevole, almeno in Italia, ma lo vedo come un reale fabbisogno di innovazione dell'intera PA e chissà se la procedura degli appalti pre commerciali (già usata) non potrebbe contribuire a soddisfare tale fabbisogno unendo il mondo della ricerca industriale a quello della PA.

Ipotesi 2) Fissare set minimi di criteri per gli applicativi gestionali usati ad oggi dalla PA.
Fissare un set minimo di criteri nazionali ai quali tutti gli applicativi oggi usati dalle PA devono adeguarsi potrebbe rappresentare un altro scenario operativo per la standardizzazione del processo di generazione del dato aperto nel pieno rispetto della diversità dei sistemi informatici usati nelle migliaia di enti pubblici.

Il fattor comune alle 2 diverse ipotesi dovrebbe essere, a mio modo di vedere, la possibilità di far generare e pubblicare agli applicativi usati, set di dati aperti in maniera automatica. Solo in questi modi si possono diffondere capillarmente nel territorio gli open data, e si può alimentare, come conseguenza positiva, un sano mercato di servizi innovativi che proprio dell'uso/riuso degli open data si nutrono.
Gli applicativi gestionali della PA pensati al nascere come servizi web:  nel momento in cui concludo la mia procedura operativa quotidiana nel mio terminale, viene aggiornato un set di dati aperti fruibile online da chiunque, con il solo oscuramento automatico dei dati sensibili che afferiscono al mondo della privacy degli individui.
Insomma un inizio per agevolare l'attuazione concreta dell'agenda digitale.

Diversamente coesisteranno, come oggi avviene, innumerevoli applicativi con diverse architetture software che continueranno a comportare la produzione di open data come un lavoro ulteriore rispetto a quello che quotidianamente ogni dipendente deve svolgere per le mansioni che riveste.
Si possono formare i dipendenti sui dati aperti, nominare team, responsabili open data e responsabili tematici, ecc. come previsto dalle preziose Linee guida nazionali, ma senza l'uso di adeguati applicativi gestionali in chiave estremamente user friendly non si registreranno consistenti ed evidenti miglioramenti nel mondo pubblico degli Open Data.
Spero di avere espresso in maniera chiara un aspetto che ritengo essenziale per la proliferazione dei dati in formato aperto.

Il mio umile appello, Istituto Italiano per gli Open Data, , e altre Organizzazioni competenti in materia, potrebbero lavorare congiuntamente condividendo dei criteri minimi da adottare per i vari software usati oggi dalla PA per le finalità di proliferazione degli open data, in attesa della creazione di una piattaforma digitale abilitante nazionale ad uso di tutti gli enti pubblici, con server dislocati solo a livello regionale. 

Alcune di queste analisi .