NETWORKED CITIZENS: il 2.0 alla prova di cittadinanza

letto 2007 voltepubblicato il 19/03/2014 - 11:31 nel blog di Angela Creta, in Comunicazione Pubblica, Open Government, Qualità Web PA

Sin dalla sua nascita la comunicazione pubblica è rimasta caratterizzata dalla particolare condizione di “multidisciplina in progress”, nonostante gli sforzi - nel corso degli anni - di esponenti delle più diverse discipline, che hanno tentato di tracciare una descrizione univoca identificandone caratteristiche e applicazioni. Questo perché la sfera della comunicazione pubblica mantiene nel tempo, in particolare nel nostro Paese, un’ambiguità di fondo: da una parte, la ricerca della trasparenza dell’azione istituzionale, del servizio al cittadino ha portato ad una  valorizzazione di servizi basati sulla comunicazione, su modalità di ascolto e di partecipazione civica; dall’altra, l’attenzione alla promozione dell’immagine dell’amministrazione, o del vertice politico, ha generato un approccio comunicativo più orientato al marketing, alla tecnica dell’annuncio del nuovo- come ad esempio i processi di innovazione e coinvolgimento dei cittadini- senza che a questo corrisponda, necessariamente, un ritorno reale per il cittadino (Faccioli 2013). È con la che si ha un primo riconoscimento normativo formale del valore strategico della comunicazione pubblica: legittimandola con specifiche strutture (Urp) e distinguendola dalla attività di informazione, con cui si definiscono i flussi di notizie indirizzate al sistema dei media. Nel frattempo un ricco corpus legislativo ha accompagnato il processo di modernizzazione della pubblica amministrazione (PA) fino ai nostri giorni, con parole chiave come trasparenza, ascolto, partecipazione, valutazione e correzione, efficienza, efficacia e semplificazione, innovazione (Faccioli 2000).

Come reagisce la comunicazione pubblica alla prova della digitalizzazione della PA e all’ingresso nel sistema pubblico dei media digitali? Una interessante analisi è quella di Alessandro Lovari nella sua ultima pubblicazione “”. L’autore prende in esame come internet e le piattaforme social del web 2.0 stiano cambiando l’organizzazione delle amministrazioni, l’erogazione dei servizi e le linee di intervento della comunicazione pubblica. Il libro riprende le fasi principali che portano all’affermazione delle tecnologie di rete nella PA - a partire dai primi provvedimenti legislativi degli anni Novanta sino ad arrivare alle norme chiave per la digitalizzazione delle amministrazioni (Codice Amministrazione Digitale, Legge  Stanca, Riforma Brunetta, “Decreto Crescita 2.0”), per poi proseguire con un’attenta riflessione sui cambiamenti che il web 2.0 sta apportando allo scenario della comunicazione pubblica, che prende in considerazione sia la prospettiva della PA sia dei cittadini.

Particolarmente interessante nel volume è l’analisi della PA 2.0, del citizens sourcing e del nuovo modo in cui sempre più numerose amministrazioni stanno rinnovando il fare comunicazione, estendendo il proprio communication mix, attraverso quella che Lovari definisce la “colonizzazione degli spazi del web sociale” (tra i più noti Facebook, Twitter). Il libro evidenzia le nuove funzioni che oggi i social media possono avere per le amministrazioni pubbliche - oltre ad essere nuovi spazi di dialogo, comunicazione e relazionalità - delineandone un nuovo spettro d’uso: comunicazione interna, crisis management, ascolto, customer satisfaction alcuni degli usi innovativi delineati.

Dal punto di vista dei cittadini, invece, i nuovi media sociali offrono l’opportunità di nuove possibilità di dialogo e di scambio con la PA, inneschi di nuove forme di relazionalità e di partecipazione alla vita civica. È attraverso i media sociali, e in particolare i siti di social network, che i cittadini fanno sentire la propria voce, il proprio impegno civico. È in questo contesto che Lovari introduce il concetto di networked citizens, una particolare tipologia di cittadini che si attivano all’interno di frame civici, utilizzando la rete e i media sociali non solo come fonti per reperire informazioni ma anche come strumenti per abilitare nuove forme di relazionalità, partecipazione e public voice nei confronti della PA.

Il volume si conclude con nuovi interrogativi: sono i “media civici” una possibilità per valorizzare i legami sociali e la partecipazione dei cittadini alla costruzione delle politiche pubbliche o si rischia la deriva della  “retorica della trasparenza” che, riprendendo le teorie di, può sostituire e marginalizzare l’esercizio della responsabilità e la tensione verso l’interesse generale? Buona lettura! :-)