Il levante, l’usabilità, e il ponente, l’accessibilità. Stesso orizzonte: il diritto della persona.

letto 1600 voltepubblicato il 11/04/2014 - 15:47 nel blog di Emilio Simonetti, in Qualità Web PA

Non so se l'esperienza di martedì scorso al dello sviluppo economico (MiSE), ricada nel concetto economico di "esternalità positiva", a cui accennerò giovedì prossimo, parlando di test nel sul''usabilità a basso costo (ABC). Certo ricade nel novero del concetto di “esperienza straordinaria”.

Si trattava di una riunione organizzata dal DFP con le PA che hanno utilizzato il protocollo eGLU 1.0. Ci ospitava di accessibilità e usabilità dell’ISCOM e la riunione è stata di quelle che non si possono scordare.

E’ vero, l’eccezionalità si può spiegare con la squisita ospitalità dei colleghi del MiSE. Ma anche con l’interesse che aveva la conoscenza dello schermo “one way” del laboratorio di usabilità che abbiamo visto durante la simulazione di un test. Insieme all’attrezzatura per la registrazione della sessione, spiegataci da Gaudino e Amendola. Se volete, si può anche spiegare con le cose davvero interessanti che sono state dette dai colleghi delle PA presenti nella discussione su alcuni aspetti di metodo.

E tuttavia la vera spiegazione dell’eccezionalità dell’incontro, per la quale sono spinto a parlarne in questo blog, è, sopra ad ogni altra, l’eccezionalità dell’esperienza umana e cognitiva vissuta. La mia e quella degli altri colleghi presenti all’intervento di Paola Alimonti, ingegnere del laboratorio ed esperta di usabilità in collegamento via skype. Eccezionale per  cosa ha detto, vi chiederete. No. Per cosa ha fatto “banalmente”: parlare e svolgere il suo intervento via skype.

Già, perché non l’avevo capito, non potevo capirlo, non si sarebbe capito se qualcosa non avesse detto Giancarlo Gaudino, il responsabile del Laboratorio. L’interfaccia funzionava davvero bene e nessuno ci aveva fatto caso. Dopo l’intervento dell’ingegnere Alimonti , infatti, Gaudino ha accennato al grazie al quale lei, Paola Alimonti, ingegnere esperta di usabilità e persona gravemente disabile, interveniva come una qualsiasi altra collega delle redazioni web presenti alla riunione, usando un puntatore quasi invisibile per governare con il volto una tastiera virtuale.

Ho così realizzato che eravamo lì riuniti per parlare di usabilità, di protocollo, di come svolgere bene i test e quasi ad accapigliarci sul come, e che invece erano in corso due lezioni.

La prima era quella sulle tecnologie assistive, che non si vedono e che per questo funzionano: noi non vedevamo, non ce ne siamo proprio accorti della strumentazione che rendeva possibile alla Alimonti di svolgere il suo intervento, strumentazione progettata e resa usabile da lei stessa.

La seconda è che a volte nel cercare il levante, si passa a ponente. Cercavamo di capire l’usabilità e abbiamo capito l’accessibilità, o meglio, come l’una e l’altra stanno insieme, inscindibilmente. Se abbiamo compreso l’accessibilità al di là di quello che sappiamo sulle righe di codice e sui requisiti previsti dalla legge, è perché non abbiamo capito che l’intervento della persona disabile fosse quello di una persona disabile che, grazie a strumentazioni per l’accessibilità progettate secondo i principi di usabilità, poteva intervenire “normalmente” nel corso della riunione.

Lo so. Forse lo sapevate già e io potevo dirlo subito, prima di scrivere questo lungo post. Sapevate che accessibilità e usabilità sono facce della stessa medaglia: la garanzia dei diritti delle persone. Ma io ora, insieme a tutti i colleghi che hanno partecipato ad una straordinaria esperienza, non lo so. Lo sento. 

1 commento

a t

a t11/04/2014 - 22:08

Nel bel post di Emilio c'è racchiuso un grande significato e cioè che ogni tecnologia fa fare all'uomo un passo avanti solo quando pone al centro la persona con la sua straordinaria varietà.