Flessibilità per le compensazioni causate da indebita erogazione

letto 807 voltepubblicato il 29/04/2014 - 15:06 nel blog di Rita Pastore, in Osservatorio Spending Review

L'art. 4 del Dl n. 16/204 alleggerisce le conseguenze per sforamenti e indebite erogazioni avvenute in base a atti/contratti in vigore prima del termine di adeguamento al Dlgs 150/2009, nonchè detta le specifiche della disciplina prevista dall'art. 40 comma 3-quinquies del Dlg 165/2001. Suddetto articolo dispone la nullità delle clausole dei contratti decentrati in contrasto con i limiti previsti dalla contrattazione nazionale o dalla legge e prevede, nel caso in cui sia accertato il superamento dei vincoli finanziari dalla Corte dei Conti, dalla Funzione pubblica o dalla Ragioneria generale, l'obbligo di recupero nell'ambito della sezione negoziale successiva.

I commi 1 e 2 dell'art. 4 del Dl n. 16/2014 definiscono le modalità di recupero degli sforamenti e anche le misure di razionalizzazione organizzativa. Secondo il comma 1, gli enti devono recuperare nelle sezioni negoziali successive, le somme indebitamente erogate al personale, con il riassorbimento graduale a valere sui fondi per il trattamento accessorio in quote annue costanti, per un numero massimo di anni corrispondente a quello in cui si è verificato lo sforamento dei vincoli. In questi casi è prevista la nullità delle clausole illegittime.

Gli enti, poi, devono adottare piani di riorganizzazione per ridimensionare le strutture amministrative, ad esempio attraverso accorpamenti di uffici e riduzione dell'organico dei dirigenti pari al 20% almeno della spesa complessiva, e per almeno il 10% per il personale non dirigente.

Per il personale in sovrannumero le soluzioni sono quelle previste dall'art. 2 del Dl 95/2012: pensionamento; mobilità guidata; part-time, esubero.

I risparmi ottenuti possono essere utilizzati ai fini del recupero degli sforamenti. La nuova norma introduce una gradualità nel recupero delle risorse indebitamente confluite nei fondi, mitigando il rigore previsto dal comma 3-quinquies dell'art. 40 sul recupero delle somme in un'unica soluzione, che potrebbe determinare l'azzeramento dei fondi.

Il comma 2, invece, per gli enti virtuosi prevede la possibilità di imputare al recupero e non all'incremento dei fondi, anche i risparmi provenienti dai piani di razionalizzazione previsti dall'art. 16 del Dl 98/2011.

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