Una Comunità che parla di Formazione per la PA, con e senza le tecnologie

letto 2510 voltepubblicato il 30/04/2014 - 19:27 nel blog di Roberta Chiappe, in Formazione PA

La comunità Formazione PA, nata nel 2013 come luogo di incontro e discussione per un nucleo ristretto di formatrici e formatori della Pubblica Amministrazione, si apre all’esterno: l’obiettivo è confrontarci e discutere, con tutti coloro che sono interessati al tema della formazione per la Pubblica Amministrazione intesa in senso ampio (formazione nella PA, e della PA).

Di cosa si parla?

In questa comunità parliamo di formazione tradizionale e di e-learning, di apprendimento in rete, di apprendimento con e senza le tecnologie. Questo è lo spazio in cui segnalare, presentare e condividere esperienze riusabili da altre Amministrazioni. E confrontarsi su metodologie, materiali, strumenti, ruoli, competenze.

Tutto questo con un occhio all’Agenda Digitale e al , in cui si attribuisce un ruolo centrale, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, al cambiamento della Pubblica Amministrazione: le competenze digitali infatti non riguardano in senso stretto l’area tecnologica e non riguardano i professionisti ICT, ma sono trasversali rispetto ai ruoli e a tutti i processi organizzativi. Chi si occupa di formazione nella Pubblica Amministrazione partecipa al processo di cambiamento in atto ed è consapevole che il cambiamento e l’innovazione nella PA passano anche attraverso la formazione per lo sviluppo delle competenze digitali trasversali dei funzionari pubblici, a tutti i livelli.

Occorre ulteriormente “ripensare i luoghi e tecniche della formazione” (così diceva già la Direttiva sulla formazione e la valorizzazione del Personale delle Pubbliche Amministrazioni del 13/12/2001 in riferimento all’introduzione della formazione a distanza), anche riducendo la (quasi) contrapposizione tra formazione tradizionale e e-learning, e prevedere iniziative caratterizzate da un utilizzo più diffuso delle tecnologie nella formazione e delle tecnologie di rete, che integrino diversi strumenti e metodologie, per creare apprendimento efficace.

Probabilmente in questo noi formatori abbiamo una grande responsabilità, nel far capire cioè che con o senza la -e si tratta sempre di learning: di processi di apprendimento, che vanno progettati con cura, tenendo al centro la persona che apprende e curando l’intero processo formativo; che sia in presenza o a distanza.

Cosa si sta facendo? A quali iniziative occorre dare visibilità? Come sostenere e assistere le PA in questo processo?

 

Per iscriverti alla Comunità Formazione PA

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5 commenti

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita24/05/2014 - 10:25

Eé sicuramente un problema complesso ome usare una tecnica nuova ed ormai consolidata in un ambiente che non voglio definire consrvativo, ma almeno abbastanza cauto nel cambiamento.

Una esperienza personale in una grande multinazionale 20 anni fa.

  • La Società XXX, ma non era IBM, fece un accordo con una Società Specializzata per la realizzazione di corsi e.learning concordati.
  • Tutti i dipendenti di XXX, a TUTTI i livelli, dovevano frequentare un certo numero di corsi e, a seconda dell'esito finale (esame) guadagnavano un certo numero minimo  di punti. Il non raggiungimento dei minimi comportava l'esclusione da qualsiasi premio extra stipendio base.
  • Allora  non c'era Internet ed i corsi si svolgevano in una saletta con 10 postazioni (in una struttura di circa 1200 dipendeni). Il posto doveva essere prenotato, anche in orario di lavoro, ma il non rispetto della prenotazione faceca perdere punti.

E' una proposta indecente? se si, perchè?

Grazie

 

Gianni Marconato

Gianni Marconato24/05/2014 - 08:54

Sull'andare oltre l'e-learning, Paolo,mi trovi decisamente reattivo. Quando aprii il mio blog () lo intitolai "Oltre l'e-learning" ed era il 2006 Lo rinominai "Apprendere (con e senza le tecnologie) volendo superare anche l' "oltre" efocalizzarmi, appunto, sull'apprendimento . A suo tempo (2003) avevo scritto per Sviluppo & Organizzazione  "Oltre l' e-learning" , qui su SCRIBD .

Che la questione sia attuale, informo che l'annuale conferenza della SIe-L (Società Italiana e-Learning), che sarà organizzata in partenariato con SIREM, ha nel suo titolo "oltre l'-learning".

Quindi .....boun lavoro a tutti e tutte

Paolo Porcaro

Paolo Porcaro26/05/2014 - 18:20 (aggiornato 26/05/2014 - 18:20)

Si può trasmettere il sapere efficacemente senza tecnologie? Senza una qualsiasi tecnologia? La parola scritta, il libro o il papiro, non furono anche esse tecnologie rivoluzionarie? E i detentori di quel sapere tecnico (scribi) non rappresentarono forse un circolo chiuso di potere basato su conoscenze poco accessibili agli altri, comuni mortali?

La sfida, caro Gianni, possiamo anche riformularla in termini di "apprendimento inclusivo" contro "apprendimento cooptativo"; ecco che vengono allora in rilievo dimensioni come l'usabilità, l'accessibilità, l'esperienza dell'utente/discente. Ecco, quindi, la fondamentale importanza di progettare l'apprendimento e insieme il suo ambiente, come due gambe su cui possa celermente camminare lo sviluppo delle competenze individuali e collettive.

(toh, un paragrafo senza "e-"; ma anche senza "learning")
;-)

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita09/05/2014 - 20:42 (aggiornato 09/05/2014 - 20:42)

Gli antichi egiziani usavano il papiro, costoso e complicato da usare. Vennero poi pergamene, calami, penne d'oca, ricche carte tracciate da pazienti monaci. I cinesi inventarono la carta ed un ...certo Gutemberg pensò ai caratteri mobili.

Quasi contemporaneamente vennero Antichi Ignoti Saggi, Socrate, Euclide, Pitagora ed Aristostile e poi Leonardo, Galileo e Dante e 1000 altri illustri padri del sapere o semplici raccontatori.

Per 5000 anni nessuno mai confuse il sapere con i metodi per raccontarlo.

Poi qualche decade fa venne l'elettronica e, non si sa per quale motivo, si cominciò a fare confusione tra Sapere e strumenti.

Nessuno di noi chiamerebbe fracobollo-lettera una lettera cartacea, ma noi le nostre lettere le chiamiamo e.mail.

Come dice Paolo Porcaro nel commento che precede, il giorno che non scriveremo più e.xxxx (o forse e-xxxx), solo allora avremo fatto un passo reale nella innovazione.

Paolo Porcaro

Paolo Porcaro02/05/2014 - 20:28

>> con o senza la -e si tratta sempre di learning: di processi di apprendimento

Questo a mio avviso è il punto nodale: quanto tempo ci vorrà perché scompaia, quella "e"?

Perché è chiaro che i sistemi-Paese che per primi riusciranno a renderla pleonastica saranno enormemente avvantaggiati rispetto a coloro che si attarderanno in bizantine definizioni accademiche.

Annoto, en passant, che a livello UE non si ha ben chiaro il passaggio epocale in atto. Basti vedere come il pur meritorio sito definisca l'"ELearning" [sic] come una delle "tipologie" di risorse [ri-sic].

I segni della fine dell'e-learning si moltiplicano. Si dirada l'uso di e-termini in voga solo qualche anno fa (e-teacher, e-tutor, e-school). Si diffonde l'm-learning, figliolo onnipresente che pare destinato a spodestare il barboso padre dal trono dell'Olimpo Innovativo. Si moltiplicano nelle scuole esempi di Classi-due-punto-zero, in cui all'unisono crollano diverse muraglie (che separavano presenza e distanza, cartaceo e digitale, sincrono e asincrono, insegnamento classico ed e-learning).

Passata la rivoluzione, resteranno solo nuovi modelli di apprendimento, a fatica riconducibili alle attuali classificazioni.

Oggi ci sembra naturale leggere una mail (messaggio?) dal tablet, rispondere alla stessa dal computer e ascoltare la replica letta dal sintetizzatore dello smartphone, mentre si fa walking.

Domani, grazie allo sviluppo delle tecnologie e delle competenze digitali dei docenti e dei discenti, ci sembrerà più naturale distinguere tra formazione "efficace" o "inefficace", che non fra "online" e "presenza".

Allora ci ricorderemo che, una volta, qualcuno metteva la "e" davanti a learning (e persino davanti a mail).

Con trattino o senza, poco importerà.