Gestione aggregata degli appalti per tutti i Comuni

letto 4339 voltepubblicato il 02/05/2014 - 10:47 nel blog di Rita Pastore, in Osservatorio Spending Review

Il Dl 66/2014 all'art. 9 ha riformulato il comma 3-bis dell'art. 33 del Codice dei Contratti Pubblici, rendendo obbligatorio per tutti i Comuni (anche non capoluogo) il ricorso a modelli di gestione aggregata delle gare al fine di razionalizzare la spesa pubblica, indipendentemente dalla tipologia e dal valore dei beni/servizi richiesti.

I Comuni non capoluogo devono acquistare lavori, beni e servizi nell'ambito delle Unioni di Comuni (quando esistenti), oppure dando origine a un accordo consortile tra loro e vvalendosi degli uffici competenti, oppure ricorrendo a un soggetto aggregatore o alle Province, riconfigurate come possibili stazioni uniche appaltanti dall'art. 1, comma 88 della legge n. 56/2014 ().

In alternativa, i Comuni possono procedere agli acquisti attraverso strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip o da altro soggetto aggregatore di riferimento, come le centrali di acquisto regionali.

La norma elimina anche la possibilità per i Comuni di procedere autonomamente per acqusizioni di beni, servizi e forniture di valore inferiore a 40mila euro. Pertanto, i Comuni anche per acquisti di modesto valore non effettuabili mediante Consip o mercato elettronico, dovranno individuare e utilizzare un modello aggregativo.

A causa del combinato disposto con l'art. 3 comma 1-bis della legge n. 15/2014, la norma entra in vigore dal 1 luglio 2014.

Le disposizioni del Dl 66/2014 tendono anche a potenziare il ricorso a convenzioni centralizzate stipulate da Consip e dalle centrali di committenza regionale, disegnando un sistema articolato su un numero definito di oggetti aggregatori, non superiore a 35 unità.

Infine, l'art. 10 individua specifici poteri di controllo in capo all'Autorita di Vigilanza sui contratti pubblici, che può avvalersi anche della Guardia di Finanza e/o di organisimi di diritto pubblico e altre amministrazioni.

 

 

 

 

3 commenti

salvatore cocina

salvatore cocina10/05/2014 - 16:44

La norma mi appare di portata rivoluzionaria in quanto già di per se obbliga i comuni a far funzionare bene le unioni ovvero a costituire apposite forme di aggregazioni. Ma la dimensione aggregativa minima è fissata? nel senso che occorre raggiungere un minimo di abitanti ? e  la forma aggregativa quale potrebbe essere ?

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino11/05/2014 - 10:46 (aggiornato 11/05/2014 - 10:46)

Ciao Salvatore, condivido pienamente il tuo giudizio.

La nuova norma estende l'ambito soggettivo di applicazione, eliminando il previgente riferimento ai soli Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. La disposizione rimuove anche il limite dimensionale provinciale per le strutture individuate come centrali di committenza.
 Le diverse soluzioni offerte consentono, quindi, ai Comuni di rapportarsi a enti già esistenti (unioni o Province) o a organismi specializzati (individuati nella nuova configurazione dei soggetti aggregatori, sancita dai primi due commi dello stesso articolo 9 del Dl Renzi), ma anche di costituire tra essi gestioni associate finalizzate a svolgere il ruolo di centrali di committenza.
 L'ambito oggettivo di applicazione della norma è veramente ampio, poiché nella riformulazione del comma 3-bis viene eliminata anche la parte che consentiva ai Comuni di procedere autonomamente per acquisizioni di lavori, servizi o forniture di valore inferiore ai 40mila euro. Nella nuova versione tale deroga non c'è più, quindi i Comuni, anche per acquisti di modesto importo non realizzabili mediante le convenzioni centralizzate di Consip o mediante i mercati elettronici, dovranno procedere mediante il modello organizzativo "aggregativo" prescelto.
Va sottolineato, però, che la nuova norma presenta aspetti critici, a partire dalla tempistica di applicazione, che, per via del combinato disposto con l'articolo 3, comma 1-bis della legge n. 15/2014 viene a essere determinata nel 1 luglio prossimo.
 Gli appalti indetti dalle centrali di committenza dovranno peraltro rispettare sempre il principio di suddivisione in lotti (salvo esplicita motivazione di diversa scelta a lotto unitario), come evidenziato anche dalla direttiva 24/2014/Ue, che richiama tali organismi a impostare gli appalti in modo tale da consentire la partecipazione alle Pmi secondo le loro capacità.
 Sottolineo, inoltre, che l'obbligo di utilizzo dei modelli aggregativi per la gestione anche degli appalti di lavori deve essere necessariamente coordinato con le peculiarità stabilite dagli articoli 175 e 176 del Dpr n. 207/2010 in ordine a quelli urgenti e di somma urgenza.
 Le disposizioni del Dl n. 66/2014 definiscono anche previsioni volte a potenziare ulteriormente il ricorso alle convenzioni centralizzate stipulate da Consip e dalle centrali di committenza regionali, prefigurando un sistema focalizzato su un numero definito di soggetti aggregatori (non superiore a 35).
 

Ilenia Filippetti

Ilenia Filippetti02/05/2014 - 12:35 (aggiornato 02/05/2014 - 12:35)

Rita Pastore ha delineato un'ottima ed efficace sintesi dei nuovi e importanti obblighi di aggregazione della domanda pubblica apportati dalla "terza" spending review.

Solo una piccola precisazione, nel senso che le nuove disposizioni di cui al comma 3-bis dell'art. 33 del codice dei contratti pubblici sembrano riferirsi, letteralmente, ai soli "Comuni non capoluogo", che in certi casi hanno una dimensione demografica meno significativa di altri comuni, non capoluogo ma più grandi; da ciò deriva qualche difficoltà di interpretazione dell'effettiva portata delle nuove norme.