Mobile: perché se ne parla così poco?

letto 2272 voltepubblicato il 05/05/2014 - 15:34 nel blog di Paolo Subioli, in Qualità Web PA

Innanzi tutto saluto tutti: Emilio, Alessandra, Elvira e i molti amici che stanno in questo gruppo. Da qualche anno sono un po' fuori da questo "giro" perché sto lavorando più sul fronte privato, anche se spesso proprio per organizzazioni pubbliche, ma sempre in ambito web. O meglio, Digital Communication. E il mio contributo vorrei darlo proprio in questa direzione, per allargare un po' l'orizzonte verso le nuove frontiere della comunicazione digitale, per le quali la parola "web" spesso è un po' troppo stretta.

Cominciamo dal mobile. Tutti i dati ci dicono che gli utenti vanno su internet sempre più dai dispositivi mobili, specialmente certi tipi di utenti: i giovani (molti dei quali non sanno neanche usarlo, il computer); le famiglie quando navigano da casa (le vendite dei pc sono crollate a scapito dei tablet); tutti coloro che si muovono spesso per lavoro o altri motivi.

E dunque da qualche anno vanno parecchio di moda, tra i progettisti di siti, l'approccio responsive (adattamento dei contenuti in base alle dimensioni dello schermo) e la progettazione di app specifiche.

È chiaro che un sito di qualità non può prescindere da questo aspetto: se per consultarlo dal mio smartphone devo zoomare con le dita per cercare la voce di menu, che qualità è? Infatti questo sito, Innovatori PA, è responsive. E la questione è molto intrecciata con quella dell'usabilità, perché l'utente in mobilità ha per definizione molti più "handicap" rispetto a quello seduto al computer.

Dunque perché se ne parla così poco in questi contesti?

La questione è peraltro ampia e articolata. Se voglio creare un mio sito personale, basta che scelga un tema responsive per Wordpress. Ma se un Comune, con un sito di decine di migliaia di pagine accumulate negli anni, corredate da moduli e servizi online, volesse realizzarne una versione responsive, quali passi dovrebbe compiere? Tanto per dirne una...

14 commenti

a t

a t06/05/2014 - 15:51 (aggiornato 06/05/2014 - 15:51)

Come dice Leuca è un discorso che guarda al futuro e dato che nel campo della tecnologia e dell'informatica il futuro è ogni sei mesi sarebbe utilissimo che i temi delle App o Web App, siti responsive e relativa usabilità fossero all'ordine del giorno di futuri webinar anche per stimolare le PA che vogliono approcciare la realizzazione di servizi per i cittadini. Che poi possono essere siti ma anche singole applicazioni, va in primis deciso a che pubblico voglio rivolgermi e che servizio offrirgli sulla base delle sue aspettative e necessità. E' vero che a pochi interesserà farsi la dichiarazione dei redditi tramite uno smartphone ma potrà invece essere interessato alla possibilità di verificare lo stato di una propria pratica od altro. Ad esempio l'Agenzia delle Entrate fornisce una App, OMI mobile, che consente la consultazione georeferenziata delle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare. Sarebbe interessante iniziare a sviluppare certi temi un po' come si sta facendo col tema dell'usabilità dei siti Web col protocollo eGLU ed intercettare le necessità  delle PA che hanno intenzione di iniziare lo studio per la realizzazione di prodotti Mobile affinchè si metta in condivisione tale esperienza, con un riguardo particolare al tema dell'usabilità, una sorta di eGLUmobile.

Jacopo Deyla

Jacopo Deyla06/05/2014 - 13:09

Ciao Paolo,

Solo 2 note.

App si o App no

Il comune di Modena nell'ultimo bando per sviluppare un'app ha richiesto la versione Android, quella iOS ma anche la Web App, in HTML5 ecc. pronta per Firefox os e a questo punto per tutti i dispositivi. Ho trovato l'idea geniale, per chi è a corto di budget, si potrebbe pensare solo alla soluzione Web App.

Accessibilità

La nota dolente. Un sito è responsive, se è in grado di capire chi lo sta navigando e quindi si adatta e ridispone. Purtroppo il modo più efficace per fare questa verifica è tramite le media queries di CSS3, che non è uno standard. Non essendo uno standard, legalment oggi nessuna PA lo potrebbe usare. Così coe non potrebbe usare HTML5, e nemmeno WAI ARIA che l'accessibilità la migliora pure.

Quindi i link citati sono di "siti fuorilegge" se usano HTML 5 e CSS3. Se violi la legge sull'accessibilità, ma offri più accessibilità di prima, la sostanza batte la forma, e non credo che nessuno possa lamentarsi. Ma di solito, chi viola la legge, non lo fa per dare di più, lo fa solo perchè ignora volutamente o meno, ciò che richiede.

Domenico Polimeno

Domenico Polimeno06/05/2014 - 20:06

Quanta carne al fuoco! 

Ma veniamo con ordine.

Jacopo dici che le media queries sono di CSS3 e che sono il modo più efficace per effettuare questa verifica. 
Premetto che durante gli anni più e più volte mi sono ritrovato che un sito accessibile deve essere veramente accessibile per gli utenti e non per i validatori e che CSS3 ormai è molto maturo e tranne per le feature più avanzate ancora a livello di vendors può essere ampiamente utilizzato, come anche tu hai sottolineato. Comunque le media queries non sono di CSS3 e sono standard dal 2012 (Ereditate dal CSS2 e HTML4) e comunque non sono l'unico modo per creare dei siti responsive (esistono altri mille modi server-side, e front-end). Quindi quello che tu esponi non è un limite, anzi! Più e più volte diversi esperti di accessibilità hanno visto nel responsive un vero cavallo di troia per migliorare l'accessibilità di siti e non solo.

Ma voglio continuare con ordine.

Il mobile è il futuro, il mobile si può realizzare, ma il mobile è facile da Progettare e realizzare? 
Fare siti responsivi significa avere una strategia molto più a lungo raggio e ampia di quella attuale. Usare Bootstrap (che utilizza un approccio mobile first) è solo la punta dell'iceberg il vero nodo che secondo me spesso frena da una ristrutturazione mobile è la progettazione di tutta la comunicazione crossmediale, dell'architettura dell'informazione e della gestione dei contenuti. Fare siti responsivi è del tutto inutile se non si accompagna la gestione tecnica (che comunque non è così banale, per esempio è già uscito fuori il dualismo webapp / app) alla gestione della comunicazione su media diversi che hanno altri tipi di linguaggio, che sono del tutto differenti dal medium "web" classico. Mentre con un sito che viene progettato da zero con pochi contenuti questo discorso potrebbe essere anche relativamente più semplice quando si interviene su siti con modulistiche, atti, contenuti di vario genere accumulati durante gli anni, il discorso del "costa poco" o è semplice è completamente stravolto. Da questo punto di vista il mobile è come una seconda "digitalizzazione" di tutto quello che è già stato passato sottoforma digitale. Non c'è un low cost ma un fare bene o far male dalla progettazione alla realizzazione senza contare che pensare mobile first per forza di cose alla fine cambia tutto il modo anche di produrre nuovi contenuti (le immagini non hanno più un solo formato ma spesso i vecchi formati si moltiplicano x 3), di una nuova gestione dei dati (l'impossibilità dell'utilizzo di flash su molti smartphone impedisce l'utilizzo di tanti tool per la data visualization) e volendo essere precisi cambia anche il modo in cui si scrive (la scrittura per mobile è diversa da quella web a quella tablet). E non voglio nominare neanche i cambi nel flusso di lavoro perché avere un sito responsivo significa curare molteplici canali diversi per forza di cose (e per gestione intendo tutto dai testi alle questioni tecniche la frammentazione su mobile regala nuovi bug ogni giorno). 

Fare siti responsivi non è Rocket Science ma non è manco così semplice sopratutto perché non è un cambiamento di un end point il responsive è un cambiamento nel modo di erogare che si ricollega anche a tutto un discorso di "service design" molto più ampio. Continuare a ragionare a cascata aggiungendo servizi senza integrarli effettivamente è sia costo che improduttivo. Si deve sicuramente fare il massimo per non rimanere indietro rispetto alle tecnologie ma lo si deve far bene e non raffazzonando. 

Carlo Poggi

Carlo Poggi24/09/2014 - 14:31 (aggiornato 24/09/2014 - 14:31)

Audiweb: a giugno 2014 l’accesso alla rete da device mobili supera l‘accesso da PC .

Per la PA credo sia giunta l'ora di non continuare a dormire sugli allori (del layout fisso ;)).

Jacopo Deyla

Jacopo Deyla07/05/2014 - 15:14

Una precisazione tecnica

Le media queries esistevano in css 2 ma erano in grado di capire poco del media (se eri video, stampa ecc.) in CSS3 sono state potenziate e capiscono la risoluzione che hai, l'orientamento del dispositivo, ecc. Cose che servono appunto a far cambiare forma al sito, a farlo "Rispondere".

Sono sistemi più semplici da usare di quelli server side, ma come ho scritto, non sono l'unico modo per capire chi ti sta guardando.

Uscendo dal tecnico, andiamo sul legale

Il problema dell'accessibilità, come ho scritto, è solo di forma: la legge ti impone di usare standard, e CSS3 non è Una Raccomandation del W3. Quindi non si può usare, come non si può usare, HTML5, sempre per questioni di forma.

Per questo parlavo della differenza tra forma e sostanza: se fai contenuti che si adattano, e li fai bene, e magari usi WAI ARIA, concordo che sia pure meglio. Ma una PA non può violare la legge, e se lo fa, deve avere delle forti motivazioni che sostengano la scelta.

Tornando al seguito del tuo discorso

Quel che dici è condivisibile, il sito non dovrebbe solo adattarsi, ma mostrare contenuti diversi e magari con un taglio diverso. Questa penso sia la parte divertente del lavoro, quella che invoglia a cimentarsi in nuove sfide. Richiede competenze, magari anche esterne, e magari qualche webinar, perchè no...

Qui da noi lo abbiamo timidamente approcciato con la intranet.  Abbiamo fatto una piccola ridisposizione dei contenuti responsive, tanto per saggiare il nostro pubblico. Da lì a creare contenuti ad hoc, o fare una selezione di quelli più utili su mobile, la strada è ancora lunga, ma si fa per passi, e il primo è fatto.

Temo però che non siamo ancorariusciti a far uscire dal tunnel delle 3 colonne i nostri colleghi... :-)

Domenico Polimeno

Domenico Polimeno07/05/2014 - 17:26 (aggiornato 07/05/2014 - 17:26)

Jacopo ti invito a consultare allora la W3C perché io con queste cose ci ho sempre lavorato e non sono un corsaro che in una PA proporrebbe cose che cascano dal cielo.

Le media queries in CSS2 sono queste  e non quelle che citi tu che è il (specifica di CSS2 ma non media queries). Non ti far ingannare dalla urlname perché il primo draft di media queries che io sappia è addirittura degli anni 90 e non è qualcosa di legato al CSS ma qualcosa legato all'HTML e addirittura al concetto di fruizione via web (non a caso i device palmari esistevano già da un bel po' prima dell'avvento degli smartphone) 

Le media queries attualmente dal Giugno del 2012 come già avevo specificato sono Reccomendation e quindi standard per il w3c (">http://www.w3.org/TR/) non mi invento nulla (la cosa fece pure abbastanza clamore visto che si aprirono molte possibilità di business). Inoltre volendo essere pignoli non è che CSS3 non è una reccomendation ma molti dei suoi moduli (specialmente i più instabili ed estremi che spesso riguardano elementi di contesa tra vari produttori di browser e simili) non lo sono. Lo stesso CSS2 solo a fine ciclo ha avuto tutti i suoi moduli approvati fuori dal drafting (motivo per cui si è passati al CSS3). Come puoi vedere qui  alcuni dei moduli di CSS3 sono già reccomendation non tutta la specifica ma se utilizzo certi selettori ormai sono standard non ho bisogno di reinventare la ruota. Il W3C nonostante la sua impostazione burocratica è fatto sempre da gente che con queste cose ci lavora pragmaticamente e cerca di semplificare il lavoro.

Jacopo Deyla

Jacopo Deyla08/05/2014 - 10:20

Ma che bello, mi hai proprio illuminato!

Grazie

Paolo Porcaro

Paolo Porcaro06/05/2014 - 11:50 (aggiornato 06/05/2014 - 11:50)

> Dunque perché se ne parla così poco in questi contesti?

Aggiungo alle possibili risposte una considerazione dubitativa.

Può essere colpa della liquidità tecnologica, che sta rapidamente convertendo una fetta di popolazione da smartufonisti a truppe padellate? Da iPhone a (mini)iPad, per dire?

Sul mio tablet da 7" non ho molte difficoltà ad utilizzare le versioni desktop di siti e social network, anzi, spesso le preferisco alle versioni mobili o alle app (meno complete e più invasive).

Una tendenza, quella di usare tablet anche al posto degli smartphone, che mi pare destinata a rafforzarsi, con il crescere della disponibilità di banda larga, e quindi fruibilità di contenuti multimediali "ricchi".

Chiarisco: la diversità dei dispositivi è un motivo in più per spingere sulla "responsiveness", non certo un alibi per restare fermi a vedere che succede. Ma i decisori potrebbero riternerlo poco rilevante, a causa di limiti culturali o di risorse scarse (umane e finanziarie).

Leuca Alison

Leuca Alison06/05/2014 - 09:24

Ciao Paolo e bentrovati a tutti.
Hai centrato un argomento che "caldo" è dir poco...
E' un tema innovativo, che guarda al futuro e come avete sottolineato rimanda ad una questione di apertura, democrazia e diritti dei cittadini tutti. Non è solo un passo avanti teconlogico, ma riguarda l'abassamento della soglia di accesso alla PA da parte dei cittadini. 

Con Alessandra, Emilio e Salvatore abbiamo iniziato a ragionare su come affrontarlo in questa sede, magari proprio con un webinar, vedremo.

Gli esempi di siti che sono andati in questa direzione non sono molti in Italia, abbiamo fatto una breve ricognizione e questi sono i risultati:

Siti adattivi 


Versioni mobile



Per i più curiosi e smanettoni segnaliamo , uno dei più famosi framework per creare versioni adattive del proprio sito in pochissimo tempo. 

a t

a t05/05/2014 - 22:05

Interessante lo spunto di Paolo Subioli. In effetti di applicazioni per i device mobili nella PA se ne parla poco e invece è un argomento che andrebbe affrontato nel quadro di una visione organica e strategica della Comunicazione digitale. Troppo spesso invece siti web, prodotti multimediali, App sono argomenti trattati a compartimenti stagni e questo denota una scarsa visione di assieme del mondo della comunicazione che è ancora molto legata al mondo degli Uffici stampa e dove la comunicazione digitale, web ed altro vengono visti come parenti poveri. I motivi sono tanti e non è questa la sede per discuterne, comunque se si progetta una strategia di comunicazione intesa come servizio al cittadino non si può più tralasciare la comunicazione anche attraverso i sistemi Mobile, perchè questi sistemi ormai fanno parte della vita e delle abitudini dei cittadini e sempre più lo saranno, magari sotto altra veste e sembianze ma l'idea che Internet sarà un "vestito" da "indossare" non è fantascienza ma realtà. Ciò non significa che le PA debbano "buttarsi " a produrre o far sviluppare App per sistemi mobili tanto per seguire una moda perchè questo sarebbe il contrario di quella visione organica e strategica di cui ho accennato sopra e purtroppo molte delle applicazioni per Mobile riferibili alla PA sono prodotti magari costosi ma che lasciano il tempo che trovano, in pratica non servono a niente e a nessuno. Ma il discorso va affrontato affinchè non si verifichi quel che spesso avviene e cioè la PA che arriva tardi laddove il cittadino già si trova da tempo, ovviamente tenendo conto che il pubblico non è una massa indistinta, che certe cose si possono fare meglio con un pc o un tablet e altre con uno smartphone e qui il discorso usabilità torna protagonista. Quel che si sta facendo sotto l'egida del Dipartimento della Funzione Pubblica con il Protocollo eGLU per far convergere le PA su un percorso unitario e condiviso verso l'usabilità e quindi la qualità dei siti web è un primo passo ma fondamentale e utile anche per stimolare l'ideazione di nuovi percorsi anche sul versante del Mobile.

Riccardo Barberis

Riccardo Barberis05/05/2014 - 17:30

Si è vero. Anch' io ho registrato l' inversione di tendenza verso l' uso dei dispositivi mobili, buona osservazione. La CONSIP dovrà attivare una nuova sezione dedicata ai nuovi strumenti informatici del futuro.

domenico pennone

domenico pennone05/05/2014 - 16:26

Caro Paolo, è un piacere risentirti. 
Ettettivamente il tema dei contenuti "Mobile" si dibatte poco nella PA, anche in gruppi di eccellenza come questi. La risposta sul perchè la dai tu stesso nell'ultimo capoverso del tuo post:  "migliaia di pagine accumulate negli anni, corredate da moduli e servizi online". 

Comprenderai che in un epoca di riduzione drastica delle spese, con personale non sempre motivato, provare ad innnovare in settori complessi non è facile. I costi e gli sprechi vanno tagliati ma bisogna fare attenzione, il rischio, soprattutto nella PAL è di una possibile concreta paralisi dei processi di innovazione ed addirittura un ritorno indietro rispetto a qualche annetto fa. 
Lo so' che mi beccherò ancora qualche pernacchia ma io continuo a credere, ed a predicare, che innovare nella PA non significa solo sostenere l' OPENDATA ma anche tante altre cose.  Il "mobile" è sicuramente una di queste.

Paolo Subioli

Paolo Subioli06/05/2014 - 00:07

Ciao carissimo. Concordo innanzi tutto che l'innovazione non è solo open data. Per quanto riguarda il problema dei costi io credo che cominciare a portare queste questioni nel dibattito pubblico possa aiutare a sviluppare buone pratiche per individuare soluzioni "low cost" per il mobile. Senza dimenticare che le PA continuano a creare siti tematici e/o nuove sezioni di siti esistenti. Lì non progettare responsive è una grave omissione, proprio in termini di accessibilità.

Un altro modo di risolvere il problema potrebbe essere quello di creare una distinzione, da una certa data in poi, tra contenuti "legacy" e nuovi contenuti. Sarebbe molto meglio comunque che fare fnta che non esista il problema.

domenico pennone

domenico pennone07/05/2014 - 17:56

Si caro Paolo hai proprio ragione credo anch'io che: "cominciare a portare queste questioni nel dibattito pubblico possa aiutare a sviluppare buone pratiche per individuare soluzioni "low cost" per il mobile". 
Condivido anche l'idea (in passato già usata) di "creare una distinzione, da una certa data in poi, tra contenuti "legacy" e nuovi contenuti".
Con affetto segnalo agli amici del Forum un eccesso di tecnicismo da parte degli esperti informatici, come del resto si vede in giro da un po di tempo. Forse questo toglie un po di spazio alla creatività delle soluzioni ;-))