Ripartire dal "chi"

letto 1486 voltepubblicato il 15/05/2014 - 21:19 nel blog di Paolo Porcaro, in Barcamp "InnovatoriPA", Formazione PA

La lettura dell’articolo di Paolo Colli Franzoni, , sollecita una riflessione su uno dei vizi italiani: l’eccesso di teorizzazione, aggravato dal twittarsi e ritwittarsi addosso senza posa, dall’insano automipiacimento feisbuccàro, dalla circolazione delle idee solo in cerchie e cerchioni de’ noantri, avanguardie iperconnesse futuriane e zang-tumb-tumb.

Sarà anche una visione da (lo stesso autore mette le mani avanti), ma conduce ad una rivelazione persino banale: ci chiediamo abbastanza spesso per chi facciamo tutto questo?

Vogliamo diffondere la cultura digitale per rendere più semplice la vita quotidiana di tutti. Quindi è necessario che “tutti” percepiscano nettamente i vantaggi di una tale innovazione.

Non la sua portata storica, non la rivoluzione digitale, non l’inevitabilità del cambiamento o le conseguenze disastrose dell’immobilità.

Semplicemente occorre mostrare, coi fatti, l’utilità del digitale possibile. La facilità del passaggio al digitale, con qualche aiuto da parte degli amici (e l’assenza di pastoie burocratiche). Il recupero di efficienza, l’abbattimento dei costi.

Ecco, partire dal chi non solo per “l’internettizzazione dell’Italia”, secondo l’espressione del progetto GoOnItalia di WikiItalia, ma più in generale per la diffusione della cultura digitale.

Se si parte dalla domanda viene naturale rispondere, non procrastinare elucubrando sul trattino dell’e-learning (l’ho fatto anche io, confesso).

Una naturale attenzione al chi si vede nitidamente nelle esperienze su , di sicuro una piccola parte di quelle che nascono ogni giorno, spontaneamente.

Immaginiamo cosa possa venire fuori, incentivando questa benefica tendenza al fare.