Barcamp #InnovatoriPA 2014: E-inclusion/Scuola

letto 1419 voltepubblicato il 10/06/2014 - 20:19 nel blog di Irene Torrente, in Barcamp "InnovatoriPA"

Quest’anno parliamo di apprendimento digitale. Perché? Perché forse abbiamo capito che su questo si gioca il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno, insomma o si fa l’Italia digitale o si muore, o almeno non si cresce. Perché ora c’è un  , perché finalmente ci sono le prime che danno indicazioni sull’attuazione delle iniziative del programma. Perché siamo riusciti a far sì che le che le linee guida fossero condivise da un nutrito gruppo di lavoro che ha coinvolto tante istituzioni, pubbliche amministrazioni insieme con il mondo delle imprese, della ricerca e delle università e della scuola.

Proprio a testimonianza dell’importanza e del ruolo della scuola nel processo di apprendimento digitale sono state molte le esperienze proposte – ed anche - al  , il concorso promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale e Formez PA per individuare e dare visibilità a modelli di intervento e strumenti per la diffusione della cultura digitale.

Anche il Barcamp di quest’anno ha deciso quindi di dedicare il suo spazio di discussione a progetti di diffusione della cultura e delle competenze digitali ed è proprio sulla scuola e dalla scuola che sono arrivate molte delle proposte di intervento. Così ci ha raccontato del che ha portato nelle scuole il software libero con un ciclo di seminari diretti ad insegnanti e genitori dal titolo . I seminari hanno ruotato intorno a tre temi: consapevolezza, cittadinanza digitale, sicurezza. Anche Federico Del Freo si è soffermato sul valore della tutela della privacy parlandoci nella sua presentazione di per la condivisione attente al rispetto della privacy dei minori.

La consapevolezza e la sicurezza digitale sono stati uno dei punti di attenzione della discussione del nostro tavolo dedicato a E-inclusion e Scuola. Vi riporto qui in ordine sparso un po’ di questioni invitando chi era presente oltre a (, e , ,  , , , ad integrare e comunque invitando anche chi non fosse stato con noi a continuare a discuterne qui. Siamo partiti dalla necessità di capire cosa e quanto e cambiato in questi anni. Nuovi strumenti nuove tecnologie, apparentemente alla portata di tutti, ma in realtà ancora lontane da molti o meglio dai più. C’è “fame di queste tematiche” ci ha ricordato Sonia Montegiove ma c’è ancora “bisogno di molto supporto” sia per i genitori che vivono spesso Internet come un mostro da cui tener lontano i propri figli o come “un luogo di sporcaccioni” come ci dice scherzando Attilio A. Romita, sia per i docenti per i quali come ci ha ricordato Caterina Policaro è necessario investire molto, puntando anche sul fatto che possono essere gli stessi docenti a formare i loro colleghi, non disperdendo tante esperienze importanti. La necessità di supporto e di accompagnamento è un’esigenza che ha colto anche Alberto Pedà andando a costruire un che offre corsi di base per computer e internet rivolto non solo a chi nativo digitale non è lo è proprio, ma anche a chi, forse , ha perso le proprie resistenze e internet e il pc vuole usarlo.

Davide D’Amico si domanda e ci domanda quali sono i numeri per capire poi anche quali sono gli investimenti e le modalità migliori di intervento da parte dell’amministrazione scolastica. Ognuno di noi ha raccontato la sua felice o meno felice esperienza ma abbiamo tutti convenuto sulla necessità di disseminare tra i docenti la cultura digitale spingendo anche dal centro, anche se questo apparentemente confligge con l’autonomia scolastica. Non più o non solo almeno esperienze di eccellenza ma una governance complessiva del sistema dove i dirigenti scolastici possano imparare a comunicare i vantaggi concreti dell’innovazione, inducendo anche chi ancora non è pronto alla scuola 2.0 ad avvicinarsi e a coinvolgersi. Paolo Porcaro, anche lui tra le altre insegnante come Caterina Policaro, ci dice che dal suo punto di vista in cinque anni (da tanto svolge la professione più bella del mondo) molto è cambiato nelle tecnologie ma tantissimo c’è da fare sulle infrastrutture. La cosa fondamentale è però la consapevolezza ed il “guaio è che si continua ad improvvisare dove non è più possibile farlo”. Ed infatti serve anche metodo perché non si tratta solo di insegnare sostituendo il libro con l’ebook o con la LIM ma formare alle competenze digitali, facendo sì che la media education entri nei curricula degli insegnanti, educare ai media ma anche educare con i media, creando un contesto formativo basato sulla creatività, sull’autonomia oltre che sulle competenze tecniche.

Possiamo concludere il nostro racconto con il sogno di Attilio, che ha visto tutto “dalle schede perforate al cloud”, e che immagina una vita senza più parole cui viene messo il prefisso e- ad indicare tante attività svolte con il supporto del digitale. Forse ha ragione lui: quando non ci saranno più le parole col prefisso saremo molto molto avanti.