Barcamp #InnovatoriPA2014: e-leadership

letto 1843 voltepubblicato il 20/06/2014 - 13:17 nel blog di Sabrina Onano, in Barcamp "InnovatoriPA"

Il Barcamp degli InnovatoriPA quest’anno era incentrato sul tema .

Anche quest’anno le persone che si sono sedute ai diversi tavoli su cui continuavano le discussioni iniziate durante la presentazione generale avevano tanta voglia di confrontarsi per condividere problematiche e soluzioni che quotidianamente incontrano nel loro lavoro fuori e dentro la PA.

Vi racconto un po’ di quello che è stato detto al tavolo e chiedo alle persone che erano presenti che rappresentano amministrazioni regionali, aziende sanitarie, ministeri, aziende private oltre che colleghi del Formez che lavorano ai progetti sui territori, di integrare il racconto o aggiungere idee e spunti che possono alimentare il dibattito.

La discussione al tavolo sulla e-leadership è iniziata sull’approfondimento di due progetti premiati al contest , concorso promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale e Formez PA "con lo scopo di promuovere lo scambio di esperienze, modelli di intervento e strumenti per la diffusione della cultura digitale".

 

delle Regione Toscana che ha raccontato il , progetto che attraverso il sistema di web learning TRIO mira ad offrire percorsi formativi per accrescere cultura e competenze digitali.

della Regione Emilia Romagna ha invece raccontato il che "mira a favorire l’accesso alle tecnologie da parte dei cittadini, e contrastare il fenomeno del “knowledge divide".

Da qui si è iniziato a ragionare su quali sono le competenze che contraddistinguono l’e-leader una figura che è già presente fuori e dentro le Pubbliche Amministrazioni, ma che non è formalmente riconosciuta.

Formare un e-leader non è una cosa semplice visto che non si deve lavorare solo per acquisire conoscenze ma anche allenare le soft-skills. Questa la nuova sfida che stanno cercando di affrontare le scuole coltivando giovani e-leader in erba, ovviamente il grosso lavoro sta nel definire un programma di contenuti adatto. E’ necessario anche formare i facilitatori che siano in grado di intervenire sulle soft-skills come sostiene Enrica Brachi dell’Università di Siena.

Nel lavoro all’interno della PA gli e-leader si incontrano tutti i giorni, anche se non sono certificati come tali e all’interno delle amministrazioni sono quell’enzima che fa in modo che l’innovazione si realizzi. Secondo   di Gruppo Pragma l’e-leader è quindi di una figura essenziale perché il miglioramento nella Pubblica Amministrazione non sia solo la digitalizzazione dell’esistente ma perché la digitalizzazione si realizzi con l’inserimento di elementi di innovazione che non siano quindi la sola trasposizione in digitale di processi gestiti sino ad ora in modalità analogica: gli e-leader sono quindi figure che devono introdurre anche un cambiamento organizzativo nel contesto in cui operano.

Alle volte però ci sono persone che pur avendo tutte le caratteristiche dell’e-leader operano in organizzazioni fortemente gerarchizzate, del Ministero della difesa ha fatto l’esempio dell’ambiente militare, in cui portare cambiamenti nell’organizzazione è ancora più difficile che in altre realtà.

La figura dell’e-leader quindi, sia nel pubblico che nel privato ha competenze che è ancora difficile definire e che comunque si evolvono continuamente anche e soprattutto sulla base delle quotidiane esperienze di gestione del cambiamento che necessariamente l’e-leader deve affrontare. Per questo motivo secondo Vincenza Infante dell’ISFOL e della AUSL di Bologna è ancora più importante fare rete e crescere attraverso l’apprendimento fra pari oltre che approfittare di tutte le opportunità di riuso di percorsi formativi come, ad esempio, quelli forniti dal progetto TRIO o dal progetto SELF della Regione Emilia Romagna.

Le dedicano un intero capitolo alla e-leadership: su tratta di un punto di dal quale partire per definire il profilo dell’e-leader.

Sull’argomento e-leadership è in programma il prossimo 26 giugno un webinar dal titolo organizzato dal progetto WikiPA. Può essere anche questa un'occasione per continuare a confrontarsi su questo argomento.

7 commenti

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita27/06/2014 - 01:13 (aggiornato 27/06/2014 - 01:13)

e.leadership è uno delle ultime parole d'ordine che circola insistentemente nel nostro circolo informatico. Ormai la parola innovazione i tutte le sue declinazioni ed accezioni ha fatto il suo tempo ed occorre un nuovo totem verbale.

Ma cominciamo dall'inizio.

Per molto tempo si è pensato che il digital divide italiano dipendesse dalla mancanza di infrastrutture, poi recentemente ci si è resi conto che il nostro digital divide era legato alla mancanza di competenze digitali di base diffuse tra i nostri connazionali.

Una prima analisi ci ha detto che esistono due tipi di competenze, quelle di base per tutti i cittadini e quelle specialistiche necessarie per costruire sistemi e soluzioni ICT.

Poi è nato il concetto di e.leadership. E’ questo un modo nuovo per definire la figura e le capacità di capo moderno ed aggiornato. Ma, secondo me, questo modo di vedere è fuorviante.

E' abbastanza nota la differenza tra autorità ed autorevolezza e non sono certo gli strumenti informatici a formare un capo autorevole, cioè un leader. 

Nell'oderno webinar è stata presentata una sorta di scala di mattoni che dovrebbero caratterizzare un e.leader. Se proviamo a leggere l'elenco delle capacità si nota che su circa 30 fattori solo un paio riguardano conoscenze informatiche.

Sicuramente apprendimento "digerito" di tutti quei mattoni può essere la base di conoscenza per un possibile leader, ovviamente tra queste esistono anche approfondite conoscenze informatiche. Poi, per chi ha studiato da leader senza prefissi, può scattare una alchemica mistura di luogo, tempo, conoscenze e fattore X che trasformano il prospect leader in leader effettivo a tutto tondo e senza prefissi.Una  conoscenza approfondita di come funziona il mondo nella sua totalità è condizione necessaria, ma non sufficente per diventare leader.

Tanto per essere chiari non si studia da Premio Nobel per la fisica o la medicina, si studia per essere bravo fisico o ottimo medico, poi qualcuno di questi diventa premio Nobel.

In conclusione molte componeti formano un insieme inscindibile che definiamo leadership senza e. accessorie. Poi esisteranno gli esperti di informatica, ma non è detto che siano leader, ma sicuramente anche una buona conscenza dell'informatica aiuta.

Come vecchio informatico e talvolta anche leader penso di poterlo dire.

Salvatore Vazzana

Salvatore Vazzana01/07/2014 - 07:56 (aggiornato 01/07/2014 - 07:56)

Mi piace molto ritrovare nel suo intervento il riferimento all' apprendimento digerito, perché quello di "digeritore" e trasferitore di innovazione è proprio il ruolo che ho pensato di svolgere dopo aver smesso di programmare.

Se il programmatore ha il ruolo importantissimo di ricercatore di soluzioni informatiche ai problemi, non meno importante è il ruolo di coloro che le imparano e "digeriscono" per rendere più semplice l'apprendimento di chi deve materialmente utilizzarle nell'amministrazione, accellerando quel processo che fa sì che "C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti" (Ford).

Infatti, non sono pochi gli ottimi software che nelle PA sono stati abbandonati per mancanza di  trasferitori che si sono fatti carico di tutte le fasi,  dalla partenza fino al completo decollo: anche le innovazioni hanno bisogno delle gambe con cui camminare!

Penso che un e.leader, oltre ad avere passione ed una visione decisamente orientata all'innovazione tecnologica, dev'essere anche un semplificatore di iter burocratici, un paziente insegnante, un motivatore, ecc.
 

 

Rosa Fogli

Rosa Fogli01/07/2014 - 07:52

Sono d'accordo .

Le esperienze di RIUSO dei software insegnano ....

ROSA

 

ciro spataro

ciro spataro26/06/2014 - 22:34 (aggiornato 26/06/2014 - 22:34)

il webinar di oggi è stato molto utile per comprendere che l'e-leader non è una figura dai contorni professionali definiti e riconducibili a standard.

Il profilo di un e-leader è materia da costruire ancora in Italia. Se vado in Estonia e vedo il tasso di digitalizzazione dei servizi pubblici, ad es., capisco che in quello stato l'e-leader è un profilo professionale più facilmente identificabile, sicuramente nel mercato o nella PA lo trovo più facilmente che in Italia.
In Italia debbo fare i conti con la cultura della non digitalizzazione e quindi rintracciare un e-leader è cosa più difficile. Se in una PA si deve fare un bando per cercare un e-leader, cosa devo scrivere nel capitolato tecnico? La cosa che mi viene più semplice, x facilitarmi la vita, è quella di fare riferimento alle definizioni delle e-competence dell'e-CF del framework europeo. Altrimenti impazzirei a scrivere cosa deve essere un e-leader e come deve operare per portare innovazione digitale in una PA.

Un super eroe digitale?
Eh eh ... no! Basta partire dagli hacker della PA, quelli che internamente smanettano e sviluppano in proprio applicativi per sperimentare qualche microporzione di innovazione in una frangia remota di PA. Ce ne sono tanti e io ne conosco nella mia PA. A volte non sono valorizzati internamente e poi si va fuori a cercare consulenti ed esperti da CV pomposi.
L'innovazione (e la rivoluzione digitale) si può fare dall'interno con piccoli ma dotati e-leader, bisogna cercarli e scovarli, ma chi li va a cercare? Le figure apicali? A volte, ma non sempre. E' questo il problema. Tra di noi hacker ci annusiamo e ci riconosciamo quando ci ritroviamo insieme a fare piccole reti di sperimentazione digitale (mappe georeferenziate, infografiche, installiamo pacchetti applicativi open source o sistemi operativi open source, usiamo cloud e social network x condividere lavori e buone prassi, usiamo ideascale, moduli di google, usiamo gli open data per fare qualche app o web service, ecc).
Ecco questi per me sono piccoli e-leader che fanno rivoluzioni digitali e ripeto dentro la PA ce ne sono.
Cominciamo a fare communities tra di noi e innovatoripa.it ne è un esempio

Sabrina Onano

Sabrina Onano26/06/2014 - 15:32 (aggiornato 26/06/2014 - 15:32)

Oggi si è svolto il webinar , per chi non avesse potuto partecipare la registrazione e i materiali utilizzati sono disponibili nella pagina dell'evento.

Anche durante il webinar, così come avevamo fatto al tavolo sulla e-leadership si è discusso sulla definizione di e-leader e su come queste figure possano essere formate, se possono essere formate e quale è il ruolo che la scuola può/deve avere in questo. C'è stata una partecipazione numerosa e soprattutto attiva: l'intensa attività nella chat del webinar con la discussione continua sulle affermazioni dei relatori dimostra ancora una volta quanto su questi argomenti ci sia da discutere e quanto interesse c'è a capire da parte delle persone che quotidianamente hanno a che fare con e-leader, con la mancanza di e-leader o con l'opportunità di formarne di nuovi.

Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli20/06/2014 - 14:09

Il tavolo del barcamp mi ha confermato che la parte delle competenze di e-leadership, capitolo 5 delle recenti , è quella che inserisce maggiori elementi di novità ed è un terreno ancora da poco battuto.

Ci sono tanti leader nelle organizzazioni. Ci sono tante competenze digitali. 

Allora perché ci sono pochi e-leader che emergono nelle organizzazioni?

Perché non è facile fare questa fusione a freddo, cioè avere persone capaci di immaginare e gestire il cambiamento necessario all’interno del contesto in cui si opera e che conoscano le implicazioni che il digitale comporta.

La leadership e le competenze digitali hanno seguito percorsi separati nell’immaginario organizzativo. E quindi anche formativo.

Abbiamo oggi ottimi leader che hanno il potere di decidere il cambiamento ma che annaspano in visione digitale o hanno bisogno di essere convinti da plotoni di esperti digitali. Insomma non ce l’hanno nelle vene la natura strategica che il digitale comporta.

Abbiamo anche ottimi specialisti digitali che sottovalutano l’importanza dei meccanismi sociali per convincere le persone a credere nei cambiamenti che le tecnologie comportano e gestire in modo non frustrante i processi di riorganizzazione.  

L’e-leader è una figura direttamente collegata alla propensione delle organizzazioni a trovare nuove strade e dare valore al miglioramento continuo sfruttando al massimo le potenzialità offerte dal digitale.

Il contesto in cui operate e la vostra organizzazione, di natura o per emergenza, è portata ad innovare e quindi a mettere al centro la ricerca di nuove soluzioni, nuove opportunità e miglioramenti continui?

Allora presto avrete bisogno di e-leader! E gli e-leader avranno bisogno di percorsi di apprendimento non convenzionali per mantenere le .

ciro spataro

ciro spataro26/06/2014 - 22:39

dipende da ogni individuo, non c'è una regola fissa. 

Esatto = gli e-leader avranno bisogno di percorsi di apprendimento non convenzionali e aggiungo, informali, ormai il web offre milioni di spunti per diventare e-leader, basta dedicarcisi, avere passione,curiosità e mettersi in gioco, sfidarsi, fare rete e condividere consocenza