Un passo in avanti nella regolazione della spending review

letto 2501 voltepubblicato il 05/07/2014 - 05:03 nel blog di Maria Fiore, in Osservatorio Spending Review

Il decreto-legge n. 66 del 24 04 2014 (cosiddetto della spending review) è stato convertito con modifiche nella legge n. 89 del 23 06 2014. Esso introduce nuove norme in materia di revisione, efficienza e trasparenza della spesa pubblica (artt. 8 – 26), oltre a misure di carattere fiscale per il rilancio dell'economia, interventi per accelerare il pagamento dei debiti arretrati delle pubbliche amministrazioni, anche allo scopo di conseguire risparmi di spesa.

Si procede quindi nel senso indicato dal Commissario Cottarelli (v. precedenti segnalazioni sul tema di Donatella Imparato) e nel rispetto della tempistica del programma di Revisione della Spesa ()

Sono in primo luogo specificati (art. 8) gli obblighi di pubblicazione dei dati relativi alla spesa delle pubbliche amministrazioni e alla tempestività dei pagamenti. Si dispone inoltre, nel medesimo articolo, una riduzione della spesa per acquisto di beni e servizi per complessivi 2,1 miliardi a decorrere dal 2014, di cui 700 milioni da parte delle regioni e province autonome, 340 milioni a carico delle province e città metropolitane, 360 milioni da parte dei comuni e 700 milioni a valere sulle amministrazioni statali. A tali fini le amministrazioni interessate possono anche procedere alla riduzione del 5 cento degli importi dei contratti in essere. I suddetti obiettivi di riduzione della spesa vengono determinati in modo da penalizzare il meno possibile le amministrazioni virtuose, quelle che  acquistano  ai prezzi  più  prossimi  a  quelli  di  riferimento   ove   esistenti; registrano minori tempi di  pagamento dei fornitori; fanno più ampio ricorso agli strumenti di acquisto messi a disposizione  da  centrali di committenza (art. 8 c. 5)

Per quanto attiene gli acquisti dei comuni, l’art. 9 stabilisce che tutti i comuni non capoluogo di provincia (quindi più di 7mila enti locali) non possono più acquisire lavori, beni e servizi da soli, ma devono passare per una centrale unica di committenza e l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici non rilascerà più il Cig (Codice identificativo gara) agli enti che non rispettano le nuove regole. L’obiettivo è diminuire a 35 le centrali di committenza e ridurre i costi.   I comuni devono assegnare lavori e acquisire beni e servizi nell’ambito delle unioni comunali, costituendo un apposito accordo consortile, ricorrendo a un soggetto aggregatore o alle Province. L’alternativa è utilizzare gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip.

Per tutti i comuni si segnala anche la nota di lettura Anci () al decreto della spending review, contenente le norme di interesse per i Comuni e lo scadenzario di attuazione pubblicata il 30 giugno. 

Tra le ulteriori numerose misure di controllo e riduzione della spesa si segnalano:

·         l’ampliamento del ricorso a Consip o agli altri soggetti aggregatori per lo svolgimento delle procedure di acquisto di beni e servizi e il rafforzamento dei compiti dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, che deve elaborare i prezzi di riferimento alle condizioni di maggiore efficienza di beni e di servizi e pubblicare i prezzi unitari corrisposti dalle pubbliche amministrazioni per gli acquisti (articoli 9 e 10);

·         il collegamento dei contratti per beni e servizi ai prezzi di riferimento, laddove esistenti, ed a quelli delle convenzioni quadro Consip, a pena della nullità dei contratti stessi; il collegamento di tali elementi con la valutazione della performance individuale e della responsabilità dirigenziale (art. 8 c. 9);

·         la conferma del sistema a rete dei soggetti aggregatori (Consip + una centrale di committenza per ciascuna regione) per l’acquisizione di beni e servizi;

·         l’abbassamento a 240.000 euro del limite al trattamento economico annuo onnicomprensivo di chiunque riceva, a carico delle finanze pubbliche, emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo (inclusi i componenti degli organi di amministrazione, direzione e controllo) con pubbliche amministrazioni statali e con società dalle stesse partecipate (articolo 13).

·         l’introduzione di nuovi limiti di spesa per gli incarichi di consulenza, studio e ricerca e per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (articolo 14), nonché per le autovetture di servizio (articolo 15);

·         un risparmio di spesa per i Ministeri e la Presidenza del Consiglio dei ministri per il 2014 pari a 240 milioni, - l'integrale definanziamento delle disponibilità di bilancio 2014 del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio; la riduzione del 20 per cento per il periodo maggio-dicembre 2014, della indennità di diretta collaborazione del personale in servizio presso gli uffici di diretta collaborazione dei ministri; l’affidamento al sistema di pagamenti centralizzato presso il Ministero dell’economia (denominato NoiPA) di talune categorie di prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche quali le ritenute periodiche sugli stipendi dei dipendenti, copie ed estratti di documenti di archivio ed altri (articolo 16);

·         il contenimento della spesa degli organi costituzionali e di rilievo costituzionale per un importo di 50 milioni di euro per l'anno 2014 nonché della Corte dei Conti, del Consiglio di Stato, dei TAR, del Consiglio superiore della magistratura, del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia e del CNEL (articolo 17);

·         la soppressione dei regimi tariffari postali agevolati previsti per i candidati alle elezioni (articolo 18);

·         alcune modifiche alla recente legge n.56/2014 in materia di città metropolitane, province e comuni (articolo 19);

·         la riduzione dei costi operativi delle società partecipate o controllate dallo Stato (articolo 20);

·         il riassetto industriale della RAI, con la riduzione di 150 milioni di euro per il 2014 del finanziamento (articolo 21);

·         un programma di razionalizzazione delle aziende speciali, delle istituzioni e delle società direttamente o indirettamente controllate dalle amministrazioni locali (articolo 23);

·         il contenimento della spesa per le locazioni passive e per la manutenzione degli immobili, nonché la razionalizzazione degli spazi in uso alle amministrazioni pubbliche (articolo 24);

·         la soppressione dell’obbligo di pubblicazione sui quotidiani per estratto del bando o dell’avviso per l’affidamento dei contratti pubblici nei settori ordinari, e la previsione dell’obbligo di pubblicazione, esclusivamente, in via telematica, di informazioni ulteriori, complementari o aggiuntive rispetto a quelle previste dal Codice (articolo 26).

Le modalità di effettuazione delle riduzioni di spesa stabilite dall’articolo 8 per le regioni (700 milioni di euro per il 2014 e 1.050 milioni per gli anni dal 2015 al 2017, come detto), vengono poi disciplinate dall’articolo 46, che quantifica il risparmio richiesto alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano in misura pari a 200 milioni di euro per il 2014 e pari a 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017; quantifica poi quello per le regioni a statuto ordinario in 500 milioni di euro per l'anno 2014 e a 750 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Per gli enti locali le riduzioni di spesa, comprensive di quelle già indicate dall’articolo 8, sono precisate all’articolo 47, nel quale si dispone che le province e le città metropolitane assicurino un contributo alla finanza pubblica pari a 444,5 milioni per il 2014, a 576,7 milioni per il 2015 e a 585,7 milioni per ciascuno degli anni 2016 e 2017. I commi da 8 a 13 recano analoghe disposizioni relativamente ai comuni, i quali dovranno assicurare un contributo alla finanza pubblica pari a 375,6 milioni per il 2014 e a 563,4 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Una apposita disposizione (articolo 49) prevede l'avvio di un programma straordinario di riaccertamento della effettiva consistenza dei residui passivi iscritti nel bilancio dello Stato, al fine di consentire l’iscrizione di nuovi stanziamenti in bilancio a fronte di cancellazione di partite residue ormai non più esigibili da terzi.

2 commenti

Maria Fiore

Maria Fiore11/07/2014 - 17:57

Il giorno successivo alla promulgazione della L. 89/2014, il DL n. 90 del 24 06 2014 “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari” ha stabilito la soppressione immediata dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp) che viene, di fatto, inglobata dall'Autorità anticorruzione (Anac), guidata da Raffaele Cantone.

L'Autorità anticorruzione, per volere del Governo, godrà di amplissimi poteri di vigilanza e intervento a garanzia della trasparenza nella realizzazione di opere pubbliche e disporrà di strumenti straordinari di gestione, sostegno e monitoraggio sulle imprese nell'ambito della prevenzione della corruzione.

Tutti i poteri dell'Avcp vengono trasferiti all'Anac, mentre resta il piano che Cantone dovrà portare all'approvazione del Governo entro dicembre 2014 per riorganizzare uffici e funzioni della vigilanza. Nel piano di riordino Cantone dovrà indicare anche un taglio pari almeno al 20 per cento delle spese di funzionamento e del trattamento economico accessorio del personale dipendente.

Saltata anche la norma che disponeva preventivamente il trasferimento di alcune delle attuali funzioni dell'Avcp, quelle “consultive” e di “precontenzioso”, al ministero delle Infrastrutture. Niente spacchettamento, dunque, le competenze restano integre, salvo diverse proposte dello stesso Cantone. L'Autorità presieduta da Cantone coordinerà anche un'unità operativa composta da personale della Guardia di Finanza che avrà il compito di vigilare sull'Expo, verificando preventivamente la legittimità degli affidamenti delle opere connesse all'Evento.

Roberto Formato

Roberto Formato11/07/2014 - 00:10

La riduzione della spesa per beni e servizi si inserisce, come è noto, in un quadro tendenziale ben consolidato per effetto delle manovre finanziarie susseguitesi dall'inizio della crisi finanziaria nel 2008.

A tale proposito, l’archivio della Camera dei Deputati fornisce un quadro esaustivo dell’impatto delle manovre finanziarie della XVI Legislatura, durata dal 29 aprile 2008 al 22 dicembre 2012, sull’insieme di comuni, province e regioni. L’impegno che veniva lo scorso anno stimato, comprensivo della riduzione netta di risorse e dell’inasprimento progressivo dell’obiettivo del Patto di Stabilità Interno (PSI) era prospetticamente pari, per il periodi tra il 2009 e il 2016, a oltre 150 miliardi di euro, di cui poco meno di 62 miliardi dovuti alla riduzione netta di risorse decisa a partire dal 2011 e oltre 88 per l’inasprimento del Patto di Stabilità Interno.

Rispetto a tali manovre si rileva che:

  • i tagli, nel triennio 2011-2013, si sono progressivamente inaspriti rispetto agli esercizi precedenti, attraverso manovre con cadenza annuale, ciascuna con effetti cumulativi rispetto agli interventi precedenti che sono resi permanenti;
  • vi è stato un crescente ricorso, dal 2011, allo strumento del taglio dei trasferimenti, rispetto al quale non vi erano stati rilevanti azioni in precedenza. Il peso relativo dello strumento del taglio dei trasferimenti arriva, nell’arco di tre anni, a coprire quasi la metà dell’intervento complessivo a carico delle amministrazioni locali (37% nel 2011, 45% nel 2013 e 47% dal 2015).

Il ricorso al taglio dei trasferimenti si lega ai limiti a perseguire gli obiettivi di finanza pubblica, attraverso le amministrazioni locali, avvalendosi del solo Patto di Stabilità Interno. Tale strumento, configurato sulla base di obiettivi di miglioramento del saldo (per gli enti locali) o di riduzione delle spese (per le regioni), di carattere incrementale rispetto agli obiettivi precedenti, si è tradotto difatti, con il succedersi delle manovre, nell’obbligo, per molte amministrazioni, di perseguire obiettivi di avanzo di bilancio. Questo ha determinato una conseguente inefficiente allocazione di risorse immobilizzate.

A differenza del Patto di Stabilità Interno lo strumento del taglio delle risorse trasferite ha carattere ben più radicale. Infatti, mentre il primo impone il mero accantonamento di risorse, in vista dell’obiettivo di miglioramento del saldo o di riduzione della spesa, ma ne lascia inalterata la titolarità in capo alle amministrazioni locali di appartenenza (le quali possono così sperare in successivi smobilizzi), il taglio dei trasferimenti opera una definitiva sottrazione.

L’ANCI  - Associazione Nazionale dei Comuni Italiani - ha comunque più volte evidenziato le contraddizioni di tali manovre, sostenendo che il controllo dei conti dovrebbe essere in anzitutto esercitato sui settori che rappresentano il peso più rilevante della spesa pubblica, dunque le amministrazioni centrali dello Stato. I Comuni rappresentano infatti solo il 2,5% del debito totale del paese rispetto al 7,6 per cento della spesa pubblica totale esercitata, e inoltre possono indebitarsi solo per investimenti. Il risultato è che i tagli imposti di fatto inibiscono la possibilità di sostenere spese in conto capitale, impedendo di programmare investimenti, che andrebbero invece sostenuti modificando gli attuali tetti ai mutui.

L’associazione ha calcolato lo scorso anno che, tra il 2007 e il 2012, si è verificata una contrazione degli investimenti del 28%, pari ad oltre 4 miliardi. A tal fine propose di introdurre una regola fiscale tale da vincolare i Comuni all'equilibrio di bilancio senza tuttavia creare necessariamente avanzi che mortificano la spesa per investimenti.

Di fatto, il comparto dei comuni nel 2012 ha presentato un avanzo di amministrazione (differenza tra le entrate e spese) pari a 1,7 miliardi, corrispondente al 2,6% delle entrate, mentre lo Stato ha registrato un deficit di 52 miliardi, pari al 13,3% delle entrate. Allo stesso tempo, i Comuni hanno ridotto la spesa corrente del 2,5%, vedendo sostanzialmente invariate le entrate correnti. Al contrario, la spesa corrente dello Stato ha conosciuto un aumento dell'8%, a fronte di aumento delle entrate pari solo al 4,3% (ANCI 2013. I Conti dei Comuni. Comunicato Stampa, 14 novembre).