Barcamp #InnovatoriPA2014: Competenze digitali per la PA

letto 2217 voltepubblicato il 09/07/2014 - 15:59 nel blog di Roberta Chiappe, in Barcamp "InnovatoriPA", Formazione PA

Al centro del Barcamp InnovatoriPA di quest’anno il tema : nei diversi tavoli di discussione si è ragionato, a partire dal e dal ruolo della PA, su “quali tecnologie, strumenti, materiali e modelli per la diffusione della cultura e delle competenze digitali?”, “come avviare un’azione di rete tra le PA per rafforzare lo scambio e il riuso di conoscenze e risorse?”, “quali competenze per gli E-leader?”
Al Tavolo 1 Competenze digitali per la PA lo spunto generale del Barcamp ci ha portato a ragionare sull’apprendimento della tecnologia e l’apprendimento attraverso la tecnologia (l’e-learning quindi).

Ecco il mio racconto, chi c'era può integrare! La discussione si è articolata, con i racconti delle esperienze e i commenti degli altri partecipanti al tavolo, a partire da alcune domande: quali tecnologie, strumenti, materiali e modelli usano le PA italiane nell’e-learning? Come le PA possono realizzare attività anche in e-learning a costo quasi zero, riusando strumenti e materiali? Come rafforzare lo scambio e il riuso, favorire la circolazione dei modelli, fare rete su questi temi? L’idea di fondo è che, se è vero che ormai anche nella PA si sta diffondendo l’e-learning e un approccio alla formazione basato anche sull’uso delle tecnologie, spesso lo si fa senza una visione di insieme, senza considerare soluzioni già sperimentate, sviluppando prodotti e sistemi non interoperabili, poco riusabili, e che magari non hanno un futuro.

Si è partiti dalla presentazione di 4 esperienze: , , , .
 

La discussione si è poi focalizzata sulla realizzazione dei materiali didattici multimediali per l’e-learning, confrontandoci su diverse possibilità per l’autoproduzione dei contenuti. Sono stati citati ad esempio , un tool gratuito che permette di aggregare contenuti da diverse fonti riguardo a un argomento, e pubblicarli (Analogo a , che usiamo per i ); e , un software per realizzare video interattivi, semplice da usare, sviluppato originariamente per iPad ma disponibile anche per PC (in versione beta). 
 

Si è poi passati a parlare dei webinar: quali sono le piattaforme di videoconferenza utilizzabili? Meglio open source o proprietarie? quale la metodologia da seguire? webinar interattivo o conferenza? Esiste un numero ottimale di partecipanti?

L’esperienza che il  Formez ha maturato in questi anni nella organizzazione e gestione di webinar è stata il filo conduttore di questa parte della discussione, perché pur non essendo possibile definire un unico modello di webinar, le esperienze e le sperimentazioni fatte ci hanno permesso di individuare alcuni elementi che possono portare alla buona riuscita (interattività, durata, articolazione e numero di interventi, moderazione, assistenza didattica e tecnologica, numero partecipanti, unico webinar o ciclo,…). Altro aspetto da considerare è la riusabilità dei webinar: possibile certo, e auspicabile, ma con la consapevolezza che “in differita” manca l’interazione tra i partecipanti e con i docenti, che è uno degli aspetti fondamentali.
 

Come può una PA avviare la realizzazione di attività che prevedono webinar? È necessario fare formazione per l’organizzazione e la gestione? Il suggerimento – banale - è di partecipare a webinar prima di iniziare a realizzarli. Altri suggerimenti? Non organizzare singoli seminari ma prevedere un ciclo integrato in cui si possa sviluppare un tema da diversi punti di vista. Prevedere nello stesso webinar interventi di inquadramento “teorico” e testimonianze. Curare la formazione e l’informazione dei docenti, sia sugli strumenti tecnologici che sui tempi e materiali degli interventi. Occhio allo staff del webinar: un Moderatore e un Tutor tecnologico sono indispensabili!

La discussione è aperta, contribuite e dite la vostra ;)

 

 

 

 

12 commenti

matteo Barberi

matteo Barberi11/08/2014 - 16:49 (aggiornato 11/08/2014 - 16:49)

<p>Buongiorno, sia che si utilizzi la modalità E-learning o Webinar, un percorso formativo deve prevedere una forte interattività e assistenza. Caricare video, slide su una piattaforma e-learning e pensare di realizzare un corso di qualità sarà un pò difficile. In un progetto formativo consiglierei un processo misto prevedendo incontri online, momenti in Fad/E-learning e momenti in aula. Da anni ho seguito centinai di <a href="http://www.formeeting.it">Webinar live</a>&nbsp;e gli errori commessi sono molti. Dalla scelta dei relatori ( non preparati per interagire attrarverso uno schermo), utilizzo di slide e materiali che devono essere differenti rispetto ad una formazione in aula ( per ovvie ragioni tecniche), la mancanza di un moderatore tecnico, scelta delle tempistiche e la mancazna di strumenti di interazione e coninvolgimento ( sondaggi, chat, questionari). Il webinar se ben realizzato diventa successivamente materiale da inserire in Fad continuando il rapporto con di discente. Quando si realizzando Webinar complessi ad esempio il progetto che ho seguito per conto del <a href="http://www.infomercatiesteri.it/webinar_detail.php?id_webinar=10">Ministero Afffari Esteri "internazionalizzazione con un Clic"</a>&nbsp;che prevedeva pià sedi estere in contemporanera e oltre 200 imprese collegate, gestione degli interpreti, analisi connettività......consiglio fate sempre delle prove &nbsp;per non trovarvi in difficiltà.&nbsp;</p>

<p><a href="http://www.formeeting.it">Matteo Barberi - Comunicazione online</a></p>

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita11/07/2014 - 13:10 (aggiornato 11/07/2014 - 13:10)

continuo con un approccio per un argomento molto serio.

Io penso che sia inutile continuare a parare di argomenti di secondo livello come webinar, e-learnng etc. quando siamo ancora prima del livello uno e, talvolta, anche del livvello zero.

Circa 3 anni fa ho scrittola storia di un Castello incantato  che mi sembra ben rappresenti la situazione della se dei suoi docenti.

Facciamoci una riflessione ....a mente aperta.

Luciano Fanfoni

Luciano Fanfoni11/07/2014 - 10:16

La sintesi di Roberta è perfetta. Il tavolo si è svolto esattamente in quel modo, cioè si è subito indirizzata la discussione sull'apprendimento della tecnologia attraverso la tecnologia, quindi e-learning (cito testualmente Roberta), e quindi webinar.

Secondo me l'approfondimento e sviluppo del tema delle competenze digitali per la PA non può ridursi a una sola modalità o forma di apprendimento a distanza. E soprattutto non c'è soltanto e-learning come strumento di sviluppo della cultura digitale.

ll grande limite dell'apprendimento tradizionale, anche a distanza, è che si tratta di un momento di comunicazione da uno a molti. Questi molti, anche se posso scegliere in quale momento ricevere la formazione, comunque necessitano dell'attenzione e concentrazione necessaria per un periodo di tempo più o meno lungo. Ma soprattutto è l'interazione docente-discente e tra discenti che può anche essere garantita con gli strumenti attuali, ma solo nella diretta del webinar, e comunque anche questa non può disturbare la tradizionale lezione del docente ed essere in qualche modo governata.

Nel mio intervento sull'esperienza di social network per una rete PA volevo evidenziare proprio come ci possono essere altri modi meno tradizionali ma forse più efficaci, perchè non limitati a singoli eventi o momenti formativi, ma continui e costanti nell'interazione e nel lavoro collaborativo per gruppi di persone con provenienza e cultura anche molto eterogenea. La cultura digitale mutuata dai social network. Forse una ulteriore possibilità di miglioramento e crescita per i processi della PA.

Comunque sono stato contento di partecipare alla discussione sul webinar e molto interessanti sono state le esperienze ascoltate. Il tempo della discussione era piuttosto limitato e visto che il tavolo era interessato soprattutto all'argomento webinar, ho cercato di dare il mio contributo in merito, anche se l'argomento della mia presentazione non riguardava le webinar. Non credo di essere andato troppo fuori dal tema generale con la mia presentazione. E mi aspetto di continuare a discuterne qui.

Luciano

 

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita10/07/2014 - 10:59

Il titolo è parzialmente scherzoso perchè si continua a parlare di competenze digitali da acquisire, ma si dà quasi per scontato che tali competenze esistano.

Al Barcamp 2014 ho spesso ripetuto questa frase: Tutti cerchiamo di vendere ottimi libri di lettura a persone che non sanno leggere.

In Italia, secondo le statistiche OCSE, circa il 60% degli Italiani accede ad internet "una volta la settimana". Questo significa che l'uso diffuso giornaliero statisticamente non raggiunge il 10-15%. Ottimisticamente, visto che parliamo al minimo di dipendenti amministrativi. possiamo pensare che solo un 20-30% sia in grado di usare significativamente Internet e la rete.

L'Italia è ai primi posti come quantità di servizi e.gov disponibili, ma è agli ultimi posti per la quantità di uso di questi servizi.

Allora è inutile parlare di strumenti avanzati basati su Internet, se solo una piccola parte potrebbe usarli e, guarda caso, sono proprio quelli che probabilmente non ne hanno bisogno.

Anni fà gli "esperti" sostenevano che il "digital divide" era strutturale, ora ci si è accorti che è "culturale". 

Per usare una parafrasi, smettiamo di parlare tra noi pensando che possano capici le persone che parlano esclusivamente italiano ....e spesso i nostri discorsi per metà sono pieni di termini inglesi o simil-inglesi maltradotti.

Io ritengo che questo sia il bandolo della matassa .....e voi?

 

 

ciro spataro

ciro spataro10/07/2014 - 13:15

Si, leggendo il tuo intervento mi rendo conto che è vero: un po di persone con competenze digitali sopra la media ci parliamo addosso su come migliorlarle, senza riuscire a coinvolgere chi di competenze digitali non ne ha (la maggior parte degli italiani).

Sulle Competenze digitali per i cittadini () del Programma nazionale competenze digitali infatti ho scritto testualmente: "ottima idea le iniziative in collaborazione con la RAI: programmi come Leonardo su Rai 3 potrebbero contribuire ad accrescere le competenze digitali dei cittadini. Pensare ad una sorta di QUARK sul digitale spiegato in maniera semplice ed elementare, descrivendo come i cittadini possono avvantaggiarsi dell'uso semplice delle tecnologie digitali per migliorare la qualità della loro vita tutti i giorni. Anche dei digital talk show, di idee ne possono venire tante ...". Potranno essere proposte anche sciocche, ma sarei ben felice di ascoltarne/leggerne/impararne altre!!!

Certo, se vogliamo far nascere (prima che migliorare) le competenze digitali di milioni di cittadini italiani non lo possiamo fare oggi con i webinar ospitati su Innovatoripa o con 10 barcamp: lì catturiamo e formiamo 2-3.000, si e no, di dipendenti della PA !!! Sicuramente dobbiamo appoggiarci ancora alla vecchia TV. Personalmente sarei felice di chiedere ad Alberto Angela di utilizzare il suo linguaggio chiaro per avviare una serie tv di "passaggio al digitale" (non a nord ovest!) nella quale spiega a milioni di italiani concetti base delle tecnologie e strumenti digitali. Oppure Quiz show alle 19.00 sul digitale con premi e ti faccio vedere come partecipano..!

Considerando che gli smartphone (telefoni intelligenti) ce li hanno praticamente tutti, almeno così vedo ogni giorno nelle strade della 5° città più grande d'Italia o andando in paesini di 1000 abitanti, anche persone che nemmeno parlano la lingua italiana (ma solo i dialetti), ma che usano benissimo l'app di whatsapp e facebook (allora un po di comp.dig. li hanno?!), probabilmente mi vien da pensare che  lo smartphone potrebbe diventare un portenziale veicolo di competenze digitali! Mi viene da pensare a strategie per veicolare la nascita e il miglioramento delle competenze digitali attraverso questa scatolette che ci teniamo in tasca. Si potrebbero utilizzare le strategie di gioco (scusami ma lo devo dire in inglese: gamification) affinchè milioni di cittadini, così come acquistano ogni mese tranquillamente pacchetti Sky o di operatori della telefonia mobile che con gamification marketing riescono ad attrarre (fiumi di persone), allo stesso modo pensare di utilizzare strategie intelligenti di gamification per far nascere e migliorare le competenze digitali di milioni di italici. 

Facciamo esempi su come "digitalizzare" gli italiani. Azioni, strategie, iniziative,..... Perche sono d'accordo con te, ma da qualche parte bisogna cominciare con azioni pilota, sperimentali.

 

Roberta Chiappe

Roberta Chiappe10/07/2014 - 17:38 (aggiornato 10/07/2014 - 17:38)

A proposito di "coinvolgere chi di competenze digitali non ne ha" vi segnalo che il 17 luglio si svolge il webinar , l'ultimo - almeno per ora - del ciclo su Cultura e competenze digitali: iscrivetevi e parliamone lì! Con Nello Iacono (Coordinatore del gruppo di lavoro Competenze per la cittadinanza digitale, inclusione digitale), e attraverso il racconto delle 2 esperienze premiate nella categoria Inclusione digitale del Contest (Agostina Betta, Regione Emilia Romagna, esperienza ) e Agnese Addone (CoderDojo Italia, esperienza ), cercheremo di capire come sia possibile far avvicinare le persone alle tecnologie.

Quello del gioco (e della Gamification) anche secondo me è un aspetto fondamentale. Quella sul linguaggio e sulla capacità di spiegare in modo semplice le cose difficili, una battaglia quotidiana! Vi aspettiamo

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita10/07/2014 - 13:33

Nella"Raccolta di idee per la cultura digitale" di FORMEZ ho inserito la proposta ".

Non è la soluzione totale, sono solo alcuni mattoni di base di una costruzione, che come tutte le costruzionideve iniziare dalla base.

Votatela e fatela votare ....forse passo dopo passo potremo arrivare al tetto della costruzione.

ciro spataro

ciro spataro10/07/2014 - 14:21 (aggiornato 10/07/2014 - 14:21)

letta e votata

Flavia Marzano

Flavia Marzano10/07/2014 - 11:49

Concordo Attilio,

Sono a una conferenza di fisica statistica e faccio una fatica boia a capire cose che spiegatemi da chi parla la mia lingua poi capisco.

forse e' un problema di qualunque ambiente: imparare a comunicare per essere capiti da tutti e non solo dai propri 'simili'

Facciamo un corso di multilinguismo? ;)

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita10/07/2014 - 13:50 (aggiornato 10/07/2014 - 13:50)

Solo pochissime persone sono talmente al di sopra del mondo che li circonda e non hanno paura di essere sottvalutati. Tra questi solo una piccola parte è dotato di comunicativa.Questo vale per tutti ed in tutti i campi.

Una ulteriore complicazione è introdotta dal fatto che molto comunemente lo "oratore, prima di parlare non si domanda quale è il pubblico ed usa sempre lo stesso linguaggio sia che si rivolgano a dei bambini sia che ringraziono per il Premio Nobel.

Forse si dovrebbe lasciare rumorosamente la sal, o l'aula, quando l'oratore usa un linguaggio inadeguato.

Infine voglio dichiarare che non sono un emulo degli Accademici della Crusca e che nel 90% dei casi si può trovare un termine comprensibile e forse anche in italiano.

Sono curioso di sapere una definizione della Fisica Statistica.....forse significa studiare le cause e  gli effetti globali di un fenomeno e non fare una analisi dettagliata di tute le variabili che quel fenomeno condizionano.

ciro spataro

ciro spataro10/07/2014 - 09:56

grazie Roberta di questi spunti su come organizzare webinar.

Il Programma nazionale per la cultura e le competenze digitali sta facendo nascere una voglia e desiderio di formazione tramite questo strumento dei webinar. AGID + INNOVATORIPA + FORMEZ in questo sono stati una partnership ideale.

Al Comune di Palermo, insieme al mio dirigente abbiamo veicolato l'info e i link dei webinar praticamente a centinaia di dipendenti, forse più di un migliaio. Ho verificato un giorno prima del webinar Competense digitale per la PA, su 320 iscritti, oltre 20 erano del Comune di Palermo. Quindi c'è fame di webinar, fame di formazione online, fame di migliorare le competenze digitali individuali in un periodo in cui ICT, smartphone, tablet, cloud, app, digitale, social network stanno entrando nelle nostre esistenze in maniera pervasiva.

Il format dei webinar sul Programma nazionale per la cultura e le competenze digitali è stato efficace. Li ho seguiti tutti (su pc e tablet) e devo dire che ho acquisito tanta conoscenza, ho interagito benissimo con gli speaker e gli altri partecipanti in chat scambiando info, un esperienza estremamente positiva e formativa, da replicare assolutamente.

Moderatore e un Tutor tecnologico sono indispensabili! Si vero!

Sulla formazione dei docenti: beh l'importante che i docenti riescano a trasmettere buone prassi (su competenze cultura e formzione digitale) da replicare in tantye realtà locali. Io penso che nei webinar ci dovrebbe essere molta più buona prassi da diffondere come virus che teoria da manuale, di cui spesso si legge sul web. Molte buone prassi che esistono già in tantui comuni o enti pubblici che possono fare da apripista per latre PA italiane. Contattare - ad esempio - come relatori dei webinar persone protagoniste nelle città che sono state citate nel (Osservatorio Smart City -> ANCI) al fine di farci raccontare come hanno operato nel campo delle competenze digitali e che risultati concreti hanno ottenuto. Torino ad esempio - ho letto - ha messo su un cruscotto digitale: un referente di Torino portrebbe raccontarci in un webinar come hanno implementato le loro competenze digitali per capire come hanno gestito questo "cruscotto digitale" utilizzato per il management di sicurezza urbana, energia, mobilità, ecc. Ecco queste "good practices" dovrebbero essere raccontate nei webinar. 

Altra finalità dei webinar potrebbe essere il tentativo di costruire partenariati informali su temi specifici delle competenze digitali. Esempio: creare una rete di città per condividere una piattaforma di cloud comune finalizzata a rendere omogenea (nelle città ed enti aderenti) la pubblicazione di dataset in format aperto (open data) - > ciò sarebbe propedeutico a avviare esperimenti su come fare linked data tra enti pubblici (per me un sogno!!!). Da quì potrebbero nascere webservices e app di estrema utilità per cittadini, imprese e la stessa PA.

Insomma i webinar possono essere uno strumento che può facilmente veicolare il miglioramento delle comptenze digitali e la replicabilità delle buone prassi (effetto virale). I webinar possono accendere il giusto hype sul tema delle competenze digitali trasversali ad enti pubblici e soggetti privati. Possono essere volano importante per il definitivo passaggio dalla carta al digitale nei processi, cosa che non è totalmente avvenuta nella quasi totalità della PA italiana.

Chi potrebbe organizzare i webinar? Soggeti quali: Formez, AGID, singoli Enti Pubblici che si rendono disponibili (per sensibilità alla cultura e comptenze digitali) a diffondere le loro buone prassi operative, Aziende la cui mission consiste nella diffusione di prodotti e strumenti digitali per la gestione del lavoro (non escludendo i colossi Google for education, Microsoft, Cloud services providers,...),   Associazioni che operano nel mondo digitale (e ho scoperto che c'è ne con tanta competenza), Scuole il cui indirizzo didattico è prevalentemente caratterizzato dall'approfondimento delle competenze digitali, ecc.

Chi ospita i webinar, su quale piattaforma online? Behh... INNOVATORIPA potrebbe diventare senza particolari problemi la piattaforma che veicola i webinar organizzati dai vari soggetti che contribuiscono a aumentare le competenze digitali della PA e della società. Basta stabilire regole tecniche (es.: aumentare il numero degli accessi per i partecipanti - informare sui  browser più compatibili per fruire i webinar - ecc.) e di gestione (per quanto riguarda quelli già realizzati mi sembrano ben gestite, poi col tempo e l'esperienza si migliora).

Disponibile a collaborare x la costrunzione di strategie per l'organizzazione di cicli di webinar per il miglioramento delle competenze digitali degli italiani ;-)

ciro

 

Ferdinando Germano Ferrari

Ferdinando Germano Ferrari09/07/2014 - 18:43

Complimenti Roberta, ottima sintesi.

Solo preciso che, secondo me, prevedere cicli di webinar può essere utile per:

  • Affrontare temi complessi: l'attenzione online è difficile da tenere e quindi meglio non superare i 90minuti per evento e progettare approfondimenti progressivi sul tema
  • Fare rete: l'aula virtuale diventa in questo modo sempre più interattiva