Protocolli di legalità di seconda generazione

letto 2377 voltepubblicato il 06/08/2014 - 13:24 nel blog di Patrizia Schifano, in Integrità

Il 15 luglio 2014 la firma del Protocollo d'intesa e delle relative Linee Guida tra il presidente dell’ANAC e il Ministro dell’Interno ha avviato una collaborazione tra ANAC-Prefetture-UTG e Enti Locali in materia di trasparenza e legalità nella gestione dei lavori pubblici. Le Linee Guida riprendono il percorso iniziato con la L.190/2012 che sottolinea la necessità di affiancare alla repressione penale una forte azione di prevenzione in via amministrativa della corruzione facendo leva non solo sul rafforzamento degli strumenti normativi, ma anche su quelli di carattere pattizio. Nel protocollo d'intesa c'è una indicazione precisa: i nuovi appalti pubblici dovranno contenere  la clausola di risoluzione del contratto nel caso emergano fatti di corruzione.  Cantone afferma che è «una rivoluzione copernicana: si utilizzano degli istituti nati per contrastare la mafia in funzione anticorruzione. Prima, infatti, la risoluzione del contratto era legata all’omessa denuncia di un’estorsione».

Con l’intesa infatti, Viminale e Anac  intendono prevenire i fenomeni di corruzione e dare attuazione alla trasparenza amministrativa attraverso protocolli di legalità di «nuova generazione»  che introducano, accanto alle tradizionali clausole antimafia, regole tese a rafforzare «gli impegni alla trasparenza ed alla legalità pure in ambiti non strettamente riconducibili ai rischi di aggressione da parte del crimine organizzato». I nuovi protocolli conterranno, oltre all’obbligo di denuncia dei tentativi di estorsione, anche «clausole volte a riconoscere alla stazione appaltante la potestà di azionare» la risoluzione del contratto «ogni qualvolta l’impresa non dia comunicazione del tentativo di concussione subito», nonché «in tutti i casi in cui, da evidenze giudiziarie consolidate in una misura cautelare o in un provvedimento di rinvio a giudizio, si palesino accordi corruttivi tra il soggetto aggiudicatore e l’impresa aggiudicataria».

Chi di voi ha già utilizzato i patti d'integrità e i protocolli di legalità che esperienza ha in merito e che modalità ha utilizzato perché venissero adottati?

Questi patti di seconda generazione, penso che dovrebbero essere sostenuti da una modalità partecipativa che porta alla redazione del documento finale attraverso l’interlocuzione tra tutti i soggetti coinvolti: figure strategiche degli Enti Locali ( Amministratori Locali, Responsabili Prevenzione Corruzione, Responsabili Trasparenza, Responsabili Stazioni Appaltanti, ecc.), ma anche associazioni di categoria degli imprenditori, sindacati, organizzazioni della società civile.

Come Formez PA, vorremmo applicare questa modalità su base locale e avviare, in autunno, in Puglia, con la Prefettura e la Provincia di Barletta- Andria-Trani un primo percorso sperimentale, voi che ne pensate? siete a conoscenza di buone prassi in merito? Avete idee e suggerimenti?