II Ministero del Lavoro taglia i dirigenti e accorpa le direzioni regionali e territoriali

letto 3401 voltepubblicato il 28/08/2014 - 11:17 nel blog di Rita Pastore, in Osservatorio Spending Review

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 25/08/2014 il Dpcm n. 121/2014 che reca la riorganizzazione  del Ministero. Per quanto riguardagli uffici periferici, sono soppresse le direzioni regionali, che secondo la precedente organizzazione avevano la propria sede nei capoluoghi di regione, e contemporaneamente sono create quattro direzioni interregionali del lavoro (Dil): due in Italia settentrionale, una in Italia centrale e una in Italia meridionale. La direzione con sede a Milano avrà competenza oltre che sulla Lombardia, su Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta; quella con sede a Venezia avrà giurisdizione su Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche; alla sede di Roma faranno capo oltre il Lazio, l'Abruzzo, la Sardegna, la Toscana e l'Umbria; alla direzione di Napoli faranno riferimento Campania, Molise, Basilicata, Puglia e Calabria.
Per ottimizzare l'organizzazione amministrativa del ministero sul territorio, alcune direzioni territoriali (Dti) avranno competenza in più ambiti provinciali e saranno dislocate su due città. Avverrà nelle direzioni di Chieti-Pescara, Potenza-Matera, Trieste-Gorizia, Milano-Lodi, SondrioLecco, Campobasso-Isernia, Novara-Verbania Cusio Ossola, Biella-Vercelli, Cagliari-Oristano, Lucca-Massa Carrara e Perugia-Terni. In pratica, sarà mantenuta la struttura dell'ufficio in tutte le suddette città, ma il dirigente sarà unico e dovrà estendere la propria competenza anche alla città associata. Per l'individuazione delle funzioni degli uffici di livello dirigenziale non generale, per un totale di centoquarantacinque posti-funzione, nonché per la definizione delle funzioni, è prevista l'emanazione di decreti ministeriali entro 90 giorni dall’entrata in vigore (9 settembre 2014) del Dpcm. Con un successivo decreto ministeriale, da adottarsi entro sessanta giorni dall'emanazione di questi ultimi decreti, i contingenti di organico del personale dirigenziale e non dirigenziale saranno attribuiti tra le strutture in cui si articola il nuovo assetto dell'amministrazione.
Infine, un'altra novità riguarda la struttura centrale: il decreto ha previsto l'istituzione di un posto con funzione dirigenziale di livello generale per i compiti di responsabile della prevenzione della corruzione ex legge 190/2012 e per quello di responsabile della trasparenza ex art. 43 del decreto legislativo 33/2013.
Per approfondimenti, consulta il decreto:

 

2 commenti

Alberto Monda

Alberto Monda29/08/2014 - 13:05

Condivido pienamente quanto ha detto Lucia. L’azione di riorganizzazione intrapresa dal Ministero del Lavoro mi sembra indubbiamente una buona prassi che dovrebbe essere presa a modello anche da alte amministrazioni, proprio in considerazione del fatto che è in atto una riforma complessiva del sistema della PA, che passa inevitabilmente nelle maglie della spending review. 

Con tale DPCM, tra l'altro, si è inteso razionalizzare la struttura centrale e territoriale del Ministero del Welfare, riducendone fortemente l'articolazione degli uffici dirigenziali di I^ e II^ fascia nel nuovo disegno  ammontano rispettivamente a 14 e 145 posizioni, per una dotazione organica complessiva, tra qualifiche dirigenziali e aree, pari ad un totale di 7.581 unità.
Si tratta di un percorso che parte da lontano, visto che nel 2012 l’amministrazione aveva già realizzato un’analisi dell’efficienza delle direzioni territoriali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al fine di contribuire a una migliore allocazione delle risorse dal centro alla periferia e alla promozione di processi competitivi tra strutture, orientati a un migliore utilizzo delle risorse a disposizione. Lo studio realizzato si può consultare al seguente link:

Sottolineo, poi, che l'articolo 22 del DPCM in questione prevede, altresì, che ogni due anni l'organizzazione del Ministero sarà sottoposta a verifica per accertarne funzionalità ed efficienza. Quindi, si tratta di un interessante caso che potremmo definire “processo di riforma aperto”, che potrebbe condurre a ulteriori sviluppi futuri, sia in termini di recupero di efficienza sia in termini di risparmi di costi dell’apparato amministrativo.
 

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino29/08/2014 - 12:38 (aggiornato 29/08/2014 - 12:38)

Una diversa articolazione dell'intera macchina amministrativa dello Stato nelle sue varie articolazioni facenti capo a diversi Dicasteri è un aspetto imprescindibile della nuova riforma della PA varata dal Ministro Madia.  In tale ottica dovranno essere certamente ripensate le strutture che in passato avevano una strutturazione a livello provinciale, aspetto che deve essere riconsiderato, anche alla luce della recente soppressione delle Province. In tale contesto dovrebbero rientrare anche i Ministeri dell'Economia, degli Interni, dei Beni Culturali, della Giustizia, della Difesa, delle Infrastrutture, oltre che gli enti Previdenziali e Assistenziali, ACI, Prefetture, Questure, stazioni di Vigili del Fuoco, ecc.
Ritengo che l’esperienza del Ministero del Lavoro, la cui ultima riorganizzazione risaliva al 1961, si pone come apripista nel contesto amministrativo generale, e sarà guardata con molto interesse da diversi stakeholders, sia per gli aspetti relativi alla riduzione dei costi sia per quanto riguarda la fruizione dei servizi ai cittadini.