Parva Burocratica: l’usabilità che cambia la vita e i fiori in ufficio

letto 4540 voltepubblicato il 22/09/2014 - 12:13 nel blog di Emilio Simonetti, in Qualità Web PA

La possibilità di sopravvivere per una organizzazione 
dipende solo dalla mobilitazione 
di ogni grammo di intelligenza delle persone 
Nosuke Matsushita

In questo post, vorrei parlare di due cose: conoscenza e fioritura.

Usando il primo termine, intendo dire che mi risulta impossibile dare spazio al resoconto narrativo - come si conviene ad un blog personale -, delle “piccole cose” (parva) della nostra vita d’ufficio (burocratica), senza vederle sotto il versante della creazione e crescita del sapere e dei saperi in un contesto di ufficio pubblico.

E non faccio riferimento a chissà quale processo managerial-professionale, ma solo al fenomeno che è indicato dall’aneddoto con cui un giorno ho capito che cos’è l’economia della conoscenza. Dice che se due persone si scambiano una moneta, la moneta rimane una. Se le due persone si scambiano un’idea, le idee diventano due.

E’ quella invisibile, quotidiana, spesso inconsapevole, facoltà della comunicazione interpersonale - e dove più che tra fotocopiatrici e macchinette del caffè poco usabili – di generare “prodigiosamente” idee che, quasi per conto loro, proliferano nei modi meno prevedibili nelle menti delle persone. Nel blog si dovrebbero raccontare questi piccoli “prodigi” che hanno a che fare in pieno con l’essere delle persone, se è vero che sapere non fa solo conoscere, ma “fa essere”.  

E’ questo quello che vuole intendere Francesca quando in una riunione di lavoro, per spiegare l’ufficio diverso che si trova di fronte da qualche tempo, dice: Prendi me, da quando non facciamo altro che parlare di usabilità facendo test e discutendo fino allo sfinimento delle euristiche e dei percorsi di navigazione, non posso più farne a meno di pensar ogni volta che mi trovo di fronte ad una qualsiasi telecomando, ogni volta che ho un telefonico in mano, tutte le volte che navigo in un sito web, non riesco a fare a meno di pensare a cosa farebbe un utente nel premere questo tasto, anziché quell’altro rendendo meno usabile l’interazione, per carità, non l’apparecchio... L’usabilità mi ha cambiato la vita, anche quando facendo il bucato mi trovo a “valutare” il display della lavatrice di casa mia.

Esiste un modo più efficace per tradurre e rendere comprensibile quello che vado dicendo nei convegni, accennando alla “propensione anaegoica” come valore generato dalle attività di testing dell’usabilità?!

Con il secondo termine, “fioritura”, a cui accennavo sopra, vorrei intendere che una piccola viola di campo può essere bella e affascinante come un grande quercia secolare. Se fate la dovuta trasposizione al nostro contesto di lavoro, capirete grazie alla metafora che in entrambi i casi non conta l’imponenza, ma l’infiorescenza, i profumi e i colori che si vedono e che si sentono con le persone, come con le piante. Sono questi ultimi che nonostante tutto credo di vedere intorno a me ogni giorno in ufficio, nonostante la fatica e le piccole miserie burocratiche di ogni giorno.  Se nelle nostre politiche pubbliche di gestione del personale si mettesse al centro la “fioritura” delle persone – da fondare tanto sullo sviluppo delle conoscenze che su quello delle infiorescenze individuali –  i “fiori” negli  uffici non sarebbero le striminzite e assetate piantine che sopravvivono a stento su qualche scrivania, ma i tanti modi invisibili, di sprigionare profumi e colori delle persone.

State certi. Provate a grattare il grigio delle nostre relazioni formali e troverete nei colleghi più insospettabili, tesori inaspettati di umanità, di competenza, di arte di vivere.

La conoscenza cambia la vita e i fiori profumano, specie negli uffici pubblici. 

4 commenti

Enrico Orsingher

Enrico Orsingher24/09/2014 - 15:18

"inflorescenze individuali"... l'arte insegna come il tempo trasformi l'energia iconoclasta delle più incomprese e osteggiate avanguardie in forme classiche universalmente riconosciute... continuiamo ad "annaffiarci" l'un l'altro e chissà, forse un giorno non troppo lontano potremmo risvegliarci depositari di una nuova prassi, modelli di riferimento da praticare, sviscerare e nuovamente superare. e poi, "che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di fare tentativi?" ebbe a scrivere una volta proprio il caro vecchio Vincent...

patrizia ingannamorte

patrizia ingannamorte24/09/2014 - 12:38 (aggiornato 24/09/2014 - 12:38)

La pratica del "...se un'idea tu mi dai ed un'idea io ti dono...con due idee partiremo..." sicuramente funziona. Sono cresciuta professionalmente applicando questa pratica, non nella PA. Nelle nostre PA, mia opinione e vissuto personale, i rapporti e le relazioni si sono nei decenni incancreniti nella definizione che un dipendente/funzionario pubblico è servo non pensante di un sistema che non deve cambiare. Succede ancora oggi e molti colleghi ci credono.

Condivido con il dott. Simonetti che il fiore, la pianta, la relazione, ogni cosa va curata, ancor di più ne sento l'esigenza oggi, in questo spazio di transizione ed auspicata necessaria trasformazione - tempi lunghissimi ma necessari, comunque.

Vero è, ripetendomi, che i tempi saranno lunghi, in quanto la "mala amministrazione" non è solo quella in cui vengono alla luce gravità penali ma e ancor più grave, quella in cui è stantia, bloccata la volontà di intervenire con determinazione sui processi di innovazione culturale, dove la comunicazione, l'informazione, la formazione e l'aggiornamento continuo, possibile a costo zero, rivolto a tutto il personale della PA è oggi prioritaria per immettersi sulla strada del cambiamento.

Sono ottimista nel pensare che praticare il dialogo, il confronto tra operatori, raccogliere istanze, criticità e proposte possa sostenermi ad affrontare il mio lavoro che, non dimentico, è al servizio della comunità.

 

 

Riccardo Barberis

Riccardo Barberis24/09/2014 - 09:14

Secondo la mia esperienza, alla base è necessario stabilire un buon rapporto di collaborazione fra persone che, unito alle potenzialità delle nuove tecnologie, in rapida evoluzione, crea i presupposti per un salto di qualità nei servizi offerti dalla PA.

 

Alessandra Cornero

Alessandra Cornero23/09/2014 - 15:10 (aggiornato 23/09/2014 - 15:10)

Avere a che fare con l'usabilità e con la qualità dell'interazione non cambia proprio la vita, ma certamente aiuta a guardare con occhio diverso i pulsanti per chiamare l'ascensore, le manopole per accendere i fornelli...:-) tutto un mondo piuttosto inusabile!

Avere la possibilità di essere - come nel nostro caso - in una rete di persone, fare insieme delle attività, non può che facilitare lo scambio di conoscenze e, confidiamo, l'innovazione, il cambiamento; ma soprattutto è di stimolo per non dover arrivare a dire, come Bartleby, "preferirei di no".

Grazie Emilio per il tuo "ottimismo burocratico"!