Nasce la comunità Cultura digitale

letto 1821 voltepubblicato il 13/10/2014 - 16:48 nel blog di Gianluca Affinito, in Cultura digitale

Cos’è la cultura digitale e il piano nazionale

Nel settembre 2013 l’Agenzia per l’Italia Digitale ha avviato il Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali. Il Programma Nazionale è uno dei principali tasselli che compongono l'Agenda Digitale Italiana.

Lo sviluppo della cultura e delle competenze digitali è uno dei temi chiave per la crescita del Paese: è urgente creare competenze digitali per rispondere alla domanda crescente di professionisti con alto profilo ICT, ai fabbisogni in continua evoluzione delle imprese e delle industrie e alla necessità che tutti i cittadini, nel corso della loro vita, acquisiscano la necessaria consapevolezza digitale. In quest’ottica il Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali si propone di favorire l’innesco di un circolo virtuoso tra la domanda di servizi e l’offerta da parte delle organizzazioni pubbliche e private per lo sviluppo di professionalità innovative.

Il percorso di partecipazione e coinvolgimento

Per raggiungere un obiettivo così complesso e ambizioso la Cabina di Regia che coordina il Programma Nazionale si è orientata a un approccio condiviso sia per la prima fase di progettazione del Piano che per la successiva fase di implementazione. Una delle principali ambizioni del Programma Nazionale è di “farsi piattaforma”, da un lato costruendo le condizioni per realizzare un efficace sistema di knowledge management tra le esperienze e le iniziative che già adesso sono presenti nel nostro Paese; e dall’altro avere funzione di coordinamento nello sfruttamento delle risorse, nell’interlocuzione europea, nelle sinergie progettuali.

Facendo proprio questo approccio partecipato e condiviso allo sviluppo, lo staff che presidia lo sviluppo del Piano ha lanciato la piattaforma culturadigitale.partecipa.gov.it che ne sta accompagnando la fase di sviluppo, aggregando tutte le iniziative di partecipazione avviate fin ora:  

  • Consultazione online sul Programma nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali, attraverso la consultazione - aperta aprile e conclusa a maggio 2014 – gli utenti hanno potuto migliorare il testo della prima bozza della Linee Giuda per la Cultura digitale proponendo osservazioni e commenti che hanno contribuito a migliorare la versione finale delle Linee guida;
  • Contest azioni per la cultura digitale, nato con l’idea di promuovere e dare visibilità alle buone pratiche italiane sulla cultura digitale il contest ha raccolto più di 100 esperienze di cui 19 sono state premiate in occasione di Forum PA 2014;
  • Webinar sulla Cultura digitale, iniziato a giugno e finito luglio 2014 il ciclo di 5 webinar dedicati alla Cultura digitale hanno presentato le Linee guida per la cultura digitale e molte delle esperienze premiate nel contest Azioni per la cultura digitale;
  • Idee per la cultura digitale, lanciato il 4 giugno e concluso il 30 settembre 2014 la raccolta di idee sulla cultura digitale ha fin ora raccolto 40 nuove idee presentate da 38 diversi utenti sui temi delle competenze digitali per la pubblica amministrazione e per le imprese, sulle competenze digitali specialistiche, sulla cultura digitale per i cittadini e sull’inclusione digitale.

La comunità Cultura digitale

La comunità Cultura digitale nasce con l’obiettivo di promuovere il Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali coinvolgendo direttamente chiunque voglia dare il proprio contributo attraverso idee, proposte, dialogo e segnalazioni di buone pratiche.  In questo “luogo” troveranno spazio tutti i temi legati alla Cultura digitale, come le eSkill, la formazione continua, la digital literacy, la e-leadership, l’inclusione digitale, ecc

Per iscriversi alla comunità Cultura digitale basta avere un account su Formez Auth e accedere su Innovatori PA, poi cliccare sul pulsante Partecipa disponibile sotto il logo del gruppo in alto a destra nella home page della comunità Cultura digitale.

7 commenti

ciro spataro

ciro spataro23/10/2014 - 10:14

Attilio, ormai credo fermamente che l'attitudine all'innovazione e al cambiamento in una PA o in una qualsiasi altra realtà privata è nel dna dell'individuo. O c'è o non c'è. Infatti i processi di innovazione sociale di questo periodo (coworking, makers fablab, software/app developer, incubatori imprese, start up, data journalism,..) non sono nati in quanto derivanti da applicazioni di norme.

Ti leggo e pongo attenzione alle tue riflessioni. Io ho vissuto per 25 anni dentro una PA locale di grandi dimensioni nel sud. Ho capito le falle, i bug, i fails, le weaknesess. Oltre alle potenzialità. Le potenzialità ci sono, ma non solo nella mia PA, ma il sistema italiano è strutturato "culturalmente" in maniera tale che (=i bugs), spessissimo, le persone con potenzialità spiccate, competenze specifiche (es. digitali), alta cultura informatica, non diventano punti di riferimento validi per il management della stessa PA. Ora capita che questi individui seminano per anni come sto facendo io, contaminando i colleghi vicini, aspettando qualche riconoscimento (dovuto e perchè no!) quanto meno formale, poi capita che si scocciano di aspettare, dimenticati e non valorizzati, e si chiudono a riccio su se stessi, non permettendo la fuoriuscita e contaminazione delle competenze/cultura/conoscenza verso colleghi vicini. Io non sono arrivato ancora a questo punto (47 years old), perchè tengo ancora "vivurìa", cioè voglia, stimoli interiori, verve, voglio cimentarmi ancora in sfide per obiettivi in cui credo, che se raggiunti, i vantaggi ottenuti sarebbero per la collettività intera.

Il mio livello attuale di consapevolezza sul come fare innovazione nella PA si basa su:

  1. Un Programma nazionale competenze cultura e formazione digitale? che ben venga! Ricordo il Decreto Legislativo 33/2013 sulla trasparenza che ha imposto alla PA di fare AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE nei siti web. Un decreto, o una norma qualsiasi, da sola, non porta automaticamente ad un cambio del dna dell'individuo (sia esso dipendente, dirigente, assessore,...). Appurato negli anni. Porta imposizioni da rispettare pena l'applicazioni di sanzioni. Bene. Chiediamo agli italiani come è mutato il loro livello di fiducia nella PA a seguito della comparsa delle sezioni di AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE sui siti web della PA. Alla gente interessa cosa succede allo sportello, quanto ti fanno aspettare, se ti danno efficienti servizi online, semplici da usare per tutti, come pagare un biglietto aereo low cost.
  2. E' vero, "non bastano 1, 10, 100, 1000 angeli per infettare qualche milione di persone di una PA" italiana. A parer mio il Programma nazionale cult.form.comp. digitale dovrebbe "illustrare" come (con quali sempici modalità operative)  diffondere l'infezione della cultura/competenze digitali. Partendo proprio dai dipendenti pubblici che già operano dentro le varie PA italiane. Partire da quei dipendenti validi su competenze digitali, ma che oggi si son chiusi a riccio perchè non valorizzati negli anni passati da amministratori pubblici non lungimiranti/attenti/sensibili -> ai servizi digitali, -> ai processi operativi interni tramite piattaforme digitali abilitanti, -> agli open data per creare economia nuova oltre che per fare open government, -> all'uso del cloud per la condivisione ottimale dei flussi di lavoro, -> all'uso dei social network per fare comunicazione efficace nel 2014, -> ecc..

Spero, mi auguro, che dal 2014 in poi si possano attuare (by Ministero PA, AGID, dipendenti pubblici, amministratori pubblici, digital champions,.....) tutte quelle cose "digitali" che fortunatamente sono state già tecnologicamente inventate, di cui ho scritto ampiamente qualche mese fa quì: 

;-)

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita23/10/2014 - 00:25

E' bello leggere tra le righe della nota di Ciro una grande emozione innovativa, un grande sforzo per diffondere la capacità di usare strumenti digitali ed una speranza che seminando pochi grani di sapere poi spuntino latifondi di grano capaci di alimentare il mondo.

Sia ben chiaro che ammiro molto la capacità di credere che la diffusione avvenga per inseminazione naturale estesa.

Purtroppo non bastano 1, 10, 100, 1000 angeli per infettare qualche milione di persone di una PA diffusa dalle Alpi al Lilibeo.

Forse la mia limitata mentalità di banale manovale dell'informatica mi condiziona, ma l'esperienza di garndi progetti ed anche grandi fallimenti mi ha insegnato qualcosa.

Ma forseil mio banale tentativo di oggettività mi porta a conclusioni sbagliate ....o no?

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita22/10/2014 - 20:27 (aggiornato 22/10/2014 - 20:27)

Una prima risposta e grazie ad Aurelie Tirelli per :"Si terrà a Roma, il 26 e 27 novembre p.v., il Digital Government Summit 2014, promosso da The Innovation Group,Fondazione Astrid e Forum PA.". E' un avvenimento importante per aggionarsi su cosa e come si è fatto e si farà.

Una più lunga risposta alcommento do Ciro Spataro.

Vorrei che tanti tra i nostri concittadini la pensassero ed agissero come si comporta Ciro, ma ...cominciamo dall'inizio.

Per mia fortuna e non per mia bravura sono abbastanza espero del "mondo digitale" che purtroppo, ma esclusivamente per la mia età, frequento da oltre 50 anni. Non mi sento un guru o un professore digitale e, quando mi è stato possibile, ho fatto delle "Chiaccherate su Internet" che mi sono rifiutato di chiamare lezioni o simili. Eq uesto per chiarire la mia posizione culturale.

Purtroppo non credo nell'autogestione della cultura digitale perchè, nel migliore dei casi, richiede un tempo lunghissimo per portare a qualche risultato.

Pu rtroppo non credo che ci sia questa grande voglia di autoapprendimento, di mettersi in gioco per cambiare stantie procedure e protocolli.

Purtroppo credo che il burusaurus rex continui ad imperare ed ad imporre ponderose procedure cartacee visto che la sua cultura del cambiamento si è fermata al fax.

Non sono un uomo della PA e frequento e sono presente a molte iniziative che hanno per oggetto il "cambiamento digitale per la PA"e ascolto opinioni, idee, programmi, e certezza su una vera innovazione possibile, fattibile ed in corso. Poi, però, quando mi trovo di fronte allo "sportello" mi accorgo che dall'altra parte c'è volenteroso Monsù Travet  che guarda il terminale che ha davanti come un oggetto ostile che si comanda con un topo che scappa da tutte le parti.

Una proposta di soluzione...mi verrebbe di dire un miracolo. Molto più banalmete una diffusione organizzata del "come si fà", senza inutili complicazioni culturali e, chiedo scusa Ciro, non facciamo gli struzzi sperando nella buona volontà di chi , diciamo ottimisticamente, in buona parte non ha voglia di cambiare, prima di tutto se stesso.

 

 

ciro spataro

ciro spataro22/10/2014 - 22:24

Attilio, vivere nella PA ti fa capire molto più di quanto si possa apprendere da eventi da Smart City exhibition!!! Credimi.
Bisogna stare accanto ai colleghi giorno x giorno x anni. Per potere contaminarli con cultura digitale. L'ho sperimentato. Devi adottarli. Devi seguirli. Devi stimolarli. E poi vedi che col tempo arrivano i frutti. La maggior parte di quelli che ho seguito da vicino, che ho evangelizzato al digitale ora usano molti strumenti dell'ICT. E ne sono contento anche se non ho nessun riconoscimento formale. È una religione x me. È il mio kharma.
Non cambierò l'intera PA! Ovvio. Ma sono sicuro che avrò contribuito a gettare semi di cambiamento nella PA. Per la mia posizione mi basta. Non posso pretendere di cambiare la PA italiana. Non sono il Governo.

Bisogna vivere nella PA x potersi permettere di pretendere di cambiarla.
Dall'esterno quello che registro sono solo luoghi comuni e critiche negative. Mi sta pure bene, mi ci abituo, ma io opero dall'interno. Non critico la mia PA, semplicemente faccio di tutto x migliorarla anche se nessuno in particolare mi chiede di fare quello che faccio. Devo farlo per il mio senso etico di appartenenza alla PA italiana. Lo faccio altrimenti non dormo, altrimenti mi ammalo di depressione.
Ascolto online gli interventi dello Smart City exhibition e mi deprimo, molto. Che noia. A parte qualche buona prassi digitale operativa e gestionale sparsa per lo stivale, solo chiacchiere dai gota. Che barba. Du palle. Ma io lo so che di ciro spataro sparsi nella PA italiana c'è ne sono tanti. Ma non li mandano allo . Quelli vorrei ascoltare per fare rete e progetti con loro.
Io ho scritto cosa faccio quotidianamente nei miei precedenti commenti e post su Innovatoripa.it, e sempre qui leggo cosa fanno gli altri x migliorare la PA x imparare cosa oggi non so ancora.
Innovatoripa.it ha un enorme valenza in termini di conoscenza e cultura condivisa, x questo lo consiglio ai miei colleghi. È una fonte di cultura e competenze digitali.

Tutto ciò aspettando l'attuazione concreta del programma nazionale cultura formazione e competenze digitali!!!

Aurelia Tirelli

Aurelia Tirelli22/10/2014 - 11:41 (aggiornato 22/10/2014 - 11:41)

Ringrazio tutti voi per le opportunità offerte da questa nuova community. Dai primi interventi e dal primo webinar emerge l'entusiasmo delle persone che vi partecipano, mi auguro che il gruppo continui a crescere e a nutrirsi dello scambio fuori e dentro la rete.

Colgo questa occasione per segnalarvi un evento che spero si rivelerà interessante.

Si terrà a Roma, il 26 e 27 novembre p.v., il Digital Government Summit 2014, promosso da The Innovation Group, Fondazione Astrid e Forum PA. In questa terza edizione alcuni economisti, accademici e leader dell’industria ICT Italiani e Internazionali si confronteranno insieme alle Autorità di Governo e ad alti Rappresentanti della Pubblica amministrazione su sfide e opportunità e scenari determinati dalla diffusione delle nuove tecnologie ICT.

In particolare i temi più caldi su cui si svilupperà il dibattito saranno:

•             dopo anni di discussioni sull’ Agenda digitale, qual è esattamente lo “Stato del Digitale” nel nostro Paese? Qual è la visione strategica della PA digitale? Qual è lo stato dei progetti in fase di implementazione, quali esattamente le nuove priorità dell’Agenzia per il prossimo futuro?

•             l’estensione di Internet dal mondo dei dati e delle persone  a quello dei processi e degli oggetti, può consentire maggiori incrementi di produttività e il ritorno delle nostre economie ad alti tassi di crescita?

•             l’economia digitale distrugge sostanzialmente lavoro o produce un numero proporzionalmente molto superiore? E quali politiche di mobilità e di formazione vanno attivate per diffondere le competenze digitali necessarie e per gestire gli impatti sociali di queste grandi trasformazioni?

•             esiste una nostra “Politica industriale per l’economia digitale”? Quali investimenti dovremmo affrontare, a livello europeo e su scala nazionale, per garantirci di poter competere in modo sostenibile su scala globale? Attraverso quali forme di partnership pubblico privato?  E come recuperare le risorse necessarie?

Verranno inoltre esplorati i casi di innovazione digitale più interessanti che si stanno attuando nella Sanità, nell’Istruzione, nelle Pubbliche Amministrazioni locali e le politiche di innovazione che le Regioni stanno sviluppando. Sarà infine approfondito il ruolo che il movimento delle start-up sta giocando nello sviluppo dell’economia digitale in Italia e in Europa.                                                                                                             

Se vi interessa ecco i link utili:

In attesa di incontrarci personalmente in questa o in altre occasioni auguro a tutti voi buon lavoro!

 

ciro spataro

ciro spataro21/10/2014 - 22:52 (aggiornato 21/10/2014 - 22:52)

ogni individuo oggi, a modo suo, usa gli strumenti della Tecnologia della Comunicazione e dell'Informazione. C'è il cittadino che a mala pena usa il social network di moda, c'è lo smanettone programmatore che usa le banche dati in formato aperto per costruire applicazioni per smartphone, c'è il dipendente comunale che non sa gestire nemmeno il mouse (ed è incazzato perchè gli hanno installato Windows 7) ed ha chiesto di ritornare al basic.

Non credo, sulla base della mia esperienza, che ci sia bisogno degli esperti e professori del digitale per "contaminare" culturalmente il digitale al proprio concittadino o collega comunale di stanza. Non sono un esperto in cultura digitale, non ho titoli accademici, non ho seguito alcun corso di formazione, non ho master post univeristari (non sono nemmeno laureato), ma sono un cittadino e dipendente comunale che con curiosità e interesse si è affacciato - attraverso la rete di internet - nel mondo degli strumenti dell'ICT e che:

Ripeto, non esperto in competenze e cultura digitale. Ho soltanto usato con curiosità gli strumenti (ICT) che internet rende gratuitamente disponibili. E avendoli utilizzati posso affermare, da non esperto in competenze digitali, che sono servizi a portata culturale di tutti (basta solo la curiosità di usarli). Niente laurea o diploma o licenza media. Non c'è bisogno di esperti digitali per la contaminazione culturale del digitale. C'è solo bisogno di condividere anche piccoli progetti/iniziative/sfide. Sono quelle cose che ti fanno apprendere le competenze digitali senza seguire alcun corso o master!!!

La mia proposta per la propagazione e contaminazione della cultura digitale, a parte il seguire i contenuti del Programma nazionale (!), è: unitevi, uniamoci, grandi e piccoli, per progetti pilota e iniziative, mappiamo le informazioni territoriali che conosciamo su una piattaforma online open source. Esempi per imparare cultura e competenze digitali, sentendosi protagonisti di qualcosa, ce ne sono tantissimi:  - / -  -  -  - .  Usiamo i siti web e le applicazioni mobili di Decoro Urbano, ed Epart per segnalare online disservizi urbani, e così facciamo cittadinanza attiva con gli strumenti del digitale.  Facciamo più webinar sulla cultura digitale facendo parlare chi ha avviato progetti e iniziative avvalendosi delle competenze e cultura digitale. Andiamo per piccoli passi. Io ho usato questa strategia e ho appreso tantissimo e ho contaminato tanto attorno a me, mi sono confrontato con individui più esperti di me e ho assorbito cultura digitale, e a sua volta mi sono confrontato con colleghi con meno cultura digitale di me e li ho contaminati, gli ho fatto aprire account Google per condividere lavoro, cosa che prima non facevamo insieme, e questo senza che nessun e-leader comunale ce lo imponesse, eh eh lo voglio proprio vedere questo e-leader in migliaia di comuni italiani, dove tante figure apicali a malapena sanno accendere il pc e comunicano con scatolette vintage (nokia 3220). A questo punto mi sa che gli e-leader li dovranno fare semplici dipendenti con tanta cultura digitale da sfruttare per il miglioramento dei processi e servizi del proprio ente. Mi confronto sulla rete con tanti colleghi di altri enti pubblici ed è così purtroppo. Speriamo che , guardando solo alle reali competenze possedute dagli indvidui, competenze spesso inespresse!

Credo che non c'è affatto bisogno di professori del digitale, ma solo di amici e conoscenti e parenti e colleghi che contaminano a 360° cultura digitale, dimostrando continuamente come questo tipo di cultura può solo migliorare la qualità della vita di tutti noi.

:-)

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita13/10/2014 - 19:19 (aggiornato 13/10/2014 - 19:19)

Da poco tempo il mondo delle persone comuni si è accorto che una parola usata per designare un veleno romantico, la digitale, ora sta diventando di moda per designare qualcosa di moderno, sicuramente complesso, ma anche molto utile.

 Negli ultimi anni è invalso l'uso di aggiungere il suffisso "-tica" per indicare qualcosa che è fatto usando un elaboratore elettronico. Molte volte questi termini servono per abbreviare lunghe definizioni, molte volte si usano "per fare scena". In pratica si tratta sempre di un processo, semplice o complesso, controllato da un qualche cosa simile ad un elaboratore. Potrei dire che per cuocere una pizza al forno dispongo della "fornotica" in quanto esiste un termostato che controlla la temperatura ed un timer che accende e spegne il forno in momenti prestabiliti.

 Io vorrei smitizzare un qualcosa che non è altro che uno strumento: la penna non è importante perché è servita a scrivere la "divina commedia" e, se Dante esistesse ai nostri tempi, la "Divina Commedia" avrebbe lo stesso grande valore anche se scritta con un computer.

La "cultura digitale" deve essere il modo per rendere chiaro e semplice l'insieme degli strumenti che possono essere usati per facilitarci la vita e per cercare di difenderci da quegli "esperi sfortunati"  che, infarciscono il loro discorso di "informaticorum" come il Dottor Balanzone di Goldoniana memoria usava il "latinorum" per mascherare la sua incompetenza.

Bene ha fatto AGID a sponsorizzare “Le linee guida per la Cultura digitale” per fare un po di ordine sull’argomento …e tra l’altro c’ero anche io tra i compilatori.

E’ importante che gli specialisti diventino sempre di più, che chi deve organizzare – i manager digitali- si specializzino, che la PA si immerga sempre più nel mondo digitale, ma molto importante che la cultura di base digitale diventi sempre più patrimonio di tutti.  Ed è questa cultura di base la più difficile da accrescere perchè si innesta su un tessuto umano ormai abituato ad un mondo diversamente organizzato. La maggior parte dei miei concittadini compresi tra 40 e 100 anni, e sono la maggioranza, ha una vaga idea spesso sbagliata. Digitale non è internet come scambio di chiacchere tra ragazzini o peggio ancora una facilitazione per delinquenti, imbroglioni e stupratori potenziali.

Secondo me occorre iniziare una profonda opera di acculturamento che operi trasversalmente nel nostro mondo. La scuola potrebbe far molto, ma serve che gli insegnanti per primi siano messi in grado di insegnare quello che loro stessi conoscono poco. Occorre che gli operatori pubblici e privati conducano per mani potenziali utenti e clienti. Occorre che tutta l’operazione non sia condotta dagli specialisti, e chi scrive si arroga il diritto di essere annoverata tra di loro, perché uno specialista informatico spesso non è capace di leggere le difficoltà che lui ha superato magari con anni di esperienza.

Infine una mia fissazione: vorrei che il prefisso “e.” sparisse e che  e.mail fosse una semplice lettera spedita per via bit, che e.gov fosse soltanto un modo di offrire servizi in uno sportello di nuovo modello, e …così via! Quando ci riusciremo saremo arrivati all’ultima pagina delle “Linee Guida…” e potremo cominciare a pensare al secondo volume della storia