Processi di spending review e sviluppo del Servizio sanitario nazionale

letto 1413 voltepubblicato il 04/11/2014 - 12:05 nel blog di Maria Fiore, in Osservatorio Spending Review

Procede il risanamento finanziario del Ssn. E’ forse il momento di avviare un processo complessivo di riorganizzazione del settore per renderlo più forte e sostenibile?

Segnalo l’articolo de Il Sole24Ore

Il disavanzo in sanità in Italia, dal 2005 al 2012, è diminuito di circa l'80% grazie ai Piani di rientro, passando da 5,8 mld a 1,2 mld ed ora è ripartito quasi uniformemente tra Nord, Centro e Sud. E’ quanto emerge dal 10° Rapporto Sanità dell'Università Tor Vergata di Roma, elaborato dai ricercatori del Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità (Crea), presentato il 29 ottobre u.s. nell'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati.

Le cinque Regioni con maggiore disavanzo (Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Lazio, Sardegna) producono però, da sole, oltre l'81% del disavanzo complessivo. Il caso più rilevante è quello del Lazio, in cui si concentra nel 2013 il 36,2% di tutto il disavanzo nazionale.

Il problema è che la maggior parte dei risparmi non sono dovuti ad un processo complessivo di riorganizzazione del settore ma sono connessi soprattutto alle iniziative nei confronti del privato, comprendendo in primo luogo la spesa farmaceutica e gli acquisti di prestazioni da strutture ospedaliere convenzionate. Ciò comporta, secondo i ricercatori del Crea da un lato la non ovvietà dell’efficacia delle politiche di accentramento regionale (a partire dalla centralizzazione degli acquisti che, peraltro, stanno dando luogo a risultati positivi e migliorabili); d’altra parte, il positivo trend complessivo dimostrerebbe tra l'altro che «il federalismo, voluto innanzitutto per ragioni di responsabilizzazione finanziaria, non è stato un fallimento».

Anche la riduzione nell'ultimo decennio di 28.738 posti letto ospedalieri in acuzie (pari al 20%) è stata seguita solo parzialmente dalla razionalizzazione degli organici, condizione necessaria per generare risparmi: questi ultimi si sono ridotti solo del 9%, e in larga misura per effetto naturale del blocco delle assunzioni, più che per radicali scelte organizzative.

Altro dato rilevante è l’aumento del gap fra spesa sanitaria pro capite italiana ed europea (-25,2% nel 2012), maggiore per la popolazione over 65 (-34,9%) e per le regioni del sud (-33,3%) e minore per quelle del nord (-20,1%).

Il Ssn sembra quindi pronto per il passaggio alla fase del risanamento. Dopo il superamento dell'emergenza finanziaria, i tempi sono maturi per il passaggio alla "fase 2". «Si inizia ora a valutare l'efficienza, cercando di verificare in che misura il risanamento finanziario sia accompagnato dall'adeguamento quali-quantitativo dei servizi erogati. Lo strumento principe per questa analisi è la "griglia LEA" (livelli essenziali di assistenza) elaborata dal Ministero della Salute». Esistono però Regioni promosse a pieni voti nel 2011 (anche regioni benchmark per i costi standard) per le quali si registra un eccesso di rinunce alle cure per motivi economici o casi di impoverimento e spese catastrofiche.

«È necessario aumentare le capacità del sistema sanitario di convertire le risorse in valore, tenendo presente che l'investimento in salute è il presupposto per la crescita e lo sviluppo di un paese». Scrive la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin in un messaggio inviato alla presentazione del Rapporto. Per la ministra «gli investimenti nella prevenzione sono quelli che pagano nel medio e lungo periodo e così facendo rendono sostenibile l'assetto di spesa sanitaria nel futuro». Allo stesso modo bisogna porre «in essere ogni strategia utile alla riduzione degli sprechi e alla sostenibilità economico-finanziaria del Ssn».

E per raggiungere questo obiettivo secondo Lorenzin «occorre applicare un programma di revisione e aggiornamento della struttura gestionale e della governance delle aziende». Per la ministra è poi «necessario intervenire attraverso il taglio dei ricoveri inappropriati così com'è necessario intervenire sugli sprechi derivanti da assenza o carenza di integrazione ospedale-territorio, da carenza di assistenza domiciliare, nonché degli sprechi derivanti dagli errori in sanità».

1 commento

Rita Pastore

Rita Pastore06/11/2014 - 12:37 (aggiornato 06/11/2014 - 12:37)

In riferimento al tema, volevo segnalare che nell’ambito della programmazione 2014 della Spesa Farmaceutica Convenzionata, la Regione Lazio con il Decreto del Presidente in qualità di Commissario ad Acta n. 156 del 19 maggio 2014 “Appropriatezza Prescrittiva Farmaceutica nella Regione Lazio” ha definito specifici obiettivi finalizzati a implementare l’appropriatezza d’uso di alcune molecole alto spendenti con conseguente riduzione della spesa farmaceutica per l’anno 2014.

Nella Regione Lazio la spesa farmaceutica convenzionata, pur avendo avuto un trend di diminuzione negli ultimi tre anni, risulta tra le più alte a livello nazionale: nel 2013 il valore medio regionale di spesa netta procapite è stato pari a € 168 contro il valore nazionale di € 152.

L’obiettivo regionale è quello di raggiungere nel 2014 un valore di spesa netta procapite di € 154, con un risparmio complessivo regionale preventivabile di oltre 80 milioni di euro. Dall’analisi di consumo e spesa 2013, il Decreto ha definito, al fine di riallineare i consumi di farmaci alto spendenti ai livelli medi nazionali, degli obiettivi target il cui raggiungimento, in aggiunta alla scadenza brevettuale di alcune molecole ad alto impatto economico, produrrebbe il risparmio preventivato.

La Regione, per ogni classe terapeutica individuata, offre specifiche indicazioni rispetto all’utilizzo appropriato richiamando il rispetto delle note AIFA e delle indicazioni autorizzate, la sicurezza d’uso e il principio basilare dell’appropriatezza prescrittiva secondo il quale, a parità d’indicazione ed efficacia terapeutica, valutata attentamente l’applicabilità in base al caso clinico del singolo paziente, si debba preferire il farmaco a minor costo.

In aggiunta ai suddetti farmaci, il Decreto prevede che nelle ASL vengano individuate ulteriori classi di farmaci ad alta spesa nel territorio di competenza, con particolare riguardo alla classe dei farmaci respiratori, alle eparine a basso peso molecolare e agli antibiotici. Il DCA 156/2014 dispone inoltre:

  • di dare mandato ai Direttori Generali delle AA.SS.LL., delle AA.OO., dei Policlinici Universitari e degli IRCSS di adottare tutti i provvedimenti necessari alla completa diffusione e osservanza del Decreto medesimo in tutte le strutture di competenza;
  • di monitorare attraverso i servizi farmaceutici aziendale e le Commissioni Appropriatezza Prescrittiva Distrettuali (CAPD), l’applicazione del documento per la verifica dell’efficacia e dell’appropriatezza;
  • che, in caso di inosservanza di quanto definito, opportunamente documentata nelle CAPD, i Direttori Generali dovranno applicare quanto dettato dall’art 1 comma 4 della L.425/96, e quanto previsto dai vigenti accordi convenzionali e contrattuali nazionali e regionali per i MMG, PLS, Specialisti del SSN e convenzionati.

Per consultare il Decreto n. 156/2014: