FONDI EUROPEI 2014/2020 A RISCHIO PER LA CALABRIA. PRESENTATO UN PROGRAMMA (NON) OPERATIVO.

letto 2035 voltepubblicato il 26/11/2014 - 15:11 nel blog di Salvatore [Sasà] Barresi

La Regione Calabria ha completato l’iter di presentazione alla UE del Programma Operativo (PO Calabria 2014-2020), con una dotazione di 5 miliardi circa di euro di risorse comunitarie che competono per il prossimo settennio di programmazione.

I contenuti del nuovo Programma Operativo 2014-2020 (fondi FESR e FSE) della Calabria avranno una dotazione finanziaria complessiva di oltre 3,5 Miliardi di euro, 1 Miliardo di euro per il Piano di sviluppo rurale (fondi FEASR).

Pur sapendo che sono fuori dalla grazia di Dio, politici e dirigenti hanno messo in campo più ‘sceneggiate’ per costruire i documenti approvati dalla Giunta e dal Consiglio Regionale, trasmessi alla Commissione Europea il 22 luglio scorso, rispettando i tre mesi dalla trasmissione dell'Accordo di Partenariato, secondo quanto previsto dagli artt. 14 e 26 del nuovo Regolamento UE.

Purtroppo, il confronto con il Partenariato istituzionale ed economico sociale è stato una pantomima che ha prodotto metri cubi di carte, da leggere senza nessuna discussione ex ante, né ex post, ma solo richieste di osservazioni al ‘compitino’ redatto da qualche fantomatico programmatore inesperto che ha usato il metodo “copia e incolla”.

Per i politici e i dirigenti ‘scaduti’ era importante presentare i documenti, costruiti secondo i principi di trasparenza sanciti dal codice di condotta europeo sul partenariato, senza preoccuparsi, di inserire nel PO Calabria 2014-2020, soluzioni strategiche operative per rimuovere le cause che hanno prodotto la condizione di forte ritardo strutturale della precedente programmazione.

Basti vedere che la spesa certificata dei fondi europei FESR della Regione, ultima rilevazione effettuata dalle strutture ministeriali nel maggio 2014, rimane bloccata sotto il 40%.

Nella nuova programmazione calabrese dei fondi europei 2014-2020 ci doveva essere la “svolta”, per quanto attiene la capacità di spesa, invece c’è stato un cappottamento generale.

Si doveva intervenire sulle procedure e sulle strutture amministrative e della gestione per evitare gli errori del passato, garantendo che le risorse europee siano “realmente” spese, ed invece non c’è traccia.

Nel precedente settennio, in Calabria, la spesa “reale” di alcuni fondi è stata ben al di sotto delle aspettative e, probabilmente, si perderanno; i dati della spesa certificata nel 2014 lo dichiarano e centinaia di milioni di euro non sono stati rendicontati con progetti coerenti.

Si è varato un Programma Operativo che non tiene conto della Calabria, terra di povertà, disoccupazione e fame, che non interviene in situazioni particolari per riaffermare con nettezza il diritto al lavoro, che non mette in campo il requisito fondamentale della fattibilità, che non mette in campo strumenti adeguati per misurare l’efficacia della spesa ed offrire così ai calabresi una corretta e realistica valutazione dei risultati ottenuti attraverso i programmi, i progetti e le azioni finanziate con i fondi europei.

È stato redatto un Programma Operativo senza dettagli di investimenti programmati, senza indicazione sulle risorse finanziarie per obiettivo, senza ripartizione di risorse per azioni di programma.

Un Programma Operativo Regionale 2014-2020 senza nessuna correlazione tra piani e leggi regionali di settore, strumenti indispensabili e utili a per innescare veri e proprie azioni di crescita.

Ci saremmo aspettati più operatività e più attenzione alle particolarità regionali; avremmo voluto molta concretezza e coerenza con gli Obiettivi Tematici per la creazione di nuovi posti di lavoro, per l’aiuto ad accedere al mondo del lavoro, il sostegno a nuove imprese, l’accesso alla banda larga per i cittadini calabresi e un miglior approvvigionamento di acqua potabile.

Bastava studiare al meglio e seguire i dettagli di quel programma corposo che la UE ci ha indicato, racchiuso nei dieci Obiettivi Tematici (OT) dei Regolamenti 2014-2020 che riguardano:

1. Rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione;

2. Migliorare l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, Nonché l'impiego e la qualità delle medesime;

3. Promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, il settore agricolo e il settore della pesca e dell’acquacoltura;

4. Sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori;

5. Promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi;

6. Tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse;

7. Promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete;

8. Promuovere l’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori;

9. Promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione;

10. Investire nell’istruzione, formazione e formazione professionale, per le competenze e l’apprendimento permanente.

Non ultimo per indice, l’OT particolare che riguarda il rafforzamento della capacità delle amministrazioni pubbliche e degli stakeholder e la promozione di un’amministrazione pubblica efficiente.

A tutto questo ben di Dio di fondi comunitari, c’è da aggiungere, tenendoli in debito conto, le risorse che arriveranno dai Programmi Operativi Nazionali che coprono tutte le categorie di regioni negli ambiti:

Istruzione, in attuazione di risultati dell’OT10 e OT11 (FSE e FESR, plurifondo);

Occupazione, in attuazione di risultati dell’OT8 e OT11 (FSE e FESR, plurifondo);

Inclusione, in attuazione di risultati dell’OT9 e OT11 (FSE, monofondo);

Città metropolitane, programma sperimentale in attuazione dell’agenda urbana per quanto riguarda le 14 città metropolitane (FESR e FSE, plurifondo);

Governance, reti, progetti speciali e assistenza tecnica in attuazione di risultati dell’OT11 e a supporto di altri risultati di diversi OT (FESR e FSE, plurifondo);

Programma YEI (FSE, monofondo) e Programmi Nazionali/Multiregionali che operano nelle regioni in transizione e meno sviluppate negli ambiti: Ricerca e Innovazione; Imprese e Competitività.

 

Senza dimenticare, infine, per le sole regioni meno sviluppate, i Programmi Nazionali/Multiregionali negli ambiti: Infrastrutture e reti; Beni culturali e Legalità.

In Calabria siamo pronti per fare sistema e organizzare il Contratto di Partenariato con le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche competenti e le parti economiche e sociali?

Siamo pronti a far partecipare le istituzioni, le organizzazioni e i gruppi che possono influire sulla programmazione e attuazione dei programmi?

È fondamentale includere i gruppi che, pur potendo subire l'effetto dei programmi, hanno difficoltà a incidere sui medesimi (gruppi più vulnerabili e marginali, come le persone con disabilità, i migranti, i rom, ecc.).

Io credo che siamo pronti a patto che si mettano da parte le schermaglie e le ambizioni politiche, il clientelismo becero, e ci si affianchi di ‘competenza’ vera affinché, per esempio, gli organismi che rappresentano la società civile, compresi i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organismi di promozione della parità e della non discriminazione lavorino insieme alle istituzioni per il bene comune.

Anche se c’è ancora bisogno di migliorare la capacità amministrativa (governance) di spesa dei fondi e di investire in quelle zone a più alto rischio di esclusione sociale così come  di altri miglioramenti auspicati fino al 2020.

Insomma, avremmo voluto che, almeno i primi due fondi (FESR e FSE), alimentassero di più la cosiddetta Politica di Coesione, che come suggerisce il termine, favorisce tutto ciò che mira a colmare il divario fra le regioni europee più in crescita  e quelle in ritardo di sviluppo (regioni del Sud Italia ad esempio).

Aspettiamo, sicuramente non in silenzio, la riposta della UE se accetterà o meno il PO 2014-2020, vedremo quante osservazione ci farà e poi ci regoleremo di conseguenza.

I calabresi si sono seccati dei giochetti di potere dei nani della politica e del loro seguito incompetente. Questa volta non ci sono scusanti, tutti a casa.

Calabria 2020, saremo ancora Regione in ritardo di sviluppo?

Sasà Barresi