Le competenze per pensare digitale

letto 1870 voltepubblicato il 02/12/2014 - 12:00 nel blog di Nello Iacono, in Cultura digitale , Open Government

In vista della partenza del ciclo di seminari  , riprendo per la discussione comune un articolo di qualche mese sul tema dell'importanza dell'e-leadership  (). Riprendo alcuni estratti, per discuterne qui e durante i seminari:

Competenze digitali per il lavoro e nel lavoro

Il tema delle competenze digitali per il lavoro e nel lavoro sta assumendo sempre più un’importanza strategica via via che si acquisisce la consapevolezza che il valore e l’impatto positivo della rivoluzione digitale risiedono soprattutto nella capacità di indirizzare in modo adeguato le opportunità offerte dalle tecnologie, e soprattutto di quelle digitali.

Se seguiamo il paradigma presentato dal Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali, il tema dell’e-leadership si articola su due fronti:

  • delle competenze digitali relative allo specifico ambito di lavoro e quindi legate al dominio di applicazione (non solo secondo la discriminante settore pubblico-privato ma anche rispetto alle specializzazioni verticali, come turismo, sanità, mobilità);
  • delle competenze digitali relative all’esercizio della leadership e quindi proprie dei ruoli imprenditoriali e manageriali.

L’approccio alla e-leadership, in questi ultimi anni molto spinto dalla Commissione Europea con alcuni importanti programmi come eskillsforJobs e dalle iniziative di Empirica, sostanzialmente punta a far sì che il digitale esca dalla nicchia degli specialisti ICT (fondamentale per la realizzazione delle innovazioni ma non per comprendere quali innovazioni realizzare) e che pervada rapidamente tutti i settori economici. Non soltanto, naturalmente, nella parte finale della vendita, pur importante, e quindi non soltanto misurabile con i dati dell’e-commerce, ma in generale e in profondità penetrando nei processi e nei funzionamenti strategici e operativi delle organizzazioni. Non è un caso, infatti, che il modello delle competenze di e-leadership si costruisca intorno alla piena integrazione di competenze soft e relazionali, competenze manageriali e di contesto, e competenze specifiche della comprensione del come il digitale può essere utilizzato per gli obiettivi organizzativi e di “business”. In altri termini, rispetto al come le tecnologie digitali possono contribuire a migliorare e a rendere più efficace e di successo il prodotto-servizio realizzato, oltre che a migliorare i processi di gestione, di comunicazione, di marketing. È la competenza che accompagna il fenomeno, irreversibile, per cui ogni lavoro richiederà competenze digitali. 

E se questo diventa fondamentale per la sopravvivenza stessa delle aziende, per il settore pubblico rappresenta l’unica via per riuscire a mantenere la propria missione, che si può sinteticamente riassumere, seguendo il Programma Nazionale per la cultura digitale, nel “gestire il cambiamento e l’innovazione nella PA”.

Chi sono gli e-leader

Non esistono “e-leader potenziali”. Gli e-leader sono coloro che innovano, e quindi cambiano concretamente la realtà in cui operano.  Non sono inventori e creativi, anche se sono importanti la creatività e l’intuito.  Si distinguono perché nelle loro iniziative di cambiamento non sono soli, ma riescono a costruire una squadra che rende possibili i risultati e che diventa a sua volta, contagiosamente, motore di cambiamento. Si distinguono perché il cambiamento ha solide radici, può essere dirompente, ma anche flessibile. Perché l’intento è durare nel tempo e cavalcare più onde, riconoscerle e, se necessario, immaginarle e crearle.

Nulla di nuovo, se non per il fatto che la piena comprensione del digitale diventa un fattore critico di successo, come non era mai stato prima davvero per la conoscenza delle tecnologie. Perché da questa comprensione passa non solo l’attività produttiva, ma l’intera attività dell’organizzazione, il suo stesso carattere. Nello stadio più maturo della comprensione di quell’affermazione “i mercati sono conversazioni” (legata al “Cluetrain Manifesto”) oscura dieci anni fa alla maggior parte dei manager e degli imprenditori.

E quindi, chi sono gli e-leader? Sono prima di tutto gli innovatori che hanno realizzato un cambiamento, non effimero, grazie al digitale. Seguendo sempre il Programma Nazionale della cultura digitale, sono innovatori come Salvatore Giuliano e il suo progetto  Book  in  Progress , che nasce  nel  2009  presso  l’ITIS  “Ettore  Majorana”  di  Brindisi  con l’intento di realizzare e distribuire agli alunni e alle famiglie libri di testo e altri materiali didattici per tutte le discipline delle  prime e delle  seconde classi dei Licei, degli Istituti tecnici e degli Istituti professionali. Oggi Book  in   Progress   è   una   rete   nazionale   in  grande   espansione  e  che   conta   circa   1000 docenti­-autori facenti capo a 150 istituzioni  scolastiche diffuse in  tutta Italia. Oppure, nel settore privato, come Massimo Banzi, co-fondatore del progetto Arduino, non tanto per la costruzione geniale della scheda a microcontroller open source made in Italy, che viene utilizzata dai creativi di tutto il mondo, quanto per il processo che ha portato dai FabLab ad un’azienda di dimensioni internazionali, grazie ad una community online di appassionati, ma anche ad una rete organizzativa efficace. Come gli imprenditori e i manager che oggi riescono, nel privato, a far sì che le proprie imprese siano eccellenti nel mercato e riferimento per la qualità del lavoro, e nel pubblico a uscire dagli schemi medi di efficienza ed efficacia.

Coltivare l’e-leadership

La e-leadership “esiste in natura”, quindi, ma non possiamo accontentarci. Perché deve pervadere, in una certa misura, tutti i lavoratori, e perché dobbiamo costruire le condizioni migliori per un suo sviluppo sempre più diffuso. L’obiettivo finale è, infatti, che queste competenze siano in ogni organizzazione. Per questa ragione bisogna agire su più fronti, contemporaneamente:

  • della scuola e dell’università, perché per i giovani sempre più la comprensione del digitale diventi capacità di realizzare attività con le tecnologie digitali;
  • della formazione permanente, perché le professionalità si convertano rapidamente verso il paradigma basato sulle competenze digitali;
  • della contaminazione e del trasferimento, con interventi peer-to-peer, luoghi di confronto e condivisione di esperienze, apporto di giovani “digital evangelist”