Lo strano caso della Regione Campania

letto 2292 voltepubblicato il 07/12/2014 - 18:16 nel blog di Roberto Formato, in Osservatorio Spending Review

Come richiamato nella apposita discussione all’interno di questo osservatorio (), l’incentivazione all’aggregazione di funzioni e servizi da parte dei piccoli Comuni rappresenta una costante dei diversi programmi di spending review un po’ in tutta Europa.

La stessa Commissione Europea (CE), in sede di definizione degli strumenti operativi per l’attuazione del bilancio 2014-2020, ha inteso sostenere gli investimenti realizzati su scala pluricomunale, introducendo - nel solco dei programmi "Leader" i c.d. “Community Led Local Development” (CLLD), utilizzabili dalle Regioni nella definizione dei propri programmi di investimento dei fondi FESR, FEASR, FSE.

Ora, mentre la maggior parte delle amministrazioni regionali hanno lasciato ai territori la facoltà di organizzare i CLLD secondo le proprie naturali vocazioni e geografie istituzionali, si rileva che la Regione Campania, attraverso il proprio Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 (), inviato per l’approvazione alla CE lo scorso 7 ottobre, ha in maniera piuttosto singolare ristretto la possibilità di definizione dei CLLD solamente all’interno dei perimetri provinciali.

La contraddizione con gli orientamenti a livello nazionale, sanciti anche dal disegno di legge di stabilità 2015, il quale prevede un forte taglio ai trasferimenti alle province, così da favorire la creazione di aree vaste tra i Comuni, appare stridente. La previsione regionale si contrappone peraltro alla realtà di numerose aree interne della Campania, la cui vita sociale ed economica si sviluppa per valli interprovinciali, come dimostra l’esperienza della c.d. Città Caudina, ubicata a cavallo delle province di Avellino e Benevento ().

Come risolvere tale conflitto? Alle comunità locali deve essere lasciata la libertà di organizzare la geometria delle proprie istituzioni oppure deve prevalere l’esercizio dell’azione programmatoria da parte delle Regioni? La strategia di investimento dei fondi europei dovrebbe essere coerente con le manovre fiscali e finanziarie a livello nazionale oppure costituire un’entità a se stante? Mi piacerebbe stimolare la comunità su queste domande le cui risposte, come dimostra il caso della Campania, sono tutt’altro che scontate.

Di seguito l’estratto del testo del PSR della Regione Campania che definisce, attraverso la Mis. 19, le modalità di attuazione dei CLLD:

"…sono pertanto considerati ammissibili all’applicazione dell’approccio Leader solo quei Sistemi Territoriali di Sviluppo (STS) individuati dal Piano Territoriale Regionale (PTR) che soddisfino contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • il cui territorio è prevalentemente incluso nelle macroaree C e D, ossia il cui territorio ricade in macroarea C e/o D per almeno il 75% del totale;
  • la cui densità abitativa, calcolata alla data del censimento Istat 2011, sia inferiore alla densità media registrata sul territorio regionale.

….nell’ambito del territorio ammissibile, i GAL potranno individuare le aree nelle quali promuovere le proprie strategie di sviluppo locale, tenendo conto dei seguenti vincoli:

  • ciascuna area deve essere costituita da uno o più STS così come indicato dal Piano Territoriale Regionale (PTR). Non è ammesso il frazionamento di un STS in aree diverse;
  • ciascuna area deve essere caratterizzata da un carico demografico non inferiore a 30.000 abitanti e non superiore a 150.000 abitanti;
  • non è ammessa l’individuazione di aree LEADER interprovinciali;
  • in nessun caso un STS può essere compreso in due o più PSL."

2 commenti

Roberto Formato

Roberto Formato09/12/2014 - 08:21

Grazie Francesco per il commento.

In effetti le previsioni del PSR Campania appaiono anacronistiche rispetto all'evoluzione istituzionale. Si può per esempio, a questo proposito, segnalare il caso del GAL Valle d'Itria, costituito nel 2009 e dunque attivo sin dalla programmazione 2007-2013. Si tratta addirittura di un GAL "ultra-provinciale", poichè riunisce i comuni di ben tre provincie: Cisternino (Pv. Brindisi), Locorotondo (Pv. Bari) e Martina Franca (Pv. Taranto).

La contraddizione appare stridente proprio nel caso dei GAL, che costituiscono per loro natura lo strumento "simbolo" dello sviluppo dal basso. Vincolarne aprioristicamente il territorio a confini imposti dall'alto appare in palese contrasto con una pluralità di orientamenti, un vero e proprio "ossimoro" istituzionale.

L'Unione dei Comuni della Città Caudina, se è intenzionata a promuovere la costituzione di un gruppo di azione locale (che ricordo deve essere costituito per il 51% da partner diversi da quelli pubblici) dovrebbe dunque coinvolgere il partenariato socio-economico locale e valutare se presentare legittimamente una proposta, sostenendone le ragioni giuridiche e istituzionali, eventualmente anche a livello europeo, dove è in corso l'approvazione dei diversi Programmi di Sviluppo Rurale presentati dalle regioni italiane.

 

 

Francesco Sorrentino

Francesco Sorrentino09/12/2014 - 00:32 (aggiornato 09/12/2014 - 00:32)

La condizione che esclude la possibilità di formare Gal interprovinciali è a assolutamente anacronistica oggi che si va verso il superamento delle province. .. soprattutto quando questa norma ostacola l'effettivo funzionamento di una unione dei comuni come quella caudina che è, a mio avviso, la più significativa delle aree interne della Campania.