Finanziamenti BCE, banche, sviluppo e debito pubblico: quale connubio possibile?

letto 1389 voltepubblicato il 12/12/2014 - 15:41 nel blog di Maria Fiore, in Osservatorio Spending Review

Finanziamenti BCE alle banche per lo sviluppo dell’economia reale: è necessaria anche qui una differente strategia di spesa?

Faccio di seguito riferimento a due interessanti articoli de La Repubblica e de Il Sole 24 Ore.

Lo scorso 11 dicembre la Bce ha assegnato alle banche europee 129,8 miliardi di euro nella seconda operazione Tltro (Targeted long term refinincing operation), i prestiti a lungo termine e basso costo vincolati al finanziamento dell'economia reale (famiglie e imprese) che vanno restituiti anticipatamente qualora si dimostrasse che i fondi incassati dagli istituti di credito non hanno alimentato il bilancio delle erogazioni.

La 'forchetta' delle stime era molto ampia e variava fra i 90 e i 250 miliardi, nell’ultima settimana 130 – 170 mld; ci si è quindi fermati nella parte bassa del range ma pur sempre "all'interno delle stime della Bce e delle aspettative di mercato", come sostiene il membro del board della Banca centrale, Benoit Coeure. Dai dati della Bce "si vede anche un aumento del numero dei partecipanti e una distribuzione equilibrata della liquidità tra i Paesi.

Molti analisti ritengono che Il clima di incertezza sulle prospettive economiche potrebbe indurre diversi operatori ad attendere il 2015 per attingere alla finestra Tltro.

Il fatto è che con le due ultime aste sono stati erogati complessivamente circa 212 miliardi, circa la metà del potenziale massimo richiedibile di 400 miliardi. Questo risultato, anche in considerazione degli altri programmi avviati dalla Bce (acquisto di obbligazioni garantite e di Abs, prestiti cartolarizzati per le imprese), rende di più difficile raggiungimento l'obiettivo di Draghi di una espansione del bilancio dell'Eurotower nell'ordine di mille miliardi di euro e rende più probabile un intervento diverso come l'acquisto di titoli di Stato attraverso un programma di quantitative easing. Operazione che metà del Consiglio dei governatori della Bce vorrebbe mentre l’altra metà preferirebbe evitare. 

Per le banche italiane fonti di mercato parlano di richieste tra i 26 e i 28 miliardi complessive, dopo i 23 miliardi della precedente asta di settembre.

Il problema, per quanto concerne le banche italiane, è che sino ad oggi 2/3 di tali finanziamenti sono stati spesi in BTp. Il che significa finanziare il debito pubblico e non direttamente l’economia reale oltre che contribuire ad aumentare gli interessi sul debito stesso.

Secondo dati della Banca d'Italia, gli istituti di credito italiani hanno investito ad ottobre 18,4 miliardi di euro in BTp, portando gli asset governativi al livello massimo di 414,3 miliardi di euro. I nuovi acquisti in Buoni poliennali del Tesoro rappresentano i due terzi di quanto gli istituti italiani hanno preso in prestito dalla Banca centrale europea nell'asta Tltrlo di settembre. Denaro che per le banche ha rappresentato una sorte di “carry trade” (debito a tassi bassi e investimenti a tassi più alti) utile a dare linfa ai conti degli istituti di credito italiani (tra i più penalizzati a livello continentale, dagli stress test della stessa Bce): quasi mezzo miliardo di euro di rendimenti, incassati complessivamente da tutti gli istituti con l'operazione Tltro di settembre.” Evidentemente proficuo anche a costo di eventuale restituzione anticipata. 

“Gli investimenti delle banche in titoli di Stato italiani ha raddoppiato i livelli del 2011 - 209,64 miliardi di euro, 331,1 miliardi nel 2012, 387,44 miliardi di euro a fine 2013. Complessivamente nelle casse delle istituzioni finanziarie i BTp rappresentano il 10,8% del patrimonio complessivo a fine ottobre: la fetta maggiore a partire dal novembre 1999, ossia dall'inizio della serie storica dei dati Bce.

Il confronto con gli altri paesi non lascia dubbi sulla sovraesposizione di titoli di Stato nei portafogli bancari: in Spagna i Bonos pesano per il 9,5% degli asset complessivi, le banche tedesche hanno solo il 3,3% del loro patrimonio investito in Bund, mentre la media europea vede attestarsi i titoli domestici al 4,5% del portafoglio.

L'insufficiente disponibilità delle banche a immettere liquidità nel mercato finanziario va di pari passo con le difficoltà del Paese di uscire dalla recessione e con il peggioramento della qualità del credito: quello deteriorato* è cresciuto nell'ultimo anno del 19% portando le sofferenze bancarie al livello record di 179,3 miliardi di euro, secondo quanto riferito dalla Banca d'Italia. Difficile per le banche assumersi altri rischi: la liquidità invece che in investimenti produttivi e in prestito alle imprese finisce nei BTp, contribuendo a peggiorare la situazione economica complessiva del paese. 

Vista l'accresciuta dipendenza tra i debiti sovrani e i portafogli delle banche, la Bce ha assunto un ruolo di supervisione nell'erogazione del credito, spingendo gli attori finanziari a immettere liquidità nel sistema delle imprese e a ripristinare la fiducia nel sistema. La prima asta Tltro, a conti fatti, sembra non sia riuscita a ottenere questo risultato: per questo Mario Draghi ha annunciato che in occasione delle prossime aste i prestiti erogati da Francoforte saranno vincolati a credito e investimenti nell'economia reale.

In questo circolo vizioso, un effetto positivo non può non essere sottolineato: con un calo costante dei rendimenti dei BTp grazie agli annunci di Francoforte sulla stabilizzazione del mercato del credito, il Tesoro italiano deve pagare interessi sul debito più contenuti: dagli 86 miliardi di euro l'anno subito dopo la crisi l'esborso per via XX settembre era sceso lo scorso anno a 80 miliardi. Cifra che andrà a ridursi ulteriormente grazie alla discesa dei BTp fino (e oltre) il 2%: secondo quanto stimato dal ministro dell’Economia Padoan, il Tesoro risparmierà nel 2015 2,8 miliardi di euro. Il che comporta un alleggerimento della pressione fiscale almeno dal fronte del debito: ma che non necessariamente si traduce in una minore pressione fiscale per il contribuente.

E se non si può costringere soggetti privati ad agire in un certo modo, cosa si può invece fare di più? Sanzioni? Incentivi? A voi la discussione.

 

 

* I crediti deteriorati (di solito calcolati al netto delle rettifiche) sono prestiti che hanno un'oggettiva evidenza di possibile perdita di valore. Sono crediti di diverso tipo, con un diverso grado di rischio. Le sofferenze che rappresentano le situazioni peggiori, costituite dall'esposizione verso clienti in stato di insolvenza (anche non accertata del giudice) o in situazioni equiparabili. Gli incagli, cioè i rapporti verso soggetti in temporanea difficoltà, che però si presume possano risolversi in un tempo sensato. I ristrutturati: le situazioni nel quale al debitore è concessa una moratoria, una rinegoziazione del prestito o rate inferiori. Gli scaduti: quando i crediti sono scaduti o sconfinati da oltre 90 giorni. (da Argomenti de Il Sole 24 Ore aggiornato al 13 marzo 2014)

 

Fonti:

, da La Repubblica dell’11 12 2014

di Marco lo Conte da Il sole 24 Ore del 10 12 2014

 

1 commento

Maria Fiore

Maria Fiore06/03/2015 - 12:47

Il presidente della Bce, Mario Draghi ha annunciato che il Quantitative easing europeo partirà ufficialmente il 9 marzo e non terminerà prima di settembre 2016. Saranno acquistati bond sovrani ed altri titoli, al ritmo complessivo di 60 miliardi di euro al mese. «Abbiamo già visto un certo numero di effetti positivi dopo l’annuncio della svolta verso una politica monetaria più espansiva», ha detto Draghi, “e l’operazione non sarà chiusa fino a quando l’inflazione non sarà tornata ai livelli prefissati”. Secondo le stime effettuate solo nel 2017 dovrebbe toccare l’1,8%, dunque pienamente in linea con gli obiettivi Bce di una dinamica dei prezzi vicina ma inferiore al 2 per cento.

I segnali a disposizione del consiglio direttivo dell’Eurotower indicano un rafforzamento più robusto della ripresa economica dell’area euro: +1,5% nel 2015, +1,9% nel 2016, +2,1% nel 2017. L'attività delle imprese dell'area euro ha già segnato «ulteriori miglioramenti» a inizio anno e «la ripresa si dovrebbe ampliare e rafforzare gradualmente», ha detto Draghi. Il calo del petrolio aiuta il potere d'acquisto delle famiglie e la redditività delle imprese, però l'attività resterà frenata dagli aggiustamenti dei bilanci che restano necessari in vari settori. E tuttavia «una ripresa ciclica in base alle nostre previsioni di marzo non lascia spazio all’autocompiacimento». Resta «cruciale attuare rapidamente e in maniera decisa e credibile riforme strutturali, non solo per aumentare il potenziale di crescita ma anche per migliorare i redditi e incoraggiare le imprese a investire». Le politiche di bilancio devono continuare a sostenere la ripresa nel pieno rispetto dei paletti previsti dal Patto di Stabilità e di crescita.

L'ammontare minimo del programma sarà di 1.140 miliardi di euro, il 12% dei quali investito in titoli di istituzioni sovranazionali (Efsf, Bei). La Bce potrà acquistare titoli di Stato che siano considerati investment grade (ovvero, con una valutazione superiore al livello spazzatura) da almeno un'agenzia di rating. Sono previste deroghe per quei paesi che stiano seguendo un piano di assistenza internazionale. Ecco perché la Grecia resterà fuori finché le istituzioni creditrici internazionali non avranno concluso la verifica in corso.

 

Fonte:

di Riccardo Sorrentino

dal IlSole24Ore del 3 marzo 2015