L'integrità del decisore pubblico

letto 1483 voltepubblicato il 13/12/2014 - 17:50 nel blog di Massimo Di Rienzo, in Comunicazione Pubblica, ETICA, Integrità, Open Government

Si possono scrivere le leggi migliori, adottare le procedure più idonee a prevenire il rischio, elaborare le strategie più evolute contro la corruzione. Una cosa non si potrà mai fare: eliminare la componente umana nelle decisioni che devono essere prese nell'interesse pubblico. Ci sarà sempre uno spazio di discrezionalità, un dilemma da risolvere, una scelta da operare in cui il decisore pubblico sarà chiamato, di fronte alla sua coscienza, a valutare e a decidere, dovendo egli essere guidato dal "superiore interesse collettivo". Perchè nè le norme, nè le procedure, nè le strategie gli spiegheranno cosa deve fare. E questo è certamente un bene. La centralità dell'uomo, non tanto nella visione aristotelica (e Confuciana) per la quale il buon governo deriverebbe dalla capacità di alcuni “eletti” di decidere caso per caso le umane vicende, quanto piuttosto nella visione pragmatica di Samuel Johnson che affermava che “Un paese è in cattivo stato, se è regolato solo dalle leggi, perché mille accadimenti si verificano che le leggi non possono risolvere e in cui un’autorità si deve interporre”.

E' estremamente importante che nel momento della "scelta" ci sia la persona giusta al posto giusto. La decisione è un atto complesso. Decidere significa, infatti, "tagliar-via, recidere" e ci sarà sempre un costo che dovrà essere pagato se ci si trova di fronte ad un'alternativa. Lo sanno bene i bambini che hanno spesso paura di decidere per non scontentare i genitori o i propri amici.

E nella decisione, la competenza e la conoscenza dello specifico campo di applicazione, a volte, non è sufficiente, serve soprattutto che il decisore pubblico sia "integro".

Per questo è così importante, al di là di ogni formalismo e tecnicismo giuridico, la cosiddetta selezione delle classi dirigenti. Ma siamo sicuri che stiamo percorrendo la strada giusta?

Come vengono selezionate le persone che sono chiamate a decidere per il nostro interesse? A leggere le trascrizioni delle intercettazioni romane sembra che la selezione della classe dirigente sia stata fatta a tavolino da una consorteria di interessi illeciti (mafiosi), carrieristici e pseudo-politici.

L'alternativa ad un decisore pubblico integro e competente ce lo abbiamo sotto gli occhi proprio noi romani. La nostra città è nota per molte cose ovviamente ma in particolare poteva vantare un tessuto solidaristico molto sviluppato, un importante mix di solidarietà laica e carità cristiana, che agiva in via sussidiaria rispetto alle istituzioni con una miriade di interventi di assistenza sociale , di ascolto e di sostegno nelle periferie e laddove ce ne fosse bisogno. Ma poi le cooperative si sono trovate in una situazione di grave sofferenza a causa (si diceva) della crisi economica. Molte sono state costrette a chiudere: "non si vince più un bando". Le periferie sono rimaste scoperte, l'abbandono ed il degrado (talvolta strumentalizzato ad arte) hanno aggravato la situazione.

Il decisore pubblico corrotto ha selezionato una classe imprenditoriale (sociale) a sua volta corrotta e criminale. L'integrità del decisore pubblico, cioè, è l'elemento che determina la qualità delle classi dirigenti, sia a livello locale che nazionale. 

E c'è, inoltre, una seconda implicazione. Se non saremo in grado di selezionare decisori pubblici integri, a nulla ci servirà poi controllarne l'operato. Quello che voglio dire è che oltre agli strumenti di controllo (trasparenza esterna) non si può prescindere dalle qualità che il decisore pubblico deve possedere, cioè, un orientamento all'apertura e all'integrità morale (trasparenza interna). In questo senso affermerei con una certa perentorietà che la trasparenza sarebbe uno strumento superfluo se fossimo in grado di scegliere bene chi mandare al potere.

Spesso con la trasparenza (anzi, con quello che io chiamo il "trasparentismo", cioè un atteggiamento ideologico che vede nella trasparenza la soluzione a tutti i problemi) ci si lava la coscienza di non aver saputo o voluto scegliere il miglior decisore e le cronache giudiziare quotidianamente ce lo ricordano. Questo vale per i politici quando nominano i vertici apicali delle amministrazioni pubbliche, ma vale anche per i cittadini quando appongono un voto sulla scheda elettorale.