I decreti attuativi del Jobs Act

letto 1691 voltepubblicato il 23/02/2015 - 12:29 nel blog di Maria Fiore, in Osservatorio Spending Review

Il Governo ha approvato il 20 febbraio u.s. in via definitiva i decreti attuativi del “Jobs Act”, la legge delega per la riforma del lavoro approvata dal Parlamento all’inizio di dicembre. Il Governo ha anche approvato in via preliminare i decreti attuativi sui congedi parentali e di maternità e sui nuovi tipi di contratto. Questi ultimi due decreti ora dovranno essere analizzati dalle Camere per un parere non vincolante prima dell’approvazione definitiva governativa.

Le novità più importanti, come ha detto lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi, sono l’approvazione definitiva del contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti per le nuove assunzioni, l’eliminazione dell’articolo 18 (di cui però sopravvivono alcuni effetti) e quella dei contratti a progetto, che a partire dal primo gennaio 2016 non potranno più essere stipulati (quest’ultima norma però, fa parte dei decreti approvati solo in maniera preliminare).

Di seguito, le decisioni più importanti contenute nei decreti attuativi.

Licenziamenti, contratti e indennizzi

Il nuovo contratto a tutele crescenti riguarda i nuovi assunti a tempo indeterminato e prevede una serie di garanzie destinate ad aumentare man mano che passa il tempo. In caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo il datore di lavoro dovrà versare al dipendente un indennizzo pari a due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro nell’azienda, da un minimo di 4 a un massimo di 24 mesi di indennizzo. Le nuove regole prevedono anche la possibilità di ricorrere alla conciliazione veloce, nella quale il datore di lavoro offre una mensilità per ogni anno di anzianità fino a un massimo di 18 mensilità.

L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, invece, prevedeva per i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo un risarcimento che andava da un minimo di 12 a un massimo di 24 mensilità, ma si applicava solo alle imprese con più di 15 dipendenti: resta comunque valido per coloro che hanno stipulato il loro contratto prima dell’entrata in vigore della legge e delle tutele simili rimangono in vigore per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari per i quali venga provata l’insussistenza del fatto contestato (per i quali viene imposto il reintegro del dipendente).

Contratto a progetto, e apprendistato

A partire dal primo gennaio 2016 saranno eliminati i contratti a progetto, con cui in Italia sono impiegate circa 502 mila persone. Nel 2015 non potranno essere stipulati nuovi contratti a progetto: quelli ancora in vigore rispetteranno comunque la scadenza naturale. Dall’1 gennaio 2016 contratti a progetto potranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato grazie ad alcune agevolazioni ma, secondo fonte Ansa, anche dopo il 2016 sarà possibile stipulare co.co.pro con accordi sindacali. Circa 200.000 persone passeranno presto da contratti di collaborazione a un contratto di lavoro stabile, ha detto il premier Matteo Renzi al termine del Consiglio dei ministri.

Non sono stati modificati i contratti a tempo determinato (che fra proroghe e rinnovi dal maggio del 2014 non possono comunque superare i 36 mesi) e il lavoro a chiamata. Per quanto riguarda l’apprendistato, saranno ridotti i costi per le aziende, con lo scopo di incentivarne l’utilizzo.

Maternità, congedi e part time

I dieci mesi massimi di congedo parentale dovuti ai genitori naturali potranno essere utilizzati fino ai 12 anni del bambino: dalla nascita del bambino fino ai 6 anni si potrà richiedere il congedo parzialmente retribuito (pari al 30 per cento dello stipendio percepito nel mese o periodo precedente alla nascita), dai 6 ai 12 anni quello non retribuito. Il congedo parentale verrà riconosciuto in uguale forma anche ai genitori adottivi, contrariamente alle norme attuali. In caso di malattia grave del dipendente, inoltre, ci sarà un meccanismo che garantirà il passaggio a un orario di lavoro part time.

Indennità e disoccupazione

Entrerà in vigore il nuovo sistema di sussidi per i disoccupati, che sostituirà l’ASPI. Si chiamerà NASPI e prevede un sussidio decrescente della durata massima di 24 mesi (che saranno però ridotti a 18 nel 2017, per il momento).

La Naspi, nuova assicurazione sociale per l’impiego, riguarda tutti i disoccupati involontari dal 1° maggio 2015, compresi tutti i lavoratori che sono stati precari per almeno 24 mesi, durata che scenderà a 18 mesi dal 2017. L’ammontare dell’indennità non può eccedere i 1.300 euro. Dopo i primi 4 mesi di pagamento, la Naspi viene ridotta del 3% al mese. L’erogazione è condizionata alla partecipazione a programmi di politiche attive.

Anche i lavoratori con contratti co.co.co. – i predecessori dei contratti a progetto – potranno disporre di un assegno di disoccupazione della durata massima di sei mesi, nel caso perdano il lavoro e abbiano versato più di tre mesi di contributi.

Il Governo valuta che le riforme del lavoro contenute nel Jobs Act produrranno un effetto positivo sul Pil dello 0,9% nel 2020 mentre, nel lungo termine, l’impatto sul Pil sarà dell’1,6%. Si legge in uno dei documenti inviati alla Ue. Una road map dettagliata di tutte le riforme avviate dal Governo italiano e dei tempi di realizzazione di ciascun provvedimento è stata inviata dal ministero dell’Economia e delle Finanze alla Commissione Ue. 

Di seguito il link al sito per il comunicato stampa, la conferenza stampa ed i testi dei provvedimenti su lavoro e concorrenza.

 

Fonti

1 commento

Maria Fiore

Maria Fiore17/03/2015 - 15:06

«Nei primi 20 giorni di febbraio sono 76 mila le richieste arrivate dalle imprese per accedere alla decontribuzione per assunzione a tempo indeterminato». È quel che ha reso noto il presidente dell’Inps Tito Boeri durante una conferenza stampa per la firma della convenzione tra l’Inps e le parti sociali (Confindustria, Cgil, Cisl e Uil) per la raccolta di dati sulla rappresentanza sindacale.

In sostanza Boeri ha tracciato una specie di bilancio - sia pure parziale e «da completare» per sua stessa ammissione - degli effetti portati dal Jobs Act. «I primi dati sono incoraggianti e le assunzioni potrebbero essere molte di più» ha aggiunto l’economista precisando «che i dati completi arriveranno a fine maggio, quando daremo una documentazione accurata per un’informazione il più possibile completa».

 

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