Il morbo di Baumol - Verso nuovi modelli di erogazione dei servizi sociali?

letto 3998 voltepubblicato il 26/03/2015 - 18:44 nel blog di Roberto Formato, in Osservatorio Spending Review

Nel 1966, attraverso il lavoro “Performing Arts – The Economic Dilemma” gli economisti W.J. Baumol e W.G. Bowen evidenziarono un fenomeno da allora noto come la “sindrome di Baumol” [1].

Si tratta di una sindrome che colpisce alcuni settori, in particolare quelli dove maggiore è la componente umana: in questi settori, infatti, per quanta innovazione si voglia introdurre, ben difficilmente sarà possibile stare al passo con altri, come quelli dell’industria di processo o anche manifatturiera, dove la produttività può essere (ed è stata) fortemente accresciuta dall’effetto sostitutivo delle tecnologie rispetto al lavoro umano.

Baumol e Bowen applicarono il loro concetto alle arti e allo spettacolo, perché si tratta di settori che semplicemente non esisterebbero senza la componente “umana”, ovvero gli artisti. In uno spettacolo lirico, infatti, il costo per unità di lavoro cresce inevitabilmente in maniera più rapida rispetto al prezzo medio degli altri beni di consumo; ne consegue che le spese delle istituzioni artistiche aumentano più velocemente del tasso d’inflazione, rendendo progressivamente insostenibili i propri costi, a meno di sussidi da parte del settore pubblico [2].

Ne sa qualcosa il Teatro dell’Opera di Roma, che ha recentemente sfiorato, in un caso che ha destato grande clamore mediatico, il licenziamento collettivo dei 180 membri del coro e dell’orchestra, finiti anch’essi sotto la scure dell’indebitata giunta capitolina, che prevedeva in questa maniera di generare risparmi per 3,4 milioni di euro all’anno[3].

In realtà, come dimostrano i numerosi articoli presentati all’interno di questo osservatorio (cito per ultimo quello relativo alla spending review del Comune di Perugia, che prevede proprio una drammatica sforbiciata per turismo e cultura - ), la ricerca dei tagli, nell’impossibilità concreta di comprimere significativamente la maggiore voce di costo “improduttivo” (secondo la legge di Baumol), ovvero spese del personale, rischia di tradursi in un mero accanimento rispetto alle voci di bilancio più aggredibili, rischiando di pregiudicare la ragione d’essere dei servizi stessi. In altre parole si rischia di rimanere con gli artisti, ma senza gli strumenti per suonare..

In questo contesto, più che immaginare una semplice cessione di attività ai privati, da più parti sorge l’invito a ripensare e riprogettare le logiche di funzionamento di molti servizi, a cominciare da quelli di maggiore utilità sociale, che sono stati tra quelli più colpiti dai tagli (meno 90% nella spesa pubblica statale in campo sociale tra il 2008 e il 2012, cui si aggiunge la costante riduzione dei trasferimenti statali a regioni ed enti locali). Ne è una riprova anche il recente articolo di Donatella Imparato in questa stessa community sul tema della “sharing economy” ().

Per questa ragione vorremmo ospitare, in un apposito forum dell'Osservatorio, accessibile anche al link indicato di seguito, più che vicende di tagli alla spesa, testimonianze di sperimentazione di nuovi modelli in servizi quali la cultura, l’assistenza agli anziani, i trasporti pubblici, etc.

Per cominciare, propongo un link a questa storia, che nasce dal network dei c.d. “territori collaborativi” (promossi tra l’altro in Italia da Forum PA.). Si tratta di un servizio volontario tra persone dai capelli bianchi che hanno introdotto, in Belgio, un nuovo servizio di trasporto sociale “su chiamata” che coinvolge al momento 30.000 persone. Un’idea semplice, ma per questo rivoluzionaria…anche questa è spending review….

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[1] W.J. Baumol, H. Bowen, Performings Arts: the Economic Dilemma, 1996, New York, MIT Press

[2] G. Brosio e W. Santagata, Rapporto sull’economia delle arti e dello spettacolo, Fondazione Agnelli, Torino, 1992

[3]

4 commenti

Roberto Formato

Roberto Formato12/05/2015 - 12:44 (aggiornato 12/05/2015 - 12:44)

A proposito di nuovi modelli di erogazione dei servizi sociali e, più in generale, di “sharing economy”, segnalo questo convegno in programma a Napoli lunedì 18 maggio:

 

Claudia Leone

Claudia Leone30/03/2015 - 08:31

Anche il Comune di Milano, segnalato recentemente da Donatella Imparato in relazione all’approvazione di una Delibera di Giunta sulle Linee guida sulla sharing economy, ha un Urban Center, che di recente è stato ristrutturato al fine di rinnovarne gli spazi e la grafica.

Alla ristrutturazione si è aggiunta anche l’apertura di InfoMilano, una moderna struttura concepita per accogliere e accompagnare il turista dal suo arrivo in città e per tutta la durata del suo soggiorno, proponendo una vasta gamma di servizi, offerte culturali ed opportunità per scoprire Milano, con tutte le sue attrazioni ed eccellenze.

Nuove funzioni che nei prossimi mesi andranno ad affiancare quelle tradizionalmente affidate all’Urban center, quale sede di dibattiti, presentazioni e incontri con i cittadini, e che si arricchiranno anche di un punto vendita della gamma completa dei prodotti Brand Milano, per chiunque voglia portare con sé un ricordo della città.

Si tratta di due realtà comunicanti ma completamente autonome, con entrate e desk dedicati, dotate di moderne apparecchiature e sistemi audio video per consentire una maggiore efficienza e un utilizzo più razionale della metratura complessiva. Con i suoi 400 mq disposti su tre livelli, di cui circa 170 mq al piano terra, lo spazio sarà in grado di sostenere un flusso di visitatori stimato in circa 2mila persone al giorno.

Grazie al rapporto di collaborazione con Provincia di Milano, è stato possibile avvalersi della professionalità ed esperienza che il personale degli uffici IAT della Provincia ha maturato proprio nella specifica funzione di sportello informativo e di promozione turistica multilingue, impegnandolo presso InfoMilano. 

sito web: 

Roberto Formato

Roberto Formato29/03/2015 - 22:48

Grazie Claudia per le segnalazioni davvero interessanti.

A proposito di Bologna, volevo ricordare anche che la città si è dotata anche del c.d. "Urban Center", ovvero "Casa della Città".

Con questa denominazione si intendono generalmente strutture di tipo diverso, derivanti per lo più dall'esperienza britannica, che svolgono un’attività di servizio nei confronti della comunità locale. Loro obiettivo è in particolare migliorare il livello d’informazione, trasparenza, partecipazione, condivisione delle politiche urbane, spesso con un occhio di riguardo alle utenze deboli (anziani, bambini, diversamente abili, donne).

La diffusione degli Urban Center risulta strettamente connessa proprio all’evoluzione del quadro dei soggetti protagonisti delle politiche sociali a livello urbano, poichè tali strutture assumono quale superato il tradizionale modello di contrapposizione pubblico/privato, riconoscendo espressamente l'esistenza di un varietà di stakeholders che possono essere protagonisti di tali politiche. In questo senso gli Urban Center possono costituire un punto di riferimento per la conoscenza e diffusione delle innovazioni sociali oggetto della nostra discussione.

 

Claudia Leone

Claudia Leone29/03/2015 - 19:03 (aggiornato 29/03/2015 - 19:03)

Come testimonianza di sperimentazione di nuovi modelli nella gestione ed erogazione dei servizi vorrei ripartire proprio dalla sharing economy. Nell’intervista a Christian Iaione, direttore Labsus (Laboratorio della Sussidiarietà) e coordinatore del LabGov della Luiss, da me segnalata il 4 marzo scorso, si citano quali esempi quelli del Comune di Mantova, che ha lanciato un suo progetto di economia collaborativa (CO - Mantova), e del Comune di Bologna, primo in Italia ad aver approvato un regolamento per la città condivisa ().

CO – Mantova () è una proposta e una sperimentazione per affrontare le complesse e molteplici sfide sociali, culturali e ambientali che il cambiamento di paradigma economico e istituzionale in atto pone. Gli stili di vita, l’assetto dei rapporti sociali, il ruolo delle istituzioni, il rapporto dell’uomo con le risorse naturali e culturali stanno cambiando. CO-Mantova intende offrire una risposta a queste nuove sfide. Intende farlo costruendo collaborazione tra pubblico, privato, terzo settore, scuole e università, cittadini e innovatori sociali (le cinque anime della governance collaborativa). CO - Mantova nasce per creare uno sviluppo locale collaborativo a partire dai beni comuni. I beni comuni, urbani, ambientali, culturali, cognitivi e digitali sono risorse comuni co-prodotte, co-gestite o co-rigenerate dai cinque attori della governance collaborativa attraverso forme di partenariato pubblico-privato-civico.

Sul sito web, molto ricco di contenuti e che consiglio a tutti di visitare, è possibile visionare i progetti attualmente attivi (), tutti molto interessanti:

  • HAI DEL SALE?: progetto di Smart Human Street per valorizzare il centro storico e sviluppare nuove modalità di condivisione dei bisogni e delle competenze tra gli abitanti, gli imprenditori e tutti coloro che fruiscono dei servizi e degli spazi della via. L’idea mira a rafforzare e a valorizzare i rapporti di vicinato e di collaborazione nell’ottica di una condivisione di beni materiali (biciclette, libri, oggetti, prodotti) ed immateriali (conoscenze, competenze e saperi) e a far inoltre acquisire una maggiore consapevolezza identitaria del luogo. Il progetto è un insieme di iniziative che, sviluppate dai cittadini, sono in grado di coinvolgere sia le imprese sia la Pubblica Amministrazione all’interno di un processo di cooperazione.
  • (O)URS 2.0: oggetto del progetto è lo spazio pubblico aperto (piazze, strade e spazi verdi), contenitore fisico di tutto ciò che accade nell’ambito urbano; valorizzandolo è possibile restituire forma, immagine e significato alla città e porre le basi affinché uno “spazio” si tramuti in “luogo” in cui la comunità stessa possa riconoscersi.
  • ARTEAGRICOLTURA: si concentra in particolare su due poli di intervento legati alla storia e alle eccellenze del territorio di Suzzara: la Galleria del Premio Suzzara, baluardo del realismo e dell’arte italiana, e la cascina “BioRiva Gabriele Fanetti” immersa nel paesaggio suggestivo dell’Oltrepò mantovano.
  • IMPRIMATUR LAB: l’iter è stato quello di predisporre negli spazi dell’ex macello comunale di San Martino dall’Argine, edificio chiuso da anni e quindi riconvertito a nuova funzione, un laboratorio digitale permanente in grado di monitorare e veicolare le nuove espressioni artigianali e creative del territorio.
  • CAMMINAMBIENTE: oggetto è l’intero patrimonio ambientale, culturale e sociale della zona del Migliaretto con i suoi impianti sportivi, di Bosco Virgiliano, della Riserva naturale Vallazza e del Forte napoleonico di Pietole, sul quale si vuole attirare l’interesse della popolazione e generare un processo di riappropriazione e cura per un’area attualmente considerata marginale.
  • REAZIONE A CATENA: il Circolo Arci Fuzzy ha intensificato il proprio rapporto con il quartiere come moltiplicatore di coesione sociale e punto di riferimento per attività di rigenerazione urbana, e la dirigenza si è rinnovata accogliendo giovani creativi e non della città.
  • SFITTO A RENDERE: nasce dalla necessità di rivitalizzare gli spazi sfitti commerciali anche con attività temporanee (eventi culturali, laboratori artigianali, esposizioni artistiche). I negozi chiusi sono protagonisti di un’importante innovazione sociale ed economica a Mantova trasformandosi da spazi inutilizzati a spazi che promuovono l’imprenditoria giovanile, facilitando l’ingresso di nuove attività commerciali e culturali e sostenendo l’espressione artistica ed artigianale del territorio.

Per quanto riguarda il Comune di Bologna, il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani è stato realizzato partendo dai problemi concreti individuati dai cittadini di Bologna, città pilota del progetto a livello nazionale. Il progetto "Le città come beni comuni" ha inteso fare dell'amministrazione condivisa il tratto distintivo del Comune di Bologna, mostrando con i fatti che l'alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo teoricamente auspicabile, ma anche realmente possibile. Come viene detto nel Regolamento, lo strumento con cui Comune e cittadini attivi concordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura e rigenerazione dei beni comuni è il patto di collaborazione. I diversi articoli del Regolamento disciplinano, tra le altre cose, gli interventi sugli spazi pubblici e sugli edifici, la Promozione dell’innovazione sociale e dei servizi collaborativi, la Promozione della creatività urbana, l’Innovazione digitale.

I Comuni di Mantova e Bologna sono stati anche citati dallo scrittore e attivista americano David Bollier in un articolo pubblicato sul suo blog circa un mese fa, punto di riferimento internazionale per il dibattito sui commons ().