La formazione all'etica e alla legalità nelle scuole. Come costruire lo spazio etico dei cittadini del futuro.

letto 2370 voltepubblicato il 31/03/2015 - 09:04 nel blog di Massimo Di Rienzo, in Comunicazione Pubblica, ETICA, Integrità, Open Government

Prendo spunto da un interessante commento in chat durante il webinar del 30 marzo 2015 "".

Vinicio Casu mi chiedeva: "Non pensa che a tutte queste soluzioni, occorra affiancare una politica che preveda nelle scuole di ogni ordine e grado l'insegnamento dell'etica nell'ottica di prevenire nel lungo periodo il fenomeno della corruzione?"

Non avendo avuto l'opportunità di rispondere in quella sede, mi prendo qualche riga del blog di InnovatoriPA per raccontare la mia esperienza su questo cruciale argomento sul quale ormai lavoro da più di sei anni. collaborando con organizzazioni come Save the Children () Italia e altre. 

Per prima cosa, credo che a breve dedicheremo un webinar su questo tema nell'ambito del progetto "Interventi a supporto delle Riforme della PA".

Per rispondere a Vinicio, la necessità di costruire lo “spazio etico” dei cittadini del futuro è ormai una pratica consolidata a livello internazionale e si costruisce e si realizza attraverso la cosiddetta “formazione valoriale” (o “formazione all’etica, alla legalità, all’integrità”). Ma lo scopo di tali iniziative è anche di promuovere l’integrità dei decisori pubblici del futuro, politici, amministratori, tecnici che saranno chiamati a scegliere avendo come unico riferimento l’interesse pubblico. E’ noto che i Paesi che investono maggiormente nella costruzione e manutenzione dello spazio etico dei propri bambini/e si trovano ad avere decisori pubblici migliori, più integri, più eticamente orientati, più capaci di prendere posizione nei confronti di tentativi di corruzione e/o collusione, meno inclini a cedere di fronte alla richieste di tenere un comportamento non etico da parte dei propri superiori.

La Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza attribuisce al bambino il diritto a partecipare in tutte le questioni che lo riguardano. L’articolo 12 ci chiede, come adulti responsabili, di abbandonare progressivamente la visione di un bambino incapace di formarsi e di esprimere un’opinione e di accogliere l’idea che bambini e adolescenti debbano essere coinvolti nelle decisioni che riguardano la loro vita, la vita delle loro famiglie, della comunità e della società più ampia in cui vivono. Le competenze partecipative di bambini/e, ragazzi/e sono state sempre più dimostrate in questi ultimi anni e per fasce di età anche basse. Una volta che si siano forniti loro informazioni rilevanti, un supporto adeguato e la libertà di esprimersi nei modi che li facciano sentire a loro agio, i bambini e gli adolescenti – in base alla loro età e maturazione – sono capaci di dimostrare di potersi coinvolgere in maniera competente. Inoltre, essi dimostrano un alto livello di responsabilità nel modo in cui usano tali opportunità perché essi sono tanto coinvolti quanto gli adulti nel fare qualcosa di davvero diverso.

Nello spirito del principio di partecipazione ci viene richiesto di passare da una “educazione al rispetto delle regole” ad una “educazione al rispetto e alla comprensione delle regole“. I bambini/e cioè, devono poter partecipare in alcuni casi alla formazione delle regole che li riguardano, in altri almeno alla comprensione e alla condivisione di esse. Come fare?

La definizione di “spazio etico“, introdotta da Lord Moulton attraverso la celebre parafrasi del “comportamento non esigibile per legge” coglie uno degli aspetti più interessanti della fragilità del rapporto tra agenzie educative e vita quotidiana dei nostri bambini/e.

La scuola, ad esempio, funziona un po’ come una forte struttura che regola, attraverso precise prassi e norme di comportamento, la vita dei bambini/e che provengono da situazioni molto diverse tra loro. Ed in effetti funziona, laddove si verifica un “adeguamento alla regola”. Ma fuori dalla scuola, nel difficile percorso verso l’autonomia, tutto cambia. La struttura viene meno, così come vengono meno le gabbie comportamentali costituite dalle relazioni tra pari e con la leadership (gli insegnanti, la dirigenza scolastica, ecc.).

Ed ecco che entra in gioco il “comportamento non esigibile per legge“, cioè, lo spazio etico. Se questa dimensione non è stata appresa, se lo spazio etico non è stato alimentato (ad esempio attraverso l’attivazione di un contraddittorio sull’etica delle piccole scelte operate quotidianamente) i bambini/e non impareranno a comprendere il senso profondo delle regole. La conquista di un proprio spazio etico è parallela, in un certo senso, alla conquista dell’autonomia.

Con il termine “autonomia” facciamo riferimento al letterale significato della parola. L’etimo del termine “autonomia” [dal gr. αὐτόνομος, comp. di αὐτός «stesso» e tema di νέμω «governare»; propr. «che si governa da sé», fonte: treccani.it] riconduce alla capacità di un individuo di vivere “secondo le proprie leggi”, non in quanto estraneo dal contesto e dalla comunità, ma in quanto pienamente consapevole del significato e delle implicazioni delle proprie scelte.

In questo senso apprendere l’etica significa costruire le basi della partecipazione dei bambini/e nella vita sociale. Costruire lo spazio etico dei cittadini del futuro significa investire oggi in una formazione che ci restituirà cittadini migliori, individui con una salda posizione etica.

Sul blog ho descritto che si possono attivare nelle scuole.

Allora vi dò appuntamento ad un prossimo webinar, per parlarne entrando maggiormente nel dettaglio.