Regione Siciliana e Comune di Palermo avviano il percorso di formazione valoriale

letto 1143 voltepubblicato il 30/04/2015 - 09:28 nel blog di Massimo Di Rienzo, in Comunicazione Pubblica, ETICA, Integrità, Open Government

Ieri, (29 aprile 2015) sono tornato da Palermo con ottime sensazioni. Il programma che abbiamo avviato lo scorso anno e che prevedeva la formazione di formatori interni alla Regione Siciliana e al Comune di Palermo sta dando primi interessantissimi frutti. I nostri corsisti hanno dato avvio ad una intensa attività di formazione in materia di anticorruzione, sperimentando in un contesto molto complesso (e per questo assai interessante) l'approccio "valoriale" che stiamo promuovendo in linea con quanto stabilisce il Piano Nazionale Anticorruzione.

La storia. Un manipolo di formatori interni (15 del Comune di Palermo e 15 della Regione Siciliana) costituiscono un gruppo di lavoro a cui noi (quando parlo di noi parlo di chi vi scrive,  e di Patrizia Schifano, responsabile della linea 3 del progetto "Riforme della PA" di FormezPA) trasferiamo, nei mesi tra settembre e dicembre 2014, contenuti e metodologia dell'approccio alla formazione valoriale, cioè la formazione all'etica e alla legalità sullo sfondo delle regole del Codice di Comportamento attraverso l'utilizzo di casi. L'iniziativa è stata fortemente voluta dal Responsabile della Prevenzione della Corruzione del Comune di Palermo, avvocato Fabrizio Dall'Acqua e dalla Responsabile della Prevenzione della Corruzione della Regione Siciliana dottoressa Luciana Giammanco in collaborazione con il Responsabile della Formazione della Regione Siciliana dottor Antonino Cangemi, dirigente del Servizio Formazione e Qualificazione del Personale (responsabile dell'attuazione del Piano Formativo contenuto nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione della Regione Siciliana).

Comune di Palermo. Più o meno alla fine di febbraio, dopo una intensa attività di preparazione (contenuti, programmi, materiali, ecc.) i 15 formatori, che intanto sono diventati un gruppo di 35, inizia ad erogare giornate "uniche" di formazione ai dipendenti del Comune. Aule da 35 persone, ogni giorno, tanto che attualmente sono stati formati più di 1.000 dipendenti. La tabella di marcia prevede che entro il 18 dicembre 2015 siano formati tutti gli 8.000 circa dipendenti del Comune (il Piano Nazionale Anticorruzione, infatti, prevede che questa formazione debba essere erogata a tutti i dipendenti).

Regione Siciliana. Scelte diverse, sempre due formatori in aula (il Comune prevede un solo formatore), due giornate suddivise in maniera tale che la prima abbia un approccio più contenutistico e la seconda più un approccio valoriale (ma anche nella prima giornata ci sono spazi dedicati alla riflessione sull'etica e sui valori). Sono stati formati più di 500 dipendenti, ma sappiamo che si dovranno raggiungere almeno 16.000 dipendenti.

I risultati parziali. I primi dati sul gradimento sono davvero incoraggianti. Chi partecipa alla formazione mostra grande interesse sia per i contenuti che per la modalità. I casi sono, come sempre, reali, non c'è bisogno di inventare nulla. Quello che emerge, come affermava uno dei formatori regionali, è la sensazione che i dipendenti vorrebbero riflettere maggiormente su questi temi e che se si offre loro l'occasione, dimostrano una partecipazione e un interesse di gran lunga superiore a quella mostrata quando si somministrano contenuti tecnico-giuridici che ormai soffocano l'offerta formativa dedicata alla pubblica amministrazione. Un risultato importante, che avevamo auspicato con forza in sede di progettazione, è che il Responsabile della Prevenzione della Corruzione del Comune di Palermo ha potuto utilizzare alcune preziose informazioni emerse dall'aula per integrare il Piano Triennale del Comune di Palermo.

E' importante sottolineare che tutta questa operazione ha e continuerà ad avere un costo pari a zero sia per il Comune di Palermo che per la Regione Siciliana. I formatori interni, infatti, non percepiscono alcun emolumento ulteriore rispetto al loro normale stipendio, né le casse regionali e comunali hanno dovuto versare alcunché per il percorso di formazione dei formatori che è stato realizzato con un progetto nazionale del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Ieri era l'occasione per il primo follow-up. Ne faremo altri perché crediamo che questa sperimentazione (unica in Italia per metodi, contenuti ed impatto) sia davvero il futuro della formazione su questi argomenti. Aiutare le persone a prendersi un momento per riflettere sulle regole e sul senso profondo della legalità, non come mera esecuzione di un dettato normativo, ma come convincimento e atteggiamento da trasferire al proprio gruppo di lavoro è la sfida che i nostri bravissimi formatori hanno deciso di intraprendere.

Speriamo di ospitare presto le loro dirette testimonianze. Li abbiamo invitati a prendere nota di quello che succede, dei casi che vengono fuori e degli argomenti che destano maggiore attenzione. Il nostro sogno di costituire un gruppo nazionale di formatori che si sperimentano sull'approccio valoriale e che si scambiano esperienze e conoscenze sta, grazie a questa iniziativa, diventando realtà.

1 commento

Patrizia Schifano

Patrizia Schifano17/06/2015 - 18:36

Credo che l’esperienza professionale (ma anche umana) che ho realizzato con Massimo Di Rienzo tra ottobre e dicembre 2014, in Sicilia, rimarrà tra quelle che nel tempo si ricordano con soddisfazione e con piacere. Sono tanti i motivi che la rendono fino adesso una esperienza molto positiva e “promettente” rispetto alle evoluzioni future, molto più di quanto non potessimo prevedere in fase di avvio vista la sperimentalità del progetto, la delicatezza del tema e l’assenza di esperienze analoghe già realizzate in Italia (almeno per quanto ne sappiamo!). L’idea di formare i formatori sui temi dell’anticorruzione è, in sé, un’idea abbastanza scontata anche in considerazione di quanto indicato nel Piano Nazionale Anticorruzione, (3.1 Azioni e misure per la prevenzione  - 3.1.12 La Formazione)  “…le iniziative devono tener conto del contributo che può essere dato dagli operatori interni all'amministrazione, inseriti come docenti…”  e laddove si promuove, in un’ottica di valorizzazione delle risorse in organico all’amministrazione, di utilizzare il personale, a tutti i livelli, per realizzare interventi formativi per prevenire la corruzione, arrivando anche a indicare il coinvolgimento dei funzionari che operano all'estero o a contatto con l'estero, al fine di prevenire la corruzione nelle transazioni internazionali . L’innovatività infatti non sta nel ricorrere alla rete dei formatori per trasmettere questi contenuti, ma nella sostanza dei contenuti stessi: tutti i temi affrontati hanno avuto carattere valoriale, la dimensione dell’INTEGRITÀ  è stata  l’oggetto prioritario che abbiamo cercato di “maneggiare con cura” nel corso dei laboratori realizzati. È stato un oggetto così importante e che ci ha coinvolto ben oltre il livello professionale e che ha richiesto una declinazione peculiare di alcuni sperimentati metodi e strumenti della formazione formatori. All’inizio ho pensato che fosse importante includere nel patto formativo con l’aula la condivisione dei criteri di fondo che avrebbero orientato la nostra azione, nostra in senso di staff e aula insieme ai responsabili delle due amministrazioni, nostri committenti interni in merito ai contenuti progettuali. Sette punti sono stati proposti come principi-guida delle nostre scelte e dei nostri output intermedi e finali.

adesione di tutti agli obiettivi, ai contenuti, al metodo, alla strategia di lungo periodo che necessariamente accompagna azioni di questo tipo (è l’inizio di un lungo cammino…)

condivisione, come impegno a lavorare il più possibile insieme, dentro e fuori dall’aula, per fare sì che le cose possano succedere e che l’impostazione teorica dei tanti temi possa trovare una sua declinazione nelle soluzioni pratiche, collaborativamente individuate dal gruppo in formazione, da realizzare dentro l’amministrazione;

sperimentazione, lo sforzo di accettare consapevolmente l’idea di muoversi all’interno di un progetto pilota,  affrontando un problema (realizzare iniziative di formazione valoriale in maniera diffusa nei due enti), senza partire  da un piano onnicomprensivo, ma lavorando ad aggiustare il tiro per approssimazioni successive (prevedendo successi e insuccessi);

concorso al coinvolgimento  di più soggetti, tutti rilevanti ai fini della realizzazione degli obiettivi, a partire dalla risorse interne alle amministrazioni, cercando di allargare via via la cerchia degli interessati (e con lo sguardo costante ai non interessati!);

integrazione  con i vari livelli organizzativi delle amministrazioni, tra amministrazioni,  tra amministrazioni e contesto esterno da ricercare anche quando le situazioni non sembrano proprio favorevoli;

diffusione, dentro e fuori le amministrazioni, trovare e creare le occasioni per diffondere l'iniziativa e la cultura dell’integrità anche nel contesto sociale di riferimento, con una attenzione particolare agli studenti, alle scuole;

continuità, individuare metodi e strumenti perché, anche quando il progetto di Formez PA sarà concluso, questa esperienza possa essere protratta e sviluppata nel tempo e costituisca la base comune per la pratica quotidiana del gruppo in formazione in merito ai temi valoriali.

Dopo il "patto" su questi punti, discussi nel corso delle prime ore del primo laboratorio, è iniziata la nostra bella avventura che ritengo riuscita e che è ancora in corso grazie alle attività formative che stanno realizzando a spron battuto Regione e Comune.  Abbiamo avuto notevoli  punti di forza da cui abbiamo tratto vantaggio nel corso dei sette laboratori, ma di questo vi parlerò nel prossimo post :o)