Smart Water Network: una rete distributiva intelligente per il risparmio e la protezione delle risorse idriche

letto 1736 voltepubblicato il 28/05/2015 - 13:48 nel blog di Rita Pastore, in Osservatorio Spending Review

Siamo in prossimità dell’estate e sull'emergenza idrica, come ogni anno, cominciano a suonare gli allarmi da più parti. Una sfilza di dati forniti dalle Nazioni Unite qualche mese fa, in occasione della “Giornata Mondiale dell'Acqua”, ci induce a riflettere sul calo del 40% di disponibilità di acqua dolce che la Terra dovrà affrontare nel 2030. Gli Stati Uniti e l’Europa consumano insieme l’88% delle risorse idriche del pianeta e l’Italia ha il primato europeo con un consumo medio di 78 metri cubi d’acqua all’anno per abitante. Ma se analizziamo bene i dati del consumo, ci accorgiamo che celano lo spreco e in Italia si spreca troppa acqua.

Molteplici i fattori che lo determinano: la dispersione di acqua potabile del 30 – 35% dovuta alla cattiva manutenzione della rete idrica (nel sud si raggiungono anche picchi del 50%); lo spreco d’acqua correlato allo spreco alimentare (circa il 70% dell’acqua dolce viene utilizzata per l’agricoltura); le cattive abitudini per cui ogni cittadino italiano consuma in media 213 litri al giorno d’acqua potabile mentre uno svizzero ne impiega 159 e uno Svedese solo 119 litri.

Questi dati, che ho ritrovato in un rapporto pubblicato dal Censis lo scorso anno, rivelano una realtà preoccupante: nelle nostre città sprechiamo tantissima acqua.

La percentuale di sprechi idrici in Italia, solo nella rete di distribuzione, è elevata, ciò costringe ad aumentare il prelievo alle fonti: l’Italia, infatti, è il terzo importatore al mondo. Con l’inefficienza della rete di distribuzione, oltre all’impoverimento delle fonti idriche, si causano notevoli disservizi: il 9% della popolazione italiana denuncia interruzioni di erogazione dell’acqua, e la percentuale sale al sud con punte del 29% in Calabria.

Gli sprechi rilevati nella rete di distribuzione italiana dell'acqua sono in assoluto i più elevati d’Europa: in Germania sono pari al 6,5% circa, in Inghilterra al 15% e in Francia al 21 %.

Il problema principale, non è tanto nelle abitudini di consumo dei cittadini, quanto piuttosto negli investimenti: l’Italia stanzia circa 30 euro all’anno per abitante, e gli investimenti dovrebbero migliorare acquedotti, reti fognarie e impianti di depurazione delle acque reflue. Si tratta però di una cifra troppo bassa se confrontata a ciò che si spende in altri Paesi: ad esempio, la Germania investe 80 euro per abitante, la Francia 90 euro e la Gran Bretagna arriva a 100 euro.

Il Censis, stima che sarebbero necessari circa 65 miliardi di euro da investire nell’arco di trent’anni per adeguare la rete idrica italiana a quella degli altri paesi leader europei.

Va detto, d’altro canto che se gli sprechi in Italia sono i più alti d’Europa, le tariffe per il servizio idrico sono le più basse: in media 85 centesimi al giorno per famiglia. Ad esempio, una famiglia di tre persone, con consumo annuo di 180 metri cubi d’acqua, spende 307 euro all’anno, cioè circa 25,6 euro al mese. Per lo stesso servizio, invece, in Spagna si pagano 330 euro all’anno, in Francia 700 euro, in Austria, Germania e Gran Bretagna circa 770 euro. E poi, si deve considerare che dei 307 euro spesi annualmente da una famiglia italiana, solo 143 euro riguardano il servizio di acquedotto, il resto serve a coprire fognature e depurazione; così, una famiglia italiana spende circa 40 centesimi al giorno per avere acqua potabile in casa.

Ci sono soluzioni? Certamente sì! Programmazione, tecnologia e buon senso sono gli ingredienti base della ricetta.

In Italia, il concetto di Smart Water Network – cioè di un sistema fortemente ottimizzato per il trasporto e la distribuzione dell’acqua attraverso un flusso bidirezionale di informazioni tra “campo” e “centro di controllo - è ancora sostanzialmente inapplicato e tutto da sviluppare. E’ quindi ancora più evidente ed attuale, visti i dati di cui abbiamo parlato prima, l’opportunità di realizzare una piattaforma tecnologica utile per una gestione intelligente, per entrare cioè nell’era dello Smart Water Management (gestione integrata ed intelligente delle risorse idriche), superando il concetto tradizionale di ambito territoriale (sostanzialmente coincidente con il bacino idrografico), e guardando a nuovi modelli di governance riferiti a più moderni ed appropriati ambiti territoriali come quello rappresentato dai distretti idrografici (l’insieme di più bacini idrografici).

E’ necessario che i soggetti gestori mettano assieme soluzioni gestionali con soluzioni tecnologiche. Per quanto riguarda il primo aspetto, occorre definire:

  • nuovi assetti organizzativi e nuovi modelli di governance per una gestione sostenibile delle risorse idriche,
  • unità geografiche ed idrologiche ottimizzate (ad es. raggruppando i bacini in distretti),
  • una nuova mentalità per gli investimenti, cioè le finalità degli investimenti devono guardare in maniera integrata al territorio, coordinando gli investimenti degli acquedotti con gli investimenti per la sicurezza idrogeologica.

Invece, per quanto riguarda il secondo aspetto, servono:

  • nuove piattaforme tecnologiche nel settore ICT, con l’ausilio di reti di telecomunicazione e di telerilevamento sempre più efficienti,
  • l’utilizzo di sensori di misura intelligenti,
  • sistemi di controllo e supervisione da remoto (SCADA), in grado di rendere possibile una gestione e programmazione in tempo reale,
  • una diffusione pubblica delle informazioni via web per informare e coinvolgere i cittadini, aumentare il senso di partecipazione, modificare le abitudini di consumo.

I benefici che si possono ottenere in tempi brevi sono netti:

  • miglioramento della gestione delle perdite e delle pressioni di rete, con l’abbattimento delle perdite al di sotto della soglia 20%;
  • gestione automatizzata e da remoto delle operatività con i sistemi SCADA, che consentono un aumento di produttività e risparmi fino al 20% dei costi di personale e di gestione sulla manutenzione ordinaria;
  • l’aumento dell’efficienza complessiva della distribuzione idrica (+20%), attraverso una corretta compilazione dei bilanci idrici, per intervenire in maniera mirata con investimenti.

 

I vantaggi conseguenti per i soggetti gestori sono vari e tutti con forti incidenze sul miglioramento della gestione economico-finanziaria, dato che vanno dal recupero volume d’acqua misurato (mediamente intorno al 15%), alla riduzione della stima delle perdite idriche apparenti (ovvero dell’acqua non contabilizzata), al recupero delle perdite amministrative dovute al sottoconteggio (aumento del cash‐flow).

 

A favorire soluzioni di tipo Smart Water Network anche la normativa: ricordiamo che il c.d. “Decreto Salva-Italia” (D.L. n.201/2011 convertito in Legge n.214/2011) dispone - all’art. 21 comma 19 e 20 - la soppressione dell’Agenzia Nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua (unitamente alla CNVRI: Commissione Nazionale Vigilanza Risorse Idriche) ed il passaggio delle competenze all’Autorità per l’Energia Elettrica e per il Gas (AEEG) attraverso l’istituzione di due Uffici Speciali:

• Ufficio Speciale ASSETTI SERVIZI IDRICI (ASI)

• Ufficio Speciale TARIFFE E QUALITA’ SERVIZI IDRICI (TQI).

Ci auguriamo che una volta completato questo trasferimento di competenze, l’AEEG possa promuovere e favorire lo sviluppo e l’innovazione tecnologica anche nel settore idrico, in analogia con le iniziative già svolte in materia di “metering” nel settore elettrico ed in quello del gas.

5 commenti

Maria Fiore

Maria Fiore18/06/2015 - 16:38 (aggiornato 18/06/2015 - 16:38)

Wareg - European Water Regulators – è il network europeo di Regolatori dei servizi idrici, nato a Milano nell'aprile 2014 per promuovere la cooperazione fra regolatori del settore idrico, scambiare best practices e promuovere un quadro regolatorio armonizzato e stabile a livello europeo.

Wareg ad oggi conta già 18 Membri e 5 Osservatori, che diventeranno Membri a breve. La sua struttura, oltre al Presidente e i Vice Presidenti, è composta da un Segretariato, un Gruppo di Lavoro Istituzionale e un Gruppo di Lavoro Tecnico.

Wareg ha avviato un dialogo con le Istituzioni europee (Commissione europea, Parlamento europeo, Eureau - Associazione europea di operatori di servizi idrici) e con esponenti della comunità finanziaria e del mondo accademico europeo ed internazionale; i regolatori europei in rappresentanza di WAREG sono intervenuti in diversi contesti internazionali del settore, come International Water Association, OCSE, Danube Water Programme - World Bank, International Water Resources Association. 

E sarà l'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (AEEGSI) italiana a guidare il network da fine maggio 2015 per i prossimi due anni.

Nel corso della quarta assemblea generale dell'organismo che si è tenuta il 28 maggio u.s. ad Edimburgo, Alberto Biancardi, Componente del Collegio del Regolatore italiano, è stato eletto all'unanimità primo Presidente di Wareg-European Water Regulators. Vice Presidenti sono Katherine Russell, del Regolatore scozzese (WICS) e Szilvia Szalóki, del Regolatore ungherese (HEA). I neo-eletti resteranno in carica per 2 anni, con la responsabilità di sviluppare le attività di Wareg e rafforzare il dialogo con istituzioni e stakeholders a livello europeo e internazionale.

 

I membri di WAREG:

1.         AEEGSI - Italia
2.         ANRSC - Romania, Romanian Authority for Public Services
3.         CER - Irlanda, Commission for Energy Regulation 
4.         ECA - Estonia, Estonian Competition Authority
5.         ERRU - Albania, Water Regulatory Authority 
6.         ERSAR - Portogallo, Water and Waste Services Regulation Authority
7.         ERSARA - Portugallo (Azzorre), Water and Waste Services Regulation Authority of Azores
8.         HEA - Ungheria, Hungarian Energy and Public Utility Regulatory Authority 
9.         MAGRAMA - Spagna, Ministry of Agriculture, Food and Environment 
10.       MRA - Malta, Malta Resources Authority 
11.       NCC - Lituania, National Commission for Energy Control and Prices  
12.       NIAUR - Irlanda del Nord, Northern Ireland Utility Regulation Authority
13.       KSST - Danimarca, Danish Competition and Consumer Authority
14.       PUC - Lettonia, Public Utilities Commission 
15.       SEWRC - Bulgaria, State Energy and Water Regulatory Commission
16.       SSW - Grecia, Special Secretariat for Water
17.       VMM - Belgio, Flemish Environment Agency
18.       WICS - Scozia, Water Industry Commission for Scotland 

Gli Osservatori di WAREG:

19.       OFWAT - Inghilterra e Galles, Water Services Regulation Authority
20.       ANRE - Moldova
21.       Ministry of Sustainable Development - Montenegro
22.       HRVATSKE VODE - Croazia
23.       WWRO - Kosovo, Water and Waste Regulatory Office (WWRO)

 

Per approfondimenti:

L’, componente dell'Autorità per l'energia elettrica il gas ed il sistema idrico – AEEGSI

Vedi anche il

Maria Fiore

Maria Fiore18/06/2015 - 15:21 (aggiornato 18/06/2015 - 15:21)

Ciao Rita, mi riallaccio al tema dell’efficienza e l’efficacia nella gestione delle risorse idriche e dei servizi pubblici locali in genere come anche al tema delle partecipate da ridurre e/o accorpare, prendendo spunto dalla presentazione della nuova federazione Utilitalia e dagli interventi del neopresidente Giovanni Valotti. La domanda è: il rafforzamento e l’unione di questo tipo di imprese può contribuire a migliorare servizi pubblici essenziali per cui l’Italia non è al passo con l’Europa, in un contesto di risorse scarse e di carenze nella progettualità? A migliorarne la competitività e la sostenibilità in un quadro comunitario? Forse sì, se si perseguono gli obiettivi posti e se si creano le condizioni di contesto di semplificazione e trasparenza della regolazione. Forse, se si riducono gli sprechi e si migliorano i servizi si libereranno risorse ed anche i necessari aumenti delle tariffe diverranno più praticabili e meglio accettati.

Dopo la decisione presa a gennaio 2015 dalle assemblee di Federambiente (igiene ambientale) e FederUtility (energia, gas e acqua), è nata Utilitalia. La nuova federazione, che rappresenta l’insieme delle imprese di servizi pubblici locali a valenza industriale, è stata presentata ufficialmente lo scorso 16 giugno a Roma nel corso della prima conferenza della federazione dal titolo “1903 le municipalizzate, 2015 le utilities. E nel 2020?”.

La federazione riunisce oltre 600 imprese di settore e impiega – tra società di capitali, consorzi, Comuni, aziende speciali ed altri enti – circa 98 mila addetti complessivi (45 mila nel settore gas e acqua, 42 mila nell’ambiente e 11 mila nell’elettrico). I soggetti associati registrano inoltre un valore della produzione pari a 40 miliardi di euro e utili per 604 milioni annui. “La strada da noi intrapresa con la fusione tra Federutility e Federambiente è al tempo stesso un argine alla crisi di rappresentanza del mondo associativo e un contributo fattivo contro la crisi del nostro Paese”, ha detto Valotti aprendo l’evento.

"Le nostre aziende che fanno servizi industriali al cittadino, quindi gas acqua, ambiente ed energia sono circa 1200. Rispetto a queste 1200 favoriremo percorsi di aggregazione perché player più grandi saranno player più forti" e “non rientrano nel taglio delle società da 8mila a mille circolato nei mesi scorsi”. Quindi, "le 1200 diventeranno un po' di meno ma noi non abbiamo l'esigenza di diventare un decimo di quelli che siamo. Noi abbiamo l'esigenza di diventare un po' più forti, favorendo alleanze tra le imprese esistenti". Guardando al futuro Valotti vede le utilities "più come imprese e sempre meno simili alla pubbliche amministrazioni". E' importante non fare confusione "tra un ente pubblico e un'impresa di pubblici servizi". Quanto all'assetto proprietario "si tratta di una valutazione di merito. Dal mio punto di vista non è negativo un controllo pubblico perché si tratta di servizi di pubblica utilità ma non necessariamente il controllo pubblico coincide con la maggioranza del capitale".

L'accorpamento delle due federazioni comporterà "un miglioramento dei costi di gestione". Valotti sottolinea che è stata razionalizzata anche la confederazione Confservizi "con una riduzione di circa l'80% del budget annuale" e che Utilitalia non nasce come “somma dei costi delle due federazioni ma avrà un risparmio nel budget. In questo caso uno più uno non fa due ma uno e mezzo".

"E' fondamentale che la riforma della Pa eviti una impostazione a taglia unica, che accomuni con regole rigide enti strumentali e realtà industriali dei servizi pubblici a rete"; "una soluzione di buon senso appare quella di graduare regole, autonomia e responsabilità in base a parametri di natura economica e finanziaria, assicurando margini di manovra superiori laddove le imprese pubbliche risultano efficienti e svolgono un’attività industriale su una scala d’ambito coerente con le economie di costo". Si tratta "di assicurare alle gestioni pubbliche efficienti l’autonomia organizzativa necessaria a realizzare il proprio Piano industriale, sulla base del piano economico e finanziario approvato, sotto la vigilanza degli Enti di governo d’ambito e dell’autorità di regolazione…".

Dal riordino dei servizi pubblici locali di interesse economico generale, conclude Valotti, "è dunque auspicabile che giungano segnali di una strategia industriale che veda nei servizi pubblici a rete un volano di crescita e sviluppo imperniata sul consolidamento, la crescita dimensionale e il recupero di efficienza".

L’efficienza, la qualità del servizio e gli investimenti sembrano essere la chiave di svolta. Ad esempio “Per il servizio idrico servirebbero circa 5 miliardi di euro l’anno per i prossimi 30 anni: un valore in linea con le migliori esperienze dei nostri partner europei, Germania e Francia, a fronte dei circa 2 miliardi anno previsti dalla pianificazione”. “Sono più di 800 gli agglomerati con oltre 2mila abitanti privi di infrastrutture di raccolta e trattamento dei reflui adeguate”, aggiunge Valotti sottolineando che sono coinvolte quasi tutte le regioni italiane, con maggiori criticità in Sicilia, Calabria, Lombardia e Campania. Ma a oltre 20 anni delle Direttive dei primi anni ‘90, l’Italia non ha ancora recepito le prescrizioni che chiedevano agli Stati membri di dotarsi di sistemi di raccolta delle acque reflue urbane e di garantire opportuni trattamenti per rimuovere gli inquinanti dagli scarichi. Il risultato? “Sentenze di condanna da parte della Corte di Giustizia Europea con sanzioni che potrebbero presto essere recapitate al Paese, e una terza procedure pendente che potrebbe trasformarsi in una probabile condanna – ricorda Valotti – Le indicazioni del ministero dell’Ambiente pongono a oltre 480 milioni di euro l’ammontare delle sanzioni pecuniarie che potrebbero essere comminate al Paese dal 1 gennaio 2016 e fino al completamento delle opere”. Valotti ha anche ricordato il deficit impiantisco di cui soffre cronicamente il Paese: il 4% della popolazione ancora priva di adeguati impianti acquedottistici e il 7% di un collegamento alla rete fognaria. Sul versante della depurazione della acque emerge poi un ritardo drammatico con il 15% della popolazione sprovvista di impianti di trattamento (il 21% del carico inquinante): in grave ritardo il Mezzogiorno dove 3 famiglie su 10 non sono collegate a un depuratore.

“Il principale ostacolo agli investimenti è il desiderio di non cagionare una crescita ‘eccessiva’ delle tariffe, accettando in questo modo un eccessivo degrado del servizio, erogazioni razionate degne di un Paese in via di sviluppo (in alcune aree del Mezzogiorno), e dell’ambiente, con l’inquinamento di fiumi e coste”. L’introduzione del Bonus sociale idrico, secondo Valotti, dovrà agevolare questo percorso. “Sarebbe auspicabile lasciare agli Enti di Governo d’ambito la facoltà di prevedere un sostegno superiore allo ‘standard’ minimo nazionale, laddove l’incidenza più elevata della spesa o la dimensione del disagio sociale dovessero suggerirne l’opportunità. Un impegno degli Enti locali alla promozione e alla diffusione del Bonus idrico, che riporti la tariffa al ruolo di corrispettivo di un servizio industriale, sganciandola da quello di strumento per la gestione del consenso”.

Secondo il presidente Valotti, "i problemi della cattiva gestione e del malaffare non si risolvono con un aumento di norme burocratiche o con vincoli all’autonomia gestionale. Solo con buona reputazione ed affidabilità saremo nella posizione di poter chiedere alle istituzioni ed al legislatore, l’esclusione di norme lineari che finiscono per penalizzare gestioni efficienti, appiattendo verso il basso il confronto competitivo". Secondo Valotti, "questa è la strada per combattere un giudizio ingeneroso, dove non si distingue la buona dalla cattiva gestione, verso un mondo che molto ha dato per lo sviluppo del Paese".

Valotti ha anche auspicato che “nei decreti delegati della Riforma della PA che vedranno presto luce si specifichino in modo chiaro i criteri, i tempi e gli obblighi per il conseguimento degli obiettivi di consolidamento auspicati: scadenze cogenti, riduzione dei trasferimenti e l’individuazione di precise fattispecie di responsabilità, sino al commissariamento nei casi di reiterate inerzie e inadempienze”. Della riforma Madia Utilitalia ha apprezzato invece “la previsione di incentivi economici e finanziari in favore delle amministrazioni locali che accompagnano il consolidamento”.

Parlando della riforma dei servizi pubblici il presidente di Utilitalia ha invitato il governo a leggere la diversità dei territori: “Si tratta di assicurare alle gestioni pubbliche efficienti l’autonomia organizzativa necessaria a realizzare il proprio Piano industriale, sulla base del piano economico e finanziario approvato, sotto la vigilanza degli Enti di governo d’ambito e dell’autorità di regolazione”.

 “Le nostre aziende non sono e non devono diventare Fondi di private equity. Non hanno approccio speculativo. Sono industrie che devono fare della qualità e dell’efficienza i propri driver di crescita”. Occorre aggiornare il concetto stesso di impresa pubblica: “Al crescere delle dimensioni il controllo pubblico è assicurabile con percentuali sempre minori di capitale, mettendo nei fatti in discussione il ‘tabù’ della proprietà 51%”.

Ecco le richieste di Utilitalia al governo: “Chiediamo che ci lasci fare le imprese, senza vincoli stringenti; che obblighi all’efficienza enti locali e imprese con sanzioni ed incentivi; che ci metta in condizione di competere nel nostro Paese e in altri a parità di condizioni; che faccia ‘la voce grossa’ in Ue, togliendo alle imprese il continuo rischio di incappare in sanzioni europee; un quadro definito, certo e stabile di regole e sistemi premianti per chi produce risultati”.

Infine un po’ di autocritica: “Non chiediamo al governo di risolvere i nostri problemi evidenti”, Quali? “Migliorare l’efficienza e la qualità delle nostre gestioni, decidere i modelli di sviluppo delle imprese ed eventuali aggregazioni e ridisegnare il rapporto tra il management dell’impresa e l’azionista ente locale”.

 

Fonti ed approfondimenti in:

 

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino11/06/2015 - 12:12

Sul tema volevo segnalare l'esperienza interessante dell’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa con i suoi 20 mila chilometri di rete, che negli ultimi anni è riuscito a recuperare 40 milioni di metri cubi di perdite. Le quali sarebbero così scese al 35% dal 37,7%. Negli ultimi anni AQP ha quindi avviato iniziative di monitoraggio e controllo della rete, innovative, grazie all’apporto delle più moderne tecnologie digitali e informatiche, avvalendosi della collaborazione di Università e aziende leader mondiali di settore.

L’attività di monitoraggio e controllo delle opere è affidata alla tecnologia SIMPLe (System for Identifying and Monitoring Pipe Leaks), un nuovo metodo di ricerca perdite, brevettato dall’azienda MoniTech s.r.l. – Spin off dell’Università del Salento – che per localizzare le perdite nelle reti idriche e fognarie sfrutta le microonde, una tecnologia di derivazione militare che rende possibile l’ispezione di tratte alle quali si poteva accedere solo dopo la chiusura della condotta, con i relativi disagi sia per l’utenza, sia per il personale tecnico.

La sperimentazione su larga scala di SIMPLe è stata avviata da AQP nel 2011, con la collaborazione dell’Università del Salento e del Politecnico di Bari. Una prima esperienza pilota, che ha dato risultati confortanti, è stata realizzata su una nuova rete idrica di circa 10 km di estensione, a Lecce nelle località di Borgo Piave – Masseria Grande e Masseria Marangi.

I dati raccolti dal ROV vengono trasmessi attraverso un cavo ombelicale in fibra ottica e visualizzati in tempo reale in un centro di comando e controllo realizzato all’interno di un furgone posizionato all’uscita del canale.

Diversamente dai sistemi ricerca-perdite tradizionali, SIMPLe è più efficace, preciso, affidabile, economico, permette di ridurre i tempi di ispezione ed è utilizzabile in qualunque condizione di esercizio della rete. Le condutture sono dotate, già in fase di posa in opera, di sensori che emanano un segnale elettromagnetico che rimane costante in condizioni di funzionamento standard, mentre subisce sostanziali cambiamenti in presenza di perdite dovute a un guasto o rottura. Il segnale di una eventuale avaria viene individuato sullo schermo di un laptop, mentre un software dedicato provvede alla geo-localizzazione, su mappe satellitari, del punto preciso della perdita di acqua.

Quanto all’ispezione, AQP ha avviato la sperimentazione di un ROV (Remotely Operated Vehicle) in collaborazione con Grenic e Subsea Fenix, società specializzate del settore. Il robot telecomandato è una apparecchiatura Saab Seaeye modello Falcon, utilizzata per le ispezioni subacquee di piattaforme petrolifere, porti, dighe ecc., adattata alle particolari condizioni di impiego. La velocità dell’acqua nelle tubature si aggira intorno a 1m/s. Sul robot, oltre alle dotazioni necessarie al galleggiamento e al movimento, sono stati installati una videocamera a colori ad alta risoluzione in grado di ruotare di 180°; un sistema sonar; un controllo automatico della direzione e della profondità. I dati raccolti vengono trasmessi attraverso un cavo ombelicale in fibra ottica e visualizzati in tempo reale in un centro di comando e controllo realizzato all’interno di un furgone posizionato all’uscita del canale.

Questo esempio mi sembra la dimostrazione che non è vero che pubblico è uguale a spreco e privato uguale efficienza: dipende dalla modalità della governance. L'Acquedotto Pugliese, con un piano industriale da 600 milioni di euro, ha chiuso il 2014 con 36 milioni di attivo.

Rita Pastore

Rita Pastore10/06/2015 - 18:21

Ciao Maria, ti ringrazio di questa segnalazione molto interessante, che rappresenta il crescente interesse anche delle nostre amministrazioni rispetto al tema dell'acqua. Approfitto per sottolineare l'impegno svolto a livello internazionale da Water Governance Initiative dell’OCSE: un network di attori pubblici, privati e del noprofit, provenienti sia da Paesi membri dell’OCSE che da Paesi non membri.

L’obiettivo di questa iniziativa è di produrre raccomandazioni politiche ai governi nazionali su come migliorare la governance nel settore idrico. Per svolgere questo compito, l’iniziativa si sviluppa attraverso un mix di condivisione di esperienze, lavoro analitico “peer review” delle esperienze tra i membri. Recentemente, ai membri è stato chiesto di riempire un questionario concernente il loro approccio rispetto alla partecipazione degli “stakeholders” nella governance dell’acqua. I risultati di questa indagine sono alla base empirica di dati su cui l’OCSE svilupperà le proprie raccomandazioni.

Alcune di queste raccomandazioni sono state presentate inizialmente al World Water Forum 2015 che si è svolto ad aprile scorso in Korea. Si spera che siano inviate ai diversi governi nazionali e naturalmente seguite.

Maria Fiore

Maria Fiore09/06/2015 - 15:05 (aggiornato 09/06/2015 - 15:05)

A proposito di sviluppo dell’innovazione in questo campo segnalo il progetto Water Pipp (Public Innovation Procurement Policy), finanziato dalla Commissione Europea per l'esplorazione e la sperimentazione di metodologie in materia di appalti pubblici di innovazione nel settore idrico.

Il progetto è stato avviato a gennaio 2014 e finanziato sotto il 7^ Programma Quadro dell’Unione Europea; durerà tre anni ed esplorerà nuove metodologie innovative di procurement, testandole nel settore idrico. Mira a facilitare l’innovazione nel settore idrico mobilitando le PA, gli acquirenti pubblici e privati, le water utilities, network di città e Regioni, centri di ricerca e innovazione nel settore idrico, imprese (in particolare piccole e medie), al fine di conoscere il fabbisogno di innovazione del settore e in quali ambiti si possa intervenire attraverso la pubblicazione di appalti di innovazione.

Il settore dell’acqua a livello europeo è infatti all’avanguardia sia in termini di livelli di servizio che di tecnologie utilizzate, tuttavia non ha ancora espresso del tutto il suo potenziale a causa di barriere e di veri e propri “colli di bottiglia” organizzativi e gestionali.

Arca Lombardia, la Centrale Acquisti della Regione Lombardia che collabora al progetto, ha segnalato lo scorso 5 giugno l’invito di manifestazione di interesse rivolto da Water Pipp a tutte le pubbliche amministrazioni interessate a ricevere assistenza in materia di approvvigionamenti in Innovazione nel settore idrico.

L'invito è rivolto nello specifico a committenti pubblici interessati nella preparazione o il lancio di un PCP (Pre-commercial procurement) o iniziativa PPI (Public Procurement for Innovation) nel settore idrico.

All'interno di questa call, water PIPP offre supporto alle procedure di PPI e PCP tra cui, in particolare: identificazione e descrizione dei fabbisogni ed individuazione delle priorità; consultazione del mercato; pianificazione delle risorse, definizione della strategia di gara; e (possibilmente) iniziative di gara transfrontaliere.

Le parti interessate sono invitate a sottomettere l’application entro il 31 agosto 2015, seguendo le istruzioni presenti al seguente

Per ulteriori informazioni, si può visitare il sito web

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