Stipendi pubblici e privati

letto 2967 voltepubblicato il 26/06/2015 - 00:21 nel blog di Roberto Formato, in Osservatorio Spending Review

Sul tema del blocco dell'aumento degli stipendi della Pubblica Amministrazione, oggetto di molte discussioni negli ultimi giorni, sino alla "salomonica" decisione della Consulta di quest'oggi, che riconosce "l'illegittimità del blocco degli stipendi della Pubblica Amministrazione...ma non per il passato" (), volevo rilanciare qui lo studio della CGIA di Mestre, ripreso un paio di giorni fa da molti organi di stampa ().

Premesso che tale blocco è prassi consolidata nelle esperienze di spending review a livello internazionale, perchè incide sulla principale voce di spesa della Pubblica Amministrazione (in Italia la spesa per il personale è arrivata ad assorbire quasi il 90% della spesa direttamente legata alla produzione di servizi negli ultimi anni), il confronto tra gli stipendi rivela qualche sorpresa, poichè i dipendenti pubblici, pur in presenza del blocco, continuano a guadagnare più dei colleghi del settore privato (in media circa 2.000 euro).

Non fosse altro che per ragioni di equità, le rivendicazioni attuali paiono dunque non avere grande fondamento. Peraltro, all'interno del settore pubblico emergono differenze sostanziali da comparto a comparto, poichè i dipendenti degli enti di previdenza percepiscono misteriosamente, in media, quasi 10.000 euro in più (circa 1/3 in più) rispetto ai meno fortunati dipendenti delle amministrazioni centrali e locali. Questo dato è stato riportato anch'esso da tutti gli organi di stampa, ma stranamente non ha suscitato molte domande. Poichè invece mi sembra un dato assai singolare, rivolgo a mia volta la domanda alla Comunità della Spending Review, per cercare di capire di più intorno all'origine di questa evidente disparità.

 

Confronto tra stipendi pubbici e privati. Anni 1995-2014

Settore

1995 2014

Var %

1995-2014

Var %

1995-2010

Var %

2010-2014

INDUSTRIA

18.526 34.329 +85,3 +68,6 +9,9

COSTRUZIONI

15.358 27.359 +78,1 +65,2 +7,8

SERVIZI

20.456 31.871 +55,8 +51,0 +3,2

SETTORE PRIVATO 

19.147 32.315 +68,8 +58,9 +6,2

AMMINISTRAZIONI CENTRALI

20.345 33.003 +62,2 +63,3 -0,7

AMMINISTRAZIONI LOCALI

19.994 35.651 +78,3 +81,1 -1,5
ENTI DI PREVIDENZA

26.655

44.199 +65,8 +62,3 +2,2

SETTORE PUBBLICO

20.295 34.286 +68,9 +70,8 -1,1

 

 

6 commenti

Ugo Edoardo Leone

Ugo Edoardo Leone01/07/2015 - 09:49 (aggiornato 01/07/2015 - 09:49)

Salve a tutti,vorrei precisare come in atto le retribuzioni percepite dai dipedenti pubblici non tengono in benchè miinima considerazione l'aumento esponenziale del costo medio della vita, inteso come capacità econimica di far fronte a quei bisogni quotidiani che fanno parte di quella "esistenza libera e dignitosa" costituzionalmente garantita. Nel quadro di una recessione ormai galoppante, ci si trova spesso nella necessità di dover rinunciare a determinati beni proprio per impossibilità oggettiva di poter fare fronte a determinati impegni economici. in considerazione, ad esempio, del costo di una casa, che comporta delle spese  non solo relative al suo acquisto, ma si lega anche alla tassazione che è sempre più pressante, ecco che si rinuncia a priori al suo acquisto. Stessa cosa vale anche per l'acquisto di un qualsiasi mezzo di locomozione privato, che comporta dei costi ormai non più sostenibili in senso stretto.E così per tanti altri beni. Si è così sviluppato il mercato dell'usato che comporta senz'altro una recessione sul piano commerciale che investe un numero sempre maggiore d'imprese commerciale e con un effetto domino coinvolge anche la produzione delle aziende industrialied edili. Appare pertanto incredibile come allo stato attuale delle cose venga giustificato nel nome di una "spending review" limitata solo al pubblico impiego, mentre nel settore privato il potere d'acquisto delle retribuzioni è infinitamente maggiore almeno sul piano squisitamente economico. Pertanto condivido la decisione della Consulta che mira soprattutto a garantire, come già detto, un'esistenza libera e dignitosa di ogni cittadino.

danilo dantonio

danilo dantonio28/06/2015 - 16:46 (aggiornato 28/06/2015 - 16:46)

Per lungo tempo il VOTO di SCAMBIO è stato un vero e proprio SISTEMA e modo elettivo di accesso al Pubblico Impiego. Non si può certo fare di tutt'erba un fascio. I santi esistono e persistono in qualsiasi inferno. Tuttavia, specie in alcune zone d'Italia, il fenomeno è stato così diffuso che non sarebbe difficile trovare dei dipendenti abusivi. Il Pubblico Impiego infatti non è mai stato bonificato da coloro i quali si impossessarono di un lavoro, potere e reddito pubblici corrompendo, delinquendo. Assunti a vita, costoro sono ancora lì.

Nel cuore della Res Publica.
Illegalmente. In dispregio ad ogni codice.

Ordunque si apra una inchiesta su ogni dipendente pubblico per verificare la genuinità della sua assunzione. I carrieristi pubblici classificano noi sudditi in spietati studi di settore. Se la regola è valida per noi, si applichi anche per loro: siano indagati. Non può esserci prescrizione per chi occupa illegalmente un ruolo pubblico.

Anche per evitare in futuro una tale criminalità di massa, introduciamo una buona volta il MANDATO TEMPORANEO in ogni Pubblico Impiego. Avremo così finalmente reso giustizia alla Repubblica Democratica italiana. La res privata può essere pure di qualcuno. Ma la Res Publica appartiene a tutti e può essere concessa solo a tempo determinato. Temporaneamente.

Può essere partecipata. Non posseduta.

Con la proclamazione della Repubblica Democratica 70 anni fa il mandato temporaneo doveva essere esteso dal solo Parlamento all'intero apparato pubblico. Invece i CARRIERISTI PUBBLICI hanno impedito, costantemente, instancabilmente, l'evoluzione culturale e conseguentemente il propagarsi della democrazia.

Si può parlare di corruzione, mafia, evasione, senza mai dire tutto ciò?
Si può anche solo proferir parola senza mai denunciare questo schifo?

Danilo D'Antonio
339 5014947

PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Formato

Roberto Formato28/06/2015 - 23:36

Gentile Danilo,

grazie dell'interessante commento. Intrigante il riferimento alla reciprocità per quanto riguarda gli studi di settore...

Per quanto riguarda lo status dei dipendenti pubblici esistono comunque formule intermedie come quelle praticate nei paesi scandinavi, dove soli i "civil servant", portatori di specifiche professionalità e ricoprenti delicate mansioni (per esempio i poliziotti), hanno l'impiego a vita, mentre tutto il personale amministrativo è soggetto alla flessibilità tipica del settore privato. Nelle fasi di recessione economica (come la crisi finanziaria del 2008-2009) tale personale ha subito un drastico ridimensionamento per poi tuttavia essere riqualificato e riposizionato attraverso efficienti agenzie del lavoro.

Si tratta, però di paesi con ordinamenti senza diritto amministrativo, di "common law", con tutto quanto ne consegue, mentre in Italia vige il diritto della supremazia della P.A. rispetto al singolo cittadino. Chissà, se magicamente riuscissimo anche noi a liberarci del diritto amministrativo forse riusciremmo a risolvere molti dei nostri problemi...un bell'argomento per la nostra comunità!

Rita Pastore

Rita Pastore26/06/2015 - 15:17 (aggiornato 26/06/2015 - 15:17)

Caro Roberto, la domanda che hai posto è molto interessante anche se credo che non sarà semplice trovare risposta. Dai dati che ci hai illustrato emerge chiaramente che il blocco degli stipendi subito dai lavoratori del settore pubblico negli ultimi anni ha penalizzato soprattutto le soglie retributive più basse, che sono cresciute molto meno dei livelli retributivi medio alti.

C'è da chiedersi, però, in riferimento a questi ultimi, se l'incremento stipendiale di cui hanno beneficiato abbia avuto degli effetti positivi sulla produttività media e sull’efficienza dei funzionari medesimi. Probabilmente la risposta è negativa, come più volte negli ultimi anni ha sottolineato anche la Corte dei Conti. Ricordiamo che l'implementazione di un efficace sistema di valutazione dei lavoratori pubblici è fondamentale per il buon fine di un'operazione di spending review trasformativa. Introdurre un meccanismo di incentivi selettivi per premiare la produttività è stato l'obiettivo - sebbene ancora non realizzato - delle varie riforme del sistema della PA che si sono avvicendate negli ultimi anni.

In ogni caso la priorità resta il dimagrimento degli organici e la riduzione dei costi della pubblica amministrazione, però stante la scarsità di risorse disponibili sistemi di performance per gestire in modo efficiente le risorse assegnate, premiare il merito, orientare le priorità sono più che mai determinanti.

Rita Pastore

Rita Pastore26/06/2015 - 13:51 (aggiornato 26/06/2015 - 13:51)

Comunque, non volevo disegnare un quadro sconfortante del settore pubblico, fin troppo spesso bistrattato dai mass media. In realtà, come dimostra la nostra comunità, le tante buone pratiche settoriali "bottom up" sul tema della spending review che abbiamo in questi anni posto all'attenzione del pubblico, ci confortano sulla qualità, sull'impegno e sulla buona volontà di tantissimi funzionari e dirigenti pubblici che ogni giorno, tra mille difficoltà, riescono ad ascoltare e "servire" il cittadino con reciproca soddisfazione. Sulla produttività media del lavoratore pubblico c'è ancora molto da fare, ma non dimentichiamo che già ora molto viene fatto ogni giorno.

Roberto Formato

Roberto Formato26/06/2015 - 14:18 (aggiornato 26/06/2015 - 14:18)

Grazie Rita del commento!

Il mio post voleva proprio sollecitare una discussione su questo tema e porre l'accento sulle disparità che ho evidenziato, che sicuramente ci sono anche all'interno delle singole amministrazioni tra i livelli retributivi più alti e quelli meno fortunati, peraltro in assenza di sistemi di valutazione del rendimento oggettivi che giustifichino tale differenza.

Peraltro, ma questo merita un approfondimento a parte, ci sarebbe tutta la questione del privato "mascherato", ovvero la c.d. giungla delle partecipazioni, che non rientrano in questa analisi ma che - come i numerosissimi fatti di cronaca stanno a dimostrare - celano probabilmente situazioni di disparità e incomprensibilità dei trattamenti ancora più profondi...