Riparte la spending review: allo studio il maxi-taglio

letto 3552 voltepubblicato il 28/07/2015 - 16:10 nel blog di Rita Pastore, in Osservatorio Spending Review

Il Commissario alla Spending Review Yoram Gutgeld in una recente intervista ha confermato che l'obiettivo da raggiungere con la legge di Stabilità è fissato a 10 miliardi di risparmi: saranno coinvolti tutti i comparti della PA; per gli acquisti saranno attivate 34 centrali specializzate; saranno potenziati anche i risparmi dalla Sanità mediate il coinvolgimento attivo delle regioni, ma con un approccio diverso rispetto al passato partendo dalla produttività delle strutture e appropriatezza delle prestazioni, anche grazie all’implementazione del Patto della Salute.

Per raggiungere lo scopo, al Ministero dell'Economia e delle Finanze si è riunito per la prima volta il 23 luglio scorso il Tavolo Tecnico dei Soggetti Aggregatori per l’acquisto di beni e servizi che svolgono funzione di centrali di committenza per le pubbliche amministrazioni. Al Tavolo, coordinato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze partecipano anche un rappresentante dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Conferenza delle Regioni, dell’ANCI, dell’UPI, la Consip Spa, una centrale di committenza per ciascuna Regione, nove Città Metropolitane e altri soggetti che svolgono attività di centrale di committenza, qualificati presso l’Anac. Intercenter, la centrale di acquisto della Regione Emilia-Romagna, è stata nominata rappresentante delle centrali regionali nel Comitato Guida del Tavolo.

La riduzione da oltre 32mila stazioni appaltanti a una trentina era già prevista dal decreto sul bonus Irpef da 80 euro. Attualmente Consip presidia circa 40 miliardi di spesa per beni e servizi e le gare vere assorbono attorno al 10% della spesa complessiva per forniture. Si intende aumentare notevolmente questa percentuale, attraverso il lavoro delle nuove 34 centrali d'acquisto.

Le centrali d'acquisto devono specializzarsi per categorie, in modo da ottenere i migliori prezzi ma anche standardizzando ciò che si compra e lavorando con gli enti per gestire le quantità. Anche la spesa sanitaria verrà allocata secondo questo nuovo sistema, dando attuazione a quanto già previsto dal Patto della Salute. In tal modo sarà possibile incidere su spesa farmaceutica e ospedali, senza ricadute negative sui servizi, anzi aumentando la produttività delle strutture e l'appropriatezza delle prestazioni.

I risparmi conseguiti garantiranno i fondi per investire in innovazione e adeguare i livelli essenziali di assistenza.

Si prevede un intervento sulle agevolazioni ai trasporti, sia avviando le gare ma soprattutto rivedendo il meccanismo dei sussidi che attualmente raggiungono quota 70% delle risorse utilizzate. Tale meccanismo non fornisce livelli adeguati dei servizi, per cui è necessario rivederlo. Si cercherà, inoltre, di recuperare risparmi nel 2016 anche dalla legge delega sulla Pubblica Amministrazione che è in attesa dell’approvazione definitiva al Senato. Dalla riorganizzazione del sistema della PA ci si attende di conseguire risparmi anche attraverso una migliore sinergia tra le forze di polizia, con l'obiettivo di ottimizzare le risorse e migliorare i servizi.

Inoltre, con la legge di stabilità per il 2016 dovrebbero essere supportati e ‘cifrati' gli interventi già introdotti con la scorsa manovra di bilancio ma anche con la delega di riforma della P.a., che limita il numero delle partecipate degli enti locali e prevede anche il commissariamento di quelle in rosso. Si sono ipotizzati risparmi per 2-3 miliardi a regime.

Tra i capitoli della nuova revisione della spesa (15 i cantieri di lavoro su tutta l'attività della PA, all'incirca gli stessi attivati da Cottarelli) ci sarà anche spazio per gli assegni di invalidità, per eliminare "differenze regionali non giustificate".

7 commenti

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino17/09/2015 - 11:25

La strategia più rapida è sicuramente quella di spuntare prezzi più bassi nelle forniture. Anche il Ministero del Tesoro ha ribadito che occorre una stretta non tanto sugli acquisti, ma su i canali attraverso i quali si acquista, ponendo come obiettivo il risparmio di un miliardo e mezzo dal 2016.

La situazione, nonostante gli sforzi compiuti fino a oggi, è ancora critica. I prezzi a consuntivo pagati dalla pubblica amministrazione (soprattutto dagli enti locali) di molti prodotti restano alti, segnando ancora una forte differenza tra quanto è acquistato dalla Consip. Ad esempio, una stampante individuale si può comprare attraverso Consip per soli 39 euro, ma se si compra sul mercato aperto può arrivare a costare fino a 122 euro. Oppure un personal computer desktop ultracompatto che sul libero mercato viene pagato dallo Stato 445,91 euro, quando rientra nei protocolli Consip è soggetto ad un risparmio del 25,8%. Anche per la telefonia tra fuori convenzione e convenzione la pubblica amministrazione può arrivare a pagare il 22,6 per cento in più; oppure la spesa per carburanti che sul mercato lo Stato paga il 12,2% in più rispetto ai carburanti comparti da Consip. Persino le risme di carta A4 con la Consip costerebbero il 2 per cento in meno rispetto a quanto si spende da fornitori non convenzionati.

La legge di Stabilità deve porsi tra gli obiettivi di riportare il maggior numero possibile di prodotti all’interno della Consip, rafforzando il principio di obbligatorietà, anche prevedendo penalità.

danilo dantonio

danilo dantonio26/08/2015 - 09:52 (aggiornato 26/08/2015 - 09:52)

 

Così lasciando le cose, la credibilità ed il debito pubblico italiano non solo non sono destinati a migliorare ma sono suscettibili di un definitivo precipizio alla prima congiuntura sfavorevole. Eppure l'Italia, compiendo i dovuti passi può divenire un PAESE di RIFERIMENTO per l'intero mondo, trasformandosi, in modo del tutto legale, pacifico e civile, nel nuovo, più ambìto e lindo paradiso fiscale della Terra, a beneficio di italiani e stranieri.

In estrema sintesi, occorre con urgenza:

1) svuotare l'Apparato Pubblico da tutte quelle figure, accumulatesi in più di sessant'anni di corruzione capillare, preposte alla sola soddisfazione di un criminale patto di scambio elettorale, licenziando e riassegnando ogni pubblico impiego rigorosamente a tempo determinato;

2) rifocalizzare il settore pubblico sulla produzione di beni e servizi concreti, liberandolo dalle finalità dispotiche ereditate dai tempi del fascismo, da continui quanto ingiustificati, vessatori interventi di addomesticamento, controllo e repressione sulla popolazione.

Rimodulando la pubblica sanità sulla base di quest'ultima, non più sulla fornitura all'ingrosso di analisi e farmaci, diffondendo le nozioni di una medicina di base per favorire autocura ed autoguarigione, sostenendo i pubblici servizi con un civico volontariato, ponendo un tetto a stipendi e pensioni, si può compiere il prodigio.

Siamo saliti fin sulla Luna, comunichiamo con computer perfetti, non v'è motivo per cui la società debba essere quella atrocità ch'è ora. L'unico atto ch'è assolutamente necessario per invertire la rotta è quello di aprire il Pubblico Impiego alla partecipazione a TEMPO DETERMINATO di cittadini preparati e desiderosi di servire, per disporre finalmente d'un:

APPARATO PUBBLICO DEMOCRATICO

Liberandolo dai suoi monopolizzatori a vita, dai PREDATORI della RES PUBLICA, dagli accaparratori/padroni/tiranni dello Stato/Regioni/Province/Comuni, dai CARRIERISTI PUBBLICI, tristemente noti come "burocrati", figure ereditate dal fascismo e mai relegate in un museo, potremo mettere a punto una macchina pubblica fiammante e veloce nonché parca nei consumi. Non solo l'economia, pubblica e privata, inizierà a girare regolarmente ma la nostra intera vita muterà radicalmente senza dover più portare sulle spalle un esercito di arroganti, presuntuosi e prepotenti tiranni.

Basta con l'assunzione a vita nei pubblici impieghi!

Nasca un movimento finalizzato a quest'Unico Grande Scopo di liberazione del Paese dai CARRIERISTI PUBBLICI!

Danilo D'Antonio
339 5014947

IMPIEGO PUBBLICO DEMOCRATICO

DEMOCRAZIA = CONDIVISIONE DELLA RES PUBLICA

PUBBLICO: CONCORSO OD IDONEITA' AL RUOLO?

 

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino29/08/2015 - 14:19 (aggiornato 29/08/2015 - 14:19)

In effetti il lavoro del Commissario alla Spending Review si presenta più che mai complicato, Non dimentichiamo che le risorse della spending review sono già prenotate interamente dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, per la quale serviranno, tenendo conto anche della bocciatura europea del reverse charge, circa 16,8 miliardi. Per il 2016 bisognerà trovare anche le risorse per il rinnovo dei con- tratti del pubblico impiego (1,6 miliardi), la perequazione delle pensioni (0,5 miliardi) e per le spese indifferibili (2,7 miliardi), 1 miliardo per le imprese, 1,3 miliardi per la flessibilità previdenziale, 4-5 miliardi per la decontribuzione dei nuovo assunto a tempo indeterminato, 4,3 miliardi per il taglio della Tasi e dell'imu agricola. La somma totale ammonta a circa 34 miliardi. Le coperture non sono facili da trovare: per le clausole di salvaguardia il Governo ha  già conteggiato i 10 miliardi di spending da fare e i 6,4 miliardi della flessibilità Ue sul deficit già concessa. Altri 4-5 miliardi si prevede di recuperarli dai minori interessi sul debito e da un margine sul deficit rispetto all'1,8% previsto per il 2016, da cui potrebbero arrivare da 1,6 a 3 miliardi. Già contabilizzati ci sono anche 11,2 miliardi all'anno di privatizzazioni fino al 2017 di cui entro dicembre se ne prevede di conseguire almeno 5 da Enav e Poste.

I tecnici del Tesoro stanno lavorando proprio in questi giorni a nuove ipotesi per risparmiare: ad esempio, il taglio della Tasi, che potrebbe diventare selettivo e non per tutti, una riduzione degli incentivi alle imprese, la flessibilità sulle pensioni, che potrebbe diventare senza costi per lo Stato. Speriamo che non si agisca ancora sulla riduzione dei trasferimenti agli enti locali!

Alberto Monda

Alberto Monda13/09/2015 - 13:35 (aggiornato 13/09/2015 - 13:35)

Una spending solida agevolerà il negoziato con Bruxelles. L'incontro di venerdì scorso a Lussemburgo tra il ministro dell'Economia e il vice presidente della Commissione europea con delega all'euro, Valdis Dombrovskis segna l'avvio dell'istruttoria, che si concluderà a metà ottobre con la presentazione della legge di stabilità.

Lo scenario macroeconomico italiano prevede un rialzo delle stime, con il Pil che sarà indicato quest'anno allo 0,9% (contro lo 0,7% di aprile) e dell'1,6% contro il precedente 1,4% per il 2016. La maggiore crescita è un buon biglietto da vista per la trattativa con Bruxelles, a patto che si riesca a portare a termine il quadro della manovra di spending review, con l'intero piano di risparmi che s'intende realizzare (al momento di 10 miliardi). È un elemento fondamentale, al quale la Commissione europea riserverà un'attenzione particolare nel valutare i margini di flessibilità che sarà possibile concedere all’Italia. In passato, le trattative europee si bloccavano sempre sulle obiezioni relative alla definizione dei risparmi da conseguire con la spending review, anche per finanziare la riduzione della pressione fiscale.

Con la nuova Commissione presieduta da Jean Claude Juncker le cose sono diverse. Il ministro Padoan nella trattativa intende puntare sull'assunto che grazie all'effetto congiunto delle riforme e dei tagli fiscali sarà possibile avere dal 2016 dei tassi di crescita più elevati, anche grazie al programma pluriennale di tagli alle tasse. La Commissione attende di visionare il pacchetto delle misure previste e si esprimerà a novembre. Appare chiaro che  la spending review si pone come garanzia fondamentale per rendere credibile l'impianto della manovra.

Carlo Pastore

Carlo Pastore15/09/2015 - 12:59 (aggiornato 15/09/2015 - 12:59)

Intanto, sul tema della spending review in Inghilterra il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne rilancia la sfida delle privatizzazioni britanniche. Il ministro del Tesoro di David Cameron sta continuando il processo di risanamento del bilancio con una serie di privatizzazioni che in pochi mesi potrebbero portarlo a superare i record raggiunti dalla Thatcher. Entro i primi mesi del 2016, il Tesoro britannico potrebbe mettere sul mercato asset per 32 miliardi di sterline (circa 45 miliardi di euro), contro i 20,5 miliardi ai valori attuali conseguiti dalla Thatcher nel 1991 con la riduzione delle partecipazioni in British Telecom, National Power e nelle compagnie elettriche regionali.
La sfida più importante per Osborne sarà privatizzare parte della quota da 32 miliardi di sterline che lo Stato detiene nella Royal Bank of Scotland, che è stata salvata da Londra durante la crisi economica del 2008-2009.
Saranno messe in vendita anche la quota pubblica di Royal Mail, valutata 1,5 miliardi di sterline, la quota in Channel 4, nel Met Office, nella agenzia cartografica nazionale e in altre aziende o istituti partecipati.
Nel marzo 2015 il governo ha venduto la sua quota di Eurostar (i treni che attraversano Eurotunnel) per 757 milioni di sterline; mentre ad agosto ha venduto un ulteriore 1% del capitale di Lloyds Banking Group, riducendo la partecipazione totale al 13,99%. Dalla vendita di quote di Lloyds il governo ha incassato finora circa 14 miliardi di sterline.
Per far procedere il piano di privatizzazioni, il Cancelliere ha convinto il governo a far passare sotto il Tesoro tutti gli asset che andranno venduti. Per esempio "Shareholder executive", che gestisce le partecipazioni in Channel 4, Royal Mint e Urenco, verrà trasferita dal Commercio appunto al Tesoro. Magari anche nel nostro Paese si potrebbe seguire questo esempio!

Rita Pastore

Rita Pastore04/08/2015 - 15:45 (aggiornato 04/08/2015 - 15:45)

E’ vero Alberto, la questione dei tagli al sistema sanitario che le Regioni si trovano a gestire è complessa e delicata allo stesso tempo, in quanto vede contrapporsi i principi costituzionali al diritto alla Salute (art. 32) e quello relativo al pareggio di bilancio (articolo 81). 

In molte regioni, e in particolare nel Mezzogiorno, i tetti di spesa per l’assistenza specialistica quest’anno si sono precocemente esauriti. Ne sono un tipico esempio i budget per la Radioterapia, per la Dialisi e la Diabetologia in convenzione, tra le patologie più diffuse nella popolazione over 65. Si tratta di prestazioni salvavita che, abitualmente, le Amministrazioni regionali a fine anno assicurano mediante contratti integrativi con le Asl e stanziando extrabudget; ma data la situazione attuale è prematuro parlarne. E’ ormai sempre più evidente che è necessario adeguare i budget solo a fronte di una netta riforma dei criteri di prescrizione e di accurati controlli sull’appropriatezza delle prestazioni. Però per ridisegnare il sistema in maniera razionale occorre tempo e bisogna analizzare bene le singole fattispecie. Ad esempio, vale la pena ricordare per la Radioterapia il problema principale è rappresentato dal mancato adeguamento del nomenclatore tariffario alle innovazioni tecnologiche intervenute negli ultimi anni, che hanno comportato un forte aumento della spesa. Non sempre spendere di più significa che si sta sprecando, in molti casi si stanno solo implementando tecnologie all’avanguardia che costano di più. In tali casi, in genere, il risparmio si evidenzia nel medio periodo, comportando una diminuzione globale della spesa in termini di minori cure e aumento della speranza di vita dei malati.

Alberto Monda

Alberto Monda30/07/2015 - 13:16 (aggiornato 30/07/2015 - 13:16)

La questione dei tagli alla spesa sanitaria nel nostro Paese, su cui si è riacceso il dibattito in questi giorni, è una questione delicata. La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui, ma non si può affermare che siano troppi. Non si deve fare l’errore di pensare che quello sia il solo costo per curare i cittadini. In questa cifra c’è il costo per lo Stato di tutto il sistema sanitario. Sicuramente gli sprechi ci sono e vanno individuati, però non dimentichiamo che quello sanitario è anche un settore forte di business, che tra strutture pubbliche e convenzionate genera un profitto annuo pari a 25 miliardi di euro. Magari per garantire la sostenibilità del nostro sistema sanitario, oltre che sui costi si potrebbe anche agire dal lato dei profitti e comprimerli un po’ per preservare la qualità delle cure! Che ne pensate?