Ulisse 2.0: nuove avventure in tempi di austerity

letto 1575 voltepubblicato il 20/09/2015 - 13:27 nel blog di Rita Pastore, in Osservatorio Spending Review

Qualche giorno fa ho letto un bell’articolo di Guido Rossi apparso sul Sole 24 Ore dal titolo “Se all’Europa manca il canto di Nausicaa”. L’autore, spingendoci a rispolverare un po’ le nostre conoscenze letterarie degli anni del liceo, ci ricorda che il tema dei migranti e della solidarietà non è un’emergenza contemporanea, nuova, inattesa - come appare dall’incapacità dei paesi europei ad affrontare la cosa, non solo dal punto di vista organizzativo ma soprattutto umano - bensì ha radici profonde nell’antica cultura euromediterranea. Infatti, la narrazione dell’Odissea eleva Ulisse ad emblema della tragedia senza tempo dei migranti.

Tra le tante avventure e disavventure patite dall’eroe, l’episodio che narra del coraggio di Nausicaa e di suo padre Alcinoo, re dei Feaci, che lo accoglie con tutti gli onori come un ospite inviato dagli Dei, mostra la strategia che l’Europa di oggi non è in grado di attuare. Quindi, la conclusione di Rossi è che l’Europa non c’è e l’Unione non esiste se non c’è anche la solidarietà.

Posto che le migrazioni sono un fenomeno fisiologico e ciclico dell'umanità, mi sono chiesta, allora, da quando è cominciata in Europa la perdita del senso di accoglienza? Probabilmente da quando, causa la crisi economica decennale, le ragioni dei vari Fiscal Compact, Patto di Stabilità, Trattato di Schengen, Regolamento di Dublino III, ecc. hanno assunto il primato sull’etica. Il problema vero da risolvere, quindi, per recuperare l’etica, è quello dei costi economici dei migranti che i Paesi devono sostenere in tempi di spending review.

La questione dell’impatto sulle finanze pubbliche dei paesi membri dell’UE è stato affrontato in settimana dalla prima sessione dell'Ecofìn, ma sarà compito della Commissione europea verificare gli effetti economici della crisi umanitaria sui conti pubblici nazionali e decidere se le spese necessarie per l'accoglienza dei profughi possano non essere calcolate in relazione agli obiettivi di deficit e debito. Si tratta di un’operazione legittima, già prevista dal "Patto di Stabilità e Crescita", il fiscal compact approvato da 25 paesi UE e ratificato dall’Italia a luglio 2012. In pratica, prima di aprire formalmente una procedura di contestazione al deficit pubblico eccessivo di un paese membro, rispetto all'obiettivo di riduzione stabilito, si devono esaminare con particolare attenzione “le spese relative a calamità naturali, recessione e instabilità finanziarie”. E’ palese e incontestabile che i costi legati all’emergenza umanitaria in corso debbano rientrare in tale fattispecie! E una indicazione in tal senso è già venuta dalla Banca Europea per gli Investimenti che ha stabilito che, così come finanzia investimenti dovuti a catastrofi naturali, si attiverà anche per consentire ai paesi meno attrezzati di fronteggiare i problemi dell’accoglienza dei migranti.

E’ chiaro che per paesi che devono recuperare reddito e punti di Pil bruciati dalla crisi, come l’Italia,  l'accoglienza e l'integrazione abbiano costi elevati; e l’Europa che dispone già di strumenti ad hoc per circostanze particolari (citiamo a titolo di esempio il Fsue - il Fondo di Solidarietà per le inondazioni naturali) non può mancare di dotarsi di nuovi strumenti finanziari per affrontare le catastrofi umanitarie.

Cifre ufficiali complessive relative a tutte le spese sostenute annualmente dall’Italia per il salvataggio e l'accoglienza dei migranti non ce ne sono. Il bilancio del sistema SPRAR del Viminale è relativo solo a un terzo circa di coloro che vengono accolti, perché concerne esclusivamente i richiedenti asilo e i rifugiati. Manca tutta la parte relativa ai cosiddetti “migrati economici”, in fuga da paesi attanagliati da povertà,  fame, mancanza di democrazia, ma che non prevedono la concessione del diritto d'asilo e che sono la maggioranza di coloro che sbarcano sulle nostre coste. Quindi, per avere un dato complessivo occorrerebbe sommare anche le cifre relative ai vari fondi di esercizio di tutti i corpi militari e forze dell’ordine coinvolti nelle operazioni di salvataggio, le spese che sostengono i Comuni per le strutture di accoglienza, ecc. Dati non ufficiali che circolano sulla stampa o sul web stimano che l’Italia per il solo anno 2015 sostenga un costo pari a circa 3 miliardi di euro. Proviamo a fare un esercizio statistico e a stimare e aggregare i costi per tutti i Paesi dell’UE…Arriveremmo sicuramente a una cifra tale da giustificare la creazione di strumenti finanziari ad hoc. Ma prima di questo, sarebbe opportuno che tutti gli Stati facessero ordine e chiarezza nei conti, e portassero al tavolo europeo dati certi e verificabili al fine di stabilire che queste cifre dovrebbero almeno essere tenute fuori dal Patto di Stabilità.

L’Europa dovrebbe finalmente ricordarsi della lezione di Alcinoo e mettere per iscritto che spendere per l'accoglienza e l'integrazione di tutti i migranti (e non solo dei richiedenti asilo, magari anche altamente scolarizzati) dovrebbe essere considerato dal punto di vista finanziario non spesa corrente bensì spesa d'investimento in capitale umano. Mi domando cosa sarebbe capitato ad Ulisse e ai suoi compagni se il re dei Feaci non gli avesse concesso la nave per riprendere il suo viaggio di ritorno a Itaca, adducendo motivi di contenimento del debito pubblico.

2 commenti

Rita Pastore

Rita Pastore30/09/2015 - 15:49 (aggiornato 30/09/2015 - 15:49)

Caro Roberto, sono lieta che tu abbia apprezzato l'articolo e ti ringrazio per l'intervento. Volevo aggiungere che, a pochi giorni dalla presentazione da parte del collegio dei commissari di una serie di azioni prioritarie da adottare entro i prossimi sei mesi per gestire la crisi dei rifugiati, la Commissione europea ha presentato oggi le prime proposte concrete, per un importo di 1,7 miliardi di euro di fondi UE nel 2015 e nel 2016, volte ad affrontare la crisi dei rifugiati, e i capi di Stato e di governo si sono impegnati la scorsa settimana a stanziare una somma corrispondente. I fondi sono destinati a fornire assistenza di emergenza agli Stati membri dell’UE più colpiti, potenziare l’organico delle agenzie dell’UE che operano in prima linea e fornire assistenza e aiuto umanitario nei paesi terzi.

Le proposte odierne prevedono l’erogazione di 801,3 milioni di euro per il 2015 e saranno finanziate in parte da nuovi finanziamenti sotto forma di proposta di progetto di bilancio rettificativo per il 2015. A tale riguardo, la Commissione propone 330,7 milioni di euro d’impegni supplementari da parte degli Stati membri. Inoltre propone di trasferire fondi da altri settori, mettendo a disposizione 70,6 milioni di euro provenienti da altri programmi e azioni e 400 milioni di euro inizialmente previsti per gli aiuti umanitari e finanziamenti destinati alla politica europea di vicinato.

E' possibile prendere visione del relativo comunicato stampa al seguente link:

Roberto Formato

Roberto Formato20/09/2015 - 19:32

Ciao Rita,

complimenti per l'interessante articolo! Come sempre accade per la spesa pubblica, se da un punto di vista meramente ragioneristico costituisce ovviamente un costo, per i suoi effetti, anche moltiplicativi (a livello economico, sociale), ne andrebbe valutata la valenza anche quale investimento (che può ripagarsi, o meno, in un tempo più o meno lungo).

Questo è tanto più vero per un fenomeno tanto complesso quale l'immigrazione, con il quale - gioco forza - occorrerà sempre di più fare i conti. Prendendo spunto dal tuo richiamo storico, vale la pena ricordare che l'ìmpero romano (almeno quello d'occidente) crollò quando - diversamente da quanto fatto in precedenza - non seppe gestire la migrazione dei goti, che scappavano (curiosa analogia con i nostri tempi) dai massacri compiuti da veri "barbari" che erano gli Unni provenienti dalle steppe orientali.

In realtà, secondo diversi storici, fu però proprio il crollo di un sistema politico e socio-economico oramai insostenibile e la nuova linfa portata dalle popolazioni migranti, a porre le premesse per la nuova civiltà cristiana che avrebbe sostituito il vecchio mondo antico...pur non sapendo quale sarà la lettura che daranno i posteri di questo nostro periodo, il tema della gestione delle migrazioni mi sembra comunqe assolutamente pertinente con l'oggetto di questo Osservatorio!