Disposizioni in materia di politiche attive

letto 1864 voltepubblicato il 29/12/2015 - 11:37 nel blog di Cosimo Martella, in Servizi innovativi per il lavoro, Servizi per l'Impiego

Si segnala la pubblicazione della circolare n° 34 del 23/12/2015 con la quale il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha inteso fornire le prime indicazioni operative relative al decreto legislativo n. 150/2015, con particolare riferimento allo stato di disoccupazione, alla condizione di non occupazione e all’applicazione delle norme (del Capo II del suddetto decreto legislativo), al collocamento dei disabili di cui alla legge n. 68/1999.

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3 commenti

Laura Spampinato

Laura Spampinato09/01/2016 - 09:25 (aggiornato 09/01/2016 - 09:25)

Buongiorno a tutti,
 anche se ora sono in pensione non smetto di interessarmi a queste questioni, essendo a conoscenza di casi di amici vicini e lontani in preda alla disperazione, finiti o prossimi a finire in cliniche psichiatriche, repartini di ospedale (peggio ancora) o comunità terapeutiche in cui per anni non si sentirà più parlare di loro (vietati contatti, se non permessi dagli operatori). Costano molto alo Stato queste situazioni, ma per loro non c'è, in tutte le normative che citate, soluzione di sostegno fino a risollevarli e risollevare le loro famiglie da un peso tanto grave.
La discussione aspra sul reddito di cittadinanza che nei social nework vedo scorrere dimostra quanta ignoranza vi sia rispetto agli aiuti che realmente si possono avere per queste persone. Si presume infatti che i Comuni già facciano di tutto tramite l'assistenza sociale e quindi non vi sia altro a cui provvedere.
Eppure ogni giorno la cronaca racconta di impazziti, morti, che da molti anni non lavorano, e che sopravvivono grazie alla carità degli abitanti del quartiere, che a loro a volte si affeziona.
Immaginate una madre pensionata con due figli quarantenni che stan davanti all'unica stufa che si posson permettere di tenere accesa, per anni interi; immaginate un figlio cinquantenne disabile con disturbi comportamentali ma ritenuto dalla Commissione INPS disabile in percentuale inferiore al minimo che serve per avere un aiuto economico, che deve chiedere 3 euro ai genitori per raggiungere il presidio medico che gli fornisce cure ogni settimana: certamente sono persone alle quali l'impiegato del Centro per l'impiego non può dire di attivarsi da solo, perché la forza non l'hanno, sono crollati ormai, e se non trovano un sostegno tenace nella ricerca di una soluzione lì restano, imprigionati nelle dinamiche che potete immaginare, di sentirsi un peso per la famiglia e la società, di non poter desiderare altro che togliersi dai piedi, fin quando una rabbia dentro trattenuta non esploda e faccia male a chi è a loro portata di mano.
 Allora scatta la voglia di parlarne e di vedere come si può non arrivare al dramma, come seguire queste persone, non limitando gli interventi a rigidi parametri di età, quantità di contributi versati e calcolando il giorno lontano, troppo lontano, in cui si perse l'ultimo lavoro, raffrontando quanto costa un ricovero rispetto ad un inserimento formativo e lavorativo possibile nel territorio.
La formazione: ho esaminato quanto costa a una persona che non abbia aiuti frequentare un corso non essendo residente in una grande città e dovendo affrontare 1 ora di percorso in pullman, e l'abbonamento costerebbe 100 euro, e anche se il corso si tenesse 2 volte a settimana andata e ritorno 5 euro a corsa costerebbe 80 euro al mese. Il servizio pubblico viene garantito gratis solo agli invalidi oltre un certo grado e non ci siamo. E allora? Si deve rinunciare? A chi rivolgersi?
 Il Comune dice di non poter provvedere, essendo piccolo e povero. Allora la famiglia, scoraggiata, cerca di liberarsi di quel peso proponendo il ricovero in una comunità che provveda a tutto il necessario.
Ma quanto costa alla comunità questa soluzione? Ben più di 100 euro al mese, non credete?
La soluzione, direte voi, come la trovi? Ci ho pensato, e intendo proporre ai Comuni, tutti, anche e soprattutto quelli piccolini, più lontani dalle opportunità di formazione e lavoro, di riepilogare in un data base le condizioni in cui oggi danno aiuti, e verificati i buchi studiare soluzioni che avvicinino persone ormai deluse, sfiduciate, disgustate dal martellamento dei media sui ladrocini di chi non si accontenta mai di incarichi e privilegi lautamente pagati e strenuamente difesi, mentre a loro, quelli a reddito zero, nulla è riconosciuto, per incoraggiarli a cambiar vita. Che ne pensate? Mi aiutate a diffondere l'idea, così da uscire dal circolo vizioso di un eventuale reddito di cittadinanza tanto detestato senza nemmeno aver letto a quali condizioni realmente verrebbe assegnato e che blocca ogni altra riflessione sul tema?

Laura Spampinato  

Giancamillo Palmerini

Giancamillo Palmerini08/01/2016 - 20:21 (aggiornato 08/01/2016 - 20:21)

Mi permetto di segnalare, proprio sul tema, un mio articolo su ilsussidario. net della scorsa settimana.

Diego roulio

Diego roulio30/12/2015 - 18:31

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