La Corte Costituzionale dichiara illegittime alcune norme di spending review

letto 2675 voltepubblicato il 08/03/2016 - 15:17 nel blog di Rita Pastore, in Osservatorio Spending Review

La Consulta della Corte Costituzionale ha recentemente accolto due delle questioni sollevate nell'ambito di due differenti ricorsi proposti dalla Regione Veneto e dalla Provincia autonoma di Trento sui tagli alla spesa. E' quuanto contenuto nella Sentenza n .43 della Corte Costituzionale del 10 febbraio 2016 in riferimento a due norme del decreto legge 66/2014 in materia di spending review, riguardanti in particolare i tagli di spesa nelle Regioni.
La prima delle disposizioniritenute illegittime vincolava, a decorrere dal primo maggio 2014, le amministrazioni pubbliche, tra cui la Regione Veneto ricorrente, a contenere la spesa per le autovetture e i buoni taxi entro il 30 per cento della spesa sostenuta per tali voci nell’anno 2011. Tale norma viola gli articoli 117 e 119 della Costituzione “perchè non lascia alla Regione alcun margine di sviluppo dell’analitico precetto che è stato formulato”, non viene riconosciuta, “la facoltà per la Regione di adottare misure alternative di contenimento della spesa corrente”.
La seconda disposizione, invece, prevedeva l’applicazione delle misure contenute nel decreto “a decorrere dall’anno 2014″, anziche’ “negli anni 2014, 2015 e 2016",  riconducendo così la disposizione impugnata ad un corrispondente periodo transitorio di efficacia, “visto che esso è connaturato alle caratteristiche dell’intervento legislativo in cui la norma e’ collocata”.
La Consulta si riserva comunque “a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale promosse con i ricorsi indicati in epigrafe; riuniti i giudizi,
1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 15, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89;
2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, commi 1 e 2, del d.l. n. 66 del 2014, nella parte in cui si applica «a decorrere dall’anno 2014», anziché «negli anni 2014, 2015 e 2016»;
3) dichiara estinto il processo relativo alle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, commi 1, 2 e 4-ter, del d.l. n. 66 del 2014, promosse dalla Provincia autonoma di Trento, con il ricorso indicato
in epigrafe;
4) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 14, commi 1, 2 e 4-ter, e 15, comma 1, del d.l. n. 66 del 2014, promosse, in riferimento all’art. 119, terzo e quarto comma, della Costituzione, dalla Regione Veneto, con il ricorso indicato in epigrafe;
5) dichiara non fondate le ulteriori questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, commi 1, 2 e 4-ter, del d.l. n. 66 del 2014, promosse, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., dalla Regione Veneto, con il ricorso indicato in epigrafe;
6) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, commi 1, 2 e 4-ter, del d.l. n. 66 del 2014, promosse, in riferimento agli artt. 3, 97 e 120 Cost., dalla Regione Veneto, con il ricorso indicato in epigrafe”.

Le norme che sono state dichiarate incostituzionali apparivano paradossali, per esempio, laddove limitavano la spesa per le consulenze ad una percentuale (1,4%) della spesa per il personale. Un settore di spesa nel quale la Regione Veneto risulta invece virtuosa (149 milioni di euro, contro i 303 della Campania e 1.664 della Sicilia). La norma, pur essendo intitolata come norma di spending review, aveva avuto in realtà un effetto espansivo della spesa per consulenze nelle Regioni meno virtuose, come la Campania, dove, dal 2014 al 2015, la spesa per consulenze è triplicata.

E' possibile consultare la sentenza n. 43/2016 al seguente link: