Sostegno Inclusione Attiva

letto 822 voltepubblicato il 19/09/2016 - 14:10 nel blog di Alfredo Amodeo

Dopo un lungo periodo di sperimentazione, che ha interessato dodici città italiane, da questo settembre il Sostegno per l'Inclusione Attiva (SIA) è stato esteso all’intero territorio nazionale. Si tratta della prima misura a carattere nazionale di contrasto della povertà: la Legge di Stabilità 2016 ha, infatti, istituito un fondo di contrasto alla povertà da destinare all’estensione del SIA come misura ponte, in attesa della definizione, attraverso la legge delega, del Reddito di Inclusione per il 2017. Il SIA si comporrà di un beneficio economico e di un progetto personalizzato, volto al superamento della condizione di povertà, al reinserimento lavorativo e all'inclusione sociale, vincolante per accedere al beneficio. I beneficiari saranno famiglie con ISEE corrente inferiore o uguale a 3.000 euro e con una di queste condizioni: presenza di un componente minore di anni 18; di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore; di una donna in stato di gravidanza accertato. Per accedere al SIA sarà inoltre necessario che nessun componente il nucleo sia già beneficiario della NASPI, dell'ASDI, o di altri strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati o della carta acquisti sperimentale; che non riceva già trattamenti superiori a 600 euro mensili; che non abbia acquistato un’automobile nuova (immatricolata negli ultimi 12 mesi) o che non possieda un'automobile di cilindrata superiore a 1.300 cc o un motoveicolo di cilindrata superiore a 250 cc immatricolati negli ultimi 36 mesi. Priorità sarà data, inoltre, a quei nuclei con figli minori in condizione di povertà assoluta: nel complesso si tratta di circa 180-220 mila famiglie che coinvolgono 800mila/1 milione di beneficiari, di cui la metà minori.

La parte monetaria varierà a seconda della composizione del nucleo familiare, da 80 fino a 400 euro per le famiglie di 5 o più membri (come già nella sperimentazione nelle 12 città) e verrà erogata ogni bimestre dall’INPS attraverso l’attribuzione di una carta di pagamento elettronica, utilizzabile per l’acquisto di beni di prima necessità. I progetti di presa in carico dei beneficiari saranno, invece, predisposti e seguiti dai servizi sociali degli EELL, in rete con servizi per l’impiego, servizi sanitari, scuole, soggetti privati e Terzo settore) e dovranno prevedere specifici impegni per adulti e minori sulla base di una valutazione delle problematiche e dei bisogni. I progetti saranno finanziati dal Programma Operativo Nazionale Inclusione sociale (PON Inclusione), mediante "Avvisi non competitivi" pubblicati dal Ministero del Lavoro. Il primo di questi bandi è stato pubblicato il 3 agosto e mette a disposizione 486 milioni e 943.523 euro per interventi, da realizzare nei prossimi tre anni, relativi a: Azione A - Rafforzamento dei servizi sociali (servizi di segretariato sociale e per la presa in carico, nonché servizi informativi all'utenza); Azione B - Interventi socio educativi e di attivazione lavorativa (tirocini, borse lavoro, orientamento, consulenza e informazione per l'accesso al mercato del lavoro, formazione per il lavoro); Azione C - Promozione di accordi di collaborazione in rete, nella quale rientrano tutte le attività destinate agli operatori degli ambiti territoriali, dei centri per l'impiego, dei servizi per la salute, l'istruzione e la formazione, così come le azioni di networking connesse al Sia (accesso, presa in carico, progettazione).

Nel complesso per il 2016 le risorse a disposizione saranno pari a 750 milioni di euro, mentre per il 2017 è previsto il loro raddoppio. Tuttavia secondo l’Alleanza contro la povertà, un cartello di organizzazioni del Terzo settore che raccoglie realtà come Caritas, sindacati, Acli, Save the children, Banco alimentare, il percorso avviato non è sufficiente. Pur riconoscendo i passi avanti fatti con la legge di Stabilità, che ha stanziato 1,5 miliardi di euro all’anno, a regime, per le varie misure di contrasto alla povertà, definendo questa mossa ciò che di meglio sia mai stato realizzato in Italia nella lotta all’esclusione sociale, le risorse destinate restano pur sempre insufficienti. La delega esclude, infatti, ulteriori stanziamenti rispetto a quanto già previsto dalla legge di Stabilità. Con le risorse ipotizzate dal governo si arriverebbe a coprire intorno al 30% delle persone povere, mentre per venire incontro ai 4,1 milioni di persone in povertà assoluta (dati Istat), servirebbero circa 7 miliardi di euro. Secondo un report ISTAT da poco pubblicato sono un milione e 582mila le famiglie e 4 milioni e 598mila le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. Un dato così alto non si registrava dal 2005. I più penalizzati sono i giovani e le famiglie numerose. Tra questi 2 milioni e 277mila sono donne e un milione e 131mila sono minori. L'incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013), cresce invece se misurata in termini di persone: nel 2013l'incidenza si attestava intorno al 7,3%; nel 2014 è scesa al 6,8% per poi risalire lo scorso anno fino al7,6%. Tra le persone coinvolte 2 milioni 277mila sono donne (7,3% l'incidenza), 1 milione 131mila sono minori (10,9%), 1 milione 13mila hanno un'età compresa tra 18 e 34 anni (9,9%) e 538mila sono anziani (4,1%). Un minore su dieci nel 2015 si trova in povertà assoluta (3,9% nel 2005). Negli ultimi dieci anni l'incidenza del fenomeno è rimasta stabile tra gli anziani (4,5% nel 2005) mentre ha continuato a crescere nella popolazione tra i 18 e i 34 anni di età (9,9%, più che triplicata rispetto al 3,1% del 2005) e in quella tra i 35 e i 64 anni (7,2% dal 2,7% nel 2005). Le più colpite sono le famiglie straniere che vivono al Nord: questo andamento nel corso dell'ultimo anno si deve principalmente all'aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose. Aumenta l'incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2% del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7% a 11,7%). L'incidenza rimane invece stabile nelle famiglie in cui, la persona di riferimento è dirigente, quadro e impiegato (1,9%) oppure ha smesso di lavorare (3%). L'incidenza di povertà assoluta diminuisce nella popolazione più anziana: il valore minimo, è del 4%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne e del suo titolo di studio se è almeno diplomata l'incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare. Un'ulteriore criticità è poi rappresentata dal sistema degli EELL: è evidente, infatti, che senza un rafforzamento dei servizi offerti a livello locale dai Comuni, senza personale, senza formazione, senza creare reti, la presa in carico delle famiglie beneficiarie rischia di restare solo sulla carta.