La riapertura dei termini di un concorso pubblico non salvano i requisiti del candidato acquisiti dopo la scadenza del bando

letto 2685 voltepubblicato il 20/12/2016 - 08:14 nel blog di Simone Chiarelli, in Integrità, Partecipazione

La riapertura dei termini di un concorso pubblico non salvano i requisiti del candidato acquisiti dopo la scadenza del bando

Cons. di Stato, Sez. IV, 2 dicembre 2016, n. 5057

COMMENTO:

SENTENZA:

Pubblicato il 02/12/2016
N. 05057/2016REG.PROV.COLL.

N. 08967/2014 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso in appello nr. 8967 del 2014, proposto dal dottor xxxx, rappresentato e difeso dagli avvocati Michele Macrì e Riccardo Antonazzo, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, via Emanuele Gianturco, 11,
contro
- il MINISTERO DELLA DIFESA, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma, via dei Portoghesi, 12;
- i signori yyyy e zzzz, non costituiti in giudizio;
per la riforma
della sentenza n. 4403/2014, resa dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione Prima bis, depositata il 23 aprile 2014, mai notificata, che respinge il ricorso promosso dall’odierno ricorrente.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, all’udienza pubblica del giorno 17 novembre 2016, il Consigliere Carlo Schilardi;
Uditi l’avvocato Francesco Miraglia, su delega dell’avv. Macrì, per la parte appellante e l’avvocato dello Stato Alessandro Maddalo, per il Ministero appellato;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
1. Con decreto n. 261/12 del 18 dicembre 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 101 del 28 dicembre 2012, il Ministero della Difesa bandiva un concorso per titoli ed esami per la selezione di 16 Tenenti in servizio permanente nei ruoli normali dell’Aeronautica, di cui 12 nel campo sanitario e 4 nel campo del genio.
Con successivo decreto n. 14/13 del 28 gennaio 2013, il Ministero della Difesa, a seguito della segnalazione dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, che aveva evidenziato la necessità di estendere la partecipazione al concorso per i 4 posti di Tenente nel campo del genio aeronautico anche ai possessori delle lauree magistrali in chimica industriale e scienze dell’informazione, disponeva la riapertura dei termini per la presentazione della domanda di partecipazione ai concorsi indetti con il decreto dirigenziale n. 261/2012; il termine per la presentazione della domanda veniva, pertanto, fissato entro trenta giorni a decorrere da quello successivo a quello di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale n. 10 del 10 febbraio 2013.
Nello stesso decreto veniva, altresì, stabilito che “il possesso dei requisiti necessari alla partecipazione al concorso, di cui all’art. 2 del decreto dirigenziale n. 261/2012 del 18 dicembre 2012, è confermato alla data del 28 gennaio 2013”.
Il dr. xxxx, in possesso della laurea in medicina e chirurgia, con domanda del 4 marzo 2013, chiedeva di partecipare al concorso per la selezione di 12 tenenti nel campo sanitario aeronautico.
All’esito delle selezioni il dr. Coi si collocava in posizione utile nella graduatoria di merito, con il punteggio di 52,750.
Tuttavia, la Direzione Generale per il personale militare, con nota del 21 ottobre 2013 (prot. MD GMIL 0781487), comunicava al dr. xxxx la sua esclusione dal concorso, avendo riscontrato, dall’esame della documentazione, che l’abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo era stata da lui conseguita il 7 febbraio 2013, in data posteriore a quella ultima del 28 gennaio 2013 prevista dal bando di gara ex decreto n. 261/2012 e tenuta ferma dal successivo atto di modifica del bando, avvenuto con decreto n. 14/13 del 28 gennaio 2013.
Il Ministero della Difesa, con decreto n. 227/1D dell’11 novembre 2013 del Direttore Generale per il personale militare, riformulava la graduatoria di merito del concorso, escludendo dalla stessa il dr. xxxx.
1b. Avverso la nota del 21 ottobre 2013 prot. M-D GMIL 0781487 della Direzione Generale per il personale militare ed il decreto n. 227/1D dell’11 novembre 2013 del Ministero della Difesa, il dr. xxxx proponeva ricorso al T.A.R. per il Lazio.
A sostegno delle proprie doglianze il dr. xxxx lamentava la violazione dell’art. 2, commi 1 e 3, dell’art. 4, comma 4, e degli artt. 6 e 7 del bando, dell’art. 12 delle preleggi, la violazione dei principi del favor admissionis, dell’autovincolo e di parità di trattamento, ritenendo che la modifica della scadenza del termine per la presentazione della domanda, avvenuta con il decreto n. 14 del 28 gennaio 2013, dovesse comportare anche la modifica del termine per il possesso dei requisiti per la partecipazione al concorso.
Il T.A.R. per il Lazio, con sentenza n. 4403 del 23 aprile 2014, ha rigettato il ricorso e condannato il dr. xxxx al pagamento delle spese processuali in favore del Ministero della Difesa.
Avverso la sentenza il dr. xxxx ha proposto appello.
All’udienza pubblica del 17 novembre 2016 la causa è stata trattenuta per la decisione.
DIRITTO
2. Con il primo motivo di censura l’appellante lamenta la violazione da parte del T.A.R. adito, dell’art. 39 cod. proc. amm. e dell’art. 112 cod. proc. civ. (violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato), travisamento dei fatti e contraddittorietà della motivazione, disparità di trattamento e violazione del procedimento.
La censura è infondata.
Dall’esame della sentenza del T.A.R. per il Lazio non si evidenzia, invero, alcuna difformità tra il chiesto e il pronunciato e la sintesi con cui il Collegio si è espresso non ha impedito di motivare correttamente la sentenza, né la citata pronuncia del T.A.R. n. 2601/2014, è estranea all’attuale materia del contendere, attese le analogie esistenti, circa la valutazione della data effettiva di conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, da prendere in considerazione ai fini della partecipazione al concorso per la nomina di 12 Tenenti in servizio permanente nel ruolo del corpo sanitario aeronautico (anni 2012 - 2013).
Nel merito, l’appellante ripropone i motivi di impugnativa già avanzati in prima istanza, contestando il decisum e il mancato completo esame degli stessi da parte del T.A.R..
Al riguardo giova evidenziare, preliminarmente, che ai sensi dell’art. 112 cod. proc. civ., anche nel processo amministrativo se nel corso del giudizio le questioni esaminate dal Collegio giudicante esauriscono la vicenda sottoposta alla sua valutazione, essendone stati toccati tutti gli aspetti rilevanti, il giudizio deve intendersi concluso in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato e gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati devono ritenersi dal Collegio ritenuti irrilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a condurre a una conclusione di segno diverso (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 8 febbraio 2016, n. 473).
2b. Con il secondo motivo di censura l’appellante lamenta la violazione della lex specialis, la violazione del favor admissionis, la violazione dell’autovincolo, la violazione della parità di trattamento, la violazione dell’art. 2, commi 1 e 3, dell’art. 4, comma 4, e degli artt. 6 e 7 del bando e la violazione dell’art. 12 delle preleggi.
L’appellante assume che l'amministrazione, con gli atti originariamente impugnati, avrebbe violato gli articoli 2 e 4 del bando di concorso, atteso che nessuna di tali disposizioni fisserebbe la scadenza del termine entro il quale il candidato avrebbe dovuto essere in possesso dei requisiti di partecipazione al concorso de quo.
Il dr. xxxx sostiene che l’art. 2 del bando prevede che “i requisiti di partecipazione di cui al precedente comma 1 devono essere posseduti alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande di partecipazione al concorso” e ciò comporta che, nell’ipotesi in cui l’Amministrazione provveda alla riapertura dei termini del concorso con un nuovo decreto, è alla data del secondo che occorre fare riferimento e non già a quella del primo.
La tecnica del rinvio e la norma eccezionale dell’art. 4, comma 7, sarebbero, poi, disconosciute dal decreto n. 14 del 28 gennaio 2013, allorquando l’Amministrazione ha prorogato il termine per la presentazione della domanda e ha mantenuto fermo il termine per il possesso dei requisiti.
La tesi non può essere condivisa.
In un pubblico concorso, la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di partecipazione non può, infatti, che riguardare i candidati in possesso dei necessari requisiti alla data di scadenza del termine, all’uopo indicato dal bando. Ciò in considerazione dei limitati effetti che ha la determinazione di riaprire il solo termine per la presentazione delle domande, che non riguarda quello, diverso, previsto per il possesso dei requisiti stessi, a garanzia dell’unitarietà della procedura concorsuale nell’ambito della quale il provvedimento si inserisce.
L’art. 2, comma 7, del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 - per il quale i requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso - riguarda l’ “accesso” agli impieghi civili delle pubbliche amministrazioni, ed è espressione di un principio generale, strettamente connesso ai principi di imparzialità dell’Amministrazione e di parità di trattamento dei candidati.
2c. Con il terzo motivo di censura l’appellante lamenta “la violazione degli artt. 2, co.1 e 3, 4, co. 4, 6 e 7, 7, co. 1 lett. c) del bando, violazione della lex specialis, violazione del favor admissionis, violazione dell’art. 12 delle preleggi, violazione del giusto procedimento, violazione degli artt. 2 e 21 septies della L. 241/1990 e s.m.i.; violazione della L. 190/2012; nullità dell’atto perché in frode alla legge e carenza assoluta di potere”.
L’appellante sostiene che in presenza di un bando di concorso che contiene clausole di dubbia o equivoca interpretazione, la giurisprudenza maggioritaria, palesando il rischio di vulnerare l’affidamento e la par condicio tra i partecipanti, è orientata nell’applicare il principio del favoradmissionis, in modo di soddisfare l’esigenza di ampliare la platea dei concorrenti per consentire la selezione dei candidati più meritevoli.
La censura non è fondata.
A termini dell’art. 2, d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, i requisiti richiesti per la partecipazione ai pubblici concorsi devono essere posseduti alla scadenza del termine stabilito dal bando e conseguentemente, non è possibile prendere in considerazione tempi successivi, peraltro oggettivamente non determinati né determinabili se non con l’opinabilità propria di una interpretazione, che contrasta sia rispetto alla natura di mero accertamento connesso ad un requisito, il quale non può che essere chiaramente preveduto, sia al principio della formalità al quale è improntato il procedimento concorsuale.
Orbene, è indubbio che il dr. xxxx ha conseguito l’abilitazione utile all’esercizio della professione di medico chirurgo il 7 febbraio 2013, data posteriore a quella prevista dal bando di concorso ed è ciò a rilevare, mentre nessun rilevo assume il fatto che la sessione d’esami per il conseguimento della citata abilitazione sia quella dell’anno 2012. Detta circostanza, infatti, comporta soltanto che l’abilitazione in parola è stata conseguita nel corso della sessione di riferimento (seconda, prevista per l’anno 2012), ma non in tempo utile.
Il regolamento per gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, approvato con d.m. 19.10.2001, n. 445, all’art. 6 prevede, invece, che il rilascio e l’efficacia del diploma di abilitazione è conseguente al “superamento del tirocinio di cui all’art. 2 e della prova scritta di cui all’art. 4” e il dr. xxxx ha sostenuto la prova scritta il 7 febbraio 2013, oltre il termine ultimo previsto dal bando, scadente il 28 gennaio 2013.
In conclusione, se i requisiti per la partecipazione ad un concorso per l’accesso al pubblico impiego debbono essere posseduti dai concorrenti al momento della scadenza del termine per la presentazione della domanda stabilito dal bando, risulta irrilevante la sopravvenienza del requisito dopo tale termine e ciò anche nel caso in cui ad esso sia riconnesso effetto retroattivo (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 29 gennaio 2010, n. 376).
Giova soggiungere, peraltro, che tale previsione del bando non è stata impugnata.
2d.- Con il quarto e quinto motivo di censura l’appellante lamenta, infine, la nullità dei provvedimenti gravati per difetto di attribuzione e carenza di potere del soggetto adottante, la violazione dell’art. 7, comma 1, e dell’art. 8 del bando, nonché la violazione dell’art. 3 e dell’art. 21 septies della l. n. 241/1990.
L’appellante sostiene che la Direzione generale del personale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2, 4, 7 e 8 del bando di gara, non sarebbe stata competente ad emettere tali provvedimenti, avendo delegato tale potere alla commissione giudicatrice, e che il provvedimento di esclusione non sarebbe sufficientemente motivato.
Anche dette censure sono infondate.
Nessuna irregolarità è dato riscontrare in ordine agli adempimenti riservati alla commissione preposta all’esame delle prove scritte e alla valutazione dei titoli in possesso dei candidati, né al potere dell’Amministrazione di disporre l’esclusione dei candidati risultati non in possesso dei titoli necessari per partecipare alla selezione o che non abbiano superato le prove previste.
In difetto di specifica disposizione contraria, l’ammissione o l’esclusione dei candidati ad un pubblico concorso rientra, infatti, nel novero dei provvedimenti di competenza dell’Amministrazione che lo ha indetto, mentre è compito della commissione giudicatrice valutare, sulla base dei titoli e dell’esame, la capacità e la professionalità degli aspiranti.
È da escludere, poi, che il provvedimento di esclusione adottato dall’Amministrazione non sia stato adeguatamente motivato, essendone in esso precisata la causale e cioè che l’appellante dr. xxxx “ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo il 7 febbraio 2013, data posteriore a quella ultima - 28 gennaio 2013 - prevista a tal fine dal bando di concorso”.
Nell’atto è ben evidenziato che il dr. xxxx non era in possesso della prevista abilitazione all’esercizio della professione medica al momento della scadenza della presentazione della domanda di partecipazione al concorso de quo.
3. Conclusivamente l'appello è infondato e va respinto.
4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in misura di euro 3000,00 in favore del Ministero della Difesa appellato.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano in misura di euro 3000,00 in favore del Ministero della Difesa appellato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 novembre 2016 con l’intervento dei magistrati:
Raffaele Greco,   Presidente FF
Fabio Taormina,   Consigliere
Silvestro Maria Russo,   Consigliere
Carlo Schilardi,   Consigliere, Estensore
Giuseppe Castiglia,   Consigliere
       
       
L'ESTENSORE      IL PRESIDENTE
Carlo Schilardi      Raffaele Greco